In evidenza
Pubblicato in: Internazionalizzazione

“COMPARTE”: A TU PER TU CON GLI ARTISTI DEL TERRITORIO ATTRAVERSO E-TWINNING

CompArte è un progetto eTwinning, ideato dalla prof.ssa Lilia De Leon e realizzato dagli studenti della  4ALi del nostro liceo con la partecipazione  di studenti e insegnanti di due paesi europei, Francia e Spagna. L’obiettivo principale è stato quello di avvicinare  i giovani all’arte, ma anche di interrogarsi sull’essere artisti oggi.

Rivista 1

Una delle tappe del progetto non a caso prevedeva uno scambio di opinione tra i ragazzi  sul tema dell’arte e dell’ispirazione. In un secondo momento, gli studenti hanno conosciuto alcuni artisti del territorio che operano in vari ambiti: Gianfranco Frelli, regista del teatro Cocuje che li ha accolto nel suo piccolo teatro; lo scrittore Max Cimatti che ha parlato delle sfide dell’essere uno scrittore oggi giorno; il musicista Simone Bellezze che ha eseguito alcune sue composizioni; l’attore Davide Anzalone, anima del Centro Teatrale Senigalliese e promotore del Festival del Teatro popolare che si tiene  Senigallia a luglio; il pittore Cristian Bertoni che i ragazzi hanno intervistato via Skype da Madrid; il fotografo, Lorenzo Cicconi Massi, vincitore di diversi premi nazionali e internazionali.

Le interviste ai sei artisti sono state pubblicate, assieme ad altro materiale – tutto in lingua spagnola – sulla rivista on line CompArte (https://madmagz.com/magazine/1574579#/).

La fase finale è stata dedicata alla realizzazione di un’opera d’arte ispirata a un famoso quadro che gli studenti hanno manipolato e ricreato in maniera originale, trasformandolo in uno spettacolo musicale.

Arte_3

Un’esperienza straordinaria e coinvolgente per tutti i ragazzi e le ragazze della 4ALi, ma soprattutto una grande soddisfazione per la prof.ssa De Leon e per  gli insegnanti francesi e spagnoli, che attraverso la piattaforma eTwinning hanno cooperato alla realizzazione del progetto.

La redazione de Lamelamedi in collaborazione con gli studenti della 4ALi

In evidenza
Pubblicato in: Internazionalizzazione

ERASMUS PLUS. UNA SPLENDIDA ESPERIENZA CON I RAGAZZI DI TRÉGUIER

Macaroni Cheese. Due parole riescono a riassumere i 10 giorni più belli, frustranti, frenetici e unici dei nostri 18 anni. Per 10 giorni siamo stati con i nostri vecchi amici francesi, già incontrati l’anno scorso a Tréguier grazie al progetto Erasmus Plus “Pals”. Per 10 giorni siamo stati attori “nell’opera teatrale” ispirata al libro “The monster in the hall” che riguarda il tema dello young caring. Per 10 giorni siamo stati bene.

5

Ci sono state lacrime, risate, sfoghi, e sono sbocciati anche nuovi amori, ma, positivo o negativo che sia, ne è veramente valsa la pena. In questo periodo però abbiamo visitato anche nuovi posti che ci sono sempre stati vicino ma che non abbiamo mai avuto l’occasione di visitare, come le grotte di Frasassi o il Palazzo Ducale di Urbino.

1

 

Tutti sono rimasti a bocca aperta dalla meraviglia di questi posti, e sinceramente non dovrebbero essere i francesi a ringraziarci di ciò che gli abbiamo fatto vedere, ma noi per ciò che loro ci hanno fatto scoprire.

4

Questi però non sono stati i nostri primi 10 giorni. Nell’aprile 2018 siamo stati noi i primi a partire da Senigallia per arrivare in Bretagna. L’idea di dover recitare in un altro paese, in un’altra lingua, con professionisti all’inizio ci spaventava. In realtà abbiamo scoperto nuove passioni, nuovi lati di noi stessi, nuove amicizie e anche visitato posti incredibili. Sicuramente, tra Les Sept Îles e tutte le varie meraviglie francesi, ciò che ci ha totalmente ammaliato è stato Mont Saint Michel, una meraviglia che nessuna foto riesce a ritrarre veramente.

3

Amore, paura, ansia, felicità, tristezza. Queste sono le emozioni che un progetto di ben due anni, e 30 meravigliosi ragazzi di Tréguier sono riusciti a farci provare. Da quando sono andati via è come se avessimo un vuoto che può essere colmato solo dalla speranza di rivederli in futuro, ma sappiamo benissimo che se l’amicizia è forte, e fidatevi, lo è, non abbiamo nulla di cui temere.

2

Dopo questi due anni dovremmo dire grazie ai nostri professori, ai nostri compagni e anche a noi stessi, ma ciò che dovremmo veramente dire per queste possibilità e per questi sogni avverati è…  grazie Europa!

Angela Nanula, 4BLi

In evidenza
Pubblicato in: Internazionalizzazione

IL TESORO DELLA STORIA D’EUROPA A VILLA SALVIATI (FIRENZE)

Un viaggio a Firenze per visitare Villa Salviati, sede degli archivi storici dell’UE: è questo il premio che la Regione Marche ha assegnato alla nostra classe, la 4BLi per il video sull’esperienza dell’Erasmus Plus a Tréguier (Francia) nell’ambito del progetto “Destinazione Futuro”.

Villa Salviati 1 (1)

A dire il vero, ci aspettavamo la classica gita scolastica, ma, per fortuna, non è stato così. Abbiamo svolto tre attività per avere una visione completa sulla struttura dell’Unione Europea e degli Archivi. La prima di queste consisteva in un dibattito su ciò che l’Europa potrebbe fare per noi, ma soprattutto che cosa noi vorremmo che facesse. Abbiamo avuto la possibilità, proprio come in una conferenza, di sederci intorno ad un tavolo ed esprimere le nostre idee. Renderci conto di sapere poco sull’Unione Europea ci ha riempito di curiosità e ci ha permesso di metterci in gioco. In un secondo momento la visita guidata della villa ci ha permesso di capirne le origini e la storia.

Villa Salviati 2

Le grotte sono senz’altro uno degli ambienti più suggestivi da visitare. Si tratta di un ambiente diviso in tre spazi creati in diverse epoche. Le grotte vere e proprie sono delle formazioni calcaree che creano forme cadendo dal soffitto e dalle pareti. Il secondo e terzo spazio, entrambi suddivisi in tre da colonne, sono adatti ai ricevimenti con pietre e conchiglie di vario tipo poste sulle pareti.

Villa Salviati 3

La terza attività si è incentrata sulla storia degli archivi e la visione di cortometraggi che diffondevano la conoscenza dell’istituzione che fu l’Unione Europea alla sua nascita. Questo organismo infatti ci rende rilevanti nel mondo, cosa che i singoli piccoli stati da soli non sarebbero.

Villa Salviati 4

Gli archivi dell’Unione europea sono a Firenze dal 1986. Più precisamente si trovano a Villa Salviati dal 2012. La visita degli archivi è stata l’evento conclusivo della giornata. Insieme agli archivisti abbiamo potuto scendere nelle stanze adibite alla raccolta e conservazione di tutti i documenti di importanti figure politiche e documenti creati durante la vita dell’Unione Europea. La presenza degli archivi europei a Firenze è molto importante prima di tutto per l’Italia e essenziale per ricercatori, studenti ed appassionati.

Un particolare ringraziamento va alle professoresse Veronica Keohane e Gianna Prapotnich, che ci hanno accompagnati a Firenze, e alla prof.ssa Marisa Celani della Regione Marche, che ci ha guidati in questo progetto e che quest’anno ci sta accompagnando in un nuovo percorso alla scoperta della cittadinanza europea.

Giorgia Antonelli e Sara Venturi (4BLi)

In evidenza
Pubblicato in: Cittadinanza attiva

L’ACQUA, UN BENE PREZIOSO DA SALVAGUARDARE

IL TEMA DELL’ACQUA AL CENTRO DI UN’UNITA’ DI APPRENDIMENTO CHE HA COINVOLTO ALCUNE CLASSI PRIME DEL NOSTRO LICEO

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2019, il nostro liceo ha organizzato un incontro a conclusione delle attività didattiche svolte da diverse classi prime (1ASc-1Bsc-1BLi-1CLi-1DLi). L’incontro è iniziato con la visione di uno spettacolo teatrale in DVD, ‘H2ORO’ incentrato sul mondo e l’acqua come bene che deve restare pubblico.

 

L’attore ha parlato di tutte le minacce che incombono sull’acqua in Italia per poi focalizzarsi sul resto del mondo: le multinazionali, gli sprechi, la privatizzazione che sono alcuni dei maggiori problemi che causano la riduzione della disponibilità e l’inquinamento idrico. Successivamente, gli studenti di alcune classi hanno esposto i loro lavori di approfondimento sull’acqua trattando tematiche e aspetti diversi.

Si è partiti dal legame dell’acqua con la mitologia greca; in seguito  sotto diverse forme sono stati condivisi gli aspetti legati all’inquinamento idrico, come i danni provenienti dall’agricoltura, dall’allevamento e dalle industrie. Si è affrontato anche il fatto che l’acqua può essere motivo di scontri, come dimostrano le terribili “water wars” già in atto, e che la disponibilità sia ulteriormente  minacciata dai cambiamenti climatici. Ma cosa possiamo fare noi?

IMG-20190325-WA0001

A  questa domanda un allievo ha dato alcuni suggerimenti pratici per contribuire al risparmio idrico che ciascuno di noi senza troppa fatica può far propri. Oltre a questa iniziativa, sono stati preparati dei cartelloni con messaggi vari sotto forma di slogan, immagini, pensieri che convergono tutti sul nostro senso di responsabilità nei confronti del futuro.

Lucrezia Venturi (1CLi)

In evidenza
Pubblicato in: Cittadinanza attiva

LA MAFIA NON E’ UN FENOMENO DEL SUD, MA ITALIANO: CONOSCERE VUOL DIRE COLMARE LA DIFFERENZA TRA PERCEZIONE E REALTA’

L’ex presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi incontra gli studenti del nostro liceo

 

A pochi giorni dallo spettacolo musicale La mafia non esiste andato in scena al Teatro Portone, Senigallia torna a dedicare ampio spazio alla lotta alla criminalità organizzata. Tra le protagoniste della scena politica degli ultimi anni, Rosy Bindi ha incontrato gli studenti del Liceo Enrico Medi nella mattinata di lunedì, dando rilievo alla sua esperienza da ex presidente della commissione parlamentare antimafia e portando la testimonianza anche di quello che dal 2016 è il progetto di Liberaidee: promuovere la responsabilità contro le mafie e la corruzione, attraverso una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie. <<Un impegno che nella nostra città avrà formalmente luogo il 21 marzo, grazie alla giornata della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata da Liberaidee, ma che deve rinnovarsi ogni giorno>> ha ricordato Don Paolo Gasperini, vicario episcopale per la Pastorale di Senigallia.

Bindi_Gasperini.jpg
Negli ultimi due anni, Liberaidee ha condotto un’indagine sul territorio nazionale per conoscere il livello di percezione dei fenomeni illegali -quali i movimenti mafiosi- e poterli confrontare con la realtà effettiva. La ricerca si è specializzata anche a livello regionale, e dai dati emersi risulta che nella regione Marche la maggioranza degli intervistati riconosce le mafie come un fenomeno globale, che però non mette a rischio l’incolumità del nostro territorio. <<Un dato ambiguo, se ripensiamo allo scorso 25 dicembre, quando venne ucciso il fratello di un pentito della ‘Ndrangheta proprio a Pesaro>> – ha continuato Don Paolo.

Bindi_Mafia.jpg
I due impegni principali che Libera, attraverso la sua rete di collaboratori, si propone di portare a termine, sono l’approvazione della legge sulla legalità finanziata e la creazione di un’effettiva amministrazione trasparente, che possa aiutare i cittadini a monitorare costantemente, anche attraverso siti web, il percorso delle associazioni.
<<Conoscere vuol dire colmare la differenza tra la percezione e la realtà>> – è intervenuta Rosy Bindi- <<Per questa ragione sarebbe necessario sfruttare momenti di dialogo come questi, in cui si riuniscono associazioni, scuole, studenti e professori, per gettare luce su un problema così serio. Queste occasioni preziose dovrebbero rientrare nel curriculum ordinario di ogni studente, che è a suo modo responsabile di rappresentare, un giorno, la futura classe dirigente.>>
Ciò che è certo è che di mafia si sente parlare da anni ed anni. O meglio, secoli. Perché il fenomeno è un dato strutturale presente anche nella fase pre-unitaria italiana. Nomi come Camorra, ‘Ndrangheta, Mafia, Cosa Nostra (per non parlare delle mafie più recenti, come quella foggiana e la Mafia Capitale) ce li sentiamo cuciti addosso: essere italiani, nel mondo, vuol dire fare i conti anche con queste organizzazioni criminali e i loro elementi inquinanti e condizionanti per lo sviluppo, l’economia e la crescita del paese.

bindi5.jpg
La storia italiana è stata sempre condizionata dalle mafie, sin dal 1800. L’operare di simili criminalità organizzate convisse (e continua a convivere ancora oggi) con la <<questione del Sud>>>. Se il meridione è stato facile preda delle mafie è certamente per il suo territorio ancora fragile, arretrato, che ha fatto sempre fatica ad inserirsi nel panorama di un’unità nazionale e a sentirsi parte di uno stato <<crudele>> che reprimeva ferocemente il brigantaggio e che costringeva i giovani a prendere parte al servizio di leva. Eppure al Sud non servono colonizzatori nordici, ma una classe dirigente del mezzogiorno con la <<schiena dritta>>.
<<Quello che si rischia è un atteggiamento giustificatorio>> – ha continuato la Bindi- <<La mafia non risolve i problemi del Sud, laddove lo stato risulti assente, ma è la causa dei suoi problemi più grandi. Coloro che hanno realmente provato a rivalorizzare il Sud per riscattarlo sono stati uccisi. Perché la mafia è e resterà sempre contro il progresso.>>

bindi3
Il successo delle mafie meridionali nasce dalla loro capacità di tenere le comunità soggiogate e di cercare in esse una larga fetta di consenso: i criminali vengono riconosciuti come uomini d’onore e protetti dal loro ambiente, perché si inseriscono laddove l’intervento della legalità -e quindi dello stato- appare assente. Cercano innanzitutto relazioni e complicità, convincendo i politici che perseguiranno e raggiungeranno i loro interessi politici attraverso un subdolo scambio di alleanze –come è successo recentemente ad un sindaco del Veneto, incarcerato per uno scambio di voto con la camorra-, offrendo prestiti ad imprenditori sulla via del fallimento (denaro ricavato sempre dal traffico illegale di droga), perché la mafia <<ti serve oggi per essere servita domani>>. E’ proprio quando si rompono questi accordi tra debitore e creditore che entrano in gioco i metodi intimidatori e la violenza. O quando qualcuno, subito assurto ad eroe, osa sfidare le organizzazioni. E’ il caso del Procuratore Caccia, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1983, di Don Puglisi, che educava i ragazzi per sottrarli alle mani della malavita e che per questa ragione venne assassinato da Cosa Nostra nel 1993, o di Don Diana, vittima della Camorra per essersi rifiutato di distribuire la Comunione a un membro del cosiddetto <<Sistema>>. E come loro sono tanti i nomi, alcuni più noti, tra cui Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, altri che invece possono sfuggire, come Libero Grassi, Beppe Alfano, Pippo Fava. Molte delle vittime e delle figure che tutt’oggi sono a rischio (si pensi a Roberto Saviano, Paolo Borrometi e Federica Angeli) erano o sono giornalisti, testimoni costanti di atti intimidatori e minacce nei confronti della loro persona. La loro unica colpa: svolgere il proprio lavoro diffondendo la verità.

bindi6
Se le mafie sono una piaga globale, l’Italia è  forse l’unico paese che ha gli strumenti necessari per combatterla. Negli Anni Novanta, dopo gli anni delle stragi fasciste, delle eversioni di destra (il cosiddetto <<terrorismo nero>>) e degli attentati perpetuati dalle Brigate Rosse, l’Italia seppe risollevarsi con una reazione fortissima: fu la nostra coscienza civile ad istituire marce e giornate della memoria per ricordare le vittime della malavita. Il nostro paese ha avuto il coraggio di scrutare questo abisso per carpire –e capire- le dinamiche di simili organizzazioni criminali, come disse Falcone. Ma se siamo riusciti a sconfiggerle è perché sono <<uscite dal nascondiglio>>. Alla notizia della morte di Totò Riina, gli stessi mafiosi a lui storicamente affiliati hanno brindato: non solo perché consapevoli che la loro vita è stata profondamente distrutta da una tale alleanza, ma perché ora, grazie a quel nome fisicamente cancellato, possono tornare a nascondersi. E’ proprio questo il punto di forza delle mafie, grazie al quale riescono ancora oggi a sfuggire alle mani delle forze dell’ordine italiane: l’abilità di intessere relazioni pericolose agendo in incognito. I massimi esponenti della ‘Ndrangheta vengono chiamati <<uomini buoni>> dalle comunità, perché, nel loro essere perfettamente integrati nella società, a cui elargiscono servizi e favori, non possono che essere insospettabili. Poi capita che una famiglia malavitosa del Sud decida di fare fortuna al Nord, in un terreno dall’economia fertile, che promette ingenti guadagni. E il fenomeno, spostandosi, emigra nel Settentrione, magari anche a Brescello, piccolissimo comune della provincia di Reggio-Emilia famoso per essere stato set cinematografico dei film di don Camillo e Peppone, dove nessuno credeva potesse esserci un covo della ‘Ndrangheta, perché quegli <<uomini buoni>> concludevano appalti e avevano mogli modello che facevano pulizie nelle case dei vicini.

Alexandra Bastari, 5ALi

In evidenza
Pubblicato in: Cultura

LE COMMEDIE DI PLAUTO: UN TEATRO “CARNEVALESCO” DI GRANDE SUCCESSO

Non c’è nulla che possa mettere in discussione il grande successo del teatro di Plauto, se ancora ai nostri giorni possiamo leggerlo, apprezzarlo e persino assistere alla rappresentazione delle commedie più famose. Nato a Sarsina intorno al 250 a.C., Tito Maccio Plautus era probabilmente un attore della popolarissima “fabula atellana”, che, confrontandosi con il modello della commedia greca di età ellenistica, riuscì a dar vita a una forma di spettacolo che era particolarmente gradito al pubblico. Nelle 21 commedie che ci sono pervenute possiamo trovare tutti i tratti che caratterizzano il suo teatro, come la prevedibilità delle trame, i personaggi fissi e il ricorso a modelli greci: proprio per quest’ultima peculiarità, spesso in molti si sono posti la domanda sulle ragioni della straordinaria popolarità di un teatro  “tradotto” o riadattato da modelli “stranieri”.

            Partiamo con il dire che Plauto inserisce nei suoi testi numerosi elementi di originalità e novità, sia per quel che riguarda la struttura, che dal punto di vista linguistico. Quella plautina è la commedia dei “numeri innumeri”, ossia dell’infinita varietà di versi, ed è – o meglio era – una commedia per gran parte “cantata” o resa in recitativo, un po’ come avviene oggi nell’opera lirica. Per quello che riguarda il linguaggio, Plauto è un vero e proprio manipolatore della lingua latina e crea neologismi e giochi di parole; egli inserisce inoltre nei modelli greci, caratterizzati da una comicità riflessiva (l’ironia), l’“Italicum acetum”, il sapore italico e la comicità grassa e immediata della fabula atellana. Infine, tratto distintivo delle commedie di Plauto è l’intreccio, ottenuto grazie al ricorso alla “contaminatio” e cioè alla commistione di parti di commedie diverse su un modello base, per rendere la trama più accattivante e ricca di colpi di scena.

 

            La trama e i personaggi sono gli stessi in tutte le commedie e, nonostante possano sembrarci una scontata ripetizione, è proprio grazie all’uso degli schemi fissi e prevedibili che il teatro di Plauto ebbe uno straordinario successo. Il perché non è poi così difficile da capire; basta pensare alle odierne “telenovelas” o alle “serie” trasmesse quotidianamente in televisione: non troviamo forse in tutte gli stessi temi e le stesse situazioni? Come noi oggi, i romani amavano la prevedibilità, mentre non gradivano gli imprevisti. Una storia, un racconto, una commedia veniva quindi apprezzata maggiormente se il pubblico sapeva già dall’inizio quello che avrebbe ascoltato, letto o visto e se era sicuro che non ci sarebbero state sorprese, che lo avrebbero in qualche modo scosso o turbato. Ecco quindi come il dissidio iniziale tra il padre e l’adulescens, l’amore di quest’ultimo per una cortigiana, le successive peripezie e gli inganni orditi dal servus callidus al fine di aiutare il suo padroncino, la finale scoperta della beffa e il successivo perdono del padre verso il figlio, ripetuti sempre uguali e invariati in ogni commedia, siano stati la chiave essenziale del trionfo di Plauto.

 

            Un altro aspetto fondamentale che spiega la grande popolarità delle commedie plautine, era la loro attualità e l’immedesimazione  nei personaggi e nelle situazioni portate in scena. Sebbene le storie fossero ambientate in Grecia, in modo da poter trattare anche argomenti non plausibili secondo il mos maiorum, i temi affrontati intercettavano l’interesse del pubblico: il contrasto padre-figlio e servo-padrone, così come l’amore impossibile e ostacolato, trattati nelle commedie, erano motivi quotidiani, nei quali gli spettatori potevano in qualche modo riconoscere il proprio orizzonte culturale.

Il rispecchiamento nelle storie rappresentate sulla scena avviene però in modo deformato, potremmo dire rovesciato. Le commedie di Plauto si possono infatti paragonare ad una sorta di “carnevale”, che sospende i reali rapporti nella società, invertendo valori, abitudini e gerarchie sociali: stretta è quindi la relazione che esse hanno con i Saturnalia, festività celebrata il 17 dicembre che prevedeva lo sconvolgimento dei ruoli (i servi diventavano padroni e viceversa) e caratterizzata da libertà e spensieratezza.

Così andando a teatro,  ci si allontanava per un po’ dai problemi della quotidianità, e si vivevano momenti di puro divertimento. Se un giovane spettatore si rispecchiava nel dissidio tra padre e figlio, poteva per un attimo vedere soddisfatti aspirazioni e desideri che nella realtà era molto difficile realizzare, ma solo per il tempo dello spettacolo. Bisogna infatti ricordare che tutto alla fine tornava alla normalità: così i valori della famiglia e le barriere sociali restavano invariati e la violazione del codice di comportamento rappresentato dal mos maiorum era solo una sospensione piacevole, ma provvisoria.

Martina Mariani (3BSc).

Le immagini, realizzate da Irene Bellagamba (3BSc), sono tratte dal video “La mostellaria” (https://www.youtube.com/watch?v=f3eKk96kCFc&t=24s)

 

In evidenza
Pubblicato in: Cittadinanza attiva

DIRITTI UMANI, UNA CONQUISTA DA DIFENDERE

 

IL NOSTRO LICEO DEDICA UNA MATTINATA ALLA RIFLESSIONE SUL TEMA ANIMATA DAGLI STUDENTI

A 70 anni dalla promulgazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sabato 9 febbraio gli studenti che hanno intrapreso percorsi di discussione e di riflessione sui“Diritti Umani” si sono ritrovati in Aula Magna per condividere i risultati di questa esperienza. Alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stato dedicato un video realizzato da studenti e docenti con l’ideazione della prof.ssa Donatella Discepoli e la coreografia di Francesca Berardi.

diritti_6

Dopo la lettura dei trenta articoli che la compongono, si è poi discusso dell’attualità della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nella cornice dell’Agenda2030, un programma d’azione in cui sono indicati 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile che bisogna raggiungere entro l’anno 2030. Essa è stata sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

diritti1

I ragazzi e le ragazze della 1BLi hanno evidenziato i punti di contatto tra l’Agenda in questione e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La mattinata si è conclusa con l’intervento della classe 2BSc che ha proposto una riflessione su Amnesty International e sulle sue battaglie in difesa dei Diritti Umani.

diritti2

E’ stato inoltre proposto il video della classe 3 CSc che ha vinto il concorso “Pace è Volontariato”. L’iniziativa si è collocata all’interno delle celebrazione della giornata dei diritti, occasione per rafforzare la consapevolezza dell’importanza dei principi che devono essere alla base della nostra convivenza.

diritti3

Noi studenti, lavorando autonomamente, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire i contenuti della Dichiarazione e di attualizzarla facendola dialogare con l’Agenda 2030. L’attività per noi ha rappresentato una importante esperienza di collaborazione e ci ha illuminato sulla nostra contemporaneità che ci chiama ad agire a difesa della sostenibilità e giustizia, e anche con estrema urgenza.

I ragazzi e le ragazze della 1BLi

In evidenza
Pubblicato in: Cittadinanza attiva

LA RIVOLUZIONE ANTROPOLOGICA DEL FASCISMO, RAZZISMO E ANTISEMITISMO

LO STORICO EMILIO GENTILE INCONTRA GLI STUDENTI  DI ALCUNE SCUOLE DI SENIGALLIA

Se ripensiamo al massacro della Shoah –ma in generale a tutti i massacri che ci portiamo sulla coscienza- non possiamo non immaginare l’uomo come un’impeccabile macchina dispensatrice di odio. In realtà, l’essere umano può distribuire anche amore, il sentimento più irrazionale e spontaneo per eccellenza. Ma sì, può farsi portavoce anche di un odio feroce, sentimento programmabile e spesso razionale, per mettere a punto la sua efficacia distruttiva nei confronti del nemico.
E’ la riflessione con cui ha esordito nella mattinata di sabato Emilio Gentile, tra i più illustri esperti di storia contemporanea del nostro paese, presso il Teatro La Fenice di Senigallia, davanti ad una folta platea di studenti dei licei Medi e Perticari e dell’istituto tecnico Corinaldesi, in occasione dell’evento intitolato La rivoluzione antropologica del fascismo, razzismo e antisemitismo.

Gentile_1

Nulla di paragonabile all’orrore nazista si è mai verificato nella storia dell’uomo: un insulso e razionale –razionalissimo- progetto di odio, germogliato per di più nel centro dell’Europa illuminista.  <<Il concetto di razza ha basi scientifiche, ma gli studi portati avanti non hanno certamente inclinazioni antisemitiche. Essi vennero solamente travisati dalle figure che ben conosciamo: Adolf Hitler e Benito Mussolini>> -ha spiegato Gentile. Nell’Ottocento, -che aveva risentito dell’influsso illuminista del secolo precedente- la teoria dell’evoluzione di Darwin constata infatti l’esistenza di innumerevoli specie viventi in lotta per la sopravvivenza. Solo una, per una speciale adattabilità a clima e ambiente, è stata però in grado di sopravvivere: la razza umana. Quella che prende però corpo nel Novecento è l’idea di un’identità dovuta alla composizione del sangue, portata avanti dall’erronea convinzione che la scienza giustifichi una gerarchia tra le razze, e che quella umana possa essere suddivisa in sottocategorie: l’uomo bianco, l’uomo nero, l’uomo giallo, l’uomo rosso. E’ il primo, quello europeo, che aveva dominato fino ad allora l’85% delle terre emerse, che risponde al modello estetico neoclassico: fisici scolpiti come la statuaria greca, culmine dell’armonia e della perfezione indissolubilmente legata alla bellezza interiore (kalòs kai agathòs), capelli biondi e occhi azzurri.  <<L’antisemitismo politico si manifestò come una religiosità pagana a cui gli stati, poco a poco, si convertirono>> – ha continuato lo storico. Non possiamo non portare a questo proposito l’esempio dell’Italia.

gentile2

Nonostante l’antigiudaismo cattolico (gli ebrei, per la Chiesa, avevano ucciso Cristo) e benché diffusa l’opinione popolare del giudeo usuraio, nei primi decenni del Novecento non sono presenti forme di odio sistematico o il pensiero che dopo secoli di diaspora la componente ebrea italiana debba cercare una patria altrove. D’altronde, gli stessi ebrei erano stati protagonisti del nostro Risorgimento (Ernesto Nathan, Sidney Sonnino sono solamente due dei loro nomi), e lo Statuto Albertino del 1848 aveva eliminato ogni forma di discriminazione possibile.

Gentile_3
Allora perché l’Italia si fece coinvolgere nel massacro? Dobbiamo a questo punto parlare di compartecipazione: Mussolini era stato certamente condizionato dall’alleanza con la Germania, ma aveva stilato le legislazioni antisemite in maniera autografa e cosciente, nonostante nella sua vita avesse avuto diverse amanti ebree, tra cui l’attivista e politica russa Angelica Balabanoff e la storica dell’arte Margherita Sarfatti, che gli inculcò il culto della romanità. Negli Anni Venti Mussolini si fa <<seminatore>> di una nuova razza, padre di tutte le infanzie, il <<capo deciso>> di un’Italia forte, mitica, imperiale, proprio come la Roma di Augusto. Nel 1926 dichiara di voler operare una trasformazione del carattere interiore degli italiani, correggerli da <<qualcuno dei loro difetti tradizionali>>, ossia dalle manchevolezze impresse nel loro animo corrotto dalle vicissitudini del loro passato e della loro storia, fatta, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente in poi, di servilità e di dominio straniero. Molto prima della degenerazione del fascismo è quindi già radicata l’idea di una <<rigenerazione>>, della creazione di una razza nuova di guerrieri dominatori, dove vengono meno le attitudini personali per lasciare spazio a un modello da seguire: quello del cittadino-soldato imbottito dal culto della guerra. Anche le donne diventano <<donne-coloniali>> che devono assimilare lo spirito guerriero da trasmettere ai propri figli (i quali non faranno in tempo neppure a nascere che già saranno tesserati al partito fascista).

gentile_5.jpg

Fino ad allora l’Italia aveva conquistato l’Eritrea, parte della Somalia e poi la Libia, ma il <<meticciato>> non era mai stato un problema (anzi, più che la componente erotica delle relazioni, veniva sottolineata quella sentimentale). Neanche con Faccetta Nera, brano composto in occasione dell’invasione dell’Abissinia (Etiopia) ed erroneamente considerato l’inno degli orrori fascisti, il nostro Paese aveva avuto intenzioni di dominio spietato e incontrollato.  La diffusione dell’odio razziale fu quindi un processo graduale che andò manifestandosi attraverso un atteggiamento di diffidenza: tra la razza conquistatrice e quella conquistata bisognava mantenere una rigorosa separazione. Iniziano ad apparire i primi squallidi simbolismi razzisti nelle cartoline coloniali: soldati che comprano schiave nere per appagare appetiti sessuali o intere popolazioni soffocate con l’impiego di gas chimici.  E’ il volto più <<animalizzato>> del razzismo novecentesco, rafforzato, nel cuore dell’Europa, in Germania, dalla potenza dei discorsi di Adolf Hitler: gli ebrei, il grande nemico dell’umanità, dipinti come insetti nocivi, ragni velenosi, corruttori di donne caste, che avevano però contribuito allo sviluppo della cultura tedesca (tra cui lo scrittore ebreo Heinrich Heine). Di riflesso, il nemico viene ufficializzato anche in Italia: ne Il Manifesto della razza, pubblicato nel luglio 1938, il punto 9 recita: <<Gli ebrei non appartengono alla razza italiana>>. Nelle scuole migliaia di cattedre e di banchi rimangono improvvisamente vuoti: professori e studenti spariscono per scappare da quelle immagini e caricature intrise di odio immeritato.

 

gentile_6

<<Se fossimo ciechi e sordi non percepiremmo le caratteristiche fisiche che ci differenziano per trasformarle in distinzioni qualitative di fondo>> -ha proseguito Gentile- <<Se tu non conosci il razzismo, ma vedi queste immagini, dove c’è la perfezione europea con il suo armonioso profilo greco-romano, e poi accanto l’ebreo e poi ancora lo stereotipo del nero assimilato ad una scimmia, tutto cambia. Le immagini sono pericolose perché il razzismo nasce attraverso le immagini.>>

Gentile_7
Ma non fu una perversione solamente tedesca e italiana. Anche la Francia –la stessa società libera e repubblicana che aveva redatto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino nel 1789 come eccelso punto fermo nel corso del ventennio rivoluzionario- era abbagliata dallo stereotipo dell’ebreo deformato che non ha patria né nazione, quindi pronto a tradire senza scrupoli pur di avere un proprio <<habitat>> (l’unica colpa di Alfred Dreyfus, militare francese condannato per presunto tradimento, era quella di essere ebreo).

Ma di questi peccati si macchiò anche il comunismo (che potrebbe gareggiare senza timori con il nazismo per il numero di vittime causate, ndr): Marx utilizzava la parola ebreo come insulto e le persecuzioni antisemite in Russia erano iniziate già dal 1905. Ma tutte queste distinzioni tra destra, sinistra, nazismo, fascismo e comunismo sono forse superflue: ogni corrente di pensiero politico, ogni partito, uno ad uno, sembrò unirsi ad un altro in un gomitolo inestricabile per cadere nella logica delle leghe antisemite.
<<I regimi totalitari abituano il popolo all’indifferenza>> -ha concluso Gentile- <<Il passato quello che poteva fare di male lo ha già fatto. Il presente lo viviamo e il futuro non lo conosciamo. Ma per cambiare la storia dovremmo rinnovare una speranza: l’uomo non è geneticamente portato solo all’odio, ma anche all’amore.>>

Alexandra Bastari, 5ALi

 

In evidenza
Pubblicato in: Riflessioni

PER ASIA…

A distanza di due mesi dall’assenza di Asia, il dolore, anche se più sopportabile, rimane sempre cocente dentro di noi. Quella sera del 7 dicembre scorso eravamo, noi amiche (Asia, Alessia, Ilaria, Ludovica, Sofia), felici ed emozionate, non vedevamo l’ora di andare alla Lanterna Azzurra per divertirci ballando e cantando insieme. Ci siamo riunite tutte a casa di Ludovica per fare il “pre”, truccarci, vestirci, ascoltando Ozuna, il suo cantante preferito e ballando come pazze.

asia3

 

Riguardando i video di quel momento, risentiamo la sua voce piena di allegria, spensieratezza e agitazione, rivediamo la felicità che provava nel passare quella notte con noi. Una volta pronte, siamo partite verso la discoteca, in 6 in una macchina da 4, strette come sardine.

asia4

Appena entrate, abbiamo iniziato subito a ballare, c’era molta gente e a malapena ci riuscivamo. Dopo poco è successo tutto. Paura, terrore, panico…

asia2

Eravamo tutte, tranne lei, ma il pensiero che non ci saremmo più riviste non ci era nemmeno passato per la testa. I giorni successivi alla tragica notizia sembravano non finire mai, in classe c’era un’aria irrespirabile, ci sostenevamo a vicenda. Ancora oggi a volte fissiamo il suo banco vuoto, pieno di nostre foto con lei, la vediamo lì seduta, con le mani tremolanti, perché non vedeva l’ora che arrivasse la ricreazione, per incontrare il ragazzo che le piaceva tanto, quel ragazzo che, come diceva lei, solo con un sorriso la faceva stare bene.

asia banco

La ricorderemo sempre con i suoi occhioni blu, la sua voglia di vivere ogni giorno a pieno, senza farsi scappare niente, e prendendo con leggerezza tutto ciò che le accadeva.

asia5

Insieme ad Asia vogliamo ricordare e piangere le altre vittime di questa immane  tragedia: Emma, Benedetta, Mattia, Daniele e mamma Eleonora.

      Alessia, Ilaria, Ludovica (a nome di tutta la classe 1BLi)

 

 

 

 

In evidenza
Pubblicato in: Sport

INTER IN DIFFICOLTÀ, FIORENTINA E SAMPDORIA DANNO SPETTACOLO, MILAN IN ZONA CHAMPION

La ventesima giornata si apre con Roma-Torino che si affrontano all’Olimpico di Roma. Il match si accende al 15’ quando Zaniolo, classe ’99 e stella nascente del calcio italiano, da terra dentro l’area di rigore riesce a insaccare il pallone in rete. Il raddoppio della squadra giallorossa avviene dieci minuti prima del duplice fischio, quando Kolarov tira e trasforma il rigore. Il doppio vantaggio verrà poi pareggiato grazie all’ approccio perfetto della squadra torinese sulla seconda frazione di gioco: al 51’ Rincon accorcia le distanze e al 67’ Ansaldi pareggia i conti. Parità che rimane però tale solo per 6 minuti quando la tecnica della squadra giallorossa prevale e El Shaarawy la mette dentro e regalando con il risultato di 3 a 2 tre punti fondamentali per la corsa Champions.

roma-torino.jpg

Il secondo anticipo di questa giornata è Inter-Sassuolo che termina sullo 0 a 0. La striscia negativa di risultati della squadra nerazzurra contro la squadra emiliana persiste. Sassuolo da definirsi bestia nera per la squadra milanese alla quale, negli ultimi anni, ha regalato ben poche gioie. Il match si gioca in uno scenario spettrale, a porte chiuse e non regala emozioni per tutti i 90 minuti di gioco che vedono entrambe le squadre senza idee. L’Inter con questo pareggio si porta a -7 dal Napoli che si impone per 2 a 1 contro la Lazio. La partita entra nel vivo già dai primissimi minuti con una traversa su tiro al volo di Milik. La squadra partenopea passa poi in vantaggio alla mezz’ora con un’azione corale concretizzata da Callejon che trova il suo primo gol stagionale e raddoppia 3 minuti dopo con una superba punizione di Milik che sale a quota 11 reti in campionato. La Lazio accorcia le distanze a 25 dalla fine con il suo uomo simbolo, Ciro Immobile ma non riesce nella rimonta.

FBL-ITA-SERIE A-MILAN-GENOA

Il Milan espugna il Marassi vincendo per 2 a 0 contro il Genoa, grazie ai gol nel finale da parte di Fabio Borini al 72’ e al gol di Suso all’ 83’ su grande assist da parte di Cutrone, e ottiene 3 punti fondamentali per la zona Champions portandosi al quarto posto.La capolista Juve, come da pronostico vince senza problemi per 3 a 0  in casa contro un Chievo che non ha potuto nulla di fronte alla corazzata bianconera. A un quarto d’ ora dall’ inizio Douglas Costa, al termine di una serpentina fuori area, con un tiro potente all’angoletto porta in vantaggio la sua squadra. Juve che poi raddoppia al 45’ con Emre Can, grazie ad un assist al bacio di Dybala e chiude la partita a 5 dalla fine con Rugani di testa.

fio

A Firenze si gioca Fiorentina-Sampdoria…e che partita! Termina con un 3 a 3 che non accontenta nessuno se non i tifosi neutrali, che si sono goduti lo spettacolo. La squadra viola passa in vantaggio alla mezz’ ora al 34’ con Luis Muriel, nuovo acquisto del mercato invernale ma si fa riacciuffare al 44’ con un gol di Ramirez che riporta la situazione in equilibrio. Al 74’ Muriel si riprende la scena siglando la sua doppietta personale e portando la sua squadra sul 2 a 1. A 10 dalla fine, però e il bomber Fabio Quaglierella che si prende la scena siglando il momentaneo 2 a 2 e a 5 dalla fine il 3 a 2. Ma quando tutto sembra finito per la viola Pezzella ci mette una pezza segnando il 3 a 3 al minuto 93.

Da sottolineare il match tra Cagliari e Empoli, in cui in panchina per la squadra toscana troviamo il classe 2001 Luca Belardinelli, per anni giocatore della Vigor Senigallia, società calcistica senigalliese. Il Mtch termina sul 2 a 2 e le due squadre portano a casa un punto utile per la salvezza. Seguono Spal-Bologna(1 a 1), Frosinone-Bologna (0-5) con quattro reti dell’ormai irrefrenabile Duvan Zapata,Udinese-Parma(1-2).

Alessandro Matera, Mattia Marcatili 3 BSc

In evidenza
Pubblicato in: Sport

GIORNATA SENZA SORPRESE. JUVE SEMPRE IN TESTA, NAPOLI E INTER INSEGUONO

Diciannovesima di campionato.  Pronostici delle partite rispettati a pieno. La capolista Juventus si impone per 2 a 1 in casa contro una Samp che quest’anno sta dando spettacolo, merito dell’allenatore Marco Giampaolo, che ha dato alla squadra compattezza, dinamismo e fantasia, che gli scorsi anni tendevano a mancare. La squadra torinese passa in vantaggio subito al 1’ di gioco con gol di Ronaldo. La Samp si porta sul pareggio grazie al rigore trasformato dal solito Fabio Quagliarella, che ci sta regalando giocate da campione e che si porta a quota 12 gol in campionato all’età di ben 36 anni. La squadra di Max Allegri però si procura un calcio di rigore a 25′ dalla fine, trasformato poi dal portoghese dei 5 palloni d’oro.

 

I partenopei di Carlo Ancelotti vincono ma non senza sofferenza in casa contro un Bologna fastidioso e compatto in ogni zona del campo. La squadra campana passa in vantaggio al 15’ ma viene riacciuffata al 37’ dal gol di Santander che riporta il match in totale equilibrio. Al 51’ la squadra di casa si riporta in vantaggio grazie ancora a Milik che ha finalmente ritrovato una buona condizione fisica. La gioia del Napoli si spegne a 10 dalla fine quando Larengeira segna il 2 a 2, ma si riaccende grazie ad un’invenzione di Mertens che fa esplodere il San Paolo e regala 3 punti alla sua squadra.

 

La Roma guadagna 3 punti di fondamentale importanza, sia per la classifica sia per il morale che ultimamente era molto basso. Gli autori delle reti giallorosse sono l’ex atalantino Cristante e Under. Le squadre di Milano si impongono entrambe di misura. L’ Inter di Spalletti vince con difficoltà ad Empoli grazie alla rete di Keita Balde al 72’ mentre il Milan riprende fiducia grazie al 2 a 1 in casa contro la Spal che era inizialmente passata in vantaggio con Petegna. Il Milan pareggia con Castillejo e si porta poi sul 2 a 1 grazie al gol ritrovato di Gonzalo Higuain che nell’ esultare scoppia in lacrime di rabbia e di gioia.

matera_empoli_wondershare

L’Atalanta di Gasperini controlla la partita per tutti i 90 minuti di gioco e mette a segno 6 reti contro un Sassuolo che non regge l’urto nerazzurro. La squadra lombarda passa in vantaggio al 19’ con gol di Zapata ,che a suon di reti e buone prestazioni sta diventando sempre più fondamentale per i suoi compagni, e raddoppia al 42’ con Gomez. La squadra di casa però accorcia le distanze con Duncan. Il punteggio cambia poi nuovamente ; con l’Atalanta che segna ancora e nuovamente Duncan porta la sua squadra ad un gol di differenza. Con l’ ingresso di Ilicic l’Atalanta si porta poi sul 6 a 2 con tripletta proprio del nuovo entrato.

matera_atalanda

Lazio e Torino non vanno oltre l’ 1 a 1 con le rispettive reti di Savic e Belotti per il Toro. Seguono  Chievo-Frosinone (1 a 0), Genoa-Fiorentina (0 a 0),Udinese-Cagliari (2 a 0).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili

In evidenza
Pubblicato in: Sport

LA GIORNATA DEI DERBY “STORICI”: JUVE vs TORINO, FIORENTINA vs EMPOLI

Sedicesima di campionato. Va in scena una delle partite che più simboleggia il calcio italiano, che più ne ha plasmato la storia. Parliamo del derby della Mole, Torino-Juventus. La partita, come da pronostico è equilibrata e tirata con azioni pericolose per entrambe le squadre. Si accende con un tiro potente da fuori di Ronaldo parato da uno strepitoso Sirigu. La partita rimane in pareggio fino al minuto 72, quando uno sciagurato passaggio all’indietro di Zaza mette davanti al portiere Mandzuckic che viene steso. Calcio di rigore. Ronaldo tira e segna il gol numero 5000 nella storia della Juve in serie A, nonostante Ichazo subentrato a Sirigu avesse intuito e toccato il pallone. 1 a 0. Il match finisce così, in linea con le previsioni, ma il Toro ha molto da reclamare.

Matera_3_rigore

Le due inseguitrici, Inter e Napoli vincono entrambe 1 a 0 rispettivamente contro Udinese e Cagliari. La squadra di Spalletti riesce a portare a casa tre punti fondamentali grazie al “cucchiaio” su rigore di Icardi al 72’ dopo un totale dominio della squadra nerazzurra, mentre la squadra partenopea viene salvata da una punizione al bacio di Milik al 91’ dopo aver mantenuto il pallino del gioco per tutta la partita, ma senza aver sfruttato a dovere le occasioni da gol.

A Firenze si gioca il derby toscano Fiorentina-Empoli, che vede vincitrice la squadra viola con un netto 3 a 1. La squadra ospite passa in vantaggio al 23’, ma la squadra allenata da Pioli pareggia al 40’ con Mirallas e passa addirittura in vantaggio al minuto 59’ grazie alla rete del solito Simeone. La squadra di casa chiude poi la partita al 78’ grazie al gol di Dabo; mentre nella capitale si gioca Roma-Genoa che termina sul 3 a 2 per la squadra giallorossa, che ottiene tre punti importantissimi ma non senza difficoltà e con un netto rigore non dato alla squadra genovese al 90’. L’altra faccia di Roma, parliamo della Lazio, perde di misura a Bergamo contro un’ Atalanta che si porta in vantaggio al 1’ e mantiene il risultato per il resto della partita non sbilanciandosi mai in avanti.

Il Milan continua a non convincere e non va oltre lo 0 a 0 in casa del Bologna al termine di una partita priva di occasioni. Seguono inoltre Spal-Chievo(0a 0),Samp-Parma(2 a 0),Frosinone-Sassuolo(0 a 2).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili 3 BSc

In evidenza
Pubblicato in: Sport

LA JUVE NELLA STORIA CON 40 PUNTI IN 14 GIORNATE, VITTORIA DEL MILAN SUL PARMA, PAREGGIO DELLA ROMA CON L’INTER

Quattordicesima di campionato. Vanno in scena due grandi partite del calcio italiano, che sono senza dubbio il biglietto da visita di questa giornata. Parliamo di Fiorentina-Juve e Roma-Inter. A Firenze, la squadra di Max Allegri, dopo qualche titubanza iniziale, passa in vantaggio alla mezz’ora con Rodrigo Bentancur, giovane talento che nel corso di questa stagione sta maturando, regalandoci giocate di primo livello. Al 69’ la Juve raddoppia con l’uomo che non t’aspetti, Giorgio Chiellini, e chiude la partita ammutolendo i tifosi viola al 79’ su rigore trasformato dal solito Ronaldo.

roma_Wondershare.jpg

La squadra bianconera, vincendo questa partita entra nella storia: nessuno prima d’ora aveva conquistato 40 punti in appena 14 giornate, mentre la squadra toscana slitta al 12° posto con 18 punti a distanza di 2 punti dalla Roma che non riesce a portare a casa 3 punti che sarebbero potuti essere la chiave per la svolta. I giallorossi si devono accontentare di un punto al termine di una partita a dir poco rocambolesca in cui però la Roma ha molto da reclamare. L’Inter passa in vantaggio al 37’ con Keita ma la Roma riacciuffa il pari al 51’ con una botta da fuori area da parte di Under che lascia pietrificato Handanovic, estremo difensore nerazzurro. L’Inter si riporta in vantaggio con lui, ancora lui, Mauro Icardi con un colpo di testa incredibile e palla all’incrocio ma al 74’ la squadra di Di Francesco pareggia i conti con un rigore perfetto battuto da Kolarov. L’ ultimo quarto d’ora da cardiopalma vede azioni pericolose da un lato all’altro.

napoli_Wondershare

Il Napoli di Ancelotti si impone per 2 a 1 a Bergamo contro un’Atalanta ostica,  che tiene in bilico la partita fino all’ 85’. La squadra partenopea passa in vantaggio dopo appena due minuti con Fabian Ruiz dopo uno stupendo assist di Insigne. I bergamaschi si portano in pareggio al 56’ con il gol dell’ex Duvan Zapata ma viene beffata a 5 minuti dalla fine da Milik, con una rete da bomber di razza. Il Milan vince a San Siro per 2 a 1 contro un Parma che in questa serie A sta dando problemi a chiunque. La squadra allenata da Gattuso subisce lo svantaggio al 49’ ma pareggia con Cutrone al 55’ e passa in vantaggio a 10 dalla fine con Kessie, mentre la Samp stradomina al Marassi e vince per 4 a 1 contro un’inesistente Bologna e il Toro si impone per 2 a 1 contro il Genoa. Da sottolineare inoltre è il passo falso della Lazio che pareggia contro il Chievo e perde l’occasione di sorpassare il Milan. Seguono: Spal-Empoli (2 a 2), Frosinone-Cagliari (1 a 1), Sassuolo-Udinese (0 a 0).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

In evidenza
Pubblicato in: Cittadinanza attiva

“LE PAROLE PER DIRLO” MESSAGGI DI PACE PER CONTRASTARE I DISCORSI D’ODIO

In occasione dei 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia, giovedì  29 s.m. nell’Aula Magna C.Urbani del liceo, i ragazzi e le ragazze delle classi 1CLi, 1DSc, 2ASc, 3BSc, 4DLi,5BLi, sono stati protagonisti del progetto “Le parole per dirlo”in collaborazione con CVM(Comunità Volontari per il Mondo).

IMG-20181202-WA0013

La classe 2ASc, tramite un video, ha voluto sottolineare l’Importanza di una comunicazione pacifica soprattutto tramite i social , che si basa sul pensare prima di agire, ascoltare gli altri e capire che la propria idea non è l’unica esistente: tutto sintetizzato dall’espressione ‘ la responsabilità nell’ uso della parola’.

IMG-20181202-WA0009

Di seguito le classi 1Cli e 1Dsc hanno illustrato i risultati del laboratorio CVM su stereotipi e pregiudizi, affrontando temi scottanti quali il sessismo , il razzismo, la discriminazione per provenienza e classi sociali.

IMG-20181202-WA0012

La 3Bsc ha ripercorso a ritroso il significato di alcune parole-chiave, scoprendone la forza positiva e costruttiva nelle relazioni umane improntate al rispetto. Altro argomento interessante, proposto dalla 4DLi, è stata la spiegazione del questionario sul cyberbullismo, tema molto discusso attualmente e sentito soprattutto per I danni sottovalutati che provoca.

IMG-20181202-WA0011

Infine la 5Bli ha mostrato il video ‘Pace è Volontariato’ e condiviso idee e riflessioni maturate durante la settimana della Pace organizzata a Perugia in ottobre. Questi contributi hanno reso la mattinata molto coinvolgente, soprattutto perché sono stati gli studenti gli attori principali, dimostrando che per abbattere i pregiudizi serve un grande impegno a cominciare dalla scuola.

Lucrezia Venturi, 1CLi

In evidenza
Pubblicato in: Scienza

CULTURE DIVERSE, NON RAZZE

Un’interessante conferenza sul tema a ottant’anni di distanza dalla triste pagina delle Leggi Razziali

A ottant’anni di distanza dalla promulgazione delle Leggi Razziali e a settanta dalla Dichiarazione dei Diritti umani, venerdì 23 novembre, si è svolta, nell’Aula Magna del nostro Liceo, una conferenza sul tema delle “razze” tenuta da Vincenzo Barucchi Caputo, docente presso l’Università  Politecnica delle Marche (UNIVPM) e da Fabio Fantini, divulgatore scientifico ANISN (Associazioni nazionale insegnanti di scienze).PHOTO-2018-11-23-16-47-34 (3)

 

In realtà, è improprio parlare di razze, perché ognuno noi, italiano, spagnolo, cinese, arabo o indiano, deriva da un solo genitore comune, spesso chiamato, in modo sbagliato “scimmia”: si tratta dei primati. Da questa prima forma, nel corso di millenni, ci si è evoluti, fino ad arrivare a quello che siamo oggi.

La nostra culla è l’Africa, da dove poi ci siamo irradiati in tutto il mondo. Posizione eretta, visione stereoscopica, pollice opponibile, piccoli ma grandi cambiamenti che ci hanno poi portato allo sviluppo celebrare e quindi alla capacità di pensare e ragionare. Le razze – come ha ribadito il prof. Fantini- non esistono e se per razza umana molti intendono colori di pelle differenti, lingue diverse, religioni diverse, questi elementi sono ben altro: si tratta di culture, che arricchiscono ognuno di noi.

PHOTO-2018-11-23-16-47-33 (1)

Le diversità che ci sono tra individui non devono quindi essere fonte di discriminazione e pregiudizi, esse sono un bene e valorizzano il nostro essere, unico e diverso da tanti altri.

Martina Maria e Letizia Turchi (3BSc)

In evidenza
Pubblicato in: Sport

DERBY DELLA LANTERNA, JUVE SEMPRE IN TESTA

 

Tredicesima di campionato. La partita simbolo di questa giornata è sicuramente il derby della Lanterna, il derby di Genova, spesso sottovalutato, ma ugualmente appassionante e a suo modo unico.  Il match si accende subito con Fabio Quagliarella che segna all’ 8’ con un colpo di testa su un cross dalla destra e ci dà conferma per l’ennesima volta di essere uno dei bomber più prolifici della massima serie. Samp in vantaggio, ma il Genoa riesce a procurarsi un rigore con Piatek che con freddezza spiazza il portiere e pareggia i conti. 1 a 1. Il resto della partita non vede nessuna delle due squadre imporsi sull’altra e si termina sull’1 a 1.

Genoa CFC v UC Sampdoria - Serie A

La Juve vince in casa, come da previsioni, contro una unita e compatta Spal che però non regge l’onda d’urto bianconera. Ronaldo segna al 29’ e Mandzuckic raddoppia al 60’ chiudendo la partita. La squadra di Allegri ora si trova a + 8 dal Napoli che sorprendentemente pareggia al San Paolo contro un ostico e guerrigliero Chievo.

lanterna3

Anche l’Inter approfitta del passo falso della squadra di Ancelotti , vincendo senza problemi per 3 a 0 contro il Frosinone con doppietta di un ritrovato Keita e una rete di Lautaro Martinez, giovane dalle grandissime prospettive , approdato a Milano nel calciomercato estivo. La Roma continua a non convincere e perde 1 a 0 a Udine con gol mirabile di De Paul che in questa stagione ci sta mostrando giocate di alto livello. L’ Empoli si impone 3 a 2 al termine di una partita rocambolesca contro l’Atalanta che passa in vantaggio al 33’ con Freuler e raddoppia al 40’ con Hateboer. La squadra toscana non demorde e accorcia le distanze al 42’, pareggia al 77’ e segna incredibilmente il gol della vittoria al 92’ quando sembrava che le due squadre dovessero terminare con un deludente pareggio.

lanterna4

Milan-Lazio termina sull’ 1 a 1: accade tutto negli ultimi 15 minuti di gioco. Il Milan segna con Kessie al 78’. Quando tutto sembra finito per la squadra biancoceleste, Correa segna al 94’ con un tiro da fuori area che si infila all’angolino. Seguono le altre partite: Parma-Sassuolo (1 a 1), Bologna-Fiorentina (0 a 0), Cagliari-Torino (0 a 0).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

SFIDA EPICA TRA JUVE E MILAN, DISFATTA DELL’INTER CON L’ATALANTA

Dodicesima di campionato. Varie sono le sfide epiche, che verranno ricordate per l’eternità: Achille contro Ettore, Napoleone e Wellington, Cesare e Pompeo… Milan –Juve. Non è una partita come le altre. E’ una partita che sa di storia, una partita che vede di fronte due delle maggiori esponenti del calcio italiano, una partita che nel passato fece scontrare gente come Platini con Van Basten, Del Piero con Maldini, e molti altri ve ne sarebbero da citare. Si gioca a San Siro, oltre 80 mila spettatori. La Juve dopo appena otto minuti passa in vantaggio con Mandzuckic, che di testa su un bel cross di Alex Sandro mette la palla alle spalle di Donnarumma.

Juve_Milan

Ma il Milan non si può arrendere. Spinta dal pubblico, la squadra allenata da Gattuso si procura un calcio di rigore…proprio con lui: Gonzalo Higuain, grande ex della sfida e proprio lui lo va a battere. Come spesso accaduto durante la sua carriera, nei momenti decisivi Higuain scompare e sbaglia il rigore. Il resto della partita è equilibrata con azioni da una sponda all’ altra, ma all’81’ la Juve la chiude con il suo uomo più forte: Cristiano Ronaldo. Minuto 83. Higuain dopo essere stato ammonito protesta vistosamente e si prende il rosso. In preda alla frustrazione e alla rabbia va a muso duro contro ogni giocatore tanto da dover essere trattenuto dai suoi compagni.

e 3 reti, concludendo la partita sul 4 a 1. Un peccato per la squadra milanese che ora si trova a -9 dalla vetta.J_Atalanta_Inter

Se il Milan non può sorridere, tantomeno può farlo l’Inter che viene stradominato da un’Atalanta sorprendente che sin dal 1’ di gioco mette alle corde la squadra di Spalletti. L’Atalanta passa in vantaggio all’8’. Alla fine del primo tempo il risultato è il medesimo, un peccato per l’Atalanta considerate le occasioni clamorose sciupate. All’inizio della ripresa con stupore di tutti l’Inter pareggia su rigore con Icardi. Da questo momento in poi l’Atalanta sarà padrona del campo siglando infatti altre 3 reti, concludendo la partita sul 4 a 1.

Napoli

Resta invece più vicino alla vetta il Napoli di Ancelotti che batte 2 a 1 il Genoa al Marassi. La squadra partenopea al 20’ si trova sotto 1 a 0 ma riesce a pareggiare al 62’ con gol di Fabian Ruiz e addirittura passare in vantaggio all’ 86’ con autogol di Biraschi su un cross insidioso. La Roma di Di Francesco si impone per 4 a 1 all’Olimpico contro una Sampdoria che non è riuscita a reggere l’ urto giallorosso, mentre il Torino perde incredibilmente per 2 a 1 in casa con un Parma audace e motivato. La Lazio perde due punti preziosi con un brutto pareggio (1 a 1) a Reggio Emilia con il Sassuolo. Seguono Frosinone-Fiorentina (1 a 1), Spal-Cagliari (2 a 2), Chievo-Bologna (2 a 2) ed Empoli-Udinese (2 a 1).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

Alessandro Matera,Mattia Marcatili 3Bsc

In evidenza
Pubblicato in: Senza categoria

JUVE ANCORA IN TESTA, IL NAPOLI E INTER STRAVINCONO

Undicesima giornata di campionato. Incredibile! Campionato riaperto con la sconfitta della Juve, il Napoli e tutte le altre accorciano le distanze…Beh, questo è ciò che si augurerebbero tutti i tifosi italiani che non tifano Juventus, invece la capolista ha vinto ancora e tutte le altre ad inseguire. La squadra torinese continua la sua striscia positiva imponendosi per 3 a 1 con un Cagliari coraggioso. Il match entra subito nel vivo dopo un minuto con il gol della Joya, Paulo Dybala. Il Cagliari però non demorde e la sua forza di volontà viene premiata con il gol di Joao Pedro al 36’. La gioia del gol dei sardi dura poco, due minuti dopo la Juve passa in vantaggio con un autogol di un difensore della squadra rossoblù. La squadra di Max Allegri controlla la partita per tutti i minuti restanti e Cuadrado chiude definitivamente i conti all’ 87’.

Juve_cagliari

Le inseguitrici, Inter e Napoli non sono da meno: il Napoli stradomina e vince 5 a 1  contro un Empoli nettamente inferiore, che si trova di fronte un Mertens superbo, autore di ben 3 reti. Nonostante Caputo avesse accorciato le distanze portando la squadra toscana sul 2 a 1, l’impresa non è stata possibile per una differenza tecnica e di gioco abissale presente anche in Inter-Genoa.

Juve_2

La formazione nerazzurra, come il Napoli, ne rifila ben 5 alla squadra ligure. Anche l’ altra sponda di Milano ride: il Milan riesce ad acciuffare la vittoria in casa dell’ Udinese al 97’ con  gol di Alessio Romagnoli che ha fatto esplodere di gioia tutti i tifosi. La Lazio stradomina e vince con la Spal per 4 a 1, con doppietta del solito Immobile, mentre la Roma si deve accontentare di un 1 a 1 a Firenze. Con lo stesso risultato della Lazio, il Toro spazza via la Sampdoria, con doppietta di un ritrovato Belotti. Seguono inoltre Bologna- Atalanta (1 a 2 ),Parma-Frosinone(0 a 0),Chievo-Sassuolo(0 a 2).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

In evidenza
Pubblicato in: Opinioni

“RAGIONAR D’AMORE” NON PASSA MAI DI MODA

Una riflessione a tutto campo sulla vera natura dell’amore

Parlare di amore non è affatto semplice. Si rischia di banalizzare questo sentimento, se si pensa soltanto agli amori effimeri e precari, basati sul desiderio di sentirsi meno soli e sulla soddisfazione di avere al proprio fianco una persona solo nostra. L’amore è un sentimento presente da sempre negli uomini. Anche se sono cambiati i pensieri, gli stili di vita, i costumi e le tradizioni, le dinamiche che caratterizzano l’amore sono sempre le stesse: sacrificio, confronto, rinunce, sostegno e crescita morale.

Vita_Nova_sfondo2

All’interno di un rapporto il sacrificio e la rinuncia sono degli aspetti fondamentali per il suo giusto funzionamento. Noi giovani non conosciamo la fatica e l’aiuto dell’altro, abbiamo a nostra disposizione molte agevolazioni che ci permettono di ottenere tutto con semplicità, rendendoci la vita più facile. Facciamo parte di una società materialista dove il lavoro, il successo e la realizzazione di sé stessi sono gli obiettivi primari. Abbiamo abbandonato gli ideali più profondi della cura e dell’importanza della famiglia che appartengono ormai ai tempi dei nostri nonni. Un tempo si era disposti a offrire di più perché si aveva di meno, mentre al giorno d’oggi l’“ego” personale ci porta a non condividere più nulla. I sentimenti sono annebbiati dalle nuove tecnologie, frequenti sono i casi di amori virtuali, passioni illusorie che caratterizzano la comunità in cui la differenza tra realtà e immaginazione sembra stia perdendo importanza.

solitudine

L’amore come sacrificio è quindi del tutto perduto? Tutti siamo fatti di amore e odio, sta a noi tirar fuori la parte migliore di noi e donarla agli altri. Fortunatamente c’è ancora chi anche oggi riesce a farlo: si vede e si percepisce ovunque, nei piccoli gesti, nelle azioni e nei sorrisi. L’aiuto verso il bisognoso è un istinto innato nell’uomo: è grazie a questo che il mondo si regge ancora in piedi. La risposta è quindi “sì”, l’amore come sacrificio esiste ancora, nonostante la società abbia perso parte dei suoi valori.

Strada

L’amore non è una passione, non è una convenzione, non è una scelta: è molto di più. È un qualcosa di universale ed eterno, indescrivibile a parole, che lega le persone da sempre. Moglie e marito, madre e figlio, amici, fratelli, nonni e nipoti, compagni di scuola, tutti sono legati da un filo invisibile chiamato amore.

Feb_20180223_185058_007

 

Ma AMARE è davvero così indispensabile? Proviamo a pensare ad un mondo senza amore. La vita avrebbe ancora un senso? Probabilmente no, poiché la vita non è altro che il frutto stesso dell’amore. La verità è che c’è bisogno di amore. In ogni momento, in ogni luogo e in ogni circostanza. Senza amore gli uomini sarebbero macchine schiave dei propri istinti. Amare migliora noi stessi, gli altri, la nostra mente, la nostra cultura; dà vita all’arte, alla musica, alla poesia e alla danza; allena l’anima, la rende più forte e la perfeziona. Una tempesta di gioia, dolore, soddisfazioni e sconfitte: questo è l’amore, un flusso inesauribile di emozioni che ci fa vedere con occhi diversi il mondo che ci circonda attraverso il sacrificio e il confronto con l’altro.

Gaia Cingolani e Martina Mariani, 3BSc

In evidenza
Pubblicato in: Sport

SCONFITTA DELLA LAZIO E PAREGGIO DELLA ROMA NELLA DECIMA GIORNATA DI CAMPIONATO

Decima giornata di campionato. Il match più atteso  è stato sicuramente Napoli-Roma , che non sono andate oltre l’ 1 a 1. La squadra giallorossa sblocca il risultato al 14’ di gioco con una rete di El Shaarawy, che si è trovato solo di fronte a Ospina, dopo un cross da parte di Under.cAMPIONATO_2

La squadra partenopea mantiene il pallino del gioco per tutta la partita, creando ma non concretizzando le occasioni, mentre la Roma cerca di difendere il risultato e di sfruttare le ripartenze. La tenacia e  il non arrendersi del Napoli permettono alla squadra campana di acciuffare l’1 a 1 al 90’ con il gol di Mertens, sempre decisivo nei minuti finali.

cAMPIONATO 3_Wondershare

All’ Olimpico di Roma va in scena Lazio-Inter, partita che si è rivelata a senso unico: Lazio K.O. per 3 a 0 con il gol di Brozovic e la doppietta di Icardi, che sempre di più si conferma simbolo di questa Inter. La capolista Juve vince 2 a 1 a Empoli. Risultato che si sblocca al 28’ con il gol di Caputo che porta avanti la squadra toscana , contro le aspettative. La squadra torinese pareggia e si porta avanti con entrambi i gol del solito Ronaldo. Il primo dei due timbri del portoghese è frutto di un calcio di rigore. Venti minuti dopo assistiamo a una gran botta da fuori area che non dà scampo al portiere dell’ Empoli. Il Milan vince a San Siro contro la Sampdoria. Partita molto tirata che però vede vincitrice la squadra rossonera, che rialza la testa dopo le sconfitte precedenti. A non molti chilometri di distanza si gioca Atalanta-Parma e la squadra bergamasca si impone per 3 a 0. Seguono poi Torino-Fiorentina(1 a 1), Spal –Frosinone(0 a 3 ),Sassuolo-Bologna (2 a 2),Genoa-Udinese(2 a 2) e Cagliari –Chievo (2 a 1).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

In evidenza
Pubblicato in: Internazionalizzazione

GERMANIA, UN PAESE FREDDO CHE SCALDA IL CUORE

ELISA MONTESI DELLA 5ALi CI RACCONTA IL SUO ANNO IN GERMANIA

Mi presento: sono Elisa, ho 18 anni e quest’estate sono tornata in Italia dopo un anno trascorso in Germania. Ne avete sentito parlare tante volte di questa possibilità di trascorrere  3, 6 o 10 mesi all’estero, vero? Quello che posso dirvi con certezza è che se è un vostro grande desiderio o un sogno nel cassetto che però avete paura di aprire, prendete coraggio e non esitate. Partite, perché è irripetibile e non ve ne pentirete mai.

Montesi3

Per farvi capire cosa questo significhi ci tengo a farvi conoscere alcuni aspetti che, più di altri, mi hanno arricchito e che non potrò mai scordare. Partire da soli significa conoscere da subito tante altre persone. Già dai primi giorni ho creato dei legami di cui ora non potrei mai fare a meno. Soprattutto grazie all’associazione tedesca, che ha riunito noi studenti da tutto il mondo per dei meeting formativi, ora ho amici provenienti da ogni nazione come Messico, America, Brasile, Francia, Thailandia e anche molti altri Italiani. Per non parlare del legame creatosi con la famiglia che mi ha ospitato e con gli amici tedeschi! Ho stretto amicizia con le persone più varie, tutte molto diverse da me e proprio questa diversità è il pregio che ci ha uniti.

Montesi (2)

Ammetto che i primi mesi con la lingua è stata dura, anche per le amicizie, ma è solo un momento iniziale ed è normalissimo. Penso che siamo tutti abbastanza d’accordo sul fatto che il tedesco non sia la lingua straniera più semplice e veloce da imparare, o no? Ma è la base di quest’avventura andare in un altro paese per imparare, perché la lingua per quanto diversa non è mai impossibile ed è lei stessa a farti comprendere la cultura e la mentalità del luogo. Certo, ci vuole impegno, ma la soddisfazione di padroneggiarla così bene è indescrivibile. Dopo 10 mesi, ora è la mia seconda lingua, sento che mi appartiene e ne ho scoperto sfumature straordinarie come parole o modi di dire che me ne hanno fatto innamorare (ad esempio ho una parola preferita che è Eichhörnchen, ovvero scoiattolo, difficile da pronunciare, ma dolcissima come suono, anche se non sembra).

Montesi_4

La lezione più bella che ho imparato, però, è cosa vuol dire essere straniera. Viviamo in un mondo globale dove la parola “straniero” è quotidiana. Ma con la nostra famiglia o nel nostro paese non lo siamo. Durante un anno all’estero invece lo diventiamo automaticamente e ho provato cosa significa, perché è una sensazione normale all’inizio, può capitare certi giorni di sentirsi estranei a una realtà così vicina a noi ma allo stesso tempo così differente. Il passo più grande è stato poi superare gli stereotipi, non lasciarmi bloccare da quei muri che la società alza ogni giorno. Questo forse anche perché mi trovavo nell’estremo est della Germania: la mia casa, infatti, sta in un Dorf (paesino) di 200 abitanti a 10 minuti a piedi dalla Polonia e superato il confine cambia tutto: dalla situazione economico-sociale a quella culturale è un altro mondo. Quest’esperienza stravolge la tua prospettiva, mette in discussione la tua opinione su molti temi e ti apre gli occhi a nuovi orizzonti maturando in te punti di vista che non avresti mai preso in considerazione prima.

Montesi

 

 

È bellissimo conoscere persone nuove, essere accolti con gratitudine e trattati da subito come figli veri, mangiare cibi tipici, innamorarsi di tradizioni, imparare non solo la lingua ma anche scoprire il suo dialetto locale e in aggiunta farsi conoscere portando là un po’ del nostro mondo. È ancora meglio lasciarsi sorprendere da tutto quello che non ci aspettiamo, vedere con gli occhi le conseguenze che il passato ha ancora sulla società presente, notare le differenze con il nostro paese come scuola o vita in generale e conoscere nuovi aspetti del nostro stesso carattere riscoprendo noi stessi. Infine è il massimo poter dire dopo 10 mesi che quest’esperienza mi ha regalato tanto e mi ha trasformato: ho avuto il coraggio di partire da sola, ho affrontato problemi e momenti difficili che mi hanno migliorato, ma soprattutto ho creato ricordi indimenticabili e ho letteralmente vissuto un paese con tutti i suoi colori.

Tschüss! Buon viaggio, e mi raccomando: Hör nie auf neugierig zu sein! (non smettere mai di essere curioso!)

Elisa Montesi

In evidenza
Pubblicato in: Sport

CHI SCENDE E CHI SALE NELLA NONA GIORNATA DI CAMPIONATO

VITTORIA DELL’INTER, PASSO FALSO DELLA JUVE, IL NAPOLI AVANZA

Nona giornata di campionato. Questo, significa derby della Madonnina, il derby di Milano, la partita più sentita da parte dei tifosi milanisti e interisti. Il match di domenica probabilmente non passerà alla storia, vista la penuria di occasioni da gol. Higuain e Icardi poco serviti dai propri centrocampisti, nessun tiro da parte di entrambi. Ma tutti sanno che il calcio è strano. 92’ minuto. Un’uscita sciagurata da parte di Donnarumma su cross di Vecino permette a Icardi di insaccare il pallone di testa in rete, colpa anche del centrale difensivo Musacchio, che scivola e non interviene sul cross. Icardi come lo scorso anno si prende la scena. Icardi tinge di nerazzurro Milano e il Diavolo piange. La beffa è servita.

Inter milan

Tra le altre partite sorprendente la frenata della capolista, parliamo della Juve, fermata in casa da un coraggioso Genoa. Sembrava in discesa la partita della formazione di Max Allegri che al 18’ sblocca il risultato con il totem Ronaldo. La Juve però subisce il pareggio del Genoa al 67’ con gol di Bessa, causato da una ingenuità da parte della squadra Torinese. Ai microfoni di Sky la commovente dedica del gol di Bessa alla madre, che ha vinto una partita ben più difficile, quella contro il cancro.

Bessa

Il Napoli vincendo 3 a 0 a Udine approfitta del passo falso della Juve e si porta a -4. Incredibile la sconfitta della Roma all’Olimpico per 2 a 0 con la Spal. Troppi iniziano ad essere i rimpianti per la squadra giallorossa che ora si trova al settimo posto dietro alla Fiorentina che non va oltre l’1 a 1 con il Cagliari, mentre  l’Atalanta si impone con un netto 5 a 1 contro il Chievo Verona, che da poco ha ingaggiato Giampiero Ventura, allenatore ormai noto soltanto per non aver centrato la qualificazione ai Mondiali 2018 con la nazionale Italiana.

ventura

Troviamo in zona Champions  la capolista Juve, seguono il Napoli, l’Inter e il Lazio che si impone 2 a 0 a Parma.

 Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

LISTAVATE CERCANDO O ALTRULISTA REMASTERED. TORNANO AL LICEO MEDI LE ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI DI ISTITUTO

Torna nel nostro liceo, puntuale come ogni anno, il rinnovo della componente dei rappresentanti di istituto. Si sono tenute tra la mattinata di martedì e quella di mercoledì le presentazioni delle liste dei candidati. Quest’anno, come spesso accade, la sfida vede contrapporsi solamente due liste, Listavate Cercando e Altrulista Remastered, un vero testa a testa che vedrà annunciati i vincitori nella mattinata di sabato.

Asia Verdini, Alice Sorana, Francesco Marchesini e Gianmarco Bramucci: sono questi i nomi dei candidati di Listavate Cercando. Tra le nuove proposte presentate, la creazione di un <<box dei suggerimenti>>, in cui ogni studente, in anonimato, potrà inserire un biglietto con le proprie idee per migliorare qualunque aspetto del liceo. Ancora, l’introduzione di uno sportello di aiuto-compiti e di uno psicologo di supporto per ovviare ai possibili disagi legati al contesto didattico. Infine, tra le proposte di assemblee, la visione di Sulla mia pelle (2018), film ispirato all’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, giovane che perse la vita nel 2009, ucciso dall’abuso di potere delle forze dell’ordine e protagonista di uno dei casi di cronaca italiani più noti degli ultimi dieci anni. Alla visione del film seguirà anche la testimonianza di Ilaria Cucchi, sorella del giovane Stefano, che da anni porta avanti, senza sconti, la sua <<battaglia all’ingiustizia>>.
Non rinunciano invece alla possibilità di un <<secondo mandato>> Michele Corbisiero e Andrea Montanari, rappresentanti di istituto ancora in carica pronti a rimettersi in gioco nell’Altrulista Remastered, assieme a Tommaso Falcioni e Federico Palestrini. Forti di una previa esperienza sì, ma con tante nuove idee. Non solo <<school parties>> organizzati nelle discoteche più gettonate del territorio (Miu disco Dinner, Lanterna Azzurra e Megà), o assemblee di istituto –tra cui con l’associazione Libera, che da ventitré anni lotta contro la criminalità organizzata delle mafie- ma anche corsi integrativi e progetti aggiuntivi mirati a coinvolgere quanti più studenti possibili. Tra questi, corsi pomeridiani di chitarra e pittura, la partecipazione al Proyecto Doble Corazón Iván, nato dall’impegno umanitario di Iván Nicolás Perchante, giovane argentino residente a Malaga che da anni si dedica a migliorare la vita dei malati negli ospedali, e la collaborazione con Great Events, neo-associazione nata dall’esigenza di organizzare tornei competitivi di beach volley, beach tennis, pallavolo e calcio nella zona di Senigallia e Marotta.
Tra le prerogative di un buon rappresentante di istituto –e questo è un punto di contatto tra le due liste avversarie- vi è sicuramente una buona dose di determinazione per sviluppare e portare avanti le idee degli studenti. <<Siamo pronti a dar voce alle esigenze del liceo>> assicurano tutti i candidati. <<Chiunque può presentare richieste e sollecitazioni, o avanzare proposte per le successive attività didattiche.>>

Alexandra Bastari (5ALi)

In evidenza
Pubblicato in: Cultura di pace

IN MARCIA PER UN FUTURO DIVERSO, IN DIFESA DEI DIRITTI E ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ

ANCHE I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL MEDI TRA I DIECIMILA STUDENTI CHE HANNO PARTECIPATO AL MEETING DELLA PACE DI ASSISI-PERUGIA

Viviamo in un mondo dove a prevalere sono sempre di più le minacce, le guerre, l’egoismo, le violenze, il razzismo e le disuguaglianze. È questo il futuro che vogliamo? Noi del liceo Medi ed altre migliaia di persone tra cui bambini, giovani e anziani abbiamo detto di no. La marcia della pace nasce proprio da questo: combattere insieme le ingiustizie per creare un mondo migliore.

 

I venticinque chilometri percorsi da Perugia ad Assisi il 7 ottobre, sono stati preceduti da due giornate in cui circa 3.500 studenti di tutta Italia hanno partecipato a meeting e laboratori su vari temi legati alla pace.

La prima giornata si è incentrata sulla presentazione di lavori elaborati dalle scuole che hanno aderito al progetto all’incontro. Tra questi anche il video sul fenomeno del cyberbullismo e dell’hate speech realizzato dai ragazzi e dalle ragazze della 2ASc.

 

Il secondo giorno abbiamo avuto l’opportunità di conoscere vari esperti che ci hanno parlato del commercio di armi, delle reali cause e conseguenze delle guerre e delle armi atomiche. Lisa Clark, Carlo Cefaloni, Alex Zanotelli, don Luigi Ciotti e Pier Luigi di Piazza: sono solo alcune delle persone che ci hanno fatto aprire gli occhi su come sta veramente il mondo. Il punto principale attorno a cui erano incentrati i vari incontri era imparare ad agire, non solo a parlare. Tutto ciò ci è servito per prepararci a vivere una marcia vera e ricca di valori.

Camminando accanto ad altre persone, che nonostante fossero distrutte dalla fatica e dal continuo alternarsi di pioggia e sole, innalzavano orgogliosi bandiere di pace, siamo riusciti a raggiungere la meta con il sorriso sulle labbra. Il traguardo non è stato solamente l’arrivo ad Assisi, ma la conclusione di un percorso morale ed etico: uniti possiamo combattere le ingiustizie e dare vita a un mondo dove viva la fratellanza e vengano rispettati i diritti di tutti.

“I nostri nonni hanno lottato per conquistare i diritti, noi dobbiamo combattere per mantenerli”.

Gaia Cingolani, Elena Brocchini, Martina Mariani e Teresa Ricordi (3BSc)

Foto della prof.ssa Donatella Discepoli

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

Lingue in festa al Medi

Come tutti gli anni,  il nostro liceo ha celebrato la Giornata Europea delle Lingue, una giornata speciale istituita  nel 2001, con il patrocinio dell’Unione Europea, per incoraggiare le popolazioni del continente ad apprendere più lingue straniere. Mercoledì 26 Settembre, un folto gruppo di studenti dalle 10.30 alle 12.30 ha animato Piazza Roma nel centro della città, svolgendo varie attività linguistiche con il coinvolgimento dei passanti.

 

Durante il corso della mattinata si sono esibite varie classi del liceo, tra cui 1Dli, 2Dli, 2ASc, 2BLi, 3CLi, alcuni alunni della 3ASa e 3DSa, la 4Bli e la 5BLi. Gli studenti hanno cantato con entusiasmo alcune canzoni spagnole, francesi e inglesi, coinvolgendo tutta la piazza. Hanno ballato e hanno proposto degli scioglilingua in inglese al pubblico. Altri ragazzi ancora hanno condiviso il loro talento nella musica con tutti gli altri, cantando e suonando dal vivo, canzoni storiche come “Knocking on Heaven’s Door” di Bob Dylan, “Wish you were here” dei Pink Floyd e “Stand by me” di B. E. King; hanno presentato l’inusuale sonetto 130 di William Shakespeare e alcune poesie scritte e tradotte interamente da loro e ci hanno fatto divertire con i quiz in lingua a cui hanno preso parte anche i passanti.

 

Inoltre, gli alunni del corso extracurricolare di cinese ci hanno fatto fare un tuffo in oriente con la canzone 對不起 我的中文不好 – Duìbùqǐ wǒ de zhōngwén bù hǎo (traduzione= scusa per il mio cinese).

Giornata_europea_l

Insomma, tra balli, canti e poesia, il Medi ha dimostrato di saper valorizzare le competenze linguistiche di ogni studente. Conoscere più lingue significa un’apertura verso le altre popolazioni e le loro culture. Infatti, grazie allo studio delle lingue ognuno è capace di sentirsi cittadino del mondo, ed è proprio questo il messaggio che vuole insegnare questo progetto.

“Una lingua diversa è una diversa visione della vita.”
(Federico Fellini)

 Alice Di Pietro e Sara Venturi (4BLi)

In evidenza
Pubblicato in: Cultura

I LETTORI “OSTINATI” DEL MEDI SUL PODIO DI XANADU PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

23 maggio 2018. Neppure il bollettino meteo che prevedeva un inarrestabile nubifragio sui colli bolognesi ha potuto fermare i prodi lettori della 2CSc e della 2ALi del nostro liceo, che, guidati e sostenuti dalle prof.sse Roberta Repaci e Cristina Fiorelli, hanno partecipato alla cerimonia conclusiva del progetto Xanadu 2017-2018 presso il Teatro Antoniano di Bologna.

xANA

Un teatro gremito di ragazzi e di ragazze provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Sul palco ad accoglierli gli ideatori del progetto e tre degli autori più “gettonati” di questa edizione: lo scrittore inglese Kevin Brooks, la disegnatrice Francesca Zoni e il fumettista Sergio Rossi che hanno ripercorso la loro adolescenza, consigliando i libri, i film e le canzoni che hanno accompagnato primi amori e votacci.

xANA_ROSSI_Wondershare

A decretare il vincitore, anche quest’anno, sono stati i ragazzi che assieme ai loro insegnanti hanno letto i romanzi e le graphic novels del progetto. Il primo posto è andato ancora una volta a K. Brooks, vero maestro nel tratteggiare le “dark feelings”, i sentimenti oscuri che abitano l’animo umano e che, secondo lo scrittore, sono i più intensi e i più affascinanti. Ecco la classifica degli altri titoli che, magari, potrete leggere durante le vacanze estive: al secondo posto “Carrie” di Stephen King, al terzo “Cercando l’onda” di Christopher Vick a pari merito con “Il richiamo della foresta” di Jack London; al quarto “The Outsiders” di Susan E.Hinton.

Quinto e sesto posto rispettivamente per “Una voce dal lago” di Jennifer Donnelly e le “Le otto montagne” di Paolo Cognetti a pari merito con “The Help” di Kathryn Stockett. A seguire, dal settimo al decimo posto: “Pomodori verdi e fritti” di Fannie Flag , “L’estate del coniglio nero” di Kevin Brooks, “Color fuoco” di Jenny Valentine, “Una ragazza senza ricordi” di Frances Hardinge.

Tutti gli studenti presenti in sala si sono poi misurati in un gioco che consisteva nell’indovinare i titoli dei libri dai quali era stata tratta una frase. Grazie alla prontezza delle risposte e alle superiori capacità mnemoniche, gli accaniti lettori della 2CSc e della 2ALi sono riusciti, nonostante l’ardua competizione, a indovinare il maggior numero di titoli e quindi ad arrivare sul podio per il secondo anno consecutivo. Il progetto è stato significativo per i ragazzi: infatti la lettura offre un punto di vista unico sul panorama della vita, ma per arrivare in cima al monte occorrono una guida a cui affidarsi e tanta passione.

Caterina Arduini e Lorenzo Sartini (2CSc)

In evidenza
Pubblicato in: Scienza

MATEMATICA CHE PASSIONE CON LA MODELLIZZAZIONE!

Ovvero come l’astratta scienza dei numeri può diventare “creativa” e legata alla realtà

Non ne potete più della matematica? Vi hanno stancato tutti quei noiosi esercizietti per casa, dove basta solamente applicare la formuletta? Volete qualcosa di più innovativo ed efficace, che coniughi spirito creativo, senso pratico e innovazione tecnologica?

mate_20180525_080251_Wondershare

Se è così, la modellizzazione fa proprio al caso vostro. Si tratta di un approccio “creativo” alla matematica che propone allo studente quesiti fisico-matematici che si affacciano alla vita quotidiana. In sostanza, invece di risolvere un classico problema applicando formule note e imparate a memoria, i “modellizzatori” devono affrontare una sfida legata al reale: per es. calcolare il rapporto tra la massa della torre Eiffel e quella del souvenir che la riproduce in scala ridotta per poi determinarne le variazioni di prezzo, tenendo conto dell’inflazione annua prevista dalla Banca Centrale Europea per la Francia. Il valore aggiunto di tale metodologia didattica è costituito da due componenti: l’elemento della sfida e l’aggancio alla realtà.

Mate_tour2_Wondershare_Wondershare

Alcuni alunni della nostra scuola hanno preso parte ai corsi di preparazione e, recentemente (il 20 aprile scorso), hanno partecipato alla ottava edizione nazionale della Gara di Modellizzazione Matematica, sfidando gli studenti degli istituti di tutta Italia sui banchi dell’Università di Perugia: suddivisi in biennio e triennio, i ragazzi si sono misurati con la risoluzione e l’argomentazione di tre problemi in meno di un’ora e mezza: uno di questi chiedeva di calcolare l’aumento percentuale annuale del numero di giocatori d’azzardo in Italia in relazione ai dati delle annate precedenti, utilizzando i dati forniti dal testo.

Mate_3

Nonostante qualche intoppo dovuto alla confusione dell’organizzazione, i ragazzi, accompagnati dai professori D. Riserbato e L. Tesei, hanno vissuto un’esperienza più che positiva, testimoniata anche dal terzo posto ottenuto da uno studente della 2CSa che è anche l’autore di questo articolo.

Niccolò Canullo (2CSa)

 

In evidenza
Pubblicato in: Cultura

MEDAGLIA D’ARGENTO PER IL MEDI ALLE OLIMPIADI NAZIONALI DEL PATRIMONIO

Il Medi è sul podio ancora una volta. Quest’anno, l’occasione per portare a casa un sudatissimo secondo posto si è presentata alle Olimpiadi del Patrimonio, giunte alla loro tredicesima edizione. Le tre studentesse del team del nostro liceo, Alison Marzi (5BLi), Alexandra Bastari (4ALi) e Asia Ventura (4ALi), si sono misurate con un lungo lavoro iniziato a dicembre con le selezioni di istituto, proseguito a febbraio con quelle regionali e conclusosi nella mattinata di martedì 8 maggio con la finale nazionale svoltasi presso il Liceo Ennio Quirino Visconti di Roma.

Il progetto, supportato dall’Anisa (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte) promuove lo studio di tutte le discipline artistiche e la tutela del nostro patrimonio e vede una giuria composta dalle più illustri esperte d’arte, tra cui rappresentanti del MiBACT, della Galleria Borghese e dei Musei Vaticani.  Il percorso, intitolato ‘Assenti presenti’, non avrebbe conosciuto il suo successo senza però la guida dei docenti di storia dell’arte Patrizia Burattini e Marcello Mengucci e il prezioso aiuto tecnico di Mattia Russo (4BSA).
Medi2

L’obiettivo delle tre studentesse è stato quello di scoprire in che modo sia possibile stimolare la sensibilità alla legalità e dove si collocano le opere d’arte in relazione all’identità di un popolo. Per farlo, hanno raccolto interviste -tra cui al direttore della Galleria Nazionale delle Marche Peter Aufreiter e al Maggiore Carmelo Grasso Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico di Ancona- e viaggiato attraverso i luoghi simbolo dei tre più eclatanti furti avvenuti nelle Marche, nel Palazzo Ducale Urbino, il 6 febbraio del 1975: la Muta di Raffaello, la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca. Emblemi della nostra cultura fortunatamente recuperati l’anno successivo, ma che ci danno modo di tornare a riflettere sul significato della salvaguardia del nostro patrimonio artistico, che deve passare per tre fasi: conoscenza, esperienza e infine tutela.

Medi

<<È solamente attraverso la conoscenza dell’arte che ci si abitua a collocarla al di fuori dei riduttivi confini dei libri scolastici, a darle un volto e un nome>> – spiega il nostro team di ragazze. Le tre vincitrici si dicono inoltre soddisfatte. <<Il nostro percorso ci ha permesso di affacciarci ancora di più sul mondo della tutela del nostro patrimonio, un mondo talmente vasto che non può essere sufficientemente approfondito nelle due ore settimanali curricolari >>.

A. Bastari, 4ALi

 

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

DEBUTTO DEL MEDI ALLE OLIMPIADI REGIONALI DEL DEBATE DI ANCONA

UNA PERFORMANCE DI TUTTO RISPETTO PER UNA SQUADRA AGGUERRITA E TENACE,  TUTTA AL FEMMINILE

Il nome anglofono può fuorviare. Il debate, la new entry nelle metodologie didattiche della scuola italiana, è in realtà un retaggio del mondo classico. Ma, prima di tutto, che cos’è propriamente il debate? E’ una discussione, un vero e proprio dibattito, nel quale due squadre, composte generalmente da tre membri ciascuna, sostengono e controbattono un claim (un’affermazione), schierandosi tra i favorevoli o tra i contrari. La discussione è però limitata da una semplice regola: la posizione assunta dalle due squadre non è una scelta libera, ma assegnata da un corpo di giudici. Oggi i più decisi promotori di questa disciplina sono i paesi anglosassoni (negli USA è una materia curricolare nelle scuole), ma i primi public speaking formali si verificavano già nell’Atene del V secolo a.C., vero grande teatro dell’arte oratoria classica.

Anche in questa occasione il nostro liceo ha voluto mettersi in gioco su questo nuovo format di dialogo, con una squadra tutta al femminile (Sara Andreozzi e Alexandra Bastari della 4ALi e Consuelo Centurelli della 3BLi) che ha partecipato alle Olimpiadi regionali del Debate, tenutesi questa mattina presso l’Istituto Savoia-Benincasa di Ancona. Una competizione a cui hanno preso parte dodici istituti provenienti da tutte le Marche. Le debaters del Medi si sono misurate con un claim non facile: Il denaro investito nell’esplorazione spaziale è sempre ben speso.

 

Non ha importanza la posizione raggiunta dalla nostra squadra che, nonostante i vivi complimenti dei giudici, non avrà accesso alle finali nazionali del prossimo autunno, a cui invece parteciperà il Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi in rappresentanza della regione. E’ invece non di poco conto la consapevolezza di aver brillato in una strategia formativa con cui non si è in confidenza, quasi sconosciuta, appena assaggiata sui banchi di scuola.

Più rilevante, invece, il valore che assume la pratica del debate nella nostra società, spesso troppo competitiva ed inflessibile: la capacità di assumere, quando le regole lo impongono, il punto di vista opposto e provare a giustificarlo, nonostante lo sforzo, spesso immane, del saper portare avanti efficacemente un’istanza e opinione che non è necessariamente propria. Una disciplina che, però, benché si mascheri dall’arte della finzione, della persuasione e del prevalere, educa invece al rispetto e al confronto, fornendo le chiavi per un dialogo piacevole libero dalle ostilità della contesa.

Alexandra Bastari (4°ALi)

 

 

 

Alexandra Bastari 4ALi

In evidenza
Pubblicato in: Recensioni

IL RAPPORTO MADRE-FIGLIA IN UNA STORIA ORIGINALE E SINCERA

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, pubblicato nel 2017 e vincitore del premio Campiello, è un romanzo semplice e sincero. Il titolo, alla lettera “la ritornata”, si riferisce alla protagonista, una tredicenne che da un giorno all’altro viene restituita ai genitori naturali senza una spiegazione.

Vissuta con i genitori adottivi in una situazione di benessere, dovrà adattarsi alla vita di chi al contrario vive in stato di povertà, in una famiglia numerosa, disordinata e violenta. Solo Adriana, la sorella più piccola, sarà per lei un’amica, un angelo custode, un’ancora.

Arminuta3

La narrazione è condotta in prima persona; la scrittura è scorrevole, presente accanto all’italiano l’uso del dialetto che accentua la differenza tra le due famiglie. Un romanzo coinvolgente, toccante, incentrato sulla complessità dei rapporti familiari visti dagli occhi di una bambina.

Arminuta4

Libro vivamente consigliato: offre uno spunto di riflessione sulle difficoltà che si incontrano in famiglia e sulla necessità di andare avanti a testa alta, nonostante tutto.

Francesca Sbaragli (4°ALi)

In evidenza
Pubblicato in: Cultura

TRA IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA… A SCUOLA DI ESORCISMO CON DON ADRIANO TORREGGIANI

Don Adriano Torreggiani, della Diocesi di Senigallia, venerdì 16 marzo è stato invitato dal docente di religione Emanuele Piazzai nel nostro liceo per una lezione tutt’altro che ordinaria, a cui hanno assistito le classi 2BLi e 2CLi.

esorcismo 2“Per parlare di un’esperienza così presente nelle nostre vite” ha esordito don Adriano, “ora come ora, non parlerò del mio vissuto, ma parlerò attraverso le scritture bibliche.” E’ la  Bibbia, infatti, che fotografa  il vissuto dell’uomo, che contiene le domande chiave dell’esistenza umana, il perché del dolore, del male e della sofferenza. Il sacerdote ha spiegato che l’uomo, anche dopo l’arrivo del Liberatore per eccellenza, non è mai stato  completamente liberato, perché Gesù, pur perdonando, non ha cambiato le regole del gioco. E’ quindi per questo motivo che il simbolo più celebre del Cristo è il crocifisso, cioè la rappresentazione dell’incontro del bene con il male.

esor 3

 Don Adriano ha continuato commentando una frase del Credo cattolico, in cui si legge “ Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili…”,  cercando di farci comprendere che molti degli ostacoli nella nostra vita, sono dovuti anche alla malizia dell’uomo. Parlando di creature invisibili si fa riferimento agli angeli, ad alcuni di loro, in particolare, che odiano la figura superiore di Dio, in quanto si sentono suoi schiavi e tentano in tutti i modi di farci seguire il loro esempio.

 

Il Diavolo, per definizione, è il divisore, colui che distrugge dove c’è comunione, al contrario  l’Angelo è l’annunciatore della volontà divina. Alcuni angeli, secondo il Concilio V del 1215, hanno peccato e  il male, che è più forte di qualsiasi forza umana, è invincibile dall’uomo e  solo Dio è in grado di combatterlo.

Adamo-ed-Eva1L’esempio classico è quello di Adamo ed Eva che, pur essendo liberi, sono stati sedotti da Satana. Paolo VI durante l’udienza generale del 1972, affermò: “Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.” Don Adriano riportando le parole di Paolo VI, ha spiegato che gli angeli sono diventati maligni per libera scelta e che a differenza dell’uomo, che è un essere razionale, sono intuitivi e impulsivi, e per questo motivo non vengono perdonati. San Giovanni Crisostomo,  arcivescovo e teologo bizantino, dichiarava che la dottrina cattolica doveva offrire speranza e fiducia e che sarebbe stato un errore smettere di lottare contro il male de parte degli uomini.

Ritornando ai giorni nostri, il sacerdote  ci ha riferito che in Italia ci sono più di 12.000 persone che, andando dai cartomanti, compiono azioni sataniche in quanto disobbediscono al primo comandamento che afferma che esiste un solo Dio. In Italia, inoltre, ci sono 807 sette sataniche e il satanismo si diffonde anche attraverso la musica, i canti, i libri e i fumetti, che ti possiedono anche contro la tua volontà.

Satana si manifesta, in base ai racconti di don Adriano, infierendo sulle cose e sulle persone, almeno in tre modi: con l’oppressione, che possiamo definire come una disperazione maligna; con la vessazione, che si manifesta con delle vere e proprie percosse e con la possessione diabolica, quando la persona non è più responsabile di sé stessa e  dimostra una forza fisica superiore al normale o riesce a parlare lingue antiche o sconosciute.

A questo proposito il sacerdote ci ha raccontato un esorcismo da lui compiuto su una donna posseduta che riusciva a prevedere eventi non accaduti. In alcuni casi la persona posseduta, è in grado di rivelare i tuoi peccati, dice Don  Adriano,  soltanto se non sono stati perdonati in precedenza. Ci sono più possibilità di aprire una porta al male: malefici, attività occulte, peccati compiuti ripetutamente. Il Diavolo è menzognero, si nasconde, e la Chiesa Cattolica usa l’esorcismo come mezzo per far venire a galla Satana e combatterlo. In tutto il mondo esiste un libro per praticare gli esorcismi, dove sono scritte le parole in grado di scacciare il male. In conclusione, don Adriano Torreggiani, ha affermato che ognuno di noi  è esorcista, poiché tramite la nostra volontà possiamo scacciare il male, in quanto nella vita ci troveremo sempre a scegliere tra la verità e la menzogna e non dobbiamo avere paura perché la tentazione non è mai più forte del nostro volere.

Vittoria Balducci 

(Classe 2C LI)

 

 

 

 

 

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

“FATE DELLA VOSTRA VITA UNA COSA STUPEFACENTE!”. PAOLO CREPET, I GIOVANI E LA VIA DEL FUTURO…

Martedì 13 marzo, presso il  teatro La Fenice, si è tenuto l’incontro con lo psichiatra e scrittore Paolo Crepet nell’ambito del progetto Ge.Ne.Re (GEnerare NEcessarie RElazioni), promosso dal Comune e dall’Informagiovani di Senigallia,  progetto che ha coinvolto le classe 2BLi, 2DSA, 3BLI e 3BSA del nostro Istituto.

Paolo Crepet,  psicoterapeuta noto per la sua professionalità ed esperto delle problematiche adolescenziali, ha sollevato diverse tematiche, come la parità dei sessi, l’omosessualità, il bullismo, il futuro dei giovani, la famiglia, la gelosia e l’amore.

Sfondi_marzo18_20180316_081053_004

Secondo lo psichiatra non esistono solamente due sessi, due generi, ma ne esistono tanti quanti sono gli abitanti del pianeta perché non c’è differenza tra maschio e femmina.  E i giovani di oggi possono ritenersi fortunati, in quanto liberi esprimere la propria sessualità senza paure, a differenza di quanto accadeva in passato, quando l’omosessualità veniva considerata un crimine e una malattia.
Il bullo è un meschino che fa del male a chi è più debole di lui ed è potente solo agli occhi degli altri perché, in realtà, è lui l’impotente. La violenza è secondo Crepet l’ultimo stadio e colpisce chi non ha sogni, né progetti di vita.

amore1
E poi l’amore: il sentimento che ci fa sentire vivi, che ci spinge, assieme alla passione, a fare di tutto, a fare cose pazzesche. Questa parola però non sempre viene utilizzata bene ed in un contesto appropriato, spesso e volentieri infatti, i giornalisti che
devono scrivere di persone uccise, di famiglie massacrate da un loro componente, utilizzano titoli come “Tragedia dell’amore”, ma l’amore dov’è? Chi ama non agisce in questo modo. Al tema dell’amore è legata la gelosia. Un sentimento che egli sostiene di essere uno dei più inutili, ma purtroppo in assenza di esso molte persone non considerano il proprio partner “un vero uomo” o “una vera donna”. La persona gelosa è colei che è insicura ed ha poca stima di sè. Si sceglie la gelosia perchè la fiducia è più complessa, dare fiducia all’altro è più complicato. La gelosia è per cui non siamo capaci di amare davvero.

FUTURO
Parlando del futuro dei giovani, Crepet afferma che la famiglia spesso può essere il motivo per cui il giovane non riesce a spiccare il volo, molti genitori trattano i figli come se fossero una loro proprietà e così facendo mettono il piombo sulle ali di coloro che devono crescere e diventare indipendenti. Dichiara che ogni generazione ha dovuto combattere una guerra, la sua contro l’eroina, la generazione d’oggi contro gli smartphone che ci stanno portando a non avere più idee ed emozioni, il nostro stato d’animo è invece più complesso di un paio di faccine gialle.
Il futuro è dei folli secondo Crepet. Per diventare grandi bisogna uscire dalla classe, dal coro, uscire dalle righe. Bisogna avere il coraggio per dire di no. Dice che se abbiamo un’idea e tutti la approvano, essa è banale. Se invece ne abbiamo una che tutti criticano o addirittura deridono, è giusta e buona.

FUTURO PASSATO PRESENTE.jpg
Per realizzare un’idea o un sogno non è necessario avere soldi e raccomandazioni, ci vogliono coraggio, curiosità, inventiva, indipendenza, autostima, aver voglia di fare e non avere paura del rischio. Non  dobbiamo cercare i soldi ma i progetti, i sogni, le idee e le passioni. E la passione è anche il proprio mestiere – ha risposto Crepet alla domanda di uno studente sulle ragioni profonde che spingono a continuare questo mestiere difficilissimo.  L’unico modo per non stancarsi di ciò che si fa  è essere appassionato a ciò che si fa.

Milica Zvicer

(Classe 2B LI)

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

UN GEMELLAGGIO ALL’INSEGNA DEL “GIALLO”, DELL’ARTE E DELL’AMICIZIA

Dal 9 all’11 marzo, la 3BLi ha partecipato al convegno “La donna era in giallo” tenutosi tra Pisa e Lucca, attività che rientra nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro e che si è trasformata anche in una sorta di “gemellaggio” tra il nostro liceo e il Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” di Lucca.

 

Un’occasione per vedere da vicino alcuni capolavori dell’arte e dell’architettura che il mondo ci invidia: la mitica Torre pendente, affiancata dalla Cattedrale e dal Battistero, monumenti che sono stati presentati da Rossano Luperoni, docente di storia dell’arte del Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” di Lucca. Dopo la visita che si è tenuta in mattinata, i ragazzi del Medi hanno incontrato i loro “gemelli” del Liceo di Lucca, avendo così la possibilità di socializzare con le famiglie ospitanti.

La mattina del 10 è stata dedicata alla visita di Luca e dei suoi monumenti più significativi, tra i quali la Cattedrale di San Michele in Foro. Alle 14 si è finalmente entrati nel vivo del convegno. Numerosi sono stati gli interventi di importanti scrittori e professori e di studenti che, anche attraverso presentazioni con animazione e musica, hanno esplorato la figura femminile nel giallo. Dopo la consegna dei diplomi, i partecipanti al convegno e al progetto sono stati invitati alla “Cena con Delitto”.

lucca3

L’11 marzo in mattinata i ragazzi hanno assistito all’ultima parte del convegno, dedicata agli interventi di Giorgia Antonelli, Gabriele Cardone, Alessandro Maraschi e Consuelo Centurelli, che sono stati premiati con una medaglia di bronzo. Al termine dei lavori gli studenti del Medi hanno fatto ritorno a Senigallia, soddisfatti delle esperienze vissute e ansiosi di ospitare i loro partner in occasione del convegno sul giallo che si svolgerà a maggio Senigallia.

Consuelo Centurelli (3BLi)

In evidenza
Pubblicato in: Interviste

UNA “FUORICLASSE” DELLE LINGUE NEL NOSTRO LICEO

ROBERTA MENCHETTI DELLA 5BLI SI AGGIUDICA IL PRIMO POSTO ALL’OTTAVA EDIZIONE DEL CAMPIONATO DELLE LINGUE DI URBINO

Ha quasi diciannove anni, ma è già un orgoglio per il nostro liceo e per tutta la città di Senigallia. Con il suo <<testo dalla potente vena narrativa […] segno d’una notevole sensibilità immaginifica>>, come lo ha giudicato la commissione d’esame, è riuscita ad aggiudicarsi il primo premio di lingua spagnola al Campionato Nazionale delle Lingue di Urbino, giunto alla sua ottava edizione.

Menchetti 4

Un campionato che valorizza  l’importanza dello studio delle lingue straniere nella nostra società multietnica e promuove solamente le eccellenze degli istituti superiori. Ma Roberta Menchetti ha i piedi ben saldi a terra e sa bene che dietro ogni vittoria c’è una buona dose di fatica, di impegno e soprattutto tanta buona volontà. Ed è pronta a tornare in pista per altre sfide. L’abbiamo incontrata ed intervistata proprio tra i corridoi del nostro istituto.

Cosa significa per te studiare le lingue? Hai mai avuto ripensamenti nella scelta del tuo indirizzo di studi? Ero orientata a studiare lingue già dalla seconda media. Con il passare degli anni, sono ancora ferma sull’idea che studiare in questo liceo è stata la scelta più giusta. Mi ha infatti permesso di sviluppare il mio approccio verso ciò che ci circonda: inizialmente ero convinta che studiare le lingue straniere significasse conoscere diverse maniere di esprimere lo stesso concetto. In realtà, in questi cinque anni, ho capito che studiarle è essenziale per partecipare attivamente in questo mondo globalizzato in cui viviamo. Ci permettono di ampliare i nostri orizzonti, abbattere le barriere dei pregiudizi e di entrare in contatto con nuove culture e diversi stili di vita anche diametralmente opposti ai nostri. Ci consentono di costruire, tassello per tassello, ogni angolo del nostro mondo.

Menchetti3_Wondershare

Come ti sei preparata per la gara? 

Da dicembre a febbraio, la mia professoressa di spagnolo, Silvia Giuliani, mi ha consigliato di leggere libri fantasy, in quanto per la prova finale avrei dovuto comporre un testo di scrittura creativa. La mia classe, invece, quest’anno si è concentrata soprattutto su temi di attualità, in vista della seconda prova dell’esame di maturità.

Hai avuto esperienze di studio o semplicemente un intercambio culturale all’estero?  

Ho partecipato ad un ministage a Nizza e ad un intercambio con un istituto di Murcia organizzato dal nostro liceo l’anno scorso.

Ti è stato utile il soggiorno a Murcia?

Sì, mi ha aiutato molto. Non avendo mai preso parte ad esperienze del genere, ero abituata, come molti, a imparare la lingua dei libri di grammatica. Sentivo che mi mancava la parte della lingua viva, quella più vera. Inoltre, grazie allo scambio ho avuto la possibilità di vivere la routine tipica di una ragazza spagnola della mia età, imparando a conoscere la cultura e le abitudini del Paese.

 

Dopo questa vittoria, stai prendendo in considerazione l’idea di andare a studiare e/o vivere all’estero in futuro?

In realtà l’idea c’è da molto tempo, da molto prima della vittoria al Campionato Nazionale delle Lingue. Mi piacerebbe continuare con il percorso linguistico qui in Italia, specializzandomi in Interpretariato, approfondendo le lingue orientali come arabo e cinese. Poi, magari, avviare la mia carriera fuori dai confini.

Come hanno reagito i tuoi familiari, amici e docenti alla notizia della vittoria?

Nei giorni delle ultime selezioni non avevo Internet con me. Quando ho ricevuto la notizia di essere arrivata terza classificata alle semifinali (prova che consisteva in un test scritto al computer e un colloquio orale) ho informato i ragazzi che dividevano l’hotel con me e i loro commenti sono stati tutti molto incoraggianti. La professoressa Giuliani, che purtroppo non ha potuto accompagnarmi, era entusiasta e mi ha consigliato di rimanere concentrata e di dare il meglio di me, certa che con la mia umiltà sarei andata avanti sia lì che nella vita.  Quando la sera della finale ho inviato a tutti la foto del primo premio, sono stata sommersa di complimenti, docenti e dirigente compresi. Ma, soprattutto, il giorno dopo la mia classe ha festeggiato la vittoria assieme a me.

Alexandra Bastari (4ALi)

In evidenza
Pubblicato in: Letteratura

SFIDA ALL’ULTIMO DELITTO

I RAGAZZI DEL MEDI SI MISURANO CON LA NOBILE ARTE DEL RACCONTO GIALLO

Nella giornata di venerdì 23 febbraio si è svolta presso l’Aula Magna del nostro liceo la prima fase del concorso “La nobile arte del delitto” che ha coinvolto sette classi tra biennio e triennio (1ASc-1CSc-1DSc-1BLi- 2BSc-3BLi-4CSA). Promosso dall’ ISI Machiavelli di Lucca e dalla Biblioteca Comunale Antonelliana di Senigallia, il concorso “ludico-letterario” è riservato agli studenti delle scuole superiori e prevede inizialmente una selezione locale, tra classi della stessa scuola.

Tra queste viene individuata una classe vincitrice ogni quattro partecipanti, fino ad un massimo di tre. Le classi qualificate si sfideranno poi nella finale nazionale che si svolgerà a Senigallia il 12- 15 maggio 2018.

Gli studenti che hanno aderito al concorso hanno letto i racconti gialli selezionati dal comitato “sculp.sit”. Se volete misurarvi anche voi con la nobile arte del delitto e passare del tempo in compagnia di un buon giallo d’autore, ecco i titoli scelti: Le inseparabili (Anna Catherine Green); Uno scandalo in Boemia ( Arthur Conan Doyle); Una principessa a Baker Street ( Cunnin Toil); Storia di un bell’uomo (The Chobham Affair); Trappola per topi ( Ethel Lina White); L’uomo invisibile ( Gilbert Keith Chesterton); L’ultima rosa ( Jacques Heath Futrelle); La banda maculata (Arthur Conan Doyle);Il caso Stonor (Arthur Conan Doyle).

 

Suddivise in tre gironi, le classi si sono confrontate su due dei racconti dell’elenco, misurandosi in una serie di quiz che riguardavano non soltanto trama, ambientazione e personaggi, ma anche la vita e l’opera degli autori. Quiz dai titoli molto accattivanti (SCOVA L’ERRORE, CHIEDILO A LORO, TUTTO IN TRE MINUTI, SUPERQUIZ e infine il RISCHIATUTTO) in una gara che ha appassionato moltissimo tutti i partecipanti. Non sarà un caso che tutte le sette classi sono state ammesse alla fase finale della competizione.

Martina Mariani (2BSc)

 

 

 

In evidenza
Pubblicato in: Migrazioni

ON THE ROAD. IL DOCUMENTARIO DEL REGISTA PIERS SANDERSON RACCONTA IL DRAMMA DELLE PROSTITUTE NIGERIANE

 

Sabato 17 febbraio nell’Aula Magna  del nostro istituto le classi quarte hanno assistito alla prima del documentario On the road, girato e diretto dal regista Piers Sanderson, che racconta una piaga nota a molti, ma sepolta in un deserto di silenzio: la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale di giovani donne nigeriane. La presentazione ha avuto il suo inizio con l’intervento della professoressa Via, che ha inquadrato il fenomeno dal punto di vista storico e sociale, raccontando  il lungo viaggio che sono costrette a percorrere, le violenze che subiscono e dei metodi per farle lavorare in Italia come prostitute. La maggior parte proviene dal quartiere di Upper Sakpoba road,  zona tra le più povere di Benin city, capitale dello Sato dell’Edo che si trova nel sud della Nigeria. Dopo aver soggiornato nelle case di collocamento in Niger, attraversano il deserto raggiungendo le coste dell’Africa settentrionale. Talvolta la traversata è così pericolosa che non sopravvivono alle misere condizioni di vita nel deserto. Solitamente si spostano nel nostro paese grazie a parenti o amici che le mettono a contatto con gli uomini della rete, convincendole a partire con la falsa promessa di una vita migliore, ma una volta arrivate scoprono che ciò che le aspetta non è quello che si aspettavano.

tratta

Entrano in un circolo illegale nel quale sono costrette a prostituirsi per pagare il debito che hanno dovuto contrarre per arrivare in Italia: un debito inestinguibile, che può ammontare a 30 mila euro, ma arrivare anche a 50 o 60 mila euro. Le ragazze non si ribellano perché sono legate alla Madame (ex prostituta entrata a far parte del giro di prostituzione), tramite un rito Voodoo che le vincola a un patto con gli dei per il quale verranno da loro punite se non seguiranno gli ordini impartiti dai capi, ovvero prostituirsi. Credendo a questa credenza popolare della punizione divina daranno la colpa al patto e a loro stesse dei loro problemi in caso di trasgressione. La violenza dunque non è solo fisica, ma soprattutto psicologica che infonde loro la paura di ribellarsi e chiedere aiuto. La professoressa si è soffermata molto nello spiegare che l’intento dell’incontro non era quello di impietosire gli studenti per qualche ora per poi tornare alla loro vita comune, ma  quello di far parlare la sensibilità presente in ognuno di noi e di non giudicare gli eventi o le persone sulla base di un’onda emotiva, ma di filtrarli con occhio critico.

Screen shot 2016-10-25 at 13.49.08.png

Dopo la visione del docufilm “On the road”, la parola è passata al regista inglese, Piers Sanderson. Ha spiegato l’origine di questo documentario e la sua esperienza personale sul campo. Ha raccontato le differenze tra le prostitute presenti nel nostro paese e quelle presenti in Inghilterra. Ad esempio è rimasto molto colpito dal fatto che le prostitute in Italia lavorassero sotto gli occhi indifferenti della gente, nelle vie di città anche molto trafficate, mentre in Inghilterra tendono a nascondersi in periferia.

IMG-20180217-WA0006.jpg

Ultima a parlare, ma non per ordine di importanza, è stata Stefania, responsabile del servizio Drop dell’associazione onlus On the road, che offre sostegno e protezione delle ragazze e avvia un percorso per farle uscire dal racket. Prendersi cura di chi non è intenzionato a parlare non è facile, ma le volontarie dell’associazione cercano di avvicinarle per cercare di instaurare un rapporto confidenziale, nel quale non sono trattate da semplici oggetti ma come esseri umani, al pari del loro interlocutore. Cercano di farsi raccontare la loro storia, tramite un’interprete, e la loro condizione attuale per trovare il modo di aiutarle, talora con aiuti legali e programmi di protezione.

on the road2

L’incontro si è concluso con le domande da parte degli studenti che avevano in mente qualche questione da proporre. É stato un momento di riflessione molto importante per aprire gli occhi e risvegliarci le coscienze. La speranza è che in futuro, quando capiterà di passare per il ciglio di una strada, cadano i pregiudizi sulle “donne della notte” e si veda un lato umano fatto di paura e dolore. Al quale non possiamo più rimanere indifferenti.

Alessandro Covino

(Classe 4BSa)

In evidenza
Pubblicato in: Cultura

GLI INSEGNAMENTI DI DANTE NEL NUOVO MILLENNIO. IL SAGGISTA FILIPPO LA PORTA SPIEGA IL SOMMO POETA AGLI STUDENTI DEL MEDI

Amato negli USA e apprezzato con una certa gelosia patriottica dagli italiani, Dante sembra non aver esaurito la sua mole di insegnamenti, ancora valida per le ultime generazioni. A dare voce ad una nuova interpretazione dell’autore fiorentino, il critico letterario Filippo La Porta in un incontro con docenti e studenti del nostro liceo nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio.

 

Collaboratore per importanti testate giornalistiche come Il Corriere della Sera e autore di libri come Roma è una bugia (2014) e Indaffarati (2016), il noto saggista romano torna in libreria con Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio, un viaggio tra le cantiche della Divina Commedia volto a dimostrarci che sì, il sommo Poeta ha ancora qualcosa da dirci. Quella di La Porta è sempre stata una vera e propria ossessione per il problema morale. Perché agire bene sembra essere, sin dai tempi più remoti, il vero interrogativo della specie umana. La morale, per Simone Weil – più volte citata nel nuovo libro di La Porta e considerata dall’autore una delle menti più straordinarie del ventesimo secolo- è un esercizio di attenzione, proprio come guardare bene le cose e ascoltarle lo era per San Bernardo, l’ultima guida di Dante nel suo viaggio ultraterreno (<<se tu li guardi bene e se li ascolti>>). Ogni studente potrà confessare che Dante è sempre apparso invece come un moralista intransigente, un bacchettone che si scontra con il carattere bonario di noi italiani, sempre pronti ad aggiustare le cose e a scendere diplomaticamente a compromessi. <<Eppure, Alighieri>> – dice La Porta – <<formula la morale in un modo non del tutto moralistico. Per Dante fare del bene vuol dire far esistere gli altri, guardarli, ascoltarli, capirli.>>

Tutte le pene descritte nell’Inferno e nel Purgatorio sono infatti il prezzo da pagare per aver scelto di vivere nell’irrealtà. Dall’ego rigonfio dei superbi, colpevoli di aver tolto realtà agli altri nella convinzione di poter ridurre il mondo ad un deserto autoreferenziale, all’illusione del possesso degli avari, dalla rabbia degli invidiosi, incapaci di cogliere della sventura in ogni esistenza, fino ai golosi e ai lussuriosi, nella loro concentrazione unilaterale in un’unica forma di piacere annebbiante.

 

Il rischio è però sempre quello di considerare la Divina Commedia un poema religioso, in cui la pena corrisponde ad una sanzione prescritta da Dio. <<In realtà>> -spiega il saggista- <<nulla in Dante implica la fede religiosa, che oggigiorno è tremante e sempre più un affare privato. La punizione dei peccatori nella Commedia è proprio quella di vivere dentro il peccato nella loro esistenza stessa.>> Sono passati più di sette secoli, ma Dante continua ad assomigliarci: quest’uomo moderno che nella sua ascesa verso il Paradiso incespica, scivola, sviene e dorme persino, al punto che recenti studi sembrano confermare la sua narcolessia. Non fu mai <<ascetico né spiritualista>>, ma istituì un profondo legame tra la beatitudine celeste e la felicità terrena, facendo diventare amore cosmico qualunque forma di passione, anche fisica (<<ardore virtuoso>>). E, soprattutto, dando realtà, ancora una volta, al rapporto tra l’uomo e Dio, quando, nell’ultimo canto del Paradiso, quella che Dante vede riflessa in uno dei volti dei tre cerchi della Trinità è un’effigie umana, a testimoniare l’esistenza di una parte celeste nell’uomo. <<Perché la Divina Commedia>> -spiega La Porta- << è un monumento all’uomo come essere divino in modo discontinuo, e un appello ad ogni lettore a trasformarsi, a transumanare e a ricongiungersi con il bene.>>

Alessandra Bastari (IV ALi)

In evidenza
Pubblicato in: Internazionalizzazione

DAL MIT AL LICEO MEDI: NIYATI DESAI E LA PASSIONE PER LA SCIENZA

Studentessa  in due grandi città degli Stati Uniti – prima  nella Grande Mela, poi a Boston- e ora docente a Senigallia, una piccola realtà in cui ha imparato ad incontrare i suoi studenti lungo la strada. Direbbe che è insane, Niyati Desai, studentessa di Ingegneria e Fisica Aerospaziale alla M.I.T (Massachusetts Institute of Technology), una delle più prestigiose università di ricerca high-tech del mondo già insignita di 79 premi Nobel.
Ventenne, newyorkese ma di origine indiana, una grande passione per la robotica aerospaziale e il sogno di un futuro in cui sarà disegnatrice di rockets: è questo il breve profilo di Niyati, ospite del nostro liceo dall’8 al 27 gennaio nell’ambito del programma Global Teaching Labs (di cui l’istituto Medi è il capofila delle sedici scuole partecipanti), una collaborazione finalizzata ad istituire un confronto con una didattica e una metodologia di insegnamento innovativa.

MIT2

Nel nostro istituto, Niyati ha tenuto infatti alcune lezioni di matematica, fisica e chimica nelle classi degli indirizzi scientifici. Con il suo tono disteso ma costantemente eccitato e con quella self-confidence che forse solo gli americani sanno mostrare in pubblico con tanta disinvoltura, la giovane docente ha incontrato giovedì mattina alcune classi nell’Aula Magna del nostro liceo per un momento di riflessione e di scambio, prima di lasciare l’Italia e volare nuovamente a Boston.

Nyati_family
La storia di Niyati inizia più o meno quando, a sedici anni, ebbe il coraggio di andare a bussare alla porta di un suo professore di scienze per farsi raccontare come stava procedendo uno dei suoi esperimenti da laboratorio con il grafene. <<Credevo mi avrebbe sbattuto la porta in faccia>> -ha raccontato Niyati- <<invece mi diede un libro da leggere e mi chiese di ritornare quando avessi finito. Ma non capii quasi nulla.>>
Perché il nostro concetto (a volte fantasioso) di scienziato non è mai cambiato: un genio dotato di un intuito fuori dal comune sin dalla più tenera età che sarà poi pioniere di grandi rivoluzioni scientifiche. Questa è però semplicemente mitizzazione. A volte, in realtà, alcuni grandi nomi non sarebbero mai diventati tali senza essere ritornati sui propri passi almeno una volta. <<Al liceo odiavo la chimica>> -ha continuato Niyati -<<Credevo che al college non mi sarebbe servita per studiare i fenomeni dello spazio e non vedevo l’ora di liberarmene. Poi ho capito che un razzo non potrà mai levarsi verso il cielo senza una buona dose di chimica, e ho voluto darle un’altra chance.>>

Nyati
Nonostante lo studio, Niyati non ha voluto però rinunciare alle sue passioni. Coniugare studio e tempo libero è infatti possibile e accantonare i propri hobbies per spendere (o disperdere) troppe energie sui libri potrebbe non rivelarsi fruttuoso. <<Durante il liceo suonavo il violino e giocavo a calcio>> ha continuato la giovane ricercatrice <<Poi ho trascurato molti miei interessi per lasciar spazio allo studio, ma non è questo l’approccio giusto per nessuno studente. Non bisogna mai negarsi nuove opportunità ed esperienze.>>

Alexandra Bastari (IV ALi)

 

In evidenza
Pubblicato in: Cultura di pace

CONTRO LA VIOLENZA E IL DISARMO NUCLEARE. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE LISA CLARK OSPITE DEL LICEO MEDI

Ne abbiamo vissute tante, di guerre, sia dalla parte del carnefice che da quella delle vittime. Eppure ancora ci chiediamo come si possano evitare gli esiti traumatici degli scontri, l’autodistruzione totale. Porsi a mediazione tra le parti per evitare che un disaccordo sfoci in un conflitto violento: questo l’obiettivo a cui Lisa Clark, attivista della Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (ICAN) e neolaureata Premio Nobel per la Pace, ha dato voce nell’incontro con gli studenti del Liceo Medi nella mattinata di lunedì 18 dicembre.

FB_IMG_1513702265969 (1)

<<Costruire la pace senza le armi è possibile>> dice la Clark, vissuta nella fredda Sarajevo degli anni Novanta sotto assedio. <<E’ una realtà diversa, quella della guerra, quando la vivi dalla parte di chi le bombe e le pallottole le riceve. Sapevo di essere contro la guerra, ma non l’avevo ancora vissuta assieme alle vittime. A Sarajevo ho imparato a capire la guerra con il cuore e le viscere.>> E’ difficile, quasi impossibile riparare ai danni delle guerre nucleari. I ricordi delle due bombe atomiche sganciate ad Hiroshima e a Nagasaki settantadue anni fa sono tra i più dolorosi della storia del Novecento, con tutti i migliaia e i migliaia di morti e con tutti i viventi condannati ad una morte dilazionata, come Sadako Sasaki, deceduta di leucemia dieci anni dopo lo scoppio della bomba, una delle tante vittime di radiazioni a <<scoppio ritardato>>.

IMG-20171219-WA0010
Un nuovo tentativo di prevenzione è stato rinnovato dall’International Peace Bureau (IPB), di cui Lisa Clark è la co-presidente. Nato nel 1891 e insignito del premio Nobel nel 1910, l’IPB si impegnò ad evitare lo scontro della prima guerra mondiale, fallendo. <<Il nuovo obiettivo che mi propongo per l’International Peace Bureau>> -afferma Lisa -<<è creare reti tra associazioni di diversi paesi e diversi continenti. Non può essere una campagna eurocentrica, soprattutto in questo momento storico dove le paure peggiori non provengono dall’Europa.>>

Image converted using ifftoany
Sebbene il nucleare sia quantitativamente diminuito (si contavano 67mila bombe atomiche alla fine degli anni Ottanta e solamente 15mila al giorno d’oggi), queste nuove promozioni per il disarmo non possono essere estranee all’umanità intera. <<Dobbiamo iniziare a conoscere le somme per fermare, assieme, i governanti che vogliono procedere con aggressione>>. Le cifre vengono dallo Stockholm International Peace Research Institute: 1686miliardi di dollari investiti in spese militari contro solamente i 2.5miliardi impiegati a supporto di associazioni benefiche e aziende umanitarie. Un furto ai danni dell’umanità , quindi, da sempre influenzata dall’idea che solamente abbracciando la violenza si possa dominare il campo. <<E’ necessario pertanto riconvertire le spese militari per risolvere le vere crisi umanitarie.>> -ha detto la Clark agli studenti- <<Anche quando non vengono usate, le armi sottraggono preziosi fondi, come quelli per l’istruzione. E solamente un luogo come la scuola può formare cittadini che contribuiscono alla pace, riconoscendo le differenze e risolvendo i conflitti in maniera non violenta.>>

Alexandra Bastari (4ALi)

In evidenza
Pubblicato in: Spettacoli

CAFFÈ BACH AL PERGOLESI DI JESI. UNA MISCELA UNICA E INEDITA DI OPERA LIRICA, CIRCO, MUSICA CLASSICA ALL’INSEGNA DELL’IRONIA

Una rappresentazione singolare con artisti che sono anche cantanti e musicisti e persino pattinatori, una fusione tra opera lirica, musica classica e circo. Questo, in estrema sintesi, è il Caffè Bach, una CircOpera da camera in un atto, scritta da Giacomo Costantini sulle musiche di Johann Sebastian Bach, rielaborate da F. Bettoli, S. Carloni e Andrea Cappelli.

 

Lo spettacolo, al quale hanno preso parte insegnanti, studenti e personale del nostro liceo, è andato in scena al Pergolesi di Jesi lo scorso 29 novembre nell’ambito dell’“Anteprima giovani”, una rassegna pomeridiana, riservata alle scuole. Nella nostra scuola è ormai una tradizione consolidata grazie all’iniziativa della prof.ssa Anna Annibali promotrice del progetto “Ragazzi all’opera”.

Bach5

Ma torniamo allo spettacolo, un lavoro collettivo con una molteplicità di protagonisti in tutti i ruoli e in tutti i livelli. Straordinario ammirare come il canto e il pattinaggio si possano unire, come se si trattasse di un connubio naturale.

Bach 7

Gli esercizi classici di giocoleria sono quelli più stupefacenti per difficoltà e per l’effetto che provocano sul pubblico. L’opera è semplice e comica, ma riflette molto della realtà sociale dell’epoca quando il caffè era una bevanda esotica e una donna che voleva berlo non era ben vista. Si raccontano storie semplici: la storia di un padre che rimprovera la figlia di essersi abbandonata al terribile vizio di bere caffè, dal quale dovrà disintossicarsi prima o poi se vorrà sposarsi. La fanciulla sembra obbidire all’ordine paterno, ma nel contratto di matrimonio pone la clausola che, dopo essersi sposata, potrà bere tutto il caffè che vuole. Caffè Bach nasce per confrontare la scrittura contemporanea con il modello bachiano e il linguaggio dell’opera con quello del circo contemporaneo.

Consulo Centurelli 3BLi

In evidenza
Pubblicato in: Cittadinanza attiva

VOCI DI DONNE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

LE TESTIMONIANZE DI DACIA MARAINI, DI ANNARITA CALAVALLE E DI LUCIA ANNIBALI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Iniziamo con il mettere due punti fermi. Il primo è dopo un “no”. No, non si può più tollerare la violenza sulle donne. E poi dopo un “sì”. Sì, è indispensabile una giornata contro la violenza sulle donne che viene celebrata il 25 novembre di ogni anno. A raccontarlo sono i numeri: secondo le ultime stime Istat le donne che subiscono maltrattamenti sono circa 6,7 milioni solamente in Italia. Di queste, circa il 16% ha subito atti in grado di metterne a repentaglio la vita, percentuale che si alza al 20% se si aggiungono anche la percentuale legata allo stupro e al 31% se, a queste cifre già drammatiche, si considerano violenze fisiche come maltrattamenti che portano a lesioni fisiche gravi e gravissime (fonti Istat).

FEMMINICIDIOA ricordare questo tema toccante quanto straziante è Cronaca di un amore rubato, monologo che Federica Di Martino ha tratto da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore rubato. In scena c’è un’“anima morta” che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aggressori: quattro liceali hanno sequestrato una ragazzina di tredici anni e hanno abusato di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante.

Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in automobile e che la porterà al pronto soccorso. Nell’interpretare il monologo, Federica Di Martino così esprime le sue considerazioni: “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti. […] Ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre. […] Una ragazzina che ha perso quel giorno il suo posto nel mondo …
un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce.
 Dove i colpevoli possono vivere liberi.”

Per celebrare questa giornata, i ragazzi del Liceo Statale Medi di Senigallia si sono recati presso il cinema il Gabbiano dove hanno avuto un incontro toccante con la professoressa Annarita Calavalle, che trentacinque anni fa ha subito l’aggressione violenta del fidanzato che le ha sparato alla mandibola. La sua grinta è motivo di esempio perché invece di piangersi addosso ha ricostruito la sua vita con audacia e senza odio nei confronti del suo aggressore. A seguire è stato proiettato il film “Io ci sono – La mia storia di non amore”, scritto da Lucia Annibali, un film che ricostruisce una rinascita dolorosa eppure essenziale che ha investito Lucia dopo che è stata vittima di un gesto tanto orribile quanto vigliacco. E’ un’immersione totale nel percorso straziante della Annibali, che all’inizio del film viene colpita dall’attacco con l’acido e poi in una serie di flashback ci viene mostrata mentre continua il suo percorso verso la guarigione parallelamente al racconto della storia d’amore passata con Luca Varani.

femminicidio 7

 

Un viaggio nella violenza, nell’orrore, che provoca sdegno, rabbia, una sofferenza intensa ma che in qualche modo non si abbandona mai al moto della pietà.  Io ci sono rende omaggio alla forza personale della Annibali, ricostruendone con chiarezza il coraggio, l’ironia e la capacità di piegarsi senza spezzarsi fino a diventare testimone importante del profondo senso di abominio che la violenza sulle donne provoca o dovrebbe in tutti i casi provocare e di come si possa rispondere anche al crimine più efferato tornando piano piano a vivere.

Consuelo Centurelli (3BLi)

 

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

I RAGAZZI DEL MEDI A SCUOLA DI DEBATE ALL’IIS SAVOIA BENINCASA

Venerdì 24 novembre i ragazzi della 2Csa e 2B-sc del nostro liceo si sono recati all’Istituto di Istruzione Superiore Savoia Benincasa di Ancona per sperimentare il debate, una pratica didattica molto diffusa nelle scuole, che consiste in una discussione tra studenti che si confrontano su un tema particolare.

La giornata prevedeva due attività: nella prima i ragazzi del Medi hanno assistito al debate dei ragazzi di una terza linguistico del Benincasa per capire come funziona il dibattito e come si articola; nella seconda le due classi, guidate sempre dai tutor del Benincasa, hanno provato a mettere in pratica quanto appreso nella prima fase.

Ma come funziona un debate? Quali sono gli ingredienti fondamentali? Innanzitutto il Topic, vale a dire il tema della discussione e poi il CLAIM un’affermazione legata al topic che verrà discussa da due squadre, una pro e una contro. Queste hanno a disposizione venti minuti per documentarsi su topic e claim ed elaborare quante più argomentazioni possibili a favore o contro con relative prove. Nel debate un ruolo importante è quello del moderatore, ovvero di colui che introduce gli interventi degli speakers, ma la parte decisiva del debate è costituita dal verdetto della giuria, composta da quattro persone, il cui compito è quello di prendere attentamente appunti durante la discussione per valutare poi i ragazzi attraverso una griglia di valutazione, che tiene conto di diversi aspetti, come il modo di porsi mentre si espone, fondamentale per attirare l’attenzione del pubblico ed essere convincenti, l’uso di esempi, prove e dati che rendano credibile la propria opinione e il lessico usato.

Per quanto riguarda la durata, l’attività prevede quattro fasi: tre di argomentazioni, ognuna da un minuto, in cui le squadre presentano le loro opinioni corredate da prove convincenti, e una di stoccata finale, in cui ciascun oratore elabora ed espone un discorso riassuntivo e rafforzativo a sostegno della propria tesi.

Perché fare il debate a scuola? I ragazzi che lo hanno sperimentato, lo ritengono utile e stimolante per almeno ragioni: in primo luogo, per imparare a formulare le proprie opinioni, svilupparle, saperle difendere e riuscire a confrontarsi con chi la pensa diversamente; inoltre il debate migliora la fluidità del parlato ed è quindi un buon modo per allenarsi ad esprimersi in pubblico; infine è molto formativo, perché ascoltare il punto di vista degli altri o assumere come proprio un parere che non si condivide favorisce l’apertura mentale e il dialogo.

Chiara Procicchiani, 2CSa

In evidenza
Pubblicato in: Letteratura

L’URLO DI PASOLINI TRA ANTICONFORMISMO E “IRRAGGIUNGIBILITA’”

Una riflessione a tutto tondo sull’intellettuale e poeta più scomodo della letteratura italiana al centro del Convegno di Scandicci (FI)  a cui hanno preso parte alcuni studenti del nostro liceo

Lo scorso 24 Novembre alcuni studenti del nostro Liceo hanno partecipato al Convegno su Pasolini (Pier Paolo Pasolini. “E’ impossibile dire che razza di urlo sia il mio”) tenutosi presso il Teatro Aurora di Scandicci (Firenze), assieme a 1000 studenti provenienti da tutta Italia. Al centro del convegno gli interventi di V. Capasa, docente di materie letterarie nei licei e collaboratore del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bari, e del poeta, scrittore, nonché professore, Davide Rondoni, fondatore e direttore del Centro di Poesia contemporanea all’Università di Bologna.

Il primo ha presentato Pasolini come un poeta che riflette nei suoi scritti su una società che sta cambiando. Secondo Pasolini l’uomo nella società borghese si civilizza perché diventa consumatore di BENI SUPREMI. L’intellettuale friulano aveva già intuito quello che sarebbe stato ed ora è, alla base della società odierna definita iperconsumistica, che si fonda sull’USA e GETTA. Capasa ha messo in evidenza un aspetto importante del pensiero di Pasolini: il Potere con la p maiuscola è quell’istituzione che ha prodotto come risultato l’UNIFORMITA’ DELLA FOLLA. La gente, le persone, la folla, i ragazzi sono omologati perché il potere lo vuole. La televisione detta la legge del comportamento di un uomo provocando una vera e propria mutazione antropologica. L’aspetto tragico è che l’omologazione si impone anche sul piano del vissuto. Gli uomini, pur essendo tutti uguali, sono costretti ad essere interiormente diversi anche se l’anima è stata pervasa da un’ARIA INVADENTE e soffocante. Pasolini però, ama FEROCEMENTE la vita e non vuole che l’amore diventi un oggetto e quindi destinato ad essere consumato. Proprio perciò Pasolini raggiunge il CONFORMISMO attraverso l’ANTICONFORMISMO. Pasolini definisce la nostalgia come un REPRESSO GEMITO, perché nella nuova era le fragilità dell’essere umano non sono ammesse tanto che non si riesce più a percepire la sacralità della vita.

Come dice Alessandro D’Avenia, essere fragili è un’arte e sono proprio i nostri limiti che ci rendono diversi. L’uomo, quindi, deve riuscire ad amare le proprie fragilità: solo così riuscirà ad amare anche la vita.

Dopo una breve pausa, ha preso la parola il poeta Davide Rondoni che ha presentato Pasolini come un genio e un pedofilo. Già da questa affermazione si può capire che il tono con cui il poeta ha affrontato Pasolini è stato provocatorio e più critico rispetto a quello del professor Capasa. Rondoni sostiene che ogni uomo sia uno SCANDALO e invita a cercare, trovare e vivere lo SPLEEN, cosa che fecero sia Leopardi che Baudelaire. Anche Pasolini riuscì a trovare e vivere il suo SPLEEN che era caratterizzato dalla CONTRADDIZIONE. La contraddizione porta squilibrio nell’animo umano ma la letteratura ci insegna che è uno degli aspetti che ha affascinato, e che ancora affascina, gli scrittori e i poeti che sono riusciti a partorire grandi capolavori. Molti intellettuali, però, credono che l’equilibrio debba essere sempre ripristinato ma, come dice Vito Mancuso, “IL COSMOS E’ IL RISULTATO DI LOGOS+CAOS”.

Pasolini credeva che la sua contraddizione potesse essere risolta attraverso lo specchio di se stesso, ma il suo narcisismo gravò sulla sua personalità tanto da rendere il suo animo frustrato e alla continua ricerca dell’IRRAGGIUNGIBILITA’ che ebbe anche risvolti di natura sessuale. Pasolini era convinto che essere molto amato medicasse alla solitudine, ma l’unica cosa che purifica il mondo e che ti guarisce dal dolore è AMARE. Pasolini ha preferito dire più IO piuttosto che qualche TU che lo hanno portato a urlare a nome di una SOLITUDINE COLLETTIVA. Dopo l’intervento del poeta Rondoni il convegno si è concluso con alcune domande degli studenti alle quali i due intellettuali hanno risposto. Penso che sia stata una bella esperienza che ci ha dato la possibilità di scoprire in profondità il pensiero di un autore come Pier Paolo Pasolini che molto spesso viene spiegato frettolosamente fra i banchi di scuola o del tutto ignorato.

Camilla Manieri, 4BSc

In evidenza
Pubblicato in: Cronaca

CONTINUA IL GEMELLAGGIO CON IL LICEO VARANO DI CAMERINO

I RAGAZZI DI CAMERINO OSPITI DELLA 5BSc DEL NOSTRO LICEO

Entusiasmo, amicizia e solidarietà. Sono queste le parole che descrivono in maniera emblematica l’esperienza di gemellaggio tra il nostro liceo e il liceo Costanza Varano di Camerino. Questo progetto ha coinvolto in particolare le due quinte del liceo scientifico di Camerino e la 5BSc del Medi e si è svolto in due fasi: la prima giovedì 19 ottobre e la seconda martedì 14 novembre. A ottobre i ragazzi della 5BSc si sono recati a Camerino per incontrare i nuovi amici del liceo gemellato e visitare i luoghi colpiti dal sisma di agosto e di ottobre dello scorso anno. camerino2Dopo aver assistito ad una lezione sulla geologia marchigiana tenuta dal professor Pietro Paolo Pierantoni dell’Università di Camerino, hanno avuto la possibilità di andare a Colfiorito ed osservare da vicino la faglia attiva del sisma. Una testimonianza evidente di come la roccia si fosse mossa di pochi centimetri scivolando sul piano parallelo sottostante.

camerino3
Conoscere la “fragilità” del nostro territorio non è stata un’esperienza di poco conto, soprattutto perché molto spesso questa non è sufficientemente approfondita dai programmi scolastici. Inoltre è stato senza dubbio utile comprendere le cause geologiche del sisma che ha devastato il centro Italia, assistendo prima ad una vera e propria lezione universitaria e verificando poi la faglia con i propri occhi a Colfiorito. Una giornata, dunque, all’insegna non soltanto del divertimento e dell’entusiasmo (che ha da subito accomunato gli studenti di entrambi i licei) ma anche della formazione sulla morfologia del territorio marchigiano.

senigallia

Nella giornata di martedì 19 novembre, invece, le classi del liceo Varano sono venute a Senigallia ed hanno assistito alla lezione tenuta dal professor Marco Ferretti sulla conformazione del nostro territorio e in particolare del tratto costiero di Senigallia.
È stato proprio questo il filo conduttore delle due giornate: conoscere i luoghi in cui viviamo, studiati da geologi di tutto il mondo per la loro specificità. L’esperienza si è conclusa con un pranzo “home made”, a testimonianza del fatto che la solidarietà, da cui era partito tutto il progetto, si sia poi tradotta nell’impegno di studenti e professori ma soprattutto in un’occasione di amicizia sincera tra i due licei. Durante il pranzo, infatti, i ragazzi hanno potuto confrontarsi scoprendo molti interessi in comune, al punto tale da rimanere in contatto sui social anche al termine dell’esperienza. Chissà se alcuni di loro si incontreranno di nuovo l’anno prossimo all’università, magari come compagni di corso alla facoltà di geologia?

Linda Olivetti, 5BSc

 

In evidenza
Pubblicato in: Opinioni

UNITI SOLO NEL CALCIO? PERCHE’ L’ITALIANO E’ PSICOLOGICAMENTE SCOSSO DALLA MANCATA QUALIFICAZIONE AI MONDIALI 2018

<<Finalmente quest’Italia qui ci fa godere un po’>>: era il 2006 quando i Finley cantavano questi versi. E già si percepiva, da quel <<finalmente>> che la vittoria del 9 luglio contro la Francia era anche una consolazione, un respiro di sollievo. Qualcosa già non andava, però avevamo il grande calcio italiano, il quarto mondiale vinto, grandi nomi come Del Piero, Totti, Cannavaro e un riconoscimento internazionale. Sono passati undici anni e c’è chi ancora, nell’amarezza della sconfitta, ama ritornare con la mente a quella sera d’estate in cui l’Italia, da Nord a Sud, in ogni città, dopo tanto tempo, vedeva la propria bandiera alzata verso il cielo da chiunque, grandi e piccoli, e in cui tutti noi urlavamo che la Francia ci restituisse la nostra Gioconda –e chi ha studiato un po’ di storia lo sa che è una provocazione un po’ ignorante. Ma sono passati undici anni, e undici anni non sono pochi. Dopo la vittoria dell’82, l’Italia dovette aspettare ventiquattro anni per vincere un altro mondiale. E ora, per la prima volta dopo sessant’anni, il clamoroso flop del nostro calcio priverà una generazione –quella dei più giovani- del più bel ricordo sportivo che da sempre riunisce le famiglie davanti ai televisori. <<Quando ero al liceo, ricordo quell’Italia che…>>. Per noi tutto questo non ci sarà. E a nulla sono valsi i commenti dei più diplomatici, che invitano ad accettare la sconfitta di ieri sera contro la Svezia e la conseguente squalificazione ai Mondiali 2018 con sportività. No, questa volta non ci siamo. Questa volta siamo fuori davvero. E non ce la sentiamo di aspettare e sperare magari altri ventiquattro anni.

Ammettiamolo: era quasi emozionante sentire ieri sera la voce roboante dello stadio urlare il nostro inno, e i visi speranzosi e grintosi di chi è con le spalle al muro, ha paura e non vuole essere cacciato via. Certo, meno onorevoli sono stati i fischi dei nostri tifosi sull’inno svedese e, se facciamo un passo indietro, vergognosi sono stati anche i <<gufi>> italiani che hanno tifato contro la Juventus e sostenuto il vittorioso Real Madrid nella finale di Champions di giugno scorso, ma noi italiani troveremo sempre un modo per giustificare la nostra mancanza di rispetto. Perché il calcio, per l’italiano, non è un atto sportivo, ma politico. I risultati di una partita si attendono con più ansia degli esiti di un’elezione. Se si potesse votare per eleggere i calciatori della nostra nazionale, le urne sarebbero affollatissime. Tra una squadra ridotta così male e un governo penoso, un italiano medio non sa dire quale è per lui una maggiore fonte di sofferenza. Il voto ci consente di decidere del destino del secondo (ma di questo non siamo più così sicuri, ndr.), sulla prima non abbiamo influenze, ma se perde facciamo fatica a mantenere la testa bassa, se fallisce il secondo pazienza, siamo vittime dell’abitudine.

Non lo accettiamo che può essere arrivato il momento anche per altre squadre e che c’è sempre chi si deve sacrificare una volta ogni quattro anni. Non può giocare tutto il mondo. E ora è arrivato il nostro turno di seguire i successi altrui dietro le quinte e non più da protagonisti. Questa riflessione andrebbe bene se il calcio non fosse considerato la nostra ultima carta vincente nel tavolo da gioco mondiale. Perché sappiamo da anni che l’Italia è per certi aspetti un Paese un po’ alla deriva: nell’economia, nella politica, nella società, nell’istruzione, nelle risorse che non sa sfruttare. Però fino ad ora avevamo il calcio, e non parlo tanto dei campionati interni, ma della Nazionale che sfoggiavamo davanti a tutto il mondo con la mano sul petto. Ci piaceva essere il popolo del <<nonostante tutto>>. Nonostante un Paese “così così” un futuro incerto, l’Italia vinceva. Ora, l’italiano non ha più niente. Non solo nella vita, ma anche nel calcio. Ora è veramente escluso da tutto.

Italia_ko

Arrivano già le prime umiliazioni e i primi scherni. Sui social si legge, un po’ sogghignando, che la disfatta di Caporetto doveva essere replicata cento anni più tardi e che il CT Ventura assomiglia un po’ a Publio Quintilio Varo poco prima di suicidarsi nella disastrosa battaglia di Teutoburgo (come se già non bastassero gli insulti che il popolo dei tifosi gli sta rovesciando addosso nelle ultime ore). E le testate giornalistiche internazionali che portano al mondo un altro tassello della nostra vergogna, e i notiziari, e il pensiero rivolto alla rabbia e all’invidia cocente che proveremo la prossima estate, e la formula consolatoria del <<però abbiamo avuto>>. Però abbiamo avuto tante cose in Italia, effettivamente.

iTALY_SWEDENko

Abbiamo avuto la storia, l’arte e la letteratura più influente e amata in tutto il mondo. Le grandi città -Roma, Firenze, Venezia- , e la lista è interminabile. Il problema, però, è che è tutto declinato al passato, racchiuso nei meandri e nei ricordi di secoli lontani. Cosa facciamo noi adesso? Possiamo aggrapparci sempre a quello che fummo (e che qualcuno fu al posto nostro)? No. Questo tempo ha bisogno di lasciare un segno, un marchio. La nostra generazione deve essere ricordata per qualcosa. Ma non sappiamo più dove mettere le mani. E poi il cibo e la moda e la musica e il cinema. Si capisce bene come sia stata sempre l’arte –nelle sue forme più sfaccettate- la nostra via di fuga, il nostro modo di aggirare i problemi, di infilarci nel terreno del mondo quando non avevamo altro modo di farci valere, di dire, a tutti, <<guardate, esistiamo anche noi, ancora una volta. Da sempre e per sempre, in un modo o nell’altro, ci invidierete>>. Abbiamo però perso la fiducia in questo modo di pensare.

iTALIA_KO7

Diciamolo pure, l’italiano di oggi è un po’ il nuovo uomo del Seicento: un individuo che ha perso il centro, che si sente smarrito e ininfluente in un paese che non riesce più a dominare e controllare. E’ in questo clima di sfiducia che cerchiamo un nuovo atteggiamento con cui affrontare la realtà: l’attaccamento allo sport, che sta diventando sempre di più, a latere di una forma di intrattenimento, uno strumento di distrazione. Ne esistono altri? Certo che sì. Ma prima di tutto, forse, dovremmo ricucire le nostre ferite, tenerci le nostre cicatrici ed evitare di sanguinare ancora, in futuro. Forse dovremmo ripartire dalla vita quotidiana, volgere l’occhio verso quello che abbiamo e in cui possiamo riconoscerci anche fuori dagli spalti di uno stadio, e costruire il valore dell’umiltà che abbiamo perso da tempo.

Alexandra Bastari 4ALi

 

In evidenza
Pubblicato in: Alternanza scuola lavoro

IL KUM! FESTIVAL DI ANCONA OSPITA TRE CLASSI DEL NOSTRO LICEO PER UN PERCORSO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Prosegue il progetto di Alternanza Scuola Lavoro per gli studenti del triennio del Liceo Medi. Questa volta sono state le classi 3CSc, 4CSA e 4ALi ad essere coinvolte nelle attività offerte dal Kum!, Festival diretto e promosso da Massimo Recalcati – psicoanalista e autori di libri di successo – che ha scelto la Mole Vanvitelliana di Ancona come sede della sua prima edizione, <<L’Ingovernabile 2017>>, dal 10 al 12 novembre.

Curare, Educare e Governare: questo il sottotitolo che riassume i temi di discussione e di riflessione attorno ai quali si sono mossi relatori provenienti da ogni parte del mondo.
Due i percorsi che hanno interessato i nostri ragazzi: il primo per gli studenti di 3CSc e 4CSA, nei Kum!lab, laboratori didattici di indirizzo scientifico, incentrati sulle  nuove della scienza e della medicina nell’era moderna, il secondo per sei ragazze della 4ALi, non nuove a esperienze simili (ricordiamo il coinvolgimento nello staff del CONI),  alle quali è stato affidato il compito presentare gli eventi della giornata e di assistere e orientare i partecipanti dalle postazioni della segreteria e dell’Info Point.

Due esperienze pratiche e formative che consentono agli studenti di scoprire o di  potenziare le specifiche attitudini individuali,  acquisendo alcune competenze chiave anche prima di dedicarsi alla vera e propria esperienza di stage nella seconda parte dell’anno scolastico, senza quindi tralasciare nessuna occasione che, se colta, può arricchire il bagaglio personale di crescita e alimentare fiducia e aspettative nei confronti del futuro.

Alexandra Bastari, 4ALi

In evidenza
Pubblicato in: Recensioni

INVICTUS, L’INVINCIBILE. LO SPORT HA IL POTERE DI CAMBIARE IL MONDO (NELSON MANDELA)

L’assemblea studentesca è un’occasione per avvicinarsi a temi che in classe si fa fatica a toccare per mancanza di tempo o per altre ragioni. Così è stato anche il 4 novembre con la visione di  Invictus, un film di genere biografico e drammatico del 2009 prodotto negli Stati Uniti e diretto da Clint Eastwood.
La pellicola affronta un modo diverso di reagire al razzismo, ovvero con la tolleranza e il perdono. La trama si sviluppa attorno attorno agli eventi legati alla Coppa del Mondo di rugby del 1995, che si svolse in Sudafrica poco tempo dopo l’elezione di Nelson Mandela  – simbolo della lotta alla segregazione razziale – a presidente della nazione.

Mandela

Mandela, liberato dopo 27 anni di prigionia, è pronto a perdonare chi lo aveva rinchiuso per quasi trent’anni; non si vendica. Appena entrato in carica come primo Presidente di colore della nazione, si pone l’obiettivo di riappacificare la popolazione del paese e di conciliare le aspirazioni dei neri con le paure dei bianchi.
In vista della Coppa del Mondo del 1995, ospitata proprio dal Sudafrica, Mandela si interessa delle sorti degli Springboks, una squadra composta da giocatori bianchi e da africani, con la speranza che una vittoria contribuisca a rafforzare l’orgoglio della nazione e lo spirito di unità del paese. Il suo punto di riferimento per riuscire a riunire la nazione intorno alla squadra, è il  capitano François. A causa dell’apartheid, il Sud Africa era stato bandito da anni dagli eventi sportivi internazionali, quindi nessuno, né i giocatori né la popolazione, pensava di poter avere una seppur minima possibilità di vincere. Nelson Mandela prima incoraggia e sostiene il capitano, che a sua volta incita la squadra stessa a dare tutta se stessa. Ora non sono più solo una squadra di rugby, sono il destino del paese. Il successo conseguito dalla nazionale diventa simbolo del riavvicinamento tra le due anime del Sudafrica e dell’inizio di un lento processo di integrazione della popolazione di colore.

La storia non ha lasciato indifferenti gli studenti, perché la chiave narrativa dello sport è sempre molto efficace quando si tratta di lanciare messaggi importanti. Come questa frase di Nelson Mandela, che nel fil viene ripetuta più volte: “Sono il padrone del mio destino…il capitano della mia anima”.

invistus 5Un altro aspetto che ha fatto riflettere è stata la reazione di Mandela: quando venne eletto Presidente, non si vendicò con le popolazioni bianche, ma volle dare al suo paese un esempio di convivenza pacifica, di antirazzismo e di non violenza.
Mandela ha dimostrato grande saggezza nel riconciliare il Paese attraverso lo sport. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all’orgoglio nazionale, agendo su una delle poche cose che allora tutti avevano in comune, lo sport.  Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, così con creatività ha usato lo sport come mezzo per raggiungere un buon fine. Un messaggio insomma su cui riflettere, soprattutto per la sua attualità.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo,
ha il potere di ispirare, ha il potere di unire il popolo, come poche altre cose fanno.
(Nelson Mandela)

Anna Piazza
Classe 2B Li

In evidenza
Pubblicato in: Opinioni

IL FEMMINISMO ISLAMICO ESISTE, MA SE NE PARLA SEMPRE TROPPO POCO

Non riceveranno scarniti rametti di mimosa l’otto marzo, non tutte sfideranno la propria società indossando pantaloni, ma anche loro hanno le loro suffragette, le loro <<donne in bicicletta>>. Perché non tutti sanno che anche le donne mussulmane, come noi negli anni Sessanta e Settanta, lottano affinché il proprio orgoglio femminile non venga oscurato dal condizionamento sociale e da una religione oramai troppo oscurantista e integralista anche per loro. Che sia conosciuto o meno, il femminismo islamico esiste, e lo abbiamo esattamente aldilà di un mare non poi tanto grande.

Femminismo

 

Alcune sono donne che incarnano il vero e proprio stereotipo forgiato dal nostro mondo –bellissime vittime mute fasciate dal velo, donne che si riconoscono nella propria religione e accettano fedelmente il proprio ruolo pubblico e privato, che appare così ingiustamente subalterno a tutta la società occidentale. Altre, invece, si riuniscono in campagne lanciate sul web, come White Wednesday, frutto dello spirito resistente di Masih Alinejad, fondatrice della pagina Facebook My Stealthy Freedom, che invita le donne a spogliarsi del proprio hijab e ad indossare capi di abbigliamento bianchi che testimonino la loro vicinanza al gusto, allo stile e alla laicità occidentale.

Britain-based Iranian journalist Alinejad poses for a portrait in London

 

Difficile generalizzare e raccogliere nel breve spazio di un articolo visioni così disparate, che hanno le loro radici in tradizioni antiche e quasi sempre patriarcali e maschiliste, che molti paesi del grande mosaico islamico sono restii a cambiare, così come è impossibile interrogare il parere del singolo. Ciò che è certo è che la <<guerra rosa>> delle donne (tanto per usare un’espressione occidentalizzante) esiste da anni ed è ancora in corso. Il femminismo islamico –che alle nostre orecchie può suonare come una contraddizione- nasce nel maggio del 1923, quando due donne, appena giunte alla stazione de Il Cairo, si tolgono il velo come segno di protesta. Una di loro era Hodā Shaʿrāwī, pioniera dell’UFE (Unione Femminista Egiziana), figura di spicco del mondo arabo, attivista islamica e grande ammiratrice della libertà occidentale, in particolare dell’eleganza parigina.

fem12

Il movimento diventa più attivo nel corso degli anni Novanta, solamente poco dopo la seconda ondata femminista italiana, quando le donne musulmane, pur rivendicando strenuamente la propria appartenenza religiosa, danno avvio ad un processo di esegesi coranica (ben più modernizzata) attraverso cui riprendersi il proprio orgoglio e la propria dignità, e conquistare diritti fondamentali come la parità tra i sessi, il diritto allo studio, al lavoro, al divorzio e all’eredità. La rilettura in chiave non maschilista del Corano non ispira infatti ad una subordinazione femminile, bensì la creazione di uomo e donna da <<un’unica anima>> (Sura IV, Versetto I) suggerisce la piena dignità e uguaglianza di entrambi i sessi. Il rischio di distorcere la più corretta chiave interpretativa lo corriamo anche noi cristiani: si dice infatti nella Genesi che Eva fu creata dalla costola di Adamo. Creata dall’uomo perché fatta della stessa sostanza, quindi pari in diritti, o perché irrimediabilmente sottomessa?

fem2

Il tutto è ancora una volta da ricondursi ad una chiave di lettura misogina in materia del codice di abbigliamento femminile. Secondo il Corano, Maria stessa, la madre di Cristo, usò un velo per schermarsi il viso. Nulla che sorprende noi occidentali, abituati da tempo ad associare il velo –come quello di suore e monache- come distintivo di una clausura religiosa, forse troppo religiosa, ma che non ci infastidisce, perché non trova impatto nel nostro quotidiano. Ben diversa è la situazione nei paesi islamici, dove sono bastate solamente sette menzioni nei testi sacri di un copricapo (l’hijab, il chador o il più famoso burka), per incidere profondamente il tessuto sociale orientale fino ai giorni d’oggi. Dove sta allora la differenza tra una suora occidentale e una comune donna musulmana? Semplice: della prima riusciamo a cogliere e a comprendere lo spirito di devozione di un’anima che si dedica completamente a Dio. Della seconda no. Basti prendere come esempio l’Iran, dove le donne fino a qualche decennio fa giravano in minigonna, e non come protesta, ma perché era più che lecito per una nazione oramai avanzata e moderna permettersi simili disinvolture scrostate di ogni perbenismo e pregiudizio. Il passo indietro (da definirsi tale nella nostra ottica) si ebbe dopo l’esito della Rivoluzione del 1979, dalla quale si auspicavano ulteriori miglioramenti della condizione della donna, venuti poi a mancare. Al giorno d’oggi, in Iran il velo è obbligatorio per tutte le donne, residenti e non, e, come si vede in un documentario del 1993 (Dietro il chador – Alessandro Cecchi Paone), è considerato una <<protezione dagli istinti sessuali maschili>>.

fem9

Le cose stanno però lentamente cambiando, grazie anche a quelle organizzazioni femministe che lottano per sottrarsi dal vincolo secolare tra dettami religiosi e tradizioni familiari. Anche in Iran, come racconta la professoressa e scrittrice Anna Vanzan, una nuova società laica sta iniziando ad intavolare diverse discussioni sui diritti a favore delle donne. <<Esemplare di questa tendenza è il diverso atteggiamento che molti uomini iraniani hanno nei confronti del lavoro extra domestico delle mogli, una volta subito come necessità economica, e ora sentito sempre più come naturale sbocco delle aspettative e della preparazione professionale delle loro compagne.>>

vanzan
Anna Vanzan, iranista e islamologa

Al giorno d’oggi, il Marocco è sicuramente una delle nazioni più avanzate in tema di equità, almeno dal 2004, quando la Riforma del codice della famiglia ha investito il paese provocando sia consensi che disordini. Nel nuovo codice viene abolita la figura del capo famiglia e il diritto all’obbedienza che l’uomo poteva vantare di detenere nei confronti della donna. Se facciamo un ulteriore passo indietro, tra i primi paesi islamici ad aver esteso molti diritti anche alle donne è da annoverare però la Tunisia, con il suo Codice di Statuto Personale del 1956, con cui si riconosce alla donna la possibilità di divorziare e di rifiutare matrimoni imposti e con cui si fissa un’età minima per le unioni (17 per le donne, 20 per gli uomini). E in Tunisia le piazze si sono riempite quando nel 2012 donne (ma anche uomini) hanno bloccato l’approvazione della legge della complementarietà -assai ben diversa da quella dell’uguaglianza.

donne-tunisia

Ciò che abbiamo però ereditato da una visione sempre poco approfondita e sempre molto, forse troppo, generalizzata, è la tendenza a vedere la donna islamica come moglie fedele, madre premurosa e credente praticante, e quasi mai come donna. Questo perché il <<posizionamento femminile>> ci appare come il bersaglio, il centro ultimo di una grande bolla chiamata matrimonio. Questo oscurantista gineceo islamico, questo limite alle libertà. Donne ripudiate, donne tradite, donne che patiscono ma tollerano. Dalla poligamia alla figura della povera, eterna domestica che lavora esclusivamente in casa per marito e figli: tutto ci appare così teso a strumentalizzare la donna.

fem10

In realtà (e qui molti alzeranno gli occhi al cielo), il matrimonio è il valore più alto nei mondi islamici (sempre meglio declinare l’espressione al plurale per rispettare le specificità di ogni paese). Le unioni non sono forse troppo precoci? Perché si strappa a donne e uomini la grande fetta della giovinezza? Il motivo risiede nel grande rispetto che la tradizione musulmana ripone nel pudore e nella fedeltà coniugale: l’appagamento sessuale deve esserci, ma solo all’interno di una relazione ufficializzata dall’atto del matrimonio. O dei matrimoni. Perché la poligamia che permette agli uomini di fede islamica di avere fino a quattro mogli, è ancora un perno fondamentale in molti paesi dell’Africa e dell’Asia. Può sorprendere sapere che questa pratica ha origini antiche, molto più antiche del profeta Maometto e dei suoi eredi (un esempio sono stati i faraoni d’Egitto). In un passato non molto lontano, prendere in seconda, terza o quarta moglie una donna vedova era un’offerta di protezione. Molte di loro, vedove di guerra, avevano anche figli a carico che venivano adottati dal nuovo compagno nella speranza di un nuovo e migliore sostentamento.

fem 7

Non c’è bisogno che l’Occidente intervenga per modificare le antiche tradizioni islamiche. C’è chi già (e le femministe mussulmane sono un esempio) si batte da anni per dare una stoccata a un radicalismo sanguinario che rischia di soffocare i diritti delle donne. Il mondo islamico non ha bisogno della nostra pietà armata, del nostro spirito altruista e salvifico, del nostro intervento che vuole imporsi come un motore di rinnovamento. Non hanno bisogno dei nostri giudizi. Lasciamo a chi vuole farlo la libertà di conquistare i propri diritti all’interno della propria nazione. Nessuno, a noi, ha tolto la gioia di farlo negli anni Sessante Settanta. All’epoca ci era ben chiaro che il futuro sarebbe stato donna. Alcuni paesi islamici lo stanno lentamente scoprendo adesso. Ed è giusto che sia così.

Alexandra Bastari 4ALi

 

In evidenza
Pubblicato in: Internazionalizzazione

ERASMUS PLUS, VIAGGIARE, CRESCERE E STUDIARE IN UN UNICO PROGETTO

Compie trent’anni anni il più famoso programma europeo che ha consentito a 9 milioni di studenti di viaggiare per l’Europa e non solo. Il progetto Erasmus, che dal 1987 offre agli studenti più meritevoli e motivati un’opportunità per viaggiare e per studiare fuori dai confini nazionali,  continua a rappresentare il momento più significativo nella vita di uno studente. Perché il soggiorno di studio all’estero non è solamente un’occasione di arricchimento personale e di miglioramento delle conoscenze linguistiche sul campo. E’ prima di tutto apertura verso nuove opportunità di lavoro e non solo. Il progetto è forse più conosciuto per il ruolo che svolge nel sistema universitario, ma le cose sono rapidamente cambiate con la new entry del 2014. E’ infatti proprio sulla ventata di novità introdotta dall’Erasmus Plus che stamattina si è voluto fare il punto, alla presenza di studenti e studentesse delle classi seconde e terze nell’Aula Magna del nostro liceo.

erasmus_plus2

Questa nuova forma di promozione della mobilità nel settore dell’apprendimento è stata finalmente estesa anche agli studenti di età compresa tra i 13 e i 30 anni. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se anche al Liceo Medi, grazie all’Erasmus Plus la 3BLi ha potuto vivere un’esperienza di studio in Francia interamente finanziata dall’UE. Esperienza che potrebbe replicarsi anche nei prossimi anni, vista l’attenzione che il nostro liceo da sempre rivolge a iniziative del genere. <<Siamo uno dei 65 istituti che stamattina  hanno aderito alla giornata di festeggiamenti per i successi di Erasmus>> -ha precisato il Dirigente Scolastico Daniele Sordoni – <<Dove ci sono spinte per separare l’Europa, Erasmus continua ad unire milioni di studenti.>>

erasmus_plus

Ad allietare la mattinata, anche alcuni interventi musicali degli studenti. Tra i brani scelti, l’immancabile Inno alla Gioia, eseguito da Consuelo Centurelli (3BLi), Emma Sebastianelli, Elena Givani e Michelle Esposto (5CLi), Je Vole, colonna sonora del film Le Famille Bélier e On écrit sur les murs dei KIDS UNITED, interpretato dalla 2BLi.

erasmus_plus4

Anche se non a tutti, però, è consentito preparare le valigie, nessuno viene trascurato. Perché esiste anche il programma Etwinning, il progetto di mobilità virtuale a costo zero iniziato nel 2005 e assorbito nel 2014 nel grande bacino Erasmus Plus, che permette di innovare, socializzare e collaborare con più partner europei attraverso l’utilizzo della tecnologia.

erasmus_twinning2

Sempre più docenti del nostro istituto decidono di prendere parte ad un progetto Etwinning, per far sì che gli studenti acquisiscano sempre più familiarità con gli strumenti della comunicazione digitale, lavorando in completa sicurezza nelle piattaforme di Twin Space, Twin Live e nel Portale Pubblico. Sarà attivo nel prossimo futuro un progetto Etwinning sull’ambiente, mentre lo scorso anno alcune classi, assieme alle loro partnership, sono state impegnate nella riscoperta delle bellezze delle nostre città, studiate attraverso gli occhi dei giovani matematici del nostro liceo.

erasmus_twinning

<<Il progetto Etwinning non è aperto solamente all’indirizzo linguistico>> -ha infatti sottolineato la Docente di Lingua Inglese Veronica Bridget Keohane – <<Anche gli indirizzi scientifici hanno la possibilità e il diritto di condividere nuove metodologie di studio e di lavoro con i propri partner di tutta Europa.>>.

Iniziative del genere, volte a favorire la mobilità europea, ci insegnano che la meta ha un’importanza relativa. iniziative di mobilità europea è imparare a prescindere dalla destinazione. Non è solo la meta a formare una persona, ma il cammino per raggiungerla. Ed è di questo che Erasmus si occupa da trent’anni: di riaccendere nei giovani la voglia di mettersi in gioco, di viaggiare di provare, di rischiare, di allenare la propria resilienza, di maturare e di abbattere le tante, troppe barriere che, ultimamente, la paura e la sfiducia hanno innalzato.

Alexandra Bastari, 4ALi

 

Pubblicato in: Riflessioni

TANTO EFFIMERA PARE LA FELICITA’ CHE SFIORARLA ARDISCE OGNI UOMO

Tanto effimera pare la felicità che sfiorarla ardisce ogni uomo. Ma cosa possiamo effetivamente considerare la felicità? Non riferendoci al significato etimologico, per cui un uomo viene definito “felice” quando “si sente pienamente soddisfatto nei proprî desideri, ha lo spirito sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato”, consideriamo invece “felice” colui che ha innumerevoli interessi, perché ha maggiori occasioni di felicità e tanto meno è in balìa del destino, e perché se perde una cosa, può ripiegare su un’altra.  Questo è ciò che afferma il filosofo gallese Bertrand Russel, il quale riflette sulla natura della felicità.  Consideriamo perciò la persona come una scatola, gli interessi e le passioni come giocattoli. Immaginiamo poi di riempire questa scatola fino all’orlo con decine e decine di giocattoli. Ora possiamo dire che la scatola sia piena, ma cosa vi troviamo effetivamente all’interno?  Un gran trambusto.  E se la scatola è piena al punto da strabordare, si chiuderà mai? Una scatola aperta è in grado di conservare gli oggetti al suo interno? O sarà destinata sicuramente a svuotarsi?

Al giorno d’oggi possiamo considerarci tutti come “scatole”. Sempre intenti a riempire la nostra vita fino “all’orlo”, pensando di appagarne la volontà di “pienezza” e “occupazione”.   Ci sentiamo tutti così annoiati e “vuoti” che sentiamo il bisogno di riempirci e riempirci di interessi e cose da fare.  Tutti questi interessi , questa “pienezza” possono gratificare, come una lieve carezza di gioia e di letizia. Ma può considerarsi “pienezza” sinonimo di felicità?  La frenesia non ammette riflessioni. Non è forse colui che fugge da se stesso, al contempo colui che cerca altro a cui pensare? Per quanto astratto e al contempo concreto sia questo sentimento così soggettivo, pare al tempo stesso “indefinibile”. Ma è sempre così “irraggiungibile” ed “effimera” questa felicità?  La felicità è un attimo, un momento. Quella virgola che si interpone tra parole petrose, dure, che si inaspriscono allo sfogliar delle pagine, nel grande “libro” della vita. Quelle virgole, di tale importanza anche se spesso date per scontate, che anche collocate inopportunamente, stonano.  “Gli attimi” possiamo considerarli come virgole tra parole petrose. Abusandone, riempendone il testo, sarebbe come riempire la scatola fino all’orlo. Non fraintendiamo però che gli interessi e le passioni, siano neccessari per far sì che l’uomo possa godere a pieno della propria esperienza di vita. Come virgole all’interno di un testo coeso.   Trovo perciò vano il tentativo di fuggire da se stessi, pensando di trovare, nel riempirsi la vita, il giusto modo per risolvere la propria inquietudine e insoddisfazione personale.  

Penso invece che sia sempre da preferire la qualità alla quantità e che un  uomo pieno di interessi non possa essere definito più “felice” di colui ai quali pochi ci si dedica. Come nella scatola, mi chiedo “Piena di cianfrusaglie o pochi giocattoli ben ordinati e curati?” Proviamo a cercare la felicità, sapete che cosa è considerata la miglior cura, contagiosa senza essere una malattia? La risata! Anche in coloro che consideriamo come una seconda famiglia, non di sangue e non impostaci dal caso, troviamo la gratitudine giornaliera di stare accanto ad essi che sono così indispensabili. Chi sono? Beh ovviamente, gli amici! Cosa c’è di più bello di completarsi in un abbraccio? Strappare un sorriso dietro un bacio? o dell’oblio nello stomaco al ricordo di una notte passata insieme a chiaccherare su ciò che più di interiore si ha, e punzecchiarsi a vicenda, per poi addormentarsi incastrati tra le proprie braccia?  E’ ciò che considero amore. E’ quello che ritroviamo ogni giorno nel pensiero quotidiano di una madre o di un padre, nelle raccomandazioni come “copriti, e non prendere freddo!” e che ti fanno sbuffare o pensare solo a scappare di casa e trovare nella trasgressione la giusta maniera per “non pensarci”. Poi arriva il giorno in cui ti rendi conto che quel bacio mattutino che tua madre ti chiedeva era solo una richiesta di affetto, quello sbuffare di tuo padre era solo un modo per attirare la tua attenzione, troppo impegnata a “smanettare e a chattare su quello smartphone”, come spesso dice lui. Quella raccomandazione di “non fare cavolate” era semplicemente un modo per preservarti un attimo di più accanto a lui o a lei, sempre così in pensiero al pensarti là in balìa della tua ribellione adolescenizale , il tuo spirito libero sregolato, il tuo egoismo e quella voglia di rompere le regole, che tanto ti porta a sfiorare sempre quel limite che provano ad importi. E arriva un giorno, che ti senti vuoto. Tua madre è ferita e tuo padre è arrabbiato, perché di fondo addolorato. Ti togli “il paraocchi” del tuo egocentrismo cosmico. E poi finalmente la ritrovi, la felicità.

Semplicemente, nel farli tornare a sorridere. Il segreto è un abbraccio e un ti voglio bene.  Quanta gratitudine da’ sentirsi in pace con noi stessi e con chi di più vicino  abbiamo! Saper stare bene da soli, prendersi del tempo per riflettere. Nella solitudine. Tra me, me stessa, e me medesima. Qui ed ora. Anche questo è sinonimo di serenità interiore, indice di felicità.   Riempiamo la vita di “persone spazzatura”, come giocattoli spazzatura. Tutto ciò che riempe solo apparentemente, data la superficialità contornata da tante belle parole, apprezzamenti a secondo fine e false promesse. Ed è ciò che ci distoglie da chi, ci vuole bene veramente, anche facendolo a suo modo. Io ho scelto di riempire la mia vita di persone vere, quelle che mi vogliono veramente bene. Di passioni vere, quelle che non “occupano” ma che mi “riempono” arricchendomi. Dimostrare il bene e la riconoscenza verso chi, per noi, darebbe qualcosa o tutto di sé. E svegliarsi al mattino, le occhiaie per aver amato tanto la notte passata, il sorriso per aver dato un bacio di buongiorno a mamma, la leggerezza per aver integrato per un attimo tuo padre nella tua vita solo per avergli raccontato di quanto sia ingiusta a volte la vita, e la risata che vi siete fatti prendendovi in giro l’un l’altra per la musica che ascoltate. La gratitudine per aver visto le tue amiche e aver condiviso quella rumorosa risata per una qualche cavolata detta nell’ora di filosofia o per la “telepatia” con la quale dite la stessa cosa nello stesso momento. La tranquillità per aver fatto compagnia alla nonna, nonostante tu abbia dormito sul divano, solo avendo fatto due chiacchere su quanto siano più fresche e salutari le verdure vendute dal contadino che quelle del supermercato. E le fai gravare meno la solitudine. La gioia di tornare a casa la sera, dopo aver fatto ciò per cui ti dedichi tutti i giorni e la soddisfazione che da’ , nonostante tutto, quando continui a dedicartici. Ed è questa la vera passione. Questa per me è felicità, è quella giornata. Come una virgola tra parole, o giorni “petrosi”.

Chiara Bambini 3C Li

Pubblicato in: Eventi, Letteratura

ALLA RICERCA DELL’INFINITO. COME LA LETTERATURA PUO’ PROIETTARCI IN UNA DIMENSIONE MAGICA

Quando la letteratura incontra la bellezza in una delle città più affascinante del mondo, non può non crearsi in noi giovani un’attrazione verso questo connubio. La proposta, poi, diventa particolarmente interessante se si tratta di un’iniziativa che non mira solamente ad ampliare le conoscenze dei ragazzi, ma anche a farli partecipare attivamente, coinvolgendoli in prima persona.

In occasione del bicentenario della composizione dell’“Infinito” che ricorrerà il 28 Maggio, abbiamo deciso di raccontarvi quella che per noi è stata l’esperienza più bella vissuta in quest’anno scolastico: la partecipazione ai “Colloqui Fiorentini”. L’iniziativa è stata proposta e accettata con entusiasmo da alcuni ragazzi delle classi 4BSC, 5BSC, 5CLI e dalla classe 2CSC, i quali non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di vivere per tre giorni (7, 8, e 9 Marzo) in un’atmosfera magica, in una città incantevole, lontani dalla monotonia del quotidiano e dalle preoccupazioni scolastiche.

Il palcoscenico che ha accolto la 18° edizione dei Colloqui Fiorentini è stato il Nelson Mandela Forum di Firenze, dove, oltre 4000 ragazzi provenienti da tutt’Italia hanno imparato a conoscere meglio se stessi e gli altri, tramite le parole di Giacomo Leopardi.

La grande eredità di pensiero e di emozioni che questo poeta ci ha lasciato, è stata valorizzata dagli interventi esposti da poeti e docenti universitari contemporanei durante le nostre mattinate e dagli interventi dei ragazzi che, nel dibattito pomeridiano, hanno espresso liberamente il proprio pensiero sulle grandi tematiche della vita, senza il timore di essere giudicati.

Le nostre giornate si sono poi arricchite di emozioni grazie alla possibilità di visitare le meraviglie che caratterizzano la città di Firenze e alla possibilità che l’esperienza ci ha donato di conoscere e apprezzare i nostri compagni, guardandoli con altri occhi e condividendo con loro ogni aspetto delle nostre giornate.

Sembra impensabile come solo tre giorni ci abbiano lasciato così tanta nostalgia dell’atmosfera che si era creata e che abbiamo creato a Firenze, eppure è così. Credo che questa esperienza sia la dimostrazione che quando si lascia aperto il cuore alla letteratura, all’arte e al profondo legame tra le persone, nessuno di noi desidererebbe essere in un posto diverso da quello in cui si trova.

ANDREA SANFILIPPO 4BSC

Con la collaborazione speciale di STELLA DEVOLLI per la stesura dell’articolo e per le interviste.

Ringraziamo per la partecipazione e per i consigli anche:

DORIANA BADIALI, VIRGINIA FRATINI, NICOLA LORENZETTI, ELIA ROCCHETTI, ARIANNA SORCHIOTTI

Di seguito riportiamo le impressioni di alcuni ragazzi delle varie classi che hanno partecipato all’evento

  • “Sicuramente un ruolo importante è stato ricoperto dalla preparazione delle testine necessarie per poter partecipare all’evento. Questo lavoro ci ha permesso di immergerci fin da subito in un clima diverso dal solito, più adulto. Durante il dibattito a Firenze, poi, è stata un’emozione unica poter esprimere la nostra opinione su tematiche così importanti davanti a un pubblico così numeroso. E’ stata la prima volta per me. Non si può negare poi che una parte molto importante l’ha rivestita la città. Nonostante le mattinate impegnative, al pomeriggio era impossibile star fermi, almeno per me. Io e alcuni miei amici ci siamo messi a correre come dei matti per la città per poter vedere più cose possibili. Il gruppo classe, poi è stato fantastico! Forse è stata la passione comune per la letteratura, ad averci unito ancora di più. Si può dire che anche la compagnia ha avuto la sua importanza” (Doriana, 4BSC)
  • L’esperienza è stata magnifica! Le conferenze mattutine erano molto affascinanti, sia perché c’erano professori universitari a tenerci una lezione alternativa, sia perché all’interno di un palazzetto enorme erano ospitati migliaia di ragazzi provenienti da tutt’Italia. L’esperienza ci è sicuramente servita per migliorare le nostre conoscenze letterarie, soprattutto l’intervento di Alessandro D’Avenia è stato utile e coinvolgente. (Sofia, 2CSC)
  • “L’esperienza, oltre che affascinante, è stata utile per l’esame di maturità, soprattutto perché possiamo dire di aver imparato a scrivere una tesina. Della classe non eravamo tantissimi, ma abbiamo colto l’occasione per migliorare il rapporto tra noi e per socializzare con i ragazzi delle altre classi e con quelli presenti a Firenze. Quando hanno premiato le tesine più belle, poi, sentir pronunciare il nostro nome davanti a migliaia di ragazzi è stata un’emozione indescrivibile! Delle conferenze mattutine sicuramente ci ha entusiasmato D’Avenia, ma molto profondo è stato anche l’intervento del poeta Rondoni, al quale abbiamo lasciato la nostra tesina e ci ha pure risposto sull’ e-mail. Un ringraziamento particolare va alla professoressa Roberta Repaci, senza la quale nulla sarebbe stato possibile” (Diletta, Federica, Sara, Camilla, Alessandro 5BSC)
  • “Scrivere già insieme una tesina, ci ha dato l’idea di quello che accadrà in futuro, non solo per l’esame ma addirittura per la laurea. Oltre che istruttivo, però, è stato anche molto divertente. L’esperienza in sé, invece, è stata un’occasione unica di poter vedere i nostri professori, in classe molto rigidi, sotto altre vesti e posso dire che si sono dimostrati tutti delle ottime persone. Non avrei mai pensato, ma ci hanno anche lasciati liberi di girare la città come volevamo. (Alba 2SCS)
  • “L’ultima tesina che avevo fatto era quella di terza media, e ora che invece ho capito come si fa una vera tesina, non so più se quella poteva essere definita tale. Il valore aggiunto della preparazione è stato senza dubbio il lavoro di gruppo e il fatto di dover mettere insieme idee spesso diverse. E’ stato poi emozionante entrare in quel palazzetto la prima mattina e vedere tutti quei ragazzi; questo mi ha fatto pensare: “Cavolo quanti giovani si interessano di letteratura!”. L’atmosfera che c’era nell’aria era fuori dal normale e posso dire che mi è entrata davvero dentro. Quando sei lì, rimani attratto da quelle parole e pensi “Magari si facesse sempre scuola in questo modo!”. Mi dispiace solo che tutto sia finito troppo in fretta” (Virginia 4BSC)
  • “Firenze è una città davvero bella, anche se per i miei gusti un po’costosa. Dell’esperienza ricorderò sicuramente la “scalata” intrapresa per raggiungere la cima della cupola di Brunelleschi e il grande rapporto che si è venuto a creare con i membri della classe. Qualsiasi cosa è stata occasione per divertirci! Per esempio, una notte per sbaglio siamo rimasti chiusi fuori dalla camera con le chiavi dentro e anche questo fatto è stato occasione per farci due risate e per ingegnarci a trovare una soluzione. In classe abbiamo ancora il manifesto dei Colloqui, con il volto di Leopardi in primo piano a cui a volte chiediamo un’ispirazione durante le nostre giornate scolastiche” (Riccardo 2CSC)
  • E’ stata una gita diversa, all’insegna della cultura e del divertimento. Pensavamo di rimanere escluse dalle parole di letterati moderni del calibro di Rondoni o D’Avenia, invece hanno parlato in modo chiaro e diretto. Magari si potesse fare sempre lezione così! Abbiamo poi scoperto tanti aspetti di Leopardi che solitamente si tralasciano nella spiegazione canonica del programma e che invece sono molto vicini a noi” (Cecilia e Noemi 5CLI)
  • “La preparazione è stata difficile e intensa, anche perché eravamo finalizzati alla vittoria. L’esperienza in sé sicuramente ci ha arricchito sotto vari punti di vista, soprattutto quello emotivo. E’ stato utile poi popter vivere questa esperienza in una location come Firenze, città che ha un grande feeling con la cultura. Dispiace che sia durata così poco, ma si sa che tutte le cose belle prima o poi finiscono. L’attesa era tanta, ma le aspettative non sono state per nulla deluse. E’ un’esperienza che invito tutti a fare” (Elia 4BSC)
Pubblicato in: Letteratura

Frankestein, il Vecchio Marinaio e la Luna: un viaggio tra scienza e letteratura

Il 6 e il 7 maggio scorsi  Senigallia ha avuto il piacere di ospitare lo scrittore Marco Ciardi  per due eventi, uno presso la libreria Ubik e l’altro presso il Liceo Medi dove ha incontrato gli studenti dell’istituto.

In entrambi gli incontri, lo scrittore ha presentato e illustrato i suoi nuovi libri: “Stregati della Luna” e  “Il segreto degli elementi”.

L’ incontro in libreria è iniziato con presentazione del professore Ciardi, seduto con il suo libro tra le mani sopra una pila di libri, quasi a creare una piccola nicchia, un angolo intimo dove parlare, come di solito fa durante le sue lezioni universitarie.

Marco Ciardi, infatti, non nasce come scrittore, ma è un professore di Storia delle Scienze e della Tecnica presso l’Università degli Studi di Bologna.

Nei due incontri il porfessore ha incentrato i suoi discorsi su un’idea a lui cara, quella secondo cui la Scienza non può essere vista  come una disciplina a parte, ma dovrebbe piuttosto essere riconosciuta come il risultato di più discipline.

A tal proposito durante l’incontro al Liceo Medi chiede agli studenti se sanno che quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della composizione della tavola periodica di Mendelev e se conoscono la vita di Mendelev al di fuori della sua attività di chimico.

Bene, spiega agli studenti che Mendelev era prima di tutto un pedagogo e che come lui molti dei più grandi scienziati, chimici e biologi del passato furono prima dei grandi filosofi o dei grandi letterati e per questo la loro formazione non poteva essere definita soltanto disciplinare, scientifica, ma anche popolare.

L’autore afferma che da Galileo al Novecento  non ci sono state barriere disciplinari e così era più semplice a quei tempi capire la scienza, la matematica e la logica; era possibile anzi avere una visione del mondo a 360°.

Continuando a sostenere la sua tesi, Ciardi  prende poi in esame il grande Galileo  Galilei e racconta che lo stesso  fu influenzato da Ariosto che lo spinse ad affermare in seguito che l’immaginazione era alla  base della sperimentazione e delle materie scientifiche.

Sempre su questo filone nomina poi lo scrittore inglese Coleridge che prima di diventare un famoso autore era un chimico e quindi aveva un’immensa conoscenza sia in campo umanistico sia in campo scientifico.

Coleridge, ad esempio,  conosceva bene la Letteratura riferita al viaggio, dai tempi di Magellano al capitano Cook. Conosceva Ariosto, amava particolarmente il pensiero filosofico di Kant e  tutte ueste conoscenze sono facilmente rintracciabili nella sua opera più famosa “La ballata del vecchio marinaio”.

Sempre con l’intento di sensibilizzare il pubblico all’idea che la Scienza non è una disciplina isolata, Ciardi cita anche l’autrice di “Frankestein”, Mary Shelley, la quale utilizzò moltissimo le sue conoscenze scientifiche nei suoi scritti. La Shelley infatti era convinta che l’invenzione non era una intuizione nata dal nulla, ma dal caos; le fonti scientifiche sono alla base delle opere di M. Shelley e “Frankestein” è pure il risultato della situazione storica in quel periodo. Il tema del macabro, ad esempio, deriva in parte dagli esperimenti del Galvanismo  che erano in voga in quegli anni.

Questo pensiero è stato invece contrastato da molte figure attive ai giorni nostri. Ad esempio sul Corriere della Sera è apparso un articolo riguardo lo scarso rendimento nelle materie scientifiche da parte dei ragazzi italiani e il matematico Piergiorgio Odifreddi ha confermato che gli italiani sono incapaci di comprendere la matematica e la logica. Questa tesi è stata ampliata dal genetista Edoardo Boncinelli che su Repubblica ha scritto che i ragazzi italiani non saranno mai brillanti nelle discipline scientifiche se continueranno ad essere cresciuti ascoltando e leggendo storie fantasy e di supereroi.

In conclusione il concetto di scienza come disciplina isolata è da sempre presente nella nostra realtà e spesso ha intralciato i progetti fantastici delle grandi menti, perché considerati irrealizzabili e fuori dalla portata dell’uomo.

Marco Ciardi ed altri sostengono, al contrario, che l’immaginazione e la fantasia possano essere il punto di partenza per quelle innovazioni che potrebbero cambiare il corso della storia.

Vittoria Balducci 3C Li