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LA JUVE NELLA STORIA CON 40 PUNTI IN 14 GIORNATE, VITTORIA DEL MILAN SUL PARMA, PAREGGIO DELLA ROMA CON L’INTER

Quattordicesima di campionato. Vanno in scena due grandi partite del calcio italiano, che sono senza dubbio il biglietto da visita di questa giornata. Parliamo di Fiorentina-Juve e Roma-Inter. A Firenze, la squadra di Max Allegri, dopo qualche titubanza iniziale, passa in vantaggio alla mezz’ora con Rodrigo Bentancur, giovane talento che nel corso di questa stagione sta maturando, regalandoci giocate di primo livello. Al 69’ la Juve raddoppia con l’uomo che non t’aspetti, Giorgio Chiellini, e chiude la partita ammutolendo i tifosi viola al 79’ su rigore trasformato dal solito Ronaldo.

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La squadra bianconera, vincendo questa partita entra nella storia: nessuno prima d’ora aveva conquistato 40 punti in appena 14 giornate, mentre la squadra toscana slitta al 12° posto con 18 punti a distanza di 2 punti dalla Roma che non riesce a portare a casa 3 punti che sarebbero potuti essere la chiave per la svolta. I giallorossi si devono accontentare di un punto al termine di una partita a dir poco rocambolesca in cui però la Roma ha molto da reclamare. L’Inter passa in vantaggio al 37’ con Keita ma la Roma riacciuffa il pari al 51’ con una botta da fuori area da parte di Under che lascia pietrificato Handanovic, estremo difensore nerazzurro. L’Inter si riporta in vantaggio con lui, ancora lui, Mauro Icardi con un colpo di testa incredibile e palla all’incrocio ma al 74’ la squadra di Di Francesco pareggia i conti con un rigore perfetto battuto da Kolarov. L’ ultimo quarto d’ora da cardiopalma vede azioni pericolose da un lato all’altro.

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Il Napoli di Ancelotti si impone per 2 a 1 a Bergamo contro un’Atalanta ostica,  che tiene in bilico la partita fino all’ 85’. La squadra partenopea passa in vantaggio dopo appena due minuti con Fabian Ruiz dopo uno stupendo assist di Insigne. I bergamaschi si portano in pareggio al 56’ con il gol dell’ex Duvan Zapata ma viene beffata a 5 minuti dalla fine da Milik, con una rete da bomber di razza. Il Milan vince a San Siro per 2 a 1 contro un Parma che in questa serie A sta dando problemi a chiunque. La squadra allenata da Gattuso subisce lo svantaggio al 49’ ma pareggia con Cutrone al 55’ e passa in vantaggio a 10 dalla fine con Kessie, mentre la Samp stradomina al Marassi e vince per 4 a 1 contro un’inesistente Bologna e il Toro si impone per 2 a 1 contro il Genoa. Da sottolineare inoltre è il passo falso della Lazio che pareggia contro il Chievo e perde l’occasione di sorpassare il Milan. Seguono: Spal-Empoli (2 a 2), Frosinone-Cagliari (1 a 1), Sassuolo-Udinese (0 a 0).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

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“LE PAROLE PER DIRLO” MESSAGGI DI PACE PER CONTRASTARE I DISCORSI D’ODIO

In occasione dei 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia, giovedì  29 s.m. nell’Aula Magna C.Urbani del liceo, i ragazzi e le ragazze delle classi 1CLi, 1DSc, 2ASc, 3BSc, 4DLi,5BLi, sono stati protagonisti del progetto “Le parole per dirlo”in collaborazione con CVM(Comunità Volontari per il Mondo).

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La classe 2ASc, tramite un video, ha voluto sottolineare l’Importanza di una comunicazione pacifica soprattutto tramite i social , che si basa sul pensare prima di agire, ascoltare gli altri e capire che la propria idea non è l’unica esistente: tutto sintetizzato dall’espressione ‘ la responsabilità nell’ uso della parola’.

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Di seguito le classi 1Cli e 1Dsc hanno illustrato i risultati del laboratorio CVM su stereotipi e pregiudizi, affrontando temi scottanti quali il sessismo , il razzismo, la discriminazione per provenienza e classi sociali.

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La 3Bsc ha ripercorso a ritroso il significato di alcune parole-chiave, scoprendone la forza positiva e costruttiva nelle relazioni umane improntate al rispetto. Altro argomento interessante, proposto dalla 4DLi, è stata la spiegazione del questionario sul cyberbullismo, tema molto discusso attualmente e sentito soprattutto per I danni sottovalutati che provoca.

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Infine la 5Bli ha mostrato il video ‘Pace è Volontariato’ e condiviso idee e riflessioni maturate durante la settimana della Pace organizzata a Perugia in ottobre. Questi contributi hanno reso la mattinata molto coinvolgente, soprattutto perché sono stati gli studenti gli attori principali, dimostrando che per abbattere i pregiudizi serve un grande impegno a cominciare dalla scuola.

Lucrezia Venturi, 1CLi

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CULTURE DIVERSE, NON RAZZE

Un’interessante conferenza sul tema a ottant’anni di distanza dalla triste pagina delle Leggi Razziali

A ottant’anni di distanza dalla promulgazione delle Leggi Razziali e a settanta dalla Dichiarazione dei Diritti umani, venerdì 23 novembre, si è svolta, nell’Aula Magna del nostro Liceo, una conferenza sul tema delle “razze” tenuta da Vincenzo Barucchi Caputo, docente presso l’Università  Politecnica delle Marche (UNIVPM) e da Fabio Fantini, divulgatore scientifico ANISN (Associazioni nazionale insegnanti di scienze).PHOTO-2018-11-23-16-47-34 (3)

 

In realtà, è improprio parlare di razze, perché ognuno noi, italiano, spagnolo, cinese, arabo o indiano, deriva da un solo genitore comune, spesso chiamato, in modo sbagliato “scimmia”: si tratta dei primati. Da questa prima forma, nel corso di millenni, ci si è evoluti, fino ad arrivare a quello che siamo oggi.

La nostra culla è l’Africa, da dove poi ci siamo irradiati in tutto il mondo. Posizione eretta, visione stereoscopica, pollice opponibile, piccoli ma grandi cambiamenti che ci hanno poi portato allo sviluppo celebrare e quindi alla capacità di pensare e ragionare. Le razze – come ha ribadito il prof. Fantini- non esistono e se per razza umana molti intendono colori di pelle differenti, lingue diverse, religioni diverse, questi elementi sono ben altro: si tratta di culture, che arricchiscono ognuno di noi.

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Le diversità che ci sono tra individui non devono quindi essere fonte di discriminazione e pregiudizi, esse sono un bene e valorizzano il nostro essere, unico e diverso da tanti altri.

Martina Maria e Letizia Turchi (3BSc)

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DERBY DELLA LANTERNA, JUVE SEMPRE IN TESTA

 

Tredicesima di campionato. La partita simbolo di questa giornata è sicuramente il derby della Lanterna, il derby di Genova, spesso sottovalutato, ma ugualmente appassionante e a suo modo unico.  Il match si accende subito con Fabio Quagliarella che segna all’ 8’ con un colpo di testa su un cross dalla destra e ci dà conferma per l’ennesima volta di essere uno dei bomber più prolifici della massima serie. Samp in vantaggio, ma il Genoa riesce a procurarsi un rigore con Piatek che con freddezza spiazza il portiere e pareggia i conti. 1 a 1. Il resto della partita non vede nessuna delle due squadre imporsi sull’altra e si termina sull’1 a 1.

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La Juve vince in casa, come da previsioni, contro una unita e compatta Spal che però non regge l’onda d’urto bianconera. Ronaldo segna al 29’ e Mandzuckic raddoppia al 60’ chiudendo la partita. La squadra di Allegri ora si trova a + 8 dal Napoli che sorprendentemente pareggia al San Paolo contro un ostico e guerrigliero Chievo.

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Anche l’Inter approfitta del passo falso della squadra di Ancelotti , vincendo senza problemi per 3 a 0 contro il Frosinone con doppietta di un ritrovato Keita e una rete di Lautaro Martinez, giovane dalle grandissime prospettive , approdato a Milano nel calciomercato estivo. La Roma continua a non convincere e perde 1 a 0 a Udine con gol mirabile di De Paul che in questa stagione ci sta mostrando giocate di alto livello. L’ Empoli si impone 3 a 2 al termine di una partita rocambolesca contro l’Atalanta che passa in vantaggio al 33’ con Freuler e raddoppia al 40’ con Hateboer. La squadra toscana non demorde e accorcia le distanze al 42’, pareggia al 77’ e segna incredibilmente il gol della vittoria al 92’ quando sembrava che le due squadre dovessero terminare con un deludente pareggio.

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Milan-Lazio termina sull’ 1 a 1: accade tutto negli ultimi 15 minuti di gioco. Il Milan segna con Kessie al 78’. Quando tutto sembra finito per la squadra biancoceleste, Correa segna al 94’ con un tiro da fuori area che si infila all’angolino. Seguono le altre partite: Parma-Sassuolo (1 a 1), Bologna-Fiorentina (0 a 0), Cagliari-Torino (0 a 0).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

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SFIDA EPICA TRA JUVE E MILAN, DISFATTA DELL’INTER CON L’ATALANTA

Dodicesima di campionato. Varie sono le sfide epiche, che verranno ricordate per l’eternità: Achille contro Ettore, Napoleone e Wellington, Cesare e Pompeo… Milan –Juve. Non è una partita come le altre. E’ una partita che sa di storia, una partita che vede di fronte due delle maggiori esponenti del calcio italiano, una partita che nel passato fece scontrare gente come Platini con Van Basten, Del Piero con Maldini, e molti altri ve ne sarebbero da citare. Si gioca a San Siro, oltre 80 mila spettatori. La Juve dopo appena otto minuti passa in vantaggio con Mandzuckic, che di testa su un bel cross di Alex Sandro mette la palla alle spalle di Donnarumma.

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Ma il Milan non si può arrendere. Spinta dal pubblico, la squadra allenata da Gattuso si procura un calcio di rigore…proprio con lui: Gonzalo Higuain, grande ex della sfida e proprio lui lo va a battere. Come spesso accaduto durante la sua carriera, nei momenti decisivi Higuain scompare e sbaglia il rigore. Il resto della partita è equilibrata con azioni da una sponda all’ altra, ma all’81’ la Juve la chiude con il suo uomo più forte: Cristiano Ronaldo. Minuto 83. Higuain dopo essere stato ammonito protesta vistosamente e si prende il rosso. In preda alla frustrazione e alla rabbia va a muso duro contro ogni giocatore tanto da dover essere trattenuto dai suoi compagni.

e 3 reti, concludendo la partita sul 4 a 1. Un peccato per la squadra milanese che ora si trova a -9 dalla vetta.J_Atalanta_Inter

Se il Milan non può sorridere, tantomeno può farlo l’Inter che viene stradominato da un’Atalanta sorprendente che sin dal 1’ di gioco mette alle corde la squadra di Spalletti. L’Atalanta passa in vantaggio all’8’. Alla fine del primo tempo il risultato è il medesimo, un peccato per l’Atalanta considerate le occasioni clamorose sciupate. All’inizio della ripresa con stupore di tutti l’Inter pareggia su rigore con Icardi. Da questo momento in poi l’Atalanta sarà padrona del campo siglando infatti altre 3 reti, concludendo la partita sul 4 a 1.

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Resta invece più vicino alla vetta il Napoli di Ancelotti che batte 2 a 1 il Genoa al Marassi. La squadra partenopea al 20’ si trova sotto 1 a 0 ma riesce a pareggiare al 62’ con gol di Fabian Ruiz e addirittura passare in vantaggio all’ 86’ con autogol di Biraschi su un cross insidioso. La Roma di Di Francesco si impone per 4 a 1 all’Olimpico contro una Sampdoria che non è riuscita a reggere l’ urto giallorosso, mentre il Torino perde incredibilmente per 2 a 1 in casa con un Parma audace e motivato. La Lazio perde due punti preziosi con un brutto pareggio (1 a 1) a Reggio Emilia con il Sassuolo. Seguono Frosinone-Fiorentina (1 a 1), Spal-Cagliari (2 a 2), Chievo-Bologna (2 a 2) ed Empoli-Udinese (2 a 1).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

Alessandro Matera,Mattia Marcatili 3Bsc

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JUVE ANCORA IN TESTA, IL NAPOLI E INTER STRAVINCONO

Undicesima giornata di campionato. Incredibile! Campionato riaperto con la sconfitta della Juve, il Napoli e tutte le altre accorciano le distanze…Beh, questo è ciò che si augurerebbero tutti i tifosi italiani che non tifano Juventus, invece la capolista ha vinto ancora e tutte le altre ad inseguire. La squadra torinese continua la sua striscia positiva imponendosi per 3 a 1 con un Cagliari coraggioso. Il match entra subito nel vivo dopo un minuto con il gol della Joya, Paulo Dybala. Il Cagliari però non demorde e la sua forza di volontà viene premiata con il gol di Joao Pedro al 36’. La gioia del gol dei sardi dura poco, due minuti dopo la Juve passa in vantaggio con un autogol di un difensore della squadra rossoblù. La squadra di Max Allegri controlla la partita per tutti i minuti restanti e Cuadrado chiude definitivamente i conti all’ 87’.

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Le inseguitrici, Inter e Napoli non sono da meno: il Napoli stradomina e vince 5 a 1  contro un Empoli nettamente inferiore, che si trova di fronte un Mertens superbo, autore di ben 3 reti. Nonostante Caputo avesse accorciato le distanze portando la squadra toscana sul 2 a 1, l’impresa non è stata possibile per una differenza tecnica e di gioco abissale presente anche in Inter-Genoa.

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La formazione nerazzurra, come il Napoli, ne rifila ben 5 alla squadra ligure. Anche l’ altra sponda di Milano ride: il Milan riesce ad acciuffare la vittoria in casa dell’ Udinese al 97’ con  gol di Alessio Romagnoli che ha fatto esplodere di gioia tutti i tifosi. La Lazio stradomina e vince con la Spal per 4 a 1, con doppietta del solito Immobile, mentre la Roma si deve accontentare di un 1 a 1 a Firenze. Con lo stesso risultato della Lazio, il Toro spazza via la Sampdoria, con doppietta di un ritrovato Belotti. Seguono inoltre Bologna- Atalanta (1 a 2 ),Parma-Frosinone(0 a 0),Chievo-Sassuolo(0 a 2).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

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“RAGIONAR D’AMORE” NON PASSA MAI DI MODA

Una riflessione a tutto campo sulla vera natura dell’amore

Parlare di amore non è affatto semplice. Si rischia di banalizzare questo sentimento, se si pensa soltanto agli amori effimeri e precari, basati sul desiderio di sentirsi meno soli e sulla soddisfazione di avere al proprio fianco una persona solo nostra. L’amore è un sentimento presente da sempre negli uomini. Anche se sono cambiati i pensieri, gli stili di vita, i costumi e le tradizioni, le dinamiche che caratterizzano l’amore sono sempre le stesse: sacrificio, confronto, rinunce, sostegno e crescita morale.

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All’interno di un rapporto il sacrificio e la rinuncia sono degli aspetti fondamentali per il suo giusto funzionamento. Noi giovani non conosciamo la fatica e l’aiuto dell’altro, abbiamo a nostra disposizione molte agevolazioni che ci permettono di ottenere tutto con semplicità, rendendoci la vita più facile. Facciamo parte di una società materialista dove il lavoro, il successo e la realizzazione di sé stessi sono gli obiettivi primari. Abbiamo abbandonato gli ideali più profondi della cura e dell’importanza della famiglia che appartengono ormai ai tempi dei nostri nonni. Un tempo si era disposti a offrire di più perché si aveva di meno, mentre al giorno d’oggi l’“ego” personale ci porta a non condividere più nulla. I sentimenti sono annebbiati dalle nuove tecnologie, frequenti sono i casi di amori virtuali, passioni illusorie che caratterizzano la comunità in cui la differenza tra realtà e immaginazione sembra stia perdendo importanza.

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L’amore come sacrificio è quindi del tutto perduto? Tutti siamo fatti di amore e odio, sta a noi tirar fuori la parte migliore di noi e donarla agli altri. Fortunatamente c’è ancora chi anche oggi riesce a farlo: si vede e si percepisce ovunque, nei piccoli gesti, nelle azioni e nei sorrisi. L’aiuto verso il bisognoso è un istinto innato nell’uomo: è grazie a questo che il mondo si regge ancora in piedi. La risposta è quindi “sì”, l’amore come sacrificio esiste ancora, nonostante la società abbia perso parte dei suoi valori.

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L’amore non è una passione, non è una convenzione, non è una scelta: è molto di più. È un qualcosa di universale ed eterno, indescrivibile a parole, che lega le persone da sempre. Moglie e marito, madre e figlio, amici, fratelli, nonni e nipoti, compagni di scuola, tutti sono legati da un filo invisibile chiamato amore.

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Ma AMARE è davvero così indispensabile? Proviamo a pensare ad un mondo senza amore. La vita avrebbe ancora un senso? Probabilmente no, poiché la vita non è altro che il frutto stesso dell’amore. La verità è che c’è bisogno di amore. In ogni momento, in ogni luogo e in ogni circostanza. Senza amore gli uomini sarebbero macchine schiave dei propri istinti. Amare migliora noi stessi, gli altri, la nostra mente, la nostra cultura; dà vita all’arte, alla musica, alla poesia e alla danza; allena l’anima, la rende più forte e la perfeziona. Una tempesta di gioia, dolore, soddisfazioni e sconfitte: questo è l’amore, un flusso inesauribile di emozioni che ci fa vedere con occhi diversi il mondo che ci circonda attraverso il sacrificio e il confronto con l’altro.

Gaia Cingolani e Martina Mariani, 3BSc

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SCONFITTA DELLA LAZIO E PAREGGIO DELLA ROMA NELLA DECIMA GIORNATA DI CAMPIONATO

Decima giornata di campionato. Il match più atteso  è stato sicuramente Napoli-Roma , che non sono andate oltre l’ 1 a 1. La squadra giallorossa sblocca il risultato al 14’ di gioco con una rete di El Shaarawy, che si è trovato solo di fronte a Ospina, dopo un cross da parte di Under.cAMPIONATO_2

La squadra partenopea mantiene il pallino del gioco per tutta la partita, creando ma non concretizzando le occasioni, mentre la Roma cerca di difendere il risultato e di sfruttare le ripartenze. La tenacia e  il non arrendersi del Napoli permettono alla squadra campana di acciuffare l’1 a 1 al 90’ con il gol di Mertens, sempre decisivo nei minuti finali.

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All’ Olimpico di Roma va in scena Lazio-Inter, partita che si è rivelata a senso unico: Lazio K.O. per 3 a 0 con il gol di Brozovic e la doppietta di Icardi, che sempre di più si conferma simbolo di questa Inter. La capolista Juve vince 2 a 1 a Empoli. Risultato che si sblocca al 28’ con il gol di Caputo che porta avanti la squadra toscana , contro le aspettative. La squadra torinese pareggia e si porta avanti con entrambi i gol del solito Ronaldo. Il primo dei due timbri del portoghese è frutto di un calcio di rigore. Venti minuti dopo assistiamo a una gran botta da fuori area che non dà scampo al portiere dell’ Empoli. Il Milan vince a San Siro contro la Sampdoria. Partita molto tirata che però vede vincitrice la squadra rossonera, che rialza la testa dopo le sconfitte precedenti. A non molti chilometri di distanza si gioca Atalanta-Parma e la squadra bergamasca si impone per 3 a 0. Seguono poi Torino-Fiorentina(1 a 1), Spal –Frosinone(0 a 3 ),Sassuolo-Bologna (2 a 2),Genoa-Udinese(2 a 2) e Cagliari –Chievo (2 a 1).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

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GERMANIA, UN PAESE FREDDO CHE SCALDA IL CUORE

ELISA MONTESI DELLA 5ALi CI RACCONTA IL SUO ANNO IN GERMANIA

Mi presento: sono Elisa, ho 18 anni e quest’estate sono tornata in Italia dopo un anno trascorso in Germania. Ne avete sentito parlare tante volte di questa possibilità di trascorrere  3, 6 o 10 mesi all’estero, vero? Quello che posso dirvi con certezza è che se è un vostro grande desiderio o un sogno nel cassetto che però avete paura di aprire, prendete coraggio e non esitate. Partite, perché è irripetibile e non ve ne pentirete mai.

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Per farvi capire cosa questo significhi ci tengo a farvi conoscere alcuni aspetti che, più di altri, mi hanno arricchito e che non potrò mai scordare. Partire da soli significa conoscere da subito tante altre persone. Già dai primi giorni ho creato dei legami di cui ora non potrei mai fare a meno. Soprattutto grazie all’associazione tedesca, che ha riunito noi studenti da tutto il mondo per dei meeting formativi, ora ho amici provenienti da ogni nazione come Messico, America, Brasile, Francia, Thailandia e anche molti altri Italiani. Per non parlare del legame creatosi con la famiglia che mi ha ospitato e con gli amici tedeschi! Ho stretto amicizia con le persone più varie, tutte molto diverse da me e proprio questa diversità è il pregio che ci ha uniti.

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Ammetto che i primi mesi con la lingua è stata dura, anche per le amicizie, ma è solo un momento iniziale ed è normalissimo. Penso che siamo tutti abbastanza d’accordo sul fatto che il tedesco non sia la lingua straniera più semplice e veloce da imparare, o no? Ma è la base di quest’avventura andare in un altro paese per imparare, perché la lingua per quanto diversa non è mai impossibile ed è lei stessa a farti comprendere la cultura e la mentalità del luogo. Certo, ci vuole impegno, ma la soddisfazione di padroneggiarla così bene è indescrivibile. Dopo 10 mesi, ora è la mia seconda lingua, sento che mi appartiene e ne ho scoperto sfumature straordinarie come parole o modi di dire che me ne hanno fatto innamorare (ad esempio ho una parola preferita che è Eichhörnchen, ovvero scoiattolo, difficile da pronunciare, ma dolcissima come suono, anche se non sembra).

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La lezione più bella che ho imparato, però, è cosa vuol dire essere straniera. Viviamo in un mondo globale dove la parola “straniero” è quotidiana. Ma con la nostra famiglia o nel nostro paese non lo siamo. Durante un anno all’estero invece lo diventiamo automaticamente e ho provato cosa significa, perché è una sensazione normale all’inizio, può capitare certi giorni di sentirsi estranei a una realtà così vicina a noi ma allo stesso tempo così differente. Il passo più grande è stato poi superare gli stereotipi, non lasciarmi bloccare da quei muri che la società alza ogni giorno. Questo forse anche perché mi trovavo nell’estremo est della Germania: la mia casa, infatti, sta in un Dorf (paesino) di 200 abitanti a 10 minuti a piedi dalla Polonia e superato il confine cambia tutto: dalla situazione economico-sociale a quella culturale è un altro mondo. Quest’esperienza stravolge la tua prospettiva, mette in discussione la tua opinione su molti temi e ti apre gli occhi a nuovi orizzonti maturando in te punti di vista che non avresti mai preso in considerazione prima.

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È bellissimo conoscere persone nuove, essere accolti con gratitudine e trattati da subito come figli veri, mangiare cibi tipici, innamorarsi di tradizioni, imparare non solo la lingua ma anche scoprire il suo dialetto locale e in aggiunta farsi conoscere portando là un po’ del nostro mondo. È ancora meglio lasciarsi sorprendere da tutto quello che non ci aspettiamo, vedere con gli occhi le conseguenze che il passato ha ancora sulla società presente, notare le differenze con il nostro paese come scuola o vita in generale e conoscere nuovi aspetti del nostro stesso carattere riscoprendo noi stessi. Infine è il massimo poter dire dopo 10 mesi che quest’esperienza mi ha regalato tanto e mi ha trasformato: ho avuto il coraggio di partire da sola, ho affrontato problemi e momenti difficili che mi hanno migliorato, ma soprattutto ho creato ricordi indimenticabili e ho letteralmente vissuto un paese con tutti i suoi colori.

Tschüss! Buon viaggio, e mi raccomando: Hör nie auf neugierig zu sein! (non smettere mai di essere curioso!)

Elisa Montesi

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CHI SCENDE E CHI SALE NELLA NONA GIORNATA DI CAMPIONATO

VITTORIA DELL’INTER, PASSO FALSO DELLA JUVE, IL NAPOLI AVANZA

Nona giornata di campionato. Questo, significa derby della Madonnina, il derby di Milano, la partita più sentita da parte dei tifosi milanisti e interisti. Il match di domenica probabilmente non passerà alla storia, vista la penuria di occasioni da gol. Higuain e Icardi poco serviti dai propri centrocampisti, nessun tiro da parte di entrambi. Ma tutti sanno che il calcio è strano. 92’ minuto. Un’uscita sciagurata da parte di Donnarumma su cross di Vecino permette a Icardi di insaccare il pallone di testa in rete, colpa anche del centrale difensivo Musacchio, che scivola e non interviene sul cross. Icardi come lo scorso anno si prende la scena. Icardi tinge di nerazzurro Milano e il Diavolo piange. La beffa è servita.

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Tra le altre partite sorprendente la frenata della capolista, parliamo della Juve, fermata in casa da un coraggioso Genoa. Sembrava in discesa la partita della formazione di Max Allegri che al 18’ sblocca il risultato con il totem Ronaldo. La Juve però subisce il pareggio del Genoa al 67’ con gol di Bessa, causato da una ingenuità da parte della squadra Torinese. Ai microfoni di Sky la commovente dedica del gol di Bessa alla madre, che ha vinto una partita ben più difficile, quella contro il cancro.

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Il Napoli vincendo 3 a 0 a Udine approfitta del passo falso della Juve e si porta a -4. Incredibile la sconfitta della Roma all’Olimpico per 2 a 0 con la Spal. Troppi iniziano ad essere i rimpianti per la squadra giallorossa che ora si trova al settimo posto dietro alla Fiorentina che non va oltre l’1 a 1 con il Cagliari, mentre  l’Atalanta si impone con un netto 5 a 1 contro il Chievo Verona, che da poco ha ingaggiato Giampiero Ventura, allenatore ormai noto soltanto per non aver centrato la qualificazione ai Mondiali 2018 con la nazionale Italiana.

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Troviamo in zona Champions  la capolista Juve, seguono il Napoli, l’Inter e il Lazio che si impone 2 a 0 a Parma.

 Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

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LISTAVATE CERCANDO O ALTRULISTA REMASTERED. TORNANO AL LICEO MEDI LE ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI DI ISTITUTO

Torna nel nostro liceo, puntuale come ogni anno, il rinnovo della componente dei rappresentanti di istituto. Si sono tenute tra la mattinata di martedì e quella di mercoledì le presentazioni delle liste dei candidati. Quest’anno, come spesso accade, la sfida vede contrapporsi solamente due liste, Listavate Cercando e Altrulista Remastered, un vero testa a testa che vedrà annunciati i vincitori nella mattinata di sabato.

Asia Verdini, Alice Sorana, Francesco Marchesini e Gianmarco Bramucci: sono questi i nomi dei candidati di Listavate Cercando. Tra le nuove proposte presentate, la creazione di un <<box dei suggerimenti>>, in cui ogni studente, in anonimato, potrà inserire un biglietto con le proprie idee per migliorare qualunque aspetto del liceo. Ancora, l’introduzione di uno sportello di aiuto-compiti e di uno psicologo di supporto per ovviare ai possibili disagi legati al contesto didattico. Infine, tra le proposte di assemblee, la visione di Sulla mia pelle (2018), film ispirato all’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, giovane che perse la vita nel 2009, ucciso dall’abuso di potere delle forze dell’ordine e protagonista di uno dei casi di cronaca italiani più noti degli ultimi dieci anni. Alla visione del film seguirà anche la testimonianza di Ilaria Cucchi, sorella del giovane Stefano, che da anni porta avanti, senza sconti, la sua <<battaglia all’ingiustizia>>.
Non rinunciano invece alla possibilità di un <<secondo mandato>> Michele Corbisiero e Andrea Montanari, rappresentanti di istituto ancora in carica pronti a rimettersi in gioco nell’Altrulista Remastered, assieme a Tommaso Falcioni e Federico Palestrini. Forti di una previa esperienza sì, ma con tante nuove idee. Non solo <<school parties>> organizzati nelle discoteche più gettonate del territorio (Miu disco Dinner, Lanterna Azzurra e Megà), o assemblee di istituto –tra cui con l’associazione Libera, che da ventitré anni lotta contro la criminalità organizzata delle mafie- ma anche corsi integrativi e progetti aggiuntivi mirati a coinvolgere quanti più studenti possibili. Tra questi, corsi pomeridiani di chitarra e pittura, la partecipazione al Proyecto Doble Corazón Iván, nato dall’impegno umanitario di Iván Nicolás Perchante, giovane argentino residente a Malaga che da anni si dedica a migliorare la vita dei malati negli ospedali, e la collaborazione con Great Events, neo-associazione nata dall’esigenza di organizzare tornei competitivi di beach volley, beach tennis, pallavolo e calcio nella zona di Senigallia e Marotta.
Tra le prerogative di un buon rappresentante di istituto –e questo è un punto di contatto tra le due liste avversarie- vi è sicuramente una buona dose di determinazione per sviluppare e portare avanti le idee degli studenti. <<Siamo pronti a dar voce alle esigenze del liceo>> assicurano tutti i candidati. <<Chiunque può presentare richieste e sollecitazioni, o avanzare proposte per le successive attività didattiche.>>

Alexandra Bastari (5ALi)

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IN MARCIA PER UN FUTURO DIVERSO, IN DIFESA DEI DIRITTI E ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ

ANCHE I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL MEDI TRA I DIECIMILA STUDENTI CHE HANNO PARTECIPATO AL MEETING DELLA PACE DI ASSISI-PERUGIA

Viviamo in un mondo dove a prevalere sono sempre di più le minacce, le guerre, l’egoismo, le violenze, il razzismo e le disuguaglianze. È questo il futuro che vogliamo? Noi del liceo Medi ed altre migliaia di persone tra cui bambini, giovani e anziani abbiamo detto di no. La marcia della pace nasce proprio da questo: combattere insieme le ingiustizie per creare un mondo migliore.

 

I venticinque chilometri percorsi da Perugia ad Assisi il 7 ottobre, sono stati preceduti da due giornate in cui circa 3.500 studenti di tutta Italia hanno partecipato a meeting e laboratori su vari temi legati alla pace.

La prima giornata si è incentrata sulla presentazione di lavori elaborati dalle scuole che hanno aderito al progetto all’incontro. Tra questi anche il video sul fenomeno del cyberbullismo e dell’hate speech realizzato dai ragazzi e dalle ragazze della 2ASc.

 

Il secondo giorno abbiamo avuto l’opportunità di conoscere vari esperti che ci hanno parlato del commercio di armi, delle reali cause e conseguenze delle guerre e delle armi atomiche. Lisa Clark, Carlo Cefaloni, Alex Zanotelli, don Luigi Ciotti e Pier Luigi di Piazza: sono solo alcune delle persone che ci hanno fatto aprire gli occhi su come sta veramente il mondo. Il punto principale attorno a cui erano incentrati i vari incontri era imparare ad agire, non solo a parlare. Tutto ciò ci è servito per prepararci a vivere una marcia vera e ricca di valori.

Camminando accanto ad altre persone, che nonostante fossero distrutte dalla fatica e dal continuo alternarsi di pioggia e sole, innalzavano orgogliosi bandiere di pace, siamo riusciti a raggiungere la meta con il sorriso sulle labbra. Il traguardo non è stato solamente l’arrivo ad Assisi, ma la conclusione di un percorso morale ed etico: uniti possiamo combattere le ingiustizie e dare vita a un mondo dove viva la fratellanza e vengano rispettati i diritti di tutti.

“I nostri nonni hanno lottato per conquistare i diritti, noi dobbiamo combattere per mantenerli”.

Gaia Cingolani, Elena Brocchini, Martina Mariani e Teresa Ricordi (3BSc)

Foto della prof.ssa Donatella Discepoli

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Lingue in festa al Medi

Come tutti gli anni,  il nostro liceo ha celebrato la Giornata Europea delle Lingue, una giornata speciale istituita  nel 2001, con il patrocinio dell’Unione Europea, per incoraggiare le popolazioni del continente ad apprendere più lingue straniere. Mercoledì 26 Settembre, un folto gruppo di studenti dalle 10.30 alle 12.30 ha animato Piazza Roma nel centro della città, svolgendo varie attività linguistiche con il coinvolgimento dei passanti.

 

Durante il corso della mattinata si sono esibite varie classi del liceo, tra cui 1Dli, 2Dli, 2ASc, 2BLi, 3CLi, alcuni alunni della 3ASa e 3DSa, la 4Bli e la 5BLi. Gli studenti hanno cantato con entusiasmo alcune canzoni spagnole, francesi e inglesi, coinvolgendo tutta la piazza. Hanno ballato e hanno proposto degli scioglilingua in inglese al pubblico. Altri ragazzi ancora hanno condiviso il loro talento nella musica con tutti gli altri, cantando e suonando dal vivo, canzoni storiche come “Knocking on Heaven’s Door” di Bob Dylan, “Wish you were here” dei Pink Floyd e “Stand by me” di B. E. King; hanno presentato l’inusuale sonetto 130 di William Shakespeare e alcune poesie scritte e tradotte interamente da loro e ci hanno fatto divertire con i quiz in lingua a cui hanno preso parte anche i passanti.

 

Inoltre, gli alunni del corso extracurricolare di cinese ci hanno fatto fare un tuffo in oriente con la canzone 對不起 我的中文不好 – Duìbùqǐ wǒ de zhōngwén bù hǎo (traduzione= scusa per il mio cinese).

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Insomma, tra balli, canti e poesia, il Medi ha dimostrato di saper valorizzare le competenze linguistiche di ogni studente. Conoscere più lingue significa un’apertura verso le altre popolazioni e le loro culture. Infatti, grazie allo studio delle lingue ognuno è capace di sentirsi cittadino del mondo, ed è proprio questo il messaggio che vuole insegnare questo progetto.

“Una lingua diversa è una diversa visione della vita.”
(Federico Fellini)

 Alice Di Pietro e Sara Venturi (4BLi)

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I LETTORI “OSTINATI” DEL MEDI SUL PODIO DI XANADU PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

23 maggio 2018. Neppure il bollettino meteo che prevedeva un inarrestabile nubifragio sui colli bolognesi ha potuto fermare i prodi lettori della 2CSc e della 2ALi del nostro liceo, che, guidati e sostenuti dalle prof.sse Roberta Repaci e Cristina Fiorelli, hanno partecipato alla cerimonia conclusiva del progetto Xanadu 2017-2018 presso il Teatro Antoniano di Bologna.

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Un teatro gremito di ragazzi e di ragazze provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Sul palco ad accoglierli gli ideatori del progetto e tre degli autori più “gettonati” di questa edizione: lo scrittore inglese Kevin Brooks, la disegnatrice Francesca Zoni e il fumettista Sergio Rossi che hanno ripercorso la loro adolescenza, consigliando i libri, i film e le canzoni che hanno accompagnato primi amori e votacci.

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A decretare il vincitore, anche quest’anno, sono stati i ragazzi che assieme ai loro insegnanti hanno letto i romanzi e le graphic novels del progetto. Il primo posto è andato ancora una volta a K. Brooks, vero maestro nel tratteggiare le “dark feelings”, i sentimenti oscuri che abitano l’animo umano e che, secondo lo scrittore, sono i più intensi e i più affascinanti. Ecco la classifica degli altri titoli che, magari, potrete leggere durante le vacanze estive: al secondo posto “Carrie” di Stephen King, al terzo “Cercando l’onda” di Christopher Vick a pari merito con “Il richiamo della foresta” di Jack London; al quarto “The Outsiders” di Susan E.Hinton.

Quinto e sesto posto rispettivamente per “Una voce dal lago” di Jennifer Donnelly e le “Le otto montagne” di Paolo Cognetti a pari merito con “The Help” di Kathryn Stockett. A seguire, dal settimo al decimo posto: “Pomodori verdi e fritti” di Fannie Flag , “L’estate del coniglio nero” di Kevin Brooks, “Color fuoco” di Jenny Valentine, “Una ragazza senza ricordi” di Frances Hardinge.

Tutti gli studenti presenti in sala si sono poi misurati in un gioco che consisteva nell’indovinare i titoli dei libri dai quali era stata tratta una frase. Grazie alla prontezza delle risposte e alle superiori capacità mnemoniche, gli accaniti lettori della 2CSc e della 2ALi sono riusciti, nonostante l’ardua competizione, a indovinare il maggior numero di titoli e quindi ad arrivare sul podio per il secondo anno consecutivo. Il progetto è stato significativo per i ragazzi: infatti la lettura offre un punto di vista unico sul panorama della vita, ma per arrivare in cima al monte occorrono una guida a cui affidarsi e tanta passione.

Caterina Arduini e Lorenzo Sartini (2CSc)

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MATEMATICA CHE PASSIONE CON LA MODELLIZZAZIONE!

Ovvero come l’astratta scienza dei numeri può diventare “creativa” e legata alla realtà

Non ne potete più della matematica? Vi hanno stancato tutti quei noiosi esercizietti per casa, dove basta solamente applicare la formuletta? Volete qualcosa di più innovativo ed efficace, che coniughi spirito creativo, senso pratico e innovazione tecnologica?

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Se è così, la modellizzazione fa proprio al caso vostro. Si tratta di un approccio “creativo” alla matematica che propone allo studente quesiti fisico-matematici che si affacciano alla vita quotidiana. In sostanza, invece di risolvere un classico problema applicando formule note e imparate a memoria, i “modellizzatori” devono affrontare una sfida legata al reale: per es. calcolare il rapporto tra la massa della torre Eiffel e quella del souvenir che la riproduce in scala ridotta per poi determinarne le variazioni di prezzo, tenendo conto dell’inflazione annua prevista dalla Banca Centrale Europea per la Francia. Il valore aggiunto di tale metodologia didattica è costituito da due componenti: l’elemento della sfida e l’aggancio alla realtà.

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Alcuni alunni della nostra scuola hanno preso parte ai corsi di preparazione e, recentemente (il 20 aprile scorso), hanno partecipato alla ottava edizione nazionale della Gara di Modellizzazione Matematica, sfidando gli studenti degli istituti di tutta Italia sui banchi dell’Università di Perugia: suddivisi in biennio e triennio, i ragazzi si sono misurati con la risoluzione e l’argomentazione di tre problemi in meno di un’ora e mezza: uno di questi chiedeva di calcolare l’aumento percentuale annuale del numero di giocatori d’azzardo in Italia in relazione ai dati delle annate precedenti, utilizzando i dati forniti dal testo.

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Nonostante qualche intoppo dovuto alla confusione dell’organizzazione, i ragazzi, accompagnati dai professori D. Riserbato e L. Tesei, hanno vissuto un’esperienza più che positiva, testimoniata anche dal terzo posto ottenuto da uno studente della 2CSa che è anche l’autore di questo articolo.

Niccolò Canullo (2CSa)

 

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MEDAGLIA D’ARGENTO PER IL MEDI ALLE OLIMPIADI NAZIONALI DEL PATRIMONIO

Il Medi è sul podio ancora una volta. Quest’anno, l’occasione per portare a casa un sudatissimo secondo posto si è presentata alle Olimpiadi del Patrimonio, giunte alla loro tredicesima edizione. Le tre studentesse del team del nostro liceo, Alison Marzi (5BLi), Alexandra Bastari (4ALi) e Asia Ventura (4ALi), si sono misurate con un lungo lavoro iniziato a dicembre con le selezioni di istituto, proseguito a febbraio con quelle regionali e conclusosi nella mattinata di martedì 8 maggio con la finale nazionale svoltasi presso il Liceo Ennio Quirino Visconti di Roma.

Il progetto, supportato dall’Anisa (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte) promuove lo studio di tutte le discipline artistiche e la tutela del nostro patrimonio e vede una giuria composta dalle più illustri esperte d’arte, tra cui rappresentanti del MiBACT, della Galleria Borghese e dei Musei Vaticani.  Il percorso, intitolato ‘Assenti presenti’, non avrebbe conosciuto il suo successo senza però la guida dei docenti di storia dell’arte Patrizia Burattini e Marcello Mengucci e il prezioso aiuto tecnico di Mattia Russo (4BSA).
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L’obiettivo delle tre studentesse è stato quello di scoprire in che modo sia possibile stimolare la sensibilità alla legalità e dove si collocano le opere d’arte in relazione all’identità di un popolo. Per farlo, hanno raccolto interviste -tra cui al direttore della Galleria Nazionale delle Marche Peter Aufreiter e al Maggiore Carmelo Grasso Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico di Ancona- e viaggiato attraverso i luoghi simbolo dei tre più eclatanti furti avvenuti nelle Marche, nel Palazzo Ducale Urbino, il 6 febbraio del 1975: la Muta di Raffaello, la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca. Emblemi della nostra cultura fortunatamente recuperati l’anno successivo, ma che ci danno modo di tornare a riflettere sul significato della salvaguardia del nostro patrimonio artistico, che deve passare per tre fasi: conoscenza, esperienza e infine tutela.

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<<È solamente attraverso la conoscenza dell’arte che ci si abitua a collocarla al di fuori dei riduttivi confini dei libri scolastici, a darle un volto e un nome>> – spiega il nostro team di ragazze. Le tre vincitrici si dicono inoltre soddisfatte. <<Il nostro percorso ci ha permesso di affacciarci ancora di più sul mondo della tutela del nostro patrimonio, un mondo talmente vasto che non può essere sufficientemente approfondito nelle due ore settimanali curricolari >>.

A. Bastari, 4ALi

 

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DEBUTTO DEL MEDI ALLE OLIMPIADI REGIONALI DEL DEBATE DI ANCONA

UNA PERFORMANCE DI TUTTO RISPETTO PER UNA SQUADRA AGGUERRITA E TENACE,  TUTTA AL FEMMINILE

Il nome anglofono può fuorviare. Il debate, la new entry nelle metodologie didattiche della scuola italiana, è in realtà un retaggio del mondo classico. Ma, prima di tutto, che cos’è propriamente il debate? E’ una discussione, un vero e proprio dibattito, nel quale due squadre, composte generalmente da tre membri ciascuna, sostengono e controbattono un claim (un’affermazione), schierandosi tra i favorevoli o tra i contrari. La discussione è però limitata da una semplice regola: la posizione assunta dalle due squadre non è una scelta libera, ma assegnata da un corpo di giudici. Oggi i più decisi promotori di questa disciplina sono i paesi anglosassoni (negli USA è una materia curricolare nelle scuole), ma i primi public speaking formali si verificavano già nell’Atene del V secolo a.C., vero grande teatro dell’arte oratoria classica.

Anche in questa occasione il nostro liceo ha voluto mettersi in gioco su questo nuovo format di dialogo, con una squadra tutta al femminile (Sara Andreozzi e Alexandra Bastari della 4ALi e Consuelo Centurelli della 3BLi) che ha partecipato alle Olimpiadi regionali del Debate, tenutesi questa mattina presso l’Istituto Savoia-Benincasa di Ancona. Una competizione a cui hanno preso parte dodici istituti provenienti da tutte le Marche. Le debaters del Medi si sono misurate con un claim non facile: Il denaro investito nell’esplorazione spaziale è sempre ben speso.

 

Non ha importanza la posizione raggiunta dalla nostra squadra che, nonostante i vivi complimenti dei giudici, non avrà accesso alle finali nazionali del prossimo autunno, a cui invece parteciperà il Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi in rappresentanza della regione. E’ invece non di poco conto la consapevolezza di aver brillato in una strategia formativa con cui non si è in confidenza, quasi sconosciuta, appena assaggiata sui banchi di scuola.

Più rilevante, invece, il valore che assume la pratica del debate nella nostra società, spesso troppo competitiva ed inflessibile: la capacità di assumere, quando le regole lo impongono, il punto di vista opposto e provare a giustificarlo, nonostante lo sforzo, spesso immane, del saper portare avanti efficacemente un’istanza e opinione che non è necessariamente propria. Una disciplina che, però, benché si mascheri dall’arte della finzione, della persuasione e del prevalere, educa invece al rispetto e al confronto, fornendo le chiavi per un dialogo piacevole libero dalle ostilità della contesa.

Alexandra Bastari (4°ALi)

 

 

 

Alexandra Bastari 4ALi

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IL RAPPORTO MADRE-FIGLIA IN UNA STORIA ORIGINALE E SINCERA

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, pubblicato nel 2017 e vincitore del premio Campiello, è un romanzo semplice e sincero. Il titolo, alla lettera “la ritornata”, si riferisce alla protagonista, una tredicenne che da un giorno all’altro viene restituita ai genitori naturali senza una spiegazione.

Vissuta con i genitori adottivi in una situazione di benessere, dovrà adattarsi alla vita di chi al contrario vive in stato di povertà, in una famiglia numerosa, disordinata e violenta. Solo Adriana, la sorella più piccola, sarà per lei un’amica, un angelo custode, un’ancora.

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La narrazione è condotta in prima persona; la scrittura è scorrevole, presente accanto all’italiano l’uso del dialetto che accentua la differenza tra le due famiglie. Un romanzo coinvolgente, toccante, incentrato sulla complessità dei rapporti familiari visti dagli occhi di una bambina.

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Libro vivamente consigliato: offre uno spunto di riflessione sulle difficoltà che si incontrano in famiglia e sulla necessità di andare avanti a testa alta, nonostante tutto.

Francesca Sbaragli (4°ALi)

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TRA IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA… A SCUOLA DI ESORCISMO CON DON ADRIANO TORREGGIANI

Don Adriano Torreggiani, della Diocesi di Senigallia, venerdì 16 marzo è stato invitato dal docente di religione Emanuele Piazzai nel nostro liceo per una lezione tutt’altro che ordinaria, a cui hanno assistito le classi 2BLi e 2CLi.

esorcismo 2“Per parlare di un’esperienza così presente nelle nostre vite” ha esordito don Adriano, “ora come ora, non parlerò del mio vissuto, ma parlerò attraverso le scritture bibliche.” E’ la  Bibbia, infatti, che fotografa  il vissuto dell’uomo, che contiene le domande chiave dell’esistenza umana, il perché del dolore, del male e della sofferenza. Il sacerdote ha spiegato che l’uomo, anche dopo l’arrivo del Liberatore per eccellenza, non è mai stato  completamente liberato, perché Gesù, pur perdonando, non ha cambiato le regole del gioco. E’ quindi per questo motivo che il simbolo più celebre del Cristo è il crocifisso, cioè la rappresentazione dell’incontro del bene con il male.

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 Don Adriano ha continuato commentando una frase del Credo cattolico, in cui si legge “ Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili…”,  cercando di farci comprendere che molti degli ostacoli nella nostra vita, sono dovuti anche alla malizia dell’uomo. Parlando di creature invisibili si fa riferimento agli angeli, ad alcuni di loro, in particolare, che odiano la figura superiore di Dio, in quanto si sentono suoi schiavi e tentano in tutti i modi di farci seguire il loro esempio.

 

Il Diavolo, per definizione, è il divisore, colui che distrugge dove c’è comunione, al contrario  l’Angelo è l’annunciatore della volontà divina. Alcuni angeli, secondo il Concilio V del 1215, hanno peccato e  il male, che è più forte di qualsiasi forza umana, è invincibile dall’uomo e  solo Dio è in grado di combatterlo.

Adamo-ed-Eva1L’esempio classico è quello di Adamo ed Eva che, pur essendo liberi, sono stati sedotti da Satana. Paolo VI durante l’udienza generale del 1972, affermò: “Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.” Don Adriano riportando le parole di Paolo VI, ha spiegato che gli angeli sono diventati maligni per libera scelta e che a differenza dell’uomo, che è un essere razionale, sono intuitivi e impulsivi, e per questo motivo non vengono perdonati. San Giovanni Crisostomo,  arcivescovo e teologo bizantino, dichiarava che la dottrina cattolica doveva offrire speranza e fiducia e che sarebbe stato un errore smettere di lottare contro il male de parte degli uomini.

Ritornando ai giorni nostri, il sacerdote  ci ha riferito che in Italia ci sono più di 12.000 persone che, andando dai cartomanti, compiono azioni sataniche in quanto disobbediscono al primo comandamento che afferma che esiste un solo Dio. In Italia, inoltre, ci sono 807 sette sataniche e il satanismo si diffonde anche attraverso la musica, i canti, i libri e i fumetti, che ti possiedono anche contro la tua volontà.

Satana si manifesta, in base ai racconti di don Adriano, infierendo sulle cose e sulle persone, almeno in tre modi: con l’oppressione, che possiamo definire come una disperazione maligna; con la vessazione, che si manifesta con delle vere e proprie percosse e con la possessione diabolica, quando la persona non è più responsabile di sé stessa e  dimostra una forza fisica superiore al normale o riesce a parlare lingue antiche o sconosciute.

A questo proposito il sacerdote ci ha raccontato un esorcismo da lui compiuto su una donna posseduta che riusciva a prevedere eventi non accaduti. In alcuni casi la persona posseduta, è in grado di rivelare i tuoi peccati, dice Don  Adriano,  soltanto se non sono stati perdonati in precedenza. Ci sono più possibilità di aprire una porta al male: malefici, attività occulte, peccati compiuti ripetutamente. Il Diavolo è menzognero, si nasconde, e la Chiesa Cattolica usa l’esorcismo come mezzo per far venire a galla Satana e combatterlo. In tutto il mondo esiste un libro per praticare gli esorcismi, dove sono scritte le parole in grado di scacciare il male. In conclusione, don Adriano Torreggiani, ha affermato che ognuno di noi  è esorcista, poiché tramite la nostra volontà possiamo scacciare il male, in quanto nella vita ci troveremo sempre a scegliere tra la verità e la menzogna e non dobbiamo avere paura perché la tentazione non è mai più forte del nostro volere.

Vittoria Balducci 

(Classe 2C LI)

 

 

 

 

 

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“FATE DELLA VOSTRA VITA UNA COSA STUPEFACENTE!”. PAOLO CREPET, I GIOVANI E LA VIA DEL FUTURO…

Martedì 13 marzo, presso il  teatro La Fenice, si è tenuto l’incontro con lo psichiatra e scrittore Paolo Crepet nell’ambito del progetto Ge.Ne.Re (GEnerare NEcessarie RElazioni), promosso dal Comune e dall’Informagiovani di Senigallia,  progetto che ha coinvolto le classe 2BLi, 2DSA, 3BLI e 3BSA del nostro Istituto.

Paolo Crepet,  psicoterapeuta noto per la sua professionalità ed esperto delle problematiche adolescenziali, ha sollevato diverse tematiche, come la parità dei sessi, l’omosessualità, il bullismo, il futuro dei giovani, la famiglia, la gelosia e l’amore.

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Secondo lo psichiatra non esistono solamente due sessi, due generi, ma ne esistono tanti quanti sono gli abitanti del pianeta perché non c’è differenza tra maschio e femmina.  E i giovani di oggi possono ritenersi fortunati, in quanto liberi esprimere la propria sessualità senza paure, a differenza di quanto accadeva in passato, quando l’omosessualità veniva considerata un crimine e una malattia.
Il bullo è un meschino che fa del male a chi è più debole di lui ed è potente solo agli occhi degli altri perché, in realtà, è lui l’impotente. La violenza è secondo Crepet l’ultimo stadio e colpisce chi non ha sogni, né progetti di vita.

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E poi l’amore: il sentimento che ci fa sentire vivi, che ci spinge, assieme alla passione, a fare di tutto, a fare cose pazzesche. Questa parola però non sempre viene utilizzata bene ed in un contesto appropriato, spesso e volentieri infatti, i giornalisti che
devono scrivere di persone uccise, di famiglie massacrate da un loro componente, utilizzano titoli come “Tragedia dell’amore”, ma l’amore dov’è? Chi ama non agisce in questo modo. Al tema dell’amore è legata la gelosia. Un sentimento che egli sostiene di essere uno dei più inutili, ma purtroppo in assenza di esso molte persone non considerano il proprio partner “un vero uomo” o “una vera donna”. La persona gelosa è colei che è insicura ed ha poca stima di sè. Si sceglie la gelosia perchè la fiducia è più complessa, dare fiducia all’altro è più complicato. La gelosia è per cui non siamo capaci di amare davvero.

FUTURO
Parlando del futuro dei giovani, Crepet afferma che la famiglia spesso può essere il motivo per cui il giovane non riesce a spiccare il volo, molti genitori trattano i figli come se fossero una loro proprietà e così facendo mettono il piombo sulle ali di coloro che devono crescere e diventare indipendenti. Dichiara che ogni generazione ha dovuto combattere una guerra, la sua contro l’eroina, la generazione d’oggi contro gli smartphone che ci stanno portando a non avere più idee ed emozioni, il nostro stato d’animo è invece più complesso di un paio di faccine gialle.
Il futuro è dei folli secondo Crepet. Per diventare grandi bisogna uscire dalla classe, dal coro, uscire dalle righe. Bisogna avere il coraggio per dire di no. Dice che se abbiamo un’idea e tutti la approvano, essa è banale. Se invece ne abbiamo una che tutti criticano o addirittura deridono, è giusta e buona.

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Per realizzare un’idea o un sogno non è necessario avere soldi e raccomandazioni, ci vogliono coraggio, curiosità, inventiva, indipendenza, autostima, aver voglia di fare e non avere paura del rischio. Non  dobbiamo cercare i soldi ma i progetti, i sogni, le idee e le passioni. E la passione è anche il proprio mestiere – ha risposto Crepet alla domanda di uno studente sulle ragioni profonde che spingono a continuare questo mestiere difficilissimo.  L’unico modo per non stancarsi di ciò che si fa  è essere appassionato a ciò che si fa.

Milica Zvicer

(Classe 2B LI)

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UN GEMELLAGGIO ALL’INSEGNA DEL “GIALLO”, DELL’ARTE E DELL’AMICIZIA

Dal 9 all’11 marzo, la 3BLi ha partecipato al convegno “La donna era in giallo” tenutosi tra Pisa e Lucca, attività che rientra nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro e che si è trasformata anche in una sorta di “gemellaggio” tra il nostro liceo e il Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” di Lucca.

 

Un’occasione per vedere da vicino alcuni capolavori dell’arte e dell’architettura che il mondo ci invidia: la mitica Torre pendente, affiancata dalla Cattedrale e dal Battistero, monumenti che sono stati presentati da Rossano Luperoni, docente di storia dell’arte del Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” di Lucca. Dopo la visita che si è tenuta in mattinata, i ragazzi del Medi hanno incontrato i loro “gemelli” del Liceo di Lucca, avendo così la possibilità di socializzare con le famiglie ospitanti.

La mattina del 10 è stata dedicata alla visita di Luca e dei suoi monumenti più significativi, tra i quali la Cattedrale di San Michele in Foro. Alle 14 si è finalmente entrati nel vivo del convegno. Numerosi sono stati gli interventi di importanti scrittori e professori e di studenti che, anche attraverso presentazioni con animazione e musica, hanno esplorato la figura femminile nel giallo. Dopo la consegna dei diplomi, i partecipanti al convegno e al progetto sono stati invitati alla “Cena con Delitto”.

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L’11 marzo in mattinata i ragazzi hanno assistito all’ultima parte del convegno, dedicata agli interventi di Giorgia Antonelli, Gabriele Cardone, Alessandro Maraschi e Consuelo Centurelli, che sono stati premiati con una medaglia di bronzo. Al termine dei lavori gli studenti del Medi hanno fatto ritorno a Senigallia, soddisfatti delle esperienze vissute e ansiosi di ospitare i loro partner in occasione del convegno sul giallo che si svolgerà a maggio Senigallia.

Consuelo Centurelli (3BLi)

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UNA “FUORICLASSE” DELLE LINGUE NEL NOSTRO LICEO

ROBERTA MENCHETTI DELLA 5BLI SI AGGIUDICA IL PRIMO POSTO ALL’OTTAVA EDIZIONE DEL CAMPIONATO DELLE LINGUE DI URBINO

Ha quasi diciannove anni, ma è già un orgoglio per il nostro liceo e per tutta la città di Senigallia. Con il suo <<testo dalla potente vena narrativa […] segno d’una notevole sensibilità immaginifica>>, come lo ha giudicato la commissione d’esame, è riuscita ad aggiudicarsi il primo premio di lingua spagnola al Campionato Nazionale delle Lingue di Urbino, giunto alla sua ottava edizione.

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Un campionato che valorizza  l’importanza dello studio delle lingue straniere nella nostra società multietnica e promuove solamente le eccellenze degli istituti superiori. Ma Roberta Menchetti ha i piedi ben saldi a terra e sa bene che dietro ogni vittoria c’è una buona dose di fatica, di impegno e soprattutto tanta buona volontà. Ed è pronta a tornare in pista per altre sfide. L’abbiamo incontrata ed intervistata proprio tra i corridoi del nostro istituto.

Cosa significa per te studiare le lingue? Hai mai avuto ripensamenti nella scelta del tuo indirizzo di studi? Ero orientata a studiare lingue già dalla seconda media. Con il passare degli anni, sono ancora ferma sull’idea che studiare in questo liceo è stata la scelta più giusta. Mi ha infatti permesso di sviluppare il mio approccio verso ciò che ci circonda: inizialmente ero convinta che studiare le lingue straniere significasse conoscere diverse maniere di esprimere lo stesso concetto. In realtà, in questi cinque anni, ho capito che studiarle è essenziale per partecipare attivamente in questo mondo globalizzato in cui viviamo. Ci permettono di ampliare i nostri orizzonti, abbattere le barriere dei pregiudizi e di entrare in contatto con nuove culture e diversi stili di vita anche diametralmente opposti ai nostri. Ci consentono di costruire, tassello per tassello, ogni angolo del nostro mondo.

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Come ti sei preparata per la gara? 

Da dicembre a febbraio, la mia professoressa di spagnolo, Silvia Giuliani, mi ha consigliato di leggere libri fantasy, in quanto per la prova finale avrei dovuto comporre un testo di scrittura creativa. La mia classe, invece, quest’anno si è concentrata soprattutto su temi di attualità, in vista della seconda prova dell’esame di maturità.

Hai avuto esperienze di studio o semplicemente un intercambio culturale all’estero?  

Ho partecipato ad un ministage a Nizza e ad un intercambio con un istituto di Murcia organizzato dal nostro liceo l’anno scorso.

Ti è stato utile il soggiorno a Murcia?

Sì, mi ha aiutato molto. Non avendo mai preso parte ad esperienze del genere, ero abituata, come molti, a imparare la lingua dei libri di grammatica. Sentivo che mi mancava la parte della lingua viva, quella più vera. Inoltre, grazie allo scambio ho avuto la possibilità di vivere la routine tipica di una ragazza spagnola della mia età, imparando a conoscere la cultura e le abitudini del Paese.

 

Dopo questa vittoria, stai prendendo in considerazione l’idea di andare a studiare e/o vivere all’estero in futuro?

In realtà l’idea c’è da molto tempo, da molto prima della vittoria al Campionato Nazionale delle Lingue. Mi piacerebbe continuare con il percorso linguistico qui in Italia, specializzandomi in Interpretariato, approfondendo le lingue orientali come arabo e cinese. Poi, magari, avviare la mia carriera fuori dai confini.

Come hanno reagito i tuoi familiari, amici e docenti alla notizia della vittoria?

Nei giorni delle ultime selezioni non avevo Internet con me. Quando ho ricevuto la notizia di essere arrivata terza classificata alle semifinali (prova che consisteva in un test scritto al computer e un colloquio orale) ho informato i ragazzi che dividevano l’hotel con me e i loro commenti sono stati tutti molto incoraggianti. La professoressa Giuliani, che purtroppo non ha potuto accompagnarmi, era entusiasta e mi ha consigliato di rimanere concentrata e di dare il meglio di me, certa che con la mia umiltà sarei andata avanti sia lì che nella vita.  Quando la sera della finale ho inviato a tutti la foto del primo premio, sono stata sommersa di complimenti, docenti e dirigente compresi. Ma, soprattutto, il giorno dopo la mia classe ha festeggiato la vittoria assieme a me.

Alexandra Bastari (4ALi)

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SFIDA ALL’ULTIMO DELITTO

I RAGAZZI DEL MEDI SI MISURANO CON LA NOBILE ARTE DEL RACCONTO GIALLO

Nella giornata di venerdì 23 febbraio si è svolta presso l’Aula Magna del nostro liceo la prima fase del concorso “La nobile arte del delitto” che ha coinvolto sette classi tra biennio e triennio (1ASc-1CSc-1DSc-1BLi- 2BSc-3BLi-4CSA). Promosso dall’ ISI Machiavelli di Lucca e dalla Biblioteca Comunale Antonelliana di Senigallia, il concorso “ludico-letterario” è riservato agli studenti delle scuole superiori e prevede inizialmente una selezione locale, tra classi della stessa scuola.

Tra queste viene individuata una classe vincitrice ogni quattro partecipanti, fino ad un massimo di tre. Le classi qualificate si sfideranno poi nella finale nazionale che si svolgerà a Senigallia il 12- 15 maggio 2018.

Gli studenti che hanno aderito al concorso hanno letto i racconti gialli selezionati dal comitato “sculp.sit”. Se volete misurarvi anche voi con la nobile arte del delitto e passare del tempo in compagnia di un buon giallo d’autore, ecco i titoli scelti: Le inseparabili (Anna Catherine Green); Uno scandalo in Boemia ( Arthur Conan Doyle); Una principessa a Baker Street ( Cunnin Toil); Storia di un bell’uomo (The Chobham Affair); Trappola per topi ( Ethel Lina White); L’uomo invisibile ( Gilbert Keith Chesterton); L’ultima rosa ( Jacques Heath Futrelle); La banda maculata (Arthur Conan Doyle);Il caso Stonor (Arthur Conan Doyle).

 

Suddivise in tre gironi, le classi si sono confrontate su due dei racconti dell’elenco, misurandosi in una serie di quiz che riguardavano non soltanto trama, ambientazione e personaggi, ma anche la vita e l’opera degli autori. Quiz dai titoli molto accattivanti (SCOVA L’ERRORE, CHIEDILO A LORO, TUTTO IN TRE MINUTI, SUPERQUIZ e infine il RISCHIATUTTO) in una gara che ha appassionato moltissimo tutti i partecipanti. Non sarà un caso che tutte le sette classi sono state ammesse alla fase finale della competizione.

Martina Mariani (2BSc)

 

 

 

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ON THE ROAD. IL DOCUMENTARIO DEL REGISTA PIERS SANDERSON RACCONTA IL DRAMMA DELLE PROSTITUTE NIGERIANE

 

Sabato 17 febbraio nell’Aula Magna  del nostro istituto le classi quarte hanno assistito alla prima del documentario On the road, girato e diretto dal regista Piers Sanderson, che racconta una piaga nota a molti, ma sepolta in un deserto di silenzio: la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale di giovani donne nigeriane. La presentazione ha avuto il suo inizio con l’intervento della professoressa Via, che ha inquadrato il fenomeno dal punto di vista storico e sociale, raccontando  il lungo viaggio che sono costrette a percorrere, le violenze che subiscono e dei metodi per farle lavorare in Italia come prostitute. La maggior parte proviene dal quartiere di Upper Sakpoba road,  zona tra le più povere di Benin city, capitale dello Sato dell’Edo che si trova nel sud della Nigeria. Dopo aver soggiornato nelle case di collocamento in Niger, attraversano il deserto raggiungendo le coste dell’Africa settentrionale. Talvolta la traversata è così pericolosa che non sopravvivono alle misere condizioni di vita nel deserto. Solitamente si spostano nel nostro paese grazie a parenti o amici che le mettono a contatto con gli uomini della rete, convincendole a partire con la falsa promessa di una vita migliore, ma una volta arrivate scoprono che ciò che le aspetta non è quello che si aspettavano.

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Entrano in un circolo illegale nel quale sono costrette a prostituirsi per pagare il debito che hanno dovuto contrarre per arrivare in Italia: un debito inestinguibile, che può ammontare a 30 mila euro, ma arrivare anche a 50 o 60 mila euro. Le ragazze non si ribellano perché sono legate alla Madame (ex prostituta entrata a far parte del giro di prostituzione), tramite un rito Voodoo che le vincola a un patto con gli dei per il quale verranno da loro punite se non seguiranno gli ordini impartiti dai capi, ovvero prostituirsi. Credendo a questa credenza popolare della punizione divina daranno la colpa al patto e a loro stesse dei loro problemi in caso di trasgressione. La violenza dunque non è solo fisica, ma soprattutto psicologica che infonde loro la paura di ribellarsi e chiedere aiuto. La professoressa si è soffermata molto nello spiegare che l’intento dell’incontro non era quello di impietosire gli studenti per qualche ora per poi tornare alla loro vita comune, ma  quello di far parlare la sensibilità presente in ognuno di noi e di non giudicare gli eventi o le persone sulla base di un’onda emotiva, ma di filtrarli con occhio critico.

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Dopo la visione del docufilm “On the road”, la parola è passata al regista inglese, Piers Sanderson. Ha spiegato l’origine di questo documentario e la sua esperienza personale sul campo. Ha raccontato le differenze tra le prostitute presenti nel nostro paese e quelle presenti in Inghilterra. Ad esempio è rimasto molto colpito dal fatto che le prostitute in Italia lavorassero sotto gli occhi indifferenti della gente, nelle vie di città anche molto trafficate, mentre in Inghilterra tendono a nascondersi in periferia.

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Ultima a parlare, ma non per ordine di importanza, è stata Stefania, responsabile del servizio Drop dell’associazione onlus On the road, che offre sostegno e protezione delle ragazze e avvia un percorso per farle uscire dal racket. Prendersi cura di chi non è intenzionato a parlare non è facile, ma le volontarie dell’associazione cercano di avvicinarle per cercare di instaurare un rapporto confidenziale, nel quale non sono trattate da semplici oggetti ma come esseri umani, al pari del loro interlocutore. Cercano di farsi raccontare la loro storia, tramite un’interprete, e la loro condizione attuale per trovare il modo di aiutarle, talora con aiuti legali e programmi di protezione.

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L’incontro si è concluso con le domande da parte degli studenti che avevano in mente qualche questione da proporre. É stato un momento di riflessione molto importante per aprire gli occhi e risvegliarci le coscienze. La speranza è che in futuro, quando capiterà di passare per il ciglio di una strada, cadano i pregiudizi sulle “donne della notte” e si veda un lato umano fatto di paura e dolore. Al quale non possiamo più rimanere indifferenti.

Alessandro Covino

(Classe 4BSa)

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GLI INSEGNAMENTI DI DANTE NEL NUOVO MILLENNIO. IL SAGGISTA FILIPPO LA PORTA SPIEGA IL SOMMO POETA AGLI STUDENTI DEL MEDI

Amato negli USA e apprezzato con una certa gelosia patriottica dagli italiani, Dante sembra non aver esaurito la sua mole di insegnamenti, ancora valida per le ultime generazioni. A dare voce ad una nuova interpretazione dell’autore fiorentino, il critico letterario Filippo La Porta in un incontro con docenti e studenti del nostro liceo nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio.

 

Collaboratore per importanti testate giornalistiche come Il Corriere della Sera e autore di libri come Roma è una bugia (2014) e Indaffarati (2016), il noto saggista romano torna in libreria con Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio, un viaggio tra le cantiche della Divina Commedia volto a dimostrarci che sì, il sommo Poeta ha ancora qualcosa da dirci. Quella di La Porta è sempre stata una vera e propria ossessione per il problema morale. Perché agire bene sembra essere, sin dai tempi più remoti, il vero interrogativo della specie umana. La morale, per Simone Weil – più volte citata nel nuovo libro di La Porta e considerata dall’autore una delle menti più straordinarie del ventesimo secolo- è un esercizio di attenzione, proprio come guardare bene le cose e ascoltarle lo era per San Bernardo, l’ultima guida di Dante nel suo viaggio ultraterreno (<<se tu li guardi bene e se li ascolti>>). Ogni studente potrà confessare che Dante è sempre apparso invece come un moralista intransigente, un bacchettone che si scontra con il carattere bonario di noi italiani, sempre pronti ad aggiustare le cose e a scendere diplomaticamente a compromessi. <<Eppure, Alighieri>> – dice La Porta – <<formula la morale in un modo non del tutto moralistico. Per Dante fare del bene vuol dire far esistere gli altri, guardarli, ascoltarli, capirli.>>

Tutte le pene descritte nell’Inferno e nel Purgatorio sono infatti il prezzo da pagare per aver scelto di vivere nell’irrealtà. Dall’ego rigonfio dei superbi, colpevoli di aver tolto realtà agli altri nella convinzione di poter ridurre il mondo ad un deserto autoreferenziale, all’illusione del possesso degli avari, dalla rabbia degli invidiosi, incapaci di cogliere della sventura in ogni esistenza, fino ai golosi e ai lussuriosi, nella loro concentrazione unilaterale in un’unica forma di piacere annebbiante.

 

Il rischio è però sempre quello di considerare la Divina Commedia un poema religioso, in cui la pena corrisponde ad una sanzione prescritta da Dio. <<In realtà>> -spiega il saggista- <<nulla in Dante implica la fede religiosa, che oggigiorno è tremante e sempre più un affare privato. La punizione dei peccatori nella Commedia è proprio quella di vivere dentro il peccato nella loro esistenza stessa.>> Sono passati più di sette secoli, ma Dante continua ad assomigliarci: quest’uomo moderno che nella sua ascesa verso il Paradiso incespica, scivola, sviene e dorme persino, al punto che recenti studi sembrano confermare la sua narcolessia. Non fu mai <<ascetico né spiritualista>>, ma istituì un profondo legame tra la beatitudine celeste e la felicità terrena, facendo diventare amore cosmico qualunque forma di passione, anche fisica (<<ardore virtuoso>>). E, soprattutto, dando realtà, ancora una volta, al rapporto tra l’uomo e Dio, quando, nell’ultimo canto del Paradiso, quella che Dante vede riflessa in uno dei volti dei tre cerchi della Trinità è un’effigie umana, a testimoniare l’esistenza di una parte celeste nell’uomo. <<Perché la Divina Commedia>> -spiega La Porta- << è un monumento all’uomo come essere divino in modo discontinuo, e un appello ad ogni lettore a trasformarsi, a transumanare e a ricongiungersi con il bene.>>

Alessandra Bastari (IV ALi)

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DAL MIT AL LICEO MEDI: NIYATI DESAI E LA PASSIONE PER LA SCIENZA

Studentessa  in due grandi città degli Stati Uniti – prima  nella Grande Mela, poi a Boston- e ora docente a Senigallia, una piccola realtà in cui ha imparato ad incontrare i suoi studenti lungo la strada. Direbbe che è insane, Niyati Desai, studentessa di Ingegneria e Fisica Aerospaziale alla M.I.T (Massachusetts Institute of Technology), una delle più prestigiose università di ricerca high-tech del mondo già insignita di 79 premi Nobel.
Ventenne, newyorkese ma di origine indiana, una grande passione per la robotica aerospaziale e il sogno di un futuro in cui sarà disegnatrice di rockets: è questo il breve profilo di Niyati, ospite del nostro liceo dall’8 al 27 gennaio nell’ambito del programma Global Teaching Labs (di cui l’istituto Medi è il capofila delle sedici scuole partecipanti), una collaborazione finalizzata ad istituire un confronto con una didattica e una metodologia di insegnamento innovativa.

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Nel nostro istituto, Niyati ha tenuto infatti alcune lezioni di matematica, fisica e chimica nelle classi degli indirizzi scientifici. Con il suo tono disteso ma costantemente eccitato e con quella self-confidence che forse solo gli americani sanno mostrare in pubblico con tanta disinvoltura, la giovane docente ha incontrato giovedì mattina alcune classi nell’Aula Magna del nostro liceo per un momento di riflessione e di scambio, prima di lasciare l’Italia e volare nuovamente a Boston.

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La storia di Niyati inizia più o meno quando, a sedici anni, ebbe il coraggio di andare a bussare alla porta di un suo professore di scienze per farsi raccontare come stava procedendo uno dei suoi esperimenti da laboratorio con il grafene. <<Credevo mi avrebbe sbattuto la porta in faccia>> -ha raccontato Niyati- <<invece mi diede un libro da leggere e mi chiese di ritornare quando avessi finito. Ma non capii quasi nulla.>>
Perché il nostro concetto (a volte fantasioso) di scienziato non è mai cambiato: un genio dotato di un intuito fuori dal comune sin dalla più tenera età che sarà poi pioniere di grandi rivoluzioni scientifiche. Questa è però semplicemente mitizzazione. A volte, in realtà, alcuni grandi nomi non sarebbero mai diventati tali senza essere ritornati sui propri passi almeno una volta. <<Al liceo odiavo la chimica>> -ha continuato Niyati -<<Credevo che al college non mi sarebbe servita per studiare i fenomeni dello spazio e non vedevo l’ora di liberarmene. Poi ho capito che un razzo non potrà mai levarsi verso il cielo senza una buona dose di chimica, e ho voluto darle un’altra chance.>>

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Nonostante lo studio, Niyati non ha voluto però rinunciare alle sue passioni. Coniugare studio e tempo libero è infatti possibile e accantonare i propri hobbies per spendere (o disperdere) troppe energie sui libri potrebbe non rivelarsi fruttuoso. <<Durante il liceo suonavo il violino e giocavo a calcio>> ha continuato la giovane ricercatrice <<Poi ho trascurato molti miei interessi per lasciar spazio allo studio, ma non è questo l’approccio giusto per nessuno studente. Non bisogna mai negarsi nuove opportunità ed esperienze.>>

Alexandra Bastari (IV ALi)

 

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CONTRO LA VIOLENZA E IL DISARMO NUCLEARE. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE LISA CLARK OSPITE DEL LICEO MEDI

Ne abbiamo vissute tante, di guerre, sia dalla parte del carnefice che da quella delle vittime. Eppure ancora ci chiediamo come si possano evitare gli esiti traumatici degli scontri, l’autodistruzione totale. Porsi a mediazione tra le parti per evitare che un disaccordo sfoci in un conflitto violento: questo l’obiettivo a cui Lisa Clark, attivista della Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (ICAN) e neolaureata Premio Nobel per la Pace, ha dato voce nell’incontro con gli studenti del Liceo Medi nella mattinata di lunedì 18 dicembre.

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<<Costruire la pace senza le armi è possibile>> dice la Clark, vissuta nella fredda Sarajevo degli anni Novanta sotto assedio. <<E’ una realtà diversa, quella della guerra, quando la vivi dalla parte di chi le bombe e le pallottole le riceve. Sapevo di essere contro la guerra, ma non l’avevo ancora vissuta assieme alle vittime. A Sarajevo ho imparato a capire la guerra con il cuore e le viscere.>> E’ difficile, quasi impossibile riparare ai danni delle guerre nucleari. I ricordi delle due bombe atomiche sganciate ad Hiroshima e a Nagasaki settantadue anni fa sono tra i più dolorosi della storia del Novecento, con tutti i migliaia e i migliaia di morti e con tutti i viventi condannati ad una morte dilazionata, come Sadako Sasaki, deceduta di leucemia dieci anni dopo lo scoppio della bomba, una delle tante vittime di radiazioni a <<scoppio ritardato>>.

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Un nuovo tentativo di prevenzione è stato rinnovato dall’International Peace Bureau (IPB), di cui Lisa Clark è la co-presidente. Nato nel 1891 e insignito del premio Nobel nel 1910, l’IPB si impegnò ad evitare lo scontro della prima guerra mondiale, fallendo. <<Il nuovo obiettivo che mi propongo per l’International Peace Bureau>> -afferma Lisa -<<è creare reti tra associazioni di diversi paesi e diversi continenti. Non può essere una campagna eurocentrica, soprattutto in questo momento storico dove le paure peggiori non provengono dall’Europa.>>

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Sebbene il nucleare sia quantitativamente diminuito (si contavano 67mila bombe atomiche alla fine degli anni Ottanta e solamente 15mila al giorno d’oggi), queste nuove promozioni per il disarmo non possono essere estranee all’umanità intera. <<Dobbiamo iniziare a conoscere le somme per fermare, assieme, i governanti che vogliono procedere con aggressione>>. Le cifre vengono dallo Stockholm International Peace Research Institute: 1686miliardi di dollari investiti in spese militari contro solamente i 2.5miliardi impiegati a supporto di associazioni benefiche e aziende umanitarie. Un furto ai danni dell’umanità , quindi, da sempre influenzata dall’idea che solamente abbracciando la violenza si possa dominare il campo. <<E’ necessario pertanto riconvertire le spese militari per risolvere le vere crisi umanitarie.>> -ha detto la Clark agli studenti- <<Anche quando non vengono usate, le armi sottraggono preziosi fondi, come quelli per l’istruzione. E solamente un luogo come la scuola può formare cittadini che contribuiscono alla pace, riconoscendo le differenze e risolvendo i conflitti in maniera non violenta.>>

Alexandra Bastari (4ALi)

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CAFFÈ BACH AL PERGOLESI DI JESI. UNA MISCELA UNICA E INEDITA DI OPERA LIRICA, CIRCO, MUSICA CLASSICA ALL’INSEGNA DELL’IRONIA

Una rappresentazione singolare con artisti che sono anche cantanti e musicisti e persino pattinatori, una fusione tra opera lirica, musica classica e circo. Questo, in estrema sintesi, è il Caffè Bach, una CircOpera da camera in un atto, scritta da Giacomo Costantini sulle musiche di Johann Sebastian Bach, rielaborate da F. Bettoli, S. Carloni e Andrea Cappelli.

 

Lo spettacolo, al quale hanno preso parte insegnanti, studenti e personale del nostro liceo, è andato in scena al Pergolesi di Jesi lo scorso 29 novembre nell’ambito dell’“Anteprima giovani”, una rassegna pomeridiana, riservata alle scuole. Nella nostra scuola è ormai una tradizione consolidata grazie all’iniziativa della prof.ssa Anna Annibali promotrice del progetto “Ragazzi all’opera”.

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Ma torniamo allo spettacolo, un lavoro collettivo con una molteplicità di protagonisti in tutti i ruoli e in tutti i livelli. Straordinario ammirare come il canto e il pattinaggio si possano unire, come se si trattasse di un connubio naturale.

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Gli esercizi classici di giocoleria sono quelli più stupefacenti per difficoltà e per l’effetto che provocano sul pubblico. L’opera è semplice e comica, ma riflette molto della realtà sociale dell’epoca quando il caffè era una bevanda esotica e una donna che voleva berlo non era ben vista. Si raccontano storie semplici: la storia di un padre che rimprovera la figlia di essersi abbandonata al terribile vizio di bere caffè, dal quale dovrà disintossicarsi prima o poi se vorrà sposarsi. La fanciulla sembra obbidire all’ordine paterno, ma nel contratto di matrimonio pone la clausola che, dopo essersi sposata, potrà bere tutto il caffè che vuole. Caffè Bach nasce per confrontare la scrittura contemporanea con il modello bachiano e il linguaggio dell’opera con quello del circo contemporaneo.

Consulo Centurelli 3BLi

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VOCI DI DONNE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

LE TESTIMONIANZE DI DACIA MARAINI, DI ANNARITA CALAVALLE E DI LUCIA ANNIBALI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Iniziamo con il mettere due punti fermi. Il primo è dopo un “no”. No, non si può più tollerare la violenza sulle donne. E poi dopo un “sì”. Sì, è indispensabile una giornata contro la violenza sulle donne che viene celebrata il 25 novembre di ogni anno. A raccontarlo sono i numeri: secondo le ultime stime Istat le donne che subiscono maltrattamenti sono circa 6,7 milioni solamente in Italia. Di queste, circa il 16% ha subito atti in grado di metterne a repentaglio la vita, percentuale che si alza al 20% se si aggiungono anche la percentuale legata allo stupro e al 31% se, a queste cifre già drammatiche, si considerano violenze fisiche come maltrattamenti che portano a lesioni fisiche gravi e gravissime (fonti Istat).

FEMMINICIDIOA ricordare questo tema toccante quanto straziante è Cronaca di un amore rubato, monologo che Federica Di Martino ha tratto da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore rubato. In scena c’è un’“anima morta” che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aggressori: quattro liceali hanno sequestrato una ragazzina di tredici anni e hanno abusato di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante.

Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in automobile e che la porterà al pronto soccorso. Nell’interpretare il monologo, Federica Di Martino così esprime le sue considerazioni: “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti. […] Ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre. […] Una ragazzina che ha perso quel giorno il suo posto nel mondo …
un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce.
 Dove i colpevoli possono vivere liberi.”

Per celebrare questa giornata, i ragazzi del Liceo Statale Medi di Senigallia si sono recati presso il cinema il Gabbiano dove hanno avuto un incontro toccante con la professoressa Annarita Calavalle, che trentacinque anni fa ha subito l’aggressione violenta del fidanzato che le ha sparato alla mandibola. La sua grinta è motivo di esempio perché invece di piangersi addosso ha ricostruito la sua vita con audacia e senza odio nei confronti del suo aggressore. A seguire è stato proiettato il film “Io ci sono – La mia storia di non amore”, scritto da Lucia Annibali, un film che ricostruisce una rinascita dolorosa eppure essenziale che ha investito Lucia dopo che è stata vittima di un gesto tanto orribile quanto vigliacco. E’ un’immersione totale nel percorso straziante della Annibali, che all’inizio del film viene colpita dall’attacco con l’acido e poi in una serie di flashback ci viene mostrata mentre continua il suo percorso verso la guarigione parallelamente al racconto della storia d’amore passata con Luca Varani.

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Un viaggio nella violenza, nell’orrore, che provoca sdegno, rabbia, una sofferenza intensa ma che in qualche modo non si abbandona mai al moto della pietà.  Io ci sono rende omaggio alla forza personale della Annibali, ricostruendone con chiarezza il coraggio, l’ironia e la capacità di piegarsi senza spezzarsi fino a diventare testimone importante del profondo senso di abominio che la violenza sulle donne provoca o dovrebbe in tutti i casi provocare e di come si possa rispondere anche al crimine più efferato tornando piano piano a vivere.

Consuelo Centurelli (3BLi)

 

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I RAGAZZI DEL MEDI A SCUOLA DI DEBATE ALL’IIS SAVOIA BENINCASA

Venerdì 24 novembre i ragazzi della 2Csa e 2B-sc del nostro liceo si sono recati all’Istituto di Istruzione Superiore Savoia Benincasa di Ancona per sperimentare il debate, una pratica didattica molto diffusa nelle scuole, che consiste in una discussione tra studenti che si confrontano su un tema particolare.

La giornata prevedeva due attività: nella prima i ragazzi del Medi hanno assistito al debate dei ragazzi di una terza linguistico del Benincasa per capire come funziona il dibattito e come si articola; nella seconda le due classi, guidate sempre dai tutor del Benincasa, hanno provato a mettere in pratica quanto appreso nella prima fase.

Ma come funziona un debate? Quali sono gli ingredienti fondamentali? Innanzitutto il Topic, vale a dire il tema della discussione e poi il CLAIM un’affermazione legata al topic che verrà discussa da due squadre, una pro e una contro. Queste hanno a disposizione venti minuti per documentarsi su topic e claim ed elaborare quante più argomentazioni possibili a favore o contro con relative prove. Nel debate un ruolo importante è quello del moderatore, ovvero di colui che introduce gli interventi degli speakers, ma la parte decisiva del debate è costituita dal verdetto della giuria, composta da quattro persone, il cui compito è quello di prendere attentamente appunti durante la discussione per valutare poi i ragazzi attraverso una griglia di valutazione, che tiene conto di diversi aspetti, come il modo di porsi mentre si espone, fondamentale per attirare l’attenzione del pubblico ed essere convincenti, l’uso di esempi, prove e dati che rendano credibile la propria opinione e il lessico usato.

Per quanto riguarda la durata, l’attività prevede quattro fasi: tre di argomentazioni, ognuna da un minuto, in cui le squadre presentano le loro opinioni corredate da prove convincenti, e una di stoccata finale, in cui ciascun oratore elabora ed espone un discorso riassuntivo e rafforzativo a sostegno della propria tesi.

Perché fare il debate a scuola? I ragazzi che lo hanno sperimentato, lo ritengono utile e stimolante per almeno ragioni: in primo luogo, per imparare a formulare le proprie opinioni, svilupparle, saperle difendere e riuscire a confrontarsi con chi la pensa diversamente; inoltre il debate migliora la fluidità del parlato ed è quindi un buon modo per allenarsi ad esprimersi in pubblico; infine è molto formativo, perché ascoltare il punto di vista degli altri o assumere come proprio un parere che non si condivide favorisce l’apertura mentale e il dialogo.

Chiara Procicchiani, 2CSa

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L’URLO DI PASOLINI TRA ANTICONFORMISMO E “IRRAGGIUNGIBILITA’”

Una riflessione a tutto tondo sull’intellettuale e poeta più scomodo della letteratura italiana al centro del Convegno di Scandicci (FI)  a cui hanno preso parte alcuni studenti del nostro liceo

Lo scorso 24 Novembre alcuni studenti del nostro Liceo hanno partecipato al Convegno su Pasolini (Pier Paolo Pasolini. “E’ impossibile dire che razza di urlo sia il mio”) tenutosi presso il Teatro Aurora di Scandicci (Firenze), assieme a 1000 studenti provenienti da tutta Italia. Al centro del convegno gli interventi di V. Capasa, docente di materie letterarie nei licei e collaboratore del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bari, e del poeta, scrittore, nonché professore, Davide Rondoni, fondatore e direttore del Centro di Poesia contemporanea all’Università di Bologna.

Il primo ha presentato Pasolini come un poeta che riflette nei suoi scritti su una società che sta cambiando. Secondo Pasolini l’uomo nella società borghese si civilizza perché diventa consumatore di BENI SUPREMI. L’intellettuale friulano aveva già intuito quello che sarebbe stato ed ora è, alla base della società odierna definita iperconsumistica, che si fonda sull’USA e GETTA. Capasa ha messo in evidenza un aspetto importante del pensiero di Pasolini: il Potere con la p maiuscola è quell’istituzione che ha prodotto come risultato l’UNIFORMITA’ DELLA FOLLA. La gente, le persone, la folla, i ragazzi sono omologati perché il potere lo vuole. La televisione detta la legge del comportamento di un uomo provocando una vera e propria mutazione antropologica. L’aspetto tragico è che l’omologazione si impone anche sul piano del vissuto. Gli uomini, pur essendo tutti uguali, sono costretti ad essere interiormente diversi anche se l’anima è stata pervasa da un’ARIA INVADENTE e soffocante. Pasolini però, ama FEROCEMENTE la vita e non vuole che l’amore diventi un oggetto e quindi destinato ad essere consumato. Proprio perciò Pasolini raggiunge il CONFORMISMO attraverso l’ANTICONFORMISMO. Pasolini definisce la nostalgia come un REPRESSO GEMITO, perché nella nuova era le fragilità dell’essere umano non sono ammesse tanto che non si riesce più a percepire la sacralità della vita.

Come dice Alessandro D’Avenia, essere fragili è un’arte e sono proprio i nostri limiti che ci rendono diversi. L’uomo, quindi, deve riuscire ad amare le proprie fragilità: solo così riuscirà ad amare anche la vita.

Dopo una breve pausa, ha preso la parola il poeta Davide Rondoni che ha presentato Pasolini come un genio e un pedofilo. Già da questa affermazione si può capire che il tono con cui il poeta ha affrontato Pasolini è stato provocatorio e più critico rispetto a quello del professor Capasa. Rondoni sostiene che ogni uomo sia uno SCANDALO e invita a cercare, trovare e vivere lo SPLEEN, cosa che fecero sia Leopardi che Baudelaire. Anche Pasolini riuscì a trovare e vivere il suo SPLEEN che era caratterizzato dalla CONTRADDIZIONE. La contraddizione porta squilibrio nell’animo umano ma la letteratura ci insegna che è uno degli aspetti che ha affascinato, e che ancora affascina, gli scrittori e i poeti che sono riusciti a partorire grandi capolavori. Molti intellettuali, però, credono che l’equilibrio debba essere sempre ripristinato ma, come dice Vito Mancuso, “IL COSMOS E’ IL RISULTATO DI LOGOS+CAOS”.

Pasolini credeva che la sua contraddizione potesse essere risolta attraverso lo specchio di se stesso, ma il suo narcisismo gravò sulla sua personalità tanto da rendere il suo animo frustrato e alla continua ricerca dell’IRRAGGIUNGIBILITA’ che ebbe anche risvolti di natura sessuale. Pasolini era convinto che essere molto amato medicasse alla solitudine, ma l’unica cosa che purifica il mondo e che ti guarisce dal dolore è AMARE. Pasolini ha preferito dire più IO piuttosto che qualche TU che lo hanno portato a urlare a nome di una SOLITUDINE COLLETTIVA. Dopo l’intervento del poeta Rondoni il convegno si è concluso con alcune domande degli studenti alle quali i due intellettuali hanno risposto. Penso che sia stata una bella esperienza che ci ha dato la possibilità di scoprire in profondità il pensiero di un autore come Pier Paolo Pasolini che molto spesso viene spiegato frettolosamente fra i banchi di scuola o del tutto ignorato.

Camilla Manieri, 4BSc

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CONTINUA IL GEMELLAGGIO CON IL LICEO VARANO DI CAMERINO

I RAGAZZI DI CAMERINO OSPITI DELLA 5BSc DEL NOSTRO LICEO

Entusiasmo, amicizia e solidarietà. Sono queste le parole che descrivono in maniera emblematica l’esperienza di gemellaggio tra il nostro liceo e il liceo Costanza Varano di Camerino. Questo progetto ha coinvolto in particolare le due quinte del liceo scientifico di Camerino e la 5BSc del Medi e si è svolto in due fasi: la prima giovedì 19 ottobre e la seconda martedì 14 novembre. A ottobre i ragazzi della 5BSc si sono recati a Camerino per incontrare i nuovi amici del liceo gemellato e visitare i luoghi colpiti dal sisma di agosto e di ottobre dello scorso anno. camerino2Dopo aver assistito ad una lezione sulla geologia marchigiana tenuta dal professor Pietro Paolo Pierantoni dell’Università di Camerino, hanno avuto la possibilità di andare a Colfiorito ed osservare da vicino la faglia attiva del sisma. Una testimonianza evidente di come la roccia si fosse mossa di pochi centimetri scivolando sul piano parallelo sottostante.

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Conoscere la “fragilità” del nostro territorio non è stata un’esperienza di poco conto, soprattutto perché molto spesso questa non è sufficientemente approfondita dai programmi scolastici. Inoltre è stato senza dubbio utile comprendere le cause geologiche del sisma che ha devastato il centro Italia, assistendo prima ad una vera e propria lezione universitaria e verificando poi la faglia con i propri occhi a Colfiorito. Una giornata, dunque, all’insegna non soltanto del divertimento e dell’entusiasmo (che ha da subito accomunato gli studenti di entrambi i licei) ma anche della formazione sulla morfologia del territorio marchigiano.

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Nella giornata di martedì 19 novembre, invece, le classi del liceo Varano sono venute a Senigallia ed hanno assistito alla lezione tenuta dal professor Marco Ferretti sulla conformazione del nostro territorio e in particolare del tratto costiero di Senigallia.
È stato proprio questo il filo conduttore delle due giornate: conoscere i luoghi in cui viviamo, studiati da geologi di tutto il mondo per la loro specificità. L’esperienza si è conclusa con un pranzo “home made”, a testimonianza del fatto che la solidarietà, da cui era partito tutto il progetto, si sia poi tradotta nell’impegno di studenti e professori ma soprattutto in un’occasione di amicizia sincera tra i due licei. Durante il pranzo, infatti, i ragazzi hanno potuto confrontarsi scoprendo molti interessi in comune, al punto tale da rimanere in contatto sui social anche al termine dell’esperienza. Chissà se alcuni di loro si incontreranno di nuovo l’anno prossimo all’università, magari come compagni di corso alla facoltà di geologia?

Linda Olivetti, 5BSc

 

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UNITI SOLO NEL CALCIO? PERCHE’ L’ITALIANO E’ PSICOLOGICAMENTE SCOSSO DALLA MANCATA QUALIFICAZIONE AI MONDIALI 2018

<<Finalmente quest’Italia qui ci fa godere un po’>>: era il 2006 quando i Finley cantavano questi versi. E già si percepiva, da quel <<finalmente>> che la vittoria del 9 luglio contro la Francia era anche una consolazione, un respiro di sollievo. Qualcosa già non andava, però avevamo il grande calcio italiano, il quarto mondiale vinto, grandi nomi come Del Piero, Totti, Cannavaro e un riconoscimento internazionale. Sono passati undici anni e c’è chi ancora, nell’amarezza della sconfitta, ama ritornare con la mente a quella sera d’estate in cui l’Italia, da Nord a Sud, in ogni città, dopo tanto tempo, vedeva la propria bandiera alzata verso il cielo da chiunque, grandi e piccoli, e in cui tutti noi urlavamo che la Francia ci restituisse la nostra Gioconda –e chi ha studiato un po’ di storia lo sa che è una provocazione un po’ ignorante. Ma sono passati undici anni, e undici anni non sono pochi. Dopo la vittoria dell’82, l’Italia dovette aspettare ventiquattro anni per vincere un altro mondiale. E ora, per la prima volta dopo sessant’anni, il clamoroso flop del nostro calcio priverà una generazione –quella dei più giovani- del più bel ricordo sportivo che da sempre riunisce le famiglie davanti ai televisori. <<Quando ero al liceo, ricordo quell’Italia che…>>. Per noi tutto questo non ci sarà. E a nulla sono valsi i commenti dei più diplomatici, che invitano ad accettare la sconfitta di ieri sera contro la Svezia e la conseguente squalificazione ai Mondiali 2018 con sportività. No, questa volta non ci siamo. Questa volta siamo fuori davvero. E non ce la sentiamo di aspettare e sperare magari altri ventiquattro anni.

Ammettiamolo: era quasi emozionante sentire ieri sera la voce roboante dello stadio urlare il nostro inno, e i visi speranzosi e grintosi di chi è con le spalle al muro, ha paura e non vuole essere cacciato via. Certo, meno onorevoli sono stati i fischi dei nostri tifosi sull’inno svedese e, se facciamo un passo indietro, vergognosi sono stati anche i <<gufi>> italiani che hanno tifato contro la Juventus e sostenuto il vittorioso Real Madrid nella finale di Champions di giugno scorso, ma noi italiani troveremo sempre un modo per giustificare la nostra mancanza di rispetto. Perché il calcio, per l’italiano, non è un atto sportivo, ma politico. I risultati di una partita si attendono con più ansia degli esiti di un’elezione. Se si potesse votare per eleggere i calciatori della nostra nazionale, le urne sarebbero affollatissime. Tra una squadra ridotta così male e un governo penoso, un italiano medio non sa dire quale è per lui una maggiore fonte di sofferenza. Il voto ci consente di decidere del destino del secondo (ma di questo non siamo più così sicuri, ndr.), sulla prima non abbiamo influenze, ma se perde facciamo fatica a mantenere la testa bassa, se fallisce il secondo pazienza, siamo vittime dell’abitudine.

Non lo accettiamo che può essere arrivato il momento anche per altre squadre e che c’è sempre chi si deve sacrificare una volta ogni quattro anni. Non può giocare tutto il mondo. E ora è arrivato il nostro turno di seguire i successi altrui dietro le quinte e non più da protagonisti. Questa riflessione andrebbe bene se il calcio non fosse considerato la nostra ultima carta vincente nel tavolo da gioco mondiale. Perché sappiamo da anni che l’Italia è per certi aspetti un Paese un po’ alla deriva: nell’economia, nella politica, nella società, nell’istruzione, nelle risorse che non sa sfruttare. Però fino ad ora avevamo il calcio, e non parlo tanto dei campionati interni, ma della Nazionale che sfoggiavamo davanti a tutto il mondo con la mano sul petto. Ci piaceva essere il popolo del <<nonostante tutto>>. Nonostante un Paese “così così” un futuro incerto, l’Italia vinceva. Ora, l’italiano non ha più niente. Non solo nella vita, ma anche nel calcio. Ora è veramente escluso da tutto.

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Arrivano già le prime umiliazioni e i primi scherni. Sui social si legge, un po’ sogghignando, che la disfatta di Caporetto doveva essere replicata cento anni più tardi e che il CT Ventura assomiglia un po’ a Publio Quintilio Varo poco prima di suicidarsi nella disastrosa battaglia di Teutoburgo (come se già non bastassero gli insulti che il popolo dei tifosi gli sta rovesciando addosso nelle ultime ore). E le testate giornalistiche internazionali che portano al mondo un altro tassello della nostra vergogna, e i notiziari, e il pensiero rivolto alla rabbia e all’invidia cocente che proveremo la prossima estate, e la formula consolatoria del <<però abbiamo avuto>>. Però abbiamo avuto tante cose in Italia, effettivamente.

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Abbiamo avuto la storia, l’arte e la letteratura più influente e amata in tutto il mondo. Le grandi città -Roma, Firenze, Venezia- , e la lista è interminabile. Il problema, però, è che è tutto declinato al passato, racchiuso nei meandri e nei ricordi di secoli lontani. Cosa facciamo noi adesso? Possiamo aggrapparci sempre a quello che fummo (e che qualcuno fu al posto nostro)? No. Questo tempo ha bisogno di lasciare un segno, un marchio. La nostra generazione deve essere ricordata per qualcosa. Ma non sappiamo più dove mettere le mani. E poi il cibo e la moda e la musica e il cinema. Si capisce bene come sia stata sempre l’arte –nelle sue forme più sfaccettate- la nostra via di fuga, il nostro modo di aggirare i problemi, di infilarci nel terreno del mondo quando non avevamo altro modo di farci valere, di dire, a tutti, <<guardate, esistiamo anche noi, ancora una volta. Da sempre e per sempre, in un modo o nell’altro, ci invidierete>>. Abbiamo però perso la fiducia in questo modo di pensare.

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Diciamolo pure, l’italiano di oggi è un po’ il nuovo uomo del Seicento: un individuo che ha perso il centro, che si sente smarrito e ininfluente in un paese che non riesce più a dominare e controllare. E’ in questo clima di sfiducia che cerchiamo un nuovo atteggiamento con cui affrontare la realtà: l’attaccamento allo sport, che sta diventando sempre di più, a latere di una forma di intrattenimento, uno strumento di distrazione. Ne esistono altri? Certo che sì. Ma prima di tutto, forse, dovremmo ricucire le nostre ferite, tenerci le nostre cicatrici ed evitare di sanguinare ancora, in futuro. Forse dovremmo ripartire dalla vita quotidiana, volgere l’occhio verso quello che abbiamo e in cui possiamo riconoscerci anche fuori dagli spalti di uno stadio, e costruire il valore dell’umiltà che abbiamo perso da tempo.

Alexandra Bastari 4ALi

 

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IL KUM! FESTIVAL DI ANCONA OSPITA TRE CLASSI DEL NOSTRO LICEO PER UN PERCORSO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Prosegue il progetto di Alternanza Scuola Lavoro per gli studenti del triennio del Liceo Medi. Questa volta sono state le classi 3CSc, 4CSA e 4ALi ad essere coinvolte nelle attività offerte dal Kum!, Festival diretto e promosso da Massimo Recalcati – psicoanalista e autori di libri di successo – che ha scelto la Mole Vanvitelliana di Ancona come sede della sua prima edizione, <<L’Ingovernabile 2017>>, dal 10 al 12 novembre.

Curare, Educare e Governare: questo il sottotitolo che riassume i temi di discussione e di riflessione attorno ai quali si sono mossi relatori provenienti da ogni parte del mondo.
Due i percorsi che hanno interessato i nostri ragazzi: il primo per gli studenti di 3CSc e 4CSA, nei Kum!lab, laboratori didattici di indirizzo scientifico, incentrati sulle  nuove della scienza e della medicina nell’era moderna, il secondo per sei ragazze della 4ALi, non nuove a esperienze simili (ricordiamo il coinvolgimento nello staff del CONI),  alle quali è stato affidato il compito presentare gli eventi della giornata e di assistere e orientare i partecipanti dalle postazioni della segreteria e dell’Info Point.

Due esperienze pratiche e formative che consentono agli studenti di scoprire o di  potenziare le specifiche attitudini individuali,  acquisendo alcune competenze chiave anche prima di dedicarsi alla vera e propria esperienza di stage nella seconda parte dell’anno scolastico, senza quindi tralasciare nessuna occasione che, se colta, può arricchire il bagaglio personale di crescita e alimentare fiducia e aspettative nei confronti del futuro.

Alexandra Bastari, 4ALi

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INVICTUS, L’INVINCIBILE. LO SPORT HA IL POTERE DI CAMBIARE IL MONDO (NELSON MANDELA)

L’assemblea studentesca è un’occasione per avvicinarsi a temi che in classe si fa fatica a toccare per mancanza di tempo o per altre ragioni. Così è stato anche il 4 novembre con la visione di  Invictus, un film di genere biografico e drammatico del 2009 prodotto negli Stati Uniti e diretto da Clint Eastwood.
La pellicola affronta un modo diverso di reagire al razzismo, ovvero con la tolleranza e il perdono. La trama si sviluppa attorno attorno agli eventi legati alla Coppa del Mondo di rugby del 1995, che si svolse in Sudafrica poco tempo dopo l’elezione di Nelson Mandela  – simbolo della lotta alla segregazione razziale – a presidente della nazione.

Mandela

Mandela, liberato dopo 27 anni di prigionia, è pronto a perdonare chi lo aveva rinchiuso per quasi trent’anni; non si vendica. Appena entrato in carica come primo Presidente di colore della nazione, si pone l’obiettivo di riappacificare la popolazione del paese e di conciliare le aspirazioni dei neri con le paure dei bianchi.
In vista della Coppa del Mondo del 1995, ospitata proprio dal Sudafrica, Mandela si interessa delle sorti degli Springboks, una squadra composta da giocatori bianchi e da africani, con la speranza che una vittoria contribuisca a rafforzare l’orgoglio della nazione e lo spirito di unità del paese. Il suo punto di riferimento per riuscire a riunire la nazione intorno alla squadra, è il  capitano François. A causa dell’apartheid, il Sud Africa era stato bandito da anni dagli eventi sportivi internazionali, quindi nessuno, né i giocatori né la popolazione, pensava di poter avere una seppur minima possibilità di vincere. Nelson Mandela prima incoraggia e sostiene il capitano, che a sua volta incita la squadra stessa a dare tutta se stessa. Ora non sono più solo una squadra di rugby, sono il destino del paese. Il successo conseguito dalla nazionale diventa simbolo del riavvicinamento tra le due anime del Sudafrica e dell’inizio di un lento processo di integrazione della popolazione di colore.

La storia non ha lasciato indifferenti gli studenti, perché la chiave narrativa dello sport è sempre molto efficace quando si tratta di lanciare messaggi importanti. Come questa frase di Nelson Mandela, che nel fil viene ripetuta più volte: “Sono il padrone del mio destino…il capitano della mia anima”.

invistus 5Un altro aspetto che ha fatto riflettere è stata la reazione di Mandela: quando venne eletto Presidente, non si vendicò con le popolazioni bianche, ma volle dare al suo paese un esempio di convivenza pacifica, di antirazzismo e di non violenza.
Mandela ha dimostrato grande saggezza nel riconciliare il Paese attraverso lo sport. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all’orgoglio nazionale, agendo su una delle poche cose che allora tutti avevano in comune, lo sport.  Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, così con creatività ha usato lo sport come mezzo per raggiungere un buon fine. Un messaggio insomma su cui riflettere, soprattutto per la sua attualità.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo,
ha il potere di ispirare, ha il potere di unire il popolo, come poche altre cose fanno.
(Nelson Mandela)

Anna Piazza
Classe 2B Li

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IL FEMMINISMO ISLAMICO ESISTE, MA SE NE PARLA SEMPRE TROPPO POCO

Non riceveranno scarniti rametti di mimosa l’otto marzo, non tutte sfideranno la propria società indossando pantaloni, ma anche loro hanno le loro suffragette, le loro <<donne in bicicletta>>. Perché non tutti sanno che anche le donne mussulmane, come noi negli anni Sessanta e Settanta, lottano affinché il proprio orgoglio femminile non venga oscurato dal condizionamento sociale e da una religione oramai troppo oscurantista e integralista anche per loro. Che sia conosciuto o meno, il femminismo islamico esiste, e lo abbiamo esattamente aldilà di un mare non poi tanto grande.

Femminismo

 

Alcune sono donne che incarnano il vero e proprio stereotipo forgiato dal nostro mondo –bellissime vittime mute fasciate dal velo, donne che si riconoscono nella propria religione e accettano fedelmente il proprio ruolo pubblico e privato, che appare così ingiustamente subalterno a tutta la società occidentale. Altre, invece, si riuniscono in campagne lanciate sul web, come White Wednesday, frutto dello spirito resistente di Masih Alinejad, fondatrice della pagina Facebook My Stealthy Freedom, che invita le donne a spogliarsi del proprio hijab e ad indossare capi di abbigliamento bianchi che testimonino la loro vicinanza al gusto, allo stile e alla laicità occidentale.

Britain-based Iranian journalist Alinejad poses for a portrait in London

 

Difficile generalizzare e raccogliere nel breve spazio di un articolo visioni così disparate, che hanno le loro radici in tradizioni antiche e quasi sempre patriarcali e maschiliste, che molti paesi del grande mosaico islamico sono restii a cambiare, così come è impossibile interrogare il parere del singolo. Ciò che è certo è che la <<guerra rosa>> delle donne (tanto per usare un’espressione occidentalizzante) esiste da anni ed è ancora in corso. Il femminismo islamico –che alle nostre orecchie può suonare come una contraddizione- nasce nel maggio del 1923, quando due donne, appena giunte alla stazione de Il Cairo, si tolgono il velo come segno di protesta. Una di loro era Hodā Shaʿrāwī, pioniera dell’UFE (Unione Femminista Egiziana), figura di spicco del mondo arabo, attivista islamica e grande ammiratrice della libertà occidentale, in particolare dell’eleganza parigina.

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Il movimento diventa più attivo nel corso degli anni Novanta, solamente poco dopo la seconda ondata femminista italiana, quando le donne musulmane, pur rivendicando strenuamente la propria appartenenza religiosa, danno avvio ad un processo di esegesi coranica (ben più modernizzata) attraverso cui riprendersi il proprio orgoglio e la propria dignità, e conquistare diritti fondamentali come la parità tra i sessi, il diritto allo studio, al lavoro, al divorzio e all’eredità. La rilettura in chiave non maschilista del Corano non ispira infatti ad una subordinazione femminile, bensì la creazione di uomo e donna da <<un’unica anima>> (Sura IV, Versetto I) suggerisce la piena dignità e uguaglianza di entrambi i sessi. Il rischio di distorcere la più corretta chiave interpretativa lo corriamo anche noi cristiani: si dice infatti nella Genesi che Eva fu creata dalla costola di Adamo. Creata dall’uomo perché fatta della stessa sostanza, quindi pari in diritti, o perché irrimediabilmente sottomessa?

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Il tutto è ancora una volta da ricondursi ad una chiave di lettura misogina in materia del codice di abbigliamento femminile. Secondo il Corano, Maria stessa, la madre di Cristo, usò un velo per schermarsi il viso. Nulla che sorprende noi occidentali, abituati da tempo ad associare il velo –come quello di suore e monache- come distintivo di una clausura religiosa, forse troppo religiosa, ma che non ci infastidisce, perché non trova impatto nel nostro quotidiano. Ben diversa è la situazione nei paesi islamici, dove sono bastate solamente sette menzioni nei testi sacri di un copricapo (l’hijab, il chador o il più famoso burka), per incidere profondamente il tessuto sociale orientale fino ai giorni d’oggi. Dove sta allora la differenza tra una suora occidentale e una comune donna musulmana? Semplice: della prima riusciamo a cogliere e a comprendere lo spirito di devozione di un’anima che si dedica completamente a Dio. Della seconda no. Basti prendere come esempio l’Iran, dove le donne fino a qualche decennio fa giravano in minigonna, e non come protesta, ma perché era più che lecito per una nazione oramai avanzata e moderna permettersi simili disinvolture scrostate di ogni perbenismo e pregiudizio. Il passo indietro (da definirsi tale nella nostra ottica) si ebbe dopo l’esito della Rivoluzione del 1979, dalla quale si auspicavano ulteriori miglioramenti della condizione della donna, venuti poi a mancare. Al giorno d’oggi, in Iran il velo è obbligatorio per tutte le donne, residenti e non, e, come si vede in un documentario del 1993 (Dietro il chador – Alessandro Cecchi Paone), è considerato una <<protezione dagli istinti sessuali maschili>>.

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Le cose stanno però lentamente cambiando, grazie anche a quelle organizzazioni femministe che lottano per sottrarsi dal vincolo secolare tra dettami religiosi e tradizioni familiari. Anche in Iran, come racconta la professoressa e scrittrice Anna Vanzan, una nuova società laica sta iniziando ad intavolare diverse discussioni sui diritti a favore delle donne. <<Esemplare di questa tendenza è il diverso atteggiamento che molti uomini iraniani hanno nei confronti del lavoro extra domestico delle mogli, una volta subito come necessità economica, e ora sentito sempre più come naturale sbocco delle aspettative e della preparazione professionale delle loro compagne.>>

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Anna Vanzan, iranista e islamologa

Al giorno d’oggi, il Marocco è sicuramente una delle nazioni più avanzate in tema di equità, almeno dal 2004, quando la Riforma del codice della famiglia ha investito il paese provocando sia consensi che disordini. Nel nuovo codice viene abolita la figura del capo famiglia e il diritto all’obbedienza che l’uomo poteva vantare di detenere nei confronti della donna. Se facciamo un ulteriore passo indietro, tra i primi paesi islamici ad aver esteso molti diritti anche alle donne è da annoverare però la Tunisia, con il suo Codice di Statuto Personale del 1956, con cui si riconosce alla donna la possibilità di divorziare e di rifiutare matrimoni imposti e con cui si fissa un’età minima per le unioni (17 per le donne, 20 per gli uomini). E in Tunisia le piazze si sono riempite quando nel 2012 donne (ma anche uomini) hanno bloccato l’approvazione della legge della complementarietà -assai ben diversa da quella dell’uguaglianza.

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Ciò che abbiamo però ereditato da una visione sempre poco approfondita e sempre molto, forse troppo, generalizzata, è la tendenza a vedere la donna islamica come moglie fedele, madre premurosa e credente praticante, e quasi mai come donna. Questo perché il <<posizionamento femminile>> ci appare come il bersaglio, il centro ultimo di una grande bolla chiamata matrimonio. Questo oscurantista gineceo islamico, questo limite alle libertà. Donne ripudiate, donne tradite, donne che patiscono ma tollerano. Dalla poligamia alla figura della povera, eterna domestica che lavora esclusivamente in casa per marito e figli: tutto ci appare così teso a strumentalizzare la donna.

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In realtà (e qui molti alzeranno gli occhi al cielo), il matrimonio è il valore più alto nei mondi islamici (sempre meglio declinare l’espressione al plurale per rispettare le specificità di ogni paese). Le unioni non sono forse troppo precoci? Perché si strappa a donne e uomini la grande fetta della giovinezza? Il motivo risiede nel grande rispetto che la tradizione musulmana ripone nel pudore e nella fedeltà coniugale: l’appagamento sessuale deve esserci, ma solo all’interno di una relazione ufficializzata dall’atto del matrimonio. O dei matrimoni. Perché la poligamia che permette agli uomini di fede islamica di avere fino a quattro mogli, è ancora un perno fondamentale in molti paesi dell’Africa e dell’Asia. Può sorprendere sapere che questa pratica ha origini antiche, molto più antiche del profeta Maometto e dei suoi eredi (un esempio sono stati i faraoni d’Egitto). In un passato non molto lontano, prendere in seconda, terza o quarta moglie una donna vedova era un’offerta di protezione. Molte di loro, vedove di guerra, avevano anche figli a carico che venivano adottati dal nuovo compagno nella speranza di un nuovo e migliore sostentamento.

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Non c’è bisogno che l’Occidente intervenga per modificare le antiche tradizioni islamiche. C’è chi già (e le femministe mussulmane sono un esempio) si batte da anni per dare una stoccata a un radicalismo sanguinario che rischia di soffocare i diritti delle donne. Il mondo islamico non ha bisogno della nostra pietà armata, del nostro spirito altruista e salvifico, del nostro intervento che vuole imporsi come un motore di rinnovamento. Non hanno bisogno dei nostri giudizi. Lasciamo a chi vuole farlo la libertà di conquistare i propri diritti all’interno della propria nazione. Nessuno, a noi, ha tolto la gioia di farlo negli anni Sessante Settanta. All’epoca ci era ben chiaro che il futuro sarebbe stato donna. Alcuni paesi islamici lo stanno lentamente scoprendo adesso. Ed è giusto che sia così.

Alexandra Bastari 4ALi

 

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ERASMUS PLUS, VIAGGIARE, CRESCERE E STUDIARE IN UN UNICO PROGETTO

Compie trent’anni anni il più famoso programma europeo che ha consentito a 9 milioni di studenti di viaggiare per l’Europa e non solo. Il progetto Erasmus, che dal 1987 offre agli studenti più meritevoli e motivati un’opportunità per viaggiare e per studiare fuori dai confini nazionali,  continua a rappresentare il momento più significativo nella vita di uno studente. Perché il soggiorno di studio all’estero non è solamente un’occasione di arricchimento personale e di miglioramento delle conoscenze linguistiche sul campo. E’ prima di tutto apertura verso nuove opportunità di lavoro e non solo. Il progetto è forse più conosciuto per il ruolo che svolge nel sistema universitario, ma le cose sono rapidamente cambiate con la new entry del 2014. E’ infatti proprio sulla ventata di novità introdotta dall’Erasmus Plus che stamattina si è voluto fare il punto, alla presenza di studenti e studentesse delle classi seconde e terze nell’Aula Magna del nostro liceo.

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Questa nuova forma di promozione della mobilità nel settore dell’apprendimento è stata finalmente estesa anche agli studenti di età compresa tra i 13 e i 30 anni. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se anche al Liceo Medi, grazie all’Erasmus Plus la 3BLi ha potuto vivere un’esperienza di studio in Francia interamente finanziata dall’UE. Esperienza che potrebbe replicarsi anche nei prossimi anni, vista l’attenzione che il nostro liceo da sempre rivolge a iniziative del genere. <<Siamo uno dei 65 istituti che stamattina  hanno aderito alla giornata di festeggiamenti per i successi di Erasmus>> -ha precisato il Dirigente Scolastico Daniele Sordoni – <<Dove ci sono spinte per separare l’Europa, Erasmus continua ad unire milioni di studenti.>>

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Ad allietare la mattinata, anche alcuni interventi musicali degli studenti. Tra i brani scelti, l’immancabile Inno alla Gioia, eseguito da Consuelo Centurelli (3BLi), Emma Sebastianelli, Elena Givani e Michelle Esposto (5CLi), Je Vole, colonna sonora del film Le Famille Bélier e On écrit sur les murs dei KIDS UNITED, interpretato dalla 2BLi.

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Anche se non a tutti, però, è consentito preparare le valigie, nessuno viene trascurato. Perché esiste anche il programma Etwinning, il progetto di mobilità virtuale a costo zero iniziato nel 2005 e assorbito nel 2014 nel grande bacino Erasmus Plus, che permette di innovare, socializzare e collaborare con più partner europei attraverso l’utilizzo della tecnologia.

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Sempre più docenti del nostro istituto decidono di prendere parte ad un progetto Etwinning, per far sì che gli studenti acquisiscano sempre più familiarità con gli strumenti della comunicazione digitale, lavorando in completa sicurezza nelle piattaforme di Twin Space, Twin Live e nel Portale Pubblico. Sarà attivo nel prossimo futuro un progetto Etwinning sull’ambiente, mentre lo scorso anno alcune classi, assieme alle loro partnership, sono state impegnate nella riscoperta delle bellezze delle nostre città, studiate attraverso gli occhi dei giovani matematici del nostro liceo.

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<<Il progetto Etwinning non è aperto solamente all’indirizzo linguistico>> -ha infatti sottolineato la Docente di Lingua Inglese Veronica Bridget Keohane – <<Anche gli indirizzi scientifici hanno la possibilità e il diritto di condividere nuove metodologie di studio e di lavoro con i propri partner di tutta Europa.>>.

Iniziative del genere, volte a favorire la mobilità europea, ci insegnano che la meta ha un’importanza relativa. iniziative di mobilità europea è imparare a prescindere dalla destinazione. Non è solo la meta a formare una persona, ma il cammino per raggiungerla. Ed è di questo che Erasmus si occupa da trent’anni: di riaccendere nei giovani la voglia di mettersi in gioco, di viaggiare di provare, di rischiare, di allenare la propria resilienza, di maturare e di abbattere le tante, troppe barriere che, ultimamente, la paura e la sfiducia hanno innalzato.

Alexandra Bastari, 4ALi

 

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L’ESPERIENZA DEL VOLONTARIATO INTERNAZIONALE AL LICEO MEDI

UNA TESTIMONIANZA DIRETTA DALL’ETIOPIA

Venerdì 6 ottobre, noi studenti della 4BLi, impegnati nell’alternanza scuola-lavoro nel terzo settore, abbiamo incontrato Elisa e Chiara, due ragazze che hanno appena concluso un anno di servizio civile internazionale in Etiopia su incarico del CVM. Si tratta di un anno di volontariato all’estero retribuito, al quale possono aderire i ragazzi dai 18 fino ai 29 anni.

 

Poi ci hanno raccontato la loro esperienza personale. Dopo i primi mesi trascorsi ad  Addis Abeba, la capitale, dove hanno cominciato a conoscere la cultura del paese, sono state trasferite in due regioni differenti, una al nord e l’altra al sud dell’Etiopia. Durante questo lungo periodo si sono occupate di molte attività, una delle quali è stata contribuire alla costruzione di alcuni pozzi. Durante la nostra breve intervista ci hanno confessato di aver riscontrato molte differenze non solo tra la cultura e le usanze italiane e quelle etiope, ma addirittura anche all’interno delle stesse regioni, dove hanno notato molte diversità fra i gruppi e le varie etnie.

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Tanto per fare un esempio,  l’idea  dell’amicizia non ha nulla a che fare il nostro In Etiopia l’amicizia è vissuta in maniera più distaccata, forse anche perché gli etiopi non hanno molti mezzi per stare in contatto fra di loro. Anche la convinzione che l’uomo sia superiore alla donna contribuisce a mantenere le distanza. Un altro aspetto interessante è la concezione dell’uomo bianco, visto come colui che vive sempre nel benessere, che ha libero accesso al sapere e ad  una grande disponibilità economica.

Per questo è stato talvolta faticoso stabilire relazioni più equilibrate, libere da questi inevitabili preconcetti che noi stessi alimentiamo. Elisa e Chiara hanno concluso l’incontro spiegandoci le motivazioni che le hanno spinte a partire per questa avventura. Entrambe sentivano il bisogno di superare i propri limiti mettendosi alla prova. Inoltre non bastava loro visitare un paese per pochi giorni come se fossero delle turiste, ma volevano viverlo a 360 gradi per poter comprendere a fondo la realtà di quei luoghi a loro sconosciuti fino a quel momento. Noi abbiamo capito che il volontariato internazionale è la via più diretta ed efficace per diventare cittadini del mondo e adottare un nuovo sguardo sulla realtà.

ALICE TURCHI e GIULIA ZACCARI   4 B Linguistico

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GLI STUDENTI DEL MEDI ALLA SCOPERTA DI URBINO… TRA I SAPORI DEL BIOSALUS E L’ARTE DI RAFFAELLO

 

Urbino, culla della cultura rinascimentale e città natale di Raffaello, ha ospitato l’undicesima edizione del Biosalus, il festival nazionale dedicato al biologico e al benessere “olistico”. L’evento ha preso forma tra le mura del centro storico in questo primo fine settimana di ottobre, più precisamente sabato 7, con la cerimonia di inaugurazione.

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Alla manifestazione hanno preso parte gli studenti della 4°BSa e della 4°ASc nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro.  Sui  vari stand i prodotti più disparati, frutto di tecniche produttive  rispettose dell’ambiente e della tenacia di piccoli imprenditori che pian piano si sono guadagnati uno spazio di tutto rispetto nel grande settore del commercio, un settore che difficilmente lascia scampo a chi fatica a stare dietro alle grandi aziende e a prezzi decisamente più accessibili. Si tratta di prodotti come le creme per la pelle con bava di lumaca, alimenti liofilizzati, pentole anti residui metallici, occhiali per la ginnastica dei muscoli oculari, massaggi o ai più semplici stand tra apicoltori, tartufai, salumi e formaggi stagionati. Insomma, un buon momento per uscire dai soliti schemi della scuola insieme ai professori Stefano Lombardi e Paola Via, lieti di accompagnare i ragazzi e di far loro da guida.

Ma la visita a Urbino non è solo stata un viaggio tra i profumi, i gusti e i sapori dell’universo “bio”.  In una città d’arte, l’arte non può davvero mancare. Così, mentre i ragazzi della 4BSa erano impegnati nella visita degli stand del Biosalus, gli studenti della 4ASc accompagnati dal prof. Mandolini, hanno visitato la casa di Raffaello e il Palazzo Ducale, simbolo dell’arte rinascimentale, e sede della Galleria Nazionale delle Marche, un museo che ospita molte opere importanti esposte in sale ariose e ampie, segno dello splendore della corte urbinate sotto Federico da Montefeltro.

Dopo la visita ai piani superiori del palazzo, il gruppo è sceso nei “sotterranei” dove si trovano l’impianto di riscaldamento, la lavanderia, la stalla, il bagno e le cucine. Qui vivevano tutti quegli umili servitori cui era affidato il compito di soddisfare le esigenze di vita materiale della corte.

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Un’uscita molto interessante, coinvolgente e all’insegna del “fare” e del “lavoro” che dovrebbe alternarsi alla “scuola”: la fotografia per la 4°ASc e il settore del biologico per la 4BSa. Un bel momento che coniuga l’attività di studio sui libri di scuola e l’attività pratica per esperienza diretta!

Michele Corbisiero (4ASc) e Alessandro Covino (4BSc)

 

 

 

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La NUOVA accoglienza al MEDI L’opera d’arte, non vederla, ma toccarla… al Museo Omero si può!

Il 28 settembre  le classi 1Csa e la 1Dsa si sono recate al Museo Statale Omero di Ancona per il progetto Accoglienza, che vuole favorire la conoscenza dei nuovi compagni per creare un clima di classe sereno. Siamo partiti insieme alle 8:05 in treno, esperienza questa per alcuni nuova, e siamo giunti sul posto accompagnati dalle prof.sse Donatella Discepoli, Clarissa Greganti e Paola Via.

Il museo si trova nel complesso dell’ex lazzaretto,  ancora oggi circondato da una cinta di mura che doveva proteggerlo da eventuali inondazioni, in quanto molto vicino al mare. L’entrata del museo si trova proprio nella piazza centrale. Abbiamo iniziato l’attività con un po’ di curiosità purché molti di noi non sapevano cosa stessero per sperimentare. Per motivi di organizzazione siamo entrati una classe alla volta.

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La nostra guida Emanuela ci ha spiegato l’origine del museo, nato nel 1992, ma diventato statale nel 1999. È  il primo museo d’ Europa pensato per non vedenti; infatti è stato fondato da due ciechi, marito e moglie, che hanno avuto questa idea perché durante i loro viaggi non potevano mai toccare le opere artistiche. Qui invece  le opere presenti si potevano toccare tutte!

Dopo aver visto diverse sculture, è iniziata la seconda fase della visita. Bendati, ci siamo disposti in fila indiana. Poi la guida ci ha condotti uno ad uno davanti a delle opere. L’attività consisteva nel toccare la statua con gli occhi bendati e cercare di capire cosa essa rappresentava. Subito dopo, ci hanno portato in un’altra stanza e, una volta tolte le bende, abbiamo disegnato ciò che pensavamo di aver toccato. Molti ci sono andati vicini mentre altri…

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Emanuela ci ha sorpreso quando ci ha detto che le opere erano autentiche e non riproduzioni.

Secondo me costruire un museo con opere che si possono toccare è stata una grande idea, perché la privazione temporanea della vista mette in gioco altri sensi e  attiva sensazioni nuove. Un’esperienza da provare!

Ma le novità per le classi prime non terminano qui! Venerdì 6 parte il progetto Scuolinsieme, spazio dedicato allo studio gestito dai ragazzi con la presenza di docenti tutor. Tutti i venerdì e martedì dalle 14 alle 15.30… Chi ancora non si è iscritto, cosa aspetta??

Radif Rafiqul (1C SA)

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LA FELICITA’ NON VIENE DAI SOCIAL

“Io so che la felicità non viene dalle cose, neanche dalle cose del ventesimo secolo; può venire dal lavoro, dall’orgoglio di ciò che fai e di come lo si fa.” Così scriveva Ghandi, ma che cos’è veramente la felicità? La definizione precisa di questo termine non esiste, sfortunatamente, perché la felicità non è qualcosa che si può vedere, o toccare, o udire… è qualcosa che si sente nel profondo e che ognuno di noi prova in circostanze positive: ad esempio quando si hanno gli amici accanto, quando al compito tanto temuto di matematica si prende un bel voto, quando si è ottenuto il posto di lavoro da tanto ambito, quando si riesce a far spuntare un sorriso sul volto di una persona cara, semplicemente aiutandola nei lavori di casa, dandole consigli nei momenti di maggior difficoltà, offrendole la propria mano per farle sapere “Sì, io ci sono.”

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Ecco, anche se ormai siamo nel ventunesimo secolo, dove la felicità sembra derivare soltanto dal numero di like sulla propria pagina Facebook, o dall’indossare abiti alla moda costosi e di marca, credo che questa concezione della felicità di Gandhi valga comunque anche per la nostra generazione, perché la felicità è qualcosa che si percepisce nel profondo dei nostri cuori e assimilarla alla popolarità sui social network, al look o anche alla ricchezza è decisamente sbagliato, perché paradossalmente queste cose, a lungo andare, non fanno altro che provocare dolore.

Quante volte, ad esempio, ci si sente soli, o tristi, “sfigati” nel gergo giovanile odierno, nel sapere di non avere tanti amici su Facebook, followers su Instagram o poche conversazioni giornaliere su Whatsapp? Quante volte ci si veste alla moda solo per sentirsi accettati, integrati, per paura di mostrare la propria personalità per poi essere giudicati? E quante volte cantanti di fama mondiale o attori di successo, senza alcun problema finanziario, si uccidono perché insoddisfatti della propria vita?

Questi aspetti, purtroppo, influenzano i nostri comportamenti, ma i valori quelli veri ed importanti sono e rimangono ancora nelle più profonde cavità dell’essere umano, valori quali sapienza, cultura, curiosità, sensibilità, amore. Valori che sostanziano i nostri gesti quotidiani e che ci rendono felici. Ad esempio un professore è felice quando i suoi studenti lo ascoltano durante la lezione e la apprendono, oppure è felice anche solo nel vedere un po’ di interesse in loro. Basti pensare anche alle poesie…ah le poesie! A volte un’opera lirica, con tanto di rime baciate, esclamazioni e messaggi misteriosi che si nascondono dietro alle parole, riesce ad allietare un animo triste, anzi, a volte una poesia è in grado di divertire, far sorridere, o addirittura suscitare dei bei ricordi al lettore, distaccandolo dalla frenesia del mondo e da ogni essere umano sulla faccia del pianeta, anche solo per pochi minuti. Ma in quei brevi istanti, si concentra un’abbondanza di leggerezza, abbandono alla sensibilità e alla felicità che alcuni versi di parole riescono a sprigionare.

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Ed infine, uno dei valori più fondamentali che accomuna tutti noi esseri umani, l’amore e che sia tra padre e figlio, tra marito e moglie, tra amico e amica o tra cane e padrone, questo sentimento, se assaporato appieno e conservato seriamente nei propri cuori, dona, esclusivamente, felicità.

Chiara Mancini (2CLi)

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IL LICEO MEDI ALLA GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE. DIVERTIRSI E’ POSSIBILE, E NON SOLO IN ITALIANO

Aperti e con lo sguardo rivolto verso i nostri vicini, oltre i confini politici: questo uno degli obiettivi della Giornata Europea delle Lingue, organizzata dal Consiglio d’Europa di Strasburgo, che dal 2001 si ripete ogni 26 settembre. Tra i suoi propositi –come si legge nel sito web ufficiale- anche quello di informare il pubblico sull’importanza dell’apprendimento delle lingue straniere (ad ogni età), che sia per esigenza lavorativa o per pura curiosità culturale, e di promuovere le diversità linguistiche europee. Protagoniste della sua sedicesima edizione, alcune classi del nostro liceo (e non solo di indirizzo linguistico), che con un vivace programma di attività hanno voluto diffondere il messaggio anche al pubblico senigalliese.

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L’appuntamento di questa mattina in Piazza Roma ha visto la partecipazione di giovanissimi talenti –cantanti, musicisti e ballerini-, che hanno inaugurato la giornata con brevi spettacoli canori nelle quattro lingue straniere curriculari nel nostro istituto. Ad aprire le esibizioni, Elena Givani (5CLi) con Je Vole, colonna sonora del film francese del 2014 La Famille Bélier. A seguire, Emma Sebastiani, Michelle Esposto e Giulia De Angelis (5CLi) con la versione spagnola di All of me di John Legend, e Consuelo Centurelli (3BLi) sulle note della trasposizione francese della famosissima Alleluia di Cohen.  DSC_0811 (2)Tra le altre esibizioni del nostro istituto, lo sketch comico in lingua inglese e in dialetto senigalliese della famosa ballad di Lord Randall eseguito dagli alunni della 4BSA, interviste, quiz e scioglilingua.

La diversità culturale e linguistica -frutto di un dinamico processo di maturazione e di evoluzione di abitudini e stili di vita- è da salvaguardare, rispettare e apprezzare nelle sue specificità. L’odierna posizione della lingua inglese come prezioso veicolo comunicativo europeo (ma anche internazionale) ci consente sì di incontrarci e di dialogare, ma non ha la presunzione, come molti credono, di subordinare le altre realtà linguistiche (sono ben 36 le lingue promosse dal Consiglio d’Europa di Strasburgo).

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Ogni lingua nasconde un vero e proprio patrimonio genetico storico e culturale. Non è un caso se molti azzardano un <<dimmi che lingua parli e ti dirò chi sei>>. Essa è uno dei primi veicoli comunicativi che un individuo incontra nella propria crescita personale. Sin dai primissimi anni, un bambino cerca la forma più adatta di esprimersi, captando i segnali linguistici attorno a lui, per creare un contatto, un dialogo, un confronto.

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La recente mescolanza linguistica  e il progressivo avvicinamento tra paesi rischia però (sebbene i nobilissimi propositi) di cancellare la genuinità e la purezza delle nostre lingue, sempre più inquinate a causa dell’avvento della tecnologia e del suo linguaggio informatico, spesso straniero, basilare e povero. La Giornata Europea delle Lingue, rappresentata oggi dai nostri studenti, si propone di decostruire questo mare nostrum di realtà e di ripresentarlo nella sua forma più sincera e fedele, in modo da sfoggiare all’Europa, e anche oltre, la nostra identikit, il nostro tenore di vita, il nostro passaporto.

Alexandra Bastari, 4ALi

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SENIGALLIA SEDE DELLA QUARTA EDIZIONE DEL TROFEO CONI 2017. PRESENTE ANCHE IL LICEO MEDI IN UN PROGETTO DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO.

Con il Trofeo CONI 2017, Senigallia diventa per tre giorni capitale dello sport e promotrice dei suoi valori più alti. La più famosa manifestazione nazionale dello sport giovanile ha deciso di investire con un’ondata di positività proprio Senigallia e tutto il territorio marchigiano, scelto sede ufficiale per la sua quarta edizione. <<È così che la nostra terra ferita dal sisma si rafforza sotto l’ambizione di avvicinare giovani e adulti al mondo dello sport>> ha detto il sindaco Maurizio Mangialardi.

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Assieme al primo cittadino, presenti alla cerimonia di inaugurazione del Trofeo -tenutasi in Piazza Garibaldi alle 18 di giovedì 21- anche il presidente del CONI Giovanni Malagò, il responsabile del CONI Marche Fabio Luna, il presidente della regione Luca Ceriscioli e il vescovo di Senigallia. I veri protagonisti dello spettacolo inaugurale, assieme ad istruttori e volontari, sono stati però i 3100 giovanissimi atleti (dai 10 ai 14 anni) provenienti da tutte e 21 le delegazioni regionali italiane e anche da Stati Uniti, Svizzera e Canada.  Tre giorni intensi fatti di sudore, sogni e competizioni sportive in 40 discipline diverse a cui anche il Liceo Medi, rappresentato dalle docenti Susanna Angeletti e Roberta Manocchi, ha voluto partecipare in prima linea, offrendo agli studenti delle classi 4ALi e 4CLi la possibilità di vivere concretamente l’esperienza dell’Alternanza Scuola-Lavoro.

Ancora una volta, c’è chi ci crede e chi no. Anche all’alba del secondo anno di sperimentazione, il l’alternanza scuola-lavoro  trova fautori e avversari. Il rischio è quello di distogliere l’attenzione dei ragazzi dalla scuola  -pensano alcuni docenti- e di introdurli confusamente in un ambiente lavorativo che non risponde alle esigenze individuali e in cui non si sentono motivati e coinvolti. Diversa è invece l’opinione della maggior parte degli studenti, decisi a scavalcare possibili ostacoli riponendo fiducia nel progetto, in grado di migliorare il loro percorso formativo.

Una scuola che insegna per competenze e non solo per conoscenze: è questo uno degli obiettivi della legge 107 che introduce 400 ore di apprendistato negli istituti tecnici e 200 nei licei. Avvicinare gli studenti al mondo del lavoro è un’occasione per scongiurare il rischio di avere troppe teste chine sui libri e poche che guardano avanti verso il futuro.
Per gli studenti del Medi, presentarsi sin dalle prime ore del mattino ai 42 alberghi ospitanti -dislocati anche nei dintorni senigalliesi- per  orientare e informare sulle reti dei trasporti i tremila piccoli atleti, si è rivelato un compito insidioso nella sua semplicità.

<<Alcuni autobus non arrivavano o, se lo facevano, erano spesso in ritardo. Molti atleti e istruttori erano agitati e innervositi dalla mancanza di organizzazione. È stato difficile spiegare loro che è normale che si abbiano alcuni intoppi in un grande evento come quello organizzato dal CONI, ma il loro interesse era rivolto solamente verso le gare>> -ci hanno detto alcuni studenti- <<Abbiamo capito che ci vuole anche una buona dose di tatto e di umanità per stare a contatto con la gente.>>

Alexandra Bastari, 4ALi

 

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SUONA LA CAMPANELLA ANCHE PER IL LICEO MEDI

Stamattina la cerimonia di apertura del nuovo anno scolastico alla presenza del Dirigente, del Sindaco e delle istituzioni

 

Dopo il sorprendente boom di iscrizioni ( ben cinque classi in più rispetto agli scorsi anni), tutto è pronto per il ritorno sui banchi di scuola al Liceo Medi. Si è svolta stamattina in Aula Magna la cerimonia di apertura del nuovo anno scolastico, accompagnata dalle note della Banda Musicale della città di Senigallia e alla presenza delle maggiori cariche comunali e regionali. Ad accogliere i nuovi studenti delle dodici classe prime degli indirizzi Scientifico, Scienze Applicate e Linguistico, il saluto e l’augurio del Dirigente Scolastico Daniele Sordoni. <<La nostra scuola è da anni un luogo di formazione ed esperienza in cui investire sulle nostre risorse: voi>> -ha detto Sordoni-  <<Il mio è un augurio per un percorso valorizzato dal supporto di tutto il personale docente e, soprattutto, dalla capacità  di cooperare>>.La capacità di collaborare è infatti in cima alle cosiddette soft skills (<<le competenze trasversali>>), assieme ad altre nel campo delle abilità relazionali, una vera e propria chiave di volta del mondo lavorativo per le nuove generazioni.

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Un incoraggiamento al dialogo è giunto anche dal Presidente del Consiglio Comunale di Senigallia, Dario Romano. <<Spetta a voi rimettere in piedi un dialogo ormai latente tra i paesi. È un dovere a cui ci chiama la nostra bandiera europea. Abbandonate il mero lavoro individualistico: la strada è lunga e da soli si fa molta fatica.>> Da non dimenticare, però, le doti e le inclinazioni individuali di ogni studente. La carenza della scuola, a volta, sta nell’incapacità di soddisfare tutte le esigenze (nozioni, date e dialogo interpersonale sono le priorità assolute). Il mondo è vario e articolato, le personalità sono complesse e ogni studente si distingue per la propria unicità. È del Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mastrovincenzo l’invito a conciliare studio ed interessi e a <<valorizzare i propri talenti per costruire un sogno>>.

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Talenti che possono essere creativi, artistici, musicali, matematici, comunicativi ma anche sportivi. <<Lo sport è molto simile alla scuola>> – è intervenuto il Presidente della Consulta dello Sport Domenico Ubaldi, anche in occasione dei prossimi Campionati Nazionali CONI che si svolgeranno nella nostra città – <<Educa al rispetto verso l’avversario e alla disciplina. È dedizione, speranza, gioia e desiderio di vivere un’emozione, ciò che ogni studente ricerca nel proprio percorso scolastico>>.

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Presente alla cerimonia anche il Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi. <<La scuola ha due grandi mandati: costruire una comunità, dove il noi vale più dell’io, dove i singoli siano esaltati nell’insieme, e creare competenza. Tutto questo nel rispetto per i contesti, le persone e il bene comune>>. A chiudere l’accoglienza l’invito del Dirigente Scolastico a riconoscersi in un senso di appartenenza al nostro liceo, <<che non deve però diventare un’ossessione da classi sociali, un motivo di chiusura, di presunzione o di screditamento. Tutti gli istituti di Senigallia sono validi e ugualmente fondamentali>>.

Alexandra Bastari, 4ALi

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“SIN CAFÉ, NO HAY MAÑANA”. BASTANO TRE MULTINAZIONALI PER PRODURRE CAFFÈ PER TUTTO IL MONDO

Mercoledì 31 maggio gli operatori del Commercio Equo e Solidale hanno tenuto un  incontro sul tema presso l’Aula Magna del nostro liceo

“Sin cafè, no hay maňana”, letteralmente “senza caffè non c’è mattina”, irrisoriamente ribattezzato in “senza caffè non c’è futuro” è stato lo slogan dell’incontro tenuto dagli operatori del Commercio Equo solidale presso l’Aula Magna del nostro liceo e rivolto alle classi che quest’anno, in collaborazione con il CVM (comunità di volontari per il mondo), hanno partecipato ad un progetto sperimentale sulle conseguenze sociali e ambientali delle abitudini alimentari. Uno slogan che ai nostri occhi appare probabilmente esagerato, catastrofico: veramente il caffè ha il potere di vita o di morte sugli uomini? Ebbene sì: è il caffè che nei paesi “poveri”, come ad esempio l’America Latina, decide la sopravvivenza di molte famiglie. È quindi necessario che ognuno di noi, quando prende il suo carrello della spesa presti attenzione a ciò che compra, a ciò che “agguanta” avidamente dagli scaffali con frenetica irrazionalità, perché proprio con la nostra spesa possiamo cambiare il mondo, “renderlo un posto meno schifoso”.

Nel caso specifico del caffè la situazione è ancor più drammatica: basti pensare che più del 50% dell’industria mondiale del caffè è nelle mani di sole tre società. Ciò significa che i tre grandi manager di queste aziende possono permettersi di decidere a loro piacimento la quotazione sul mercato dei loro prodotti. Ad esempio, possono decidere di tenere chiusi per un giorno i loro magazzini, facendo alzare vertiginosamente il prezzo del caffè sul mercato e di riaprirli il giorno seguente riabbassando la quota in Borsa. Grazie a questo trucco di marketing, i grandi marchi guadagnano in poche ore miliardi e miliardi di dollari, mentre a rimetterci sono i lavoratori.

“Lavoratori”, sembra quasi un oltraggio chiamare così persone (di tutte le fasce d’età) costrette a lavorare giorno e notte nelle piantagioni e fabbriche di caffè per portare a casa un minimo stipendio di 10$ circa al mese. Ma la crudele industria del caffè non si ferma qui: dato il misero salario, ogni componente della famiglia deve lavorare per poter racimolare più soldi possibile: ed ecco così che anche i bambini di 5/6 anni iniziano a lavorare nelle fabbriche, costretti ad abbandonare pallone e orsacchiotto per impugnare una setola con cui selezionare i chicchi del tanto amato caffè. La base di tale sistema di sfruttamento è rappresentata  proprio dai bambini dei paesi più poveri che, nati in un contesto senza speranza, hanno una sola via di sopravvivenza: sacrificare la propria infanzia, la propria spensieratezza e libertà per rinchiudersi in una fabbrica, sperando che in un futuro non troppo lontano le cose miglioreranno.

Le cose miglioreranno? Probabilmente no, penserete voi, come possiamo noi, semplici ragazzi, contrastare i soprusi di multinazionali plurimiliardarie? È forse destino che alcune popolazioni siano sfruttate per sempre.  In fondo questi bambini hanno solo avuto la colpa di essere nati nel posto sbagliato del mondo. Più volte infatti chi ha cercato di lottare in difesa dei diritti di questi lavoratori si è dovuto arrendere di fronte allo strapotere economico e al peso politico  delle grandi multinazionali  come Coca-Cola e Nestlè. Un esempio? Nel 2007 in Italia, una piccola azienda ha denunciato la grande multinazionale del fast food, accusandola di “abuso di potere e rivalità sleale”. Il risultato? Accuse scomparse nel nulla dopo che Mc Donald ha comprato la causa in tribunale.

E allora noi cosa abbiamo dalla nostra parte? Con quali armi possiamo lottare contro le multinazionali per la giustizia e la uguaglianza dei diritti dei lavoratori? Cosa ci permette di sperare in piccoli e graduali progressi nel futuro? Ognuno di noi, in cuor suo, ha una grande arma per la lotta contro le multinazionali: la forza di volontà e la convinzione nei propri mezzi. Un grande esempio è la cooperativa del Commercio Equo Solidale “Mondo Sociale”, che non si occupa soltanto di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo l’importanza del commercio equo, ma con ingenti prestiti aiuta le piccole società di caffè nei Paesi più poveri a diventare indipendenti e a non essere inglobate nelle grandi multinazionali. Piccole società indipendenti in paesi poveri significa un migliore tenore di vita, una formazione scolastica migliore per i bambini dei lavoratori e un regalo enorme ai piccoli lavoratori di queste aziende, la possibilità di poter sperare, la speranza in un futuro migliore.

La cooperativa “Mondo Sociale” è ancora però troppo “sola” per un obiettivo così grande: cambiare il mondo! Ed ecco che la vera sfida incomincia qui, da noi: avremo il coraggio di cambiare il nostro stile di vita? Di riflettere sulle conseguenze del nostro stile alimentare oppure continueremo a ignorare le disuguaglianze sociali prodotti dall’eccessivo uso di carne e da una spesa inconsapevole che alimenta esclusivamente il profitto delle multinazionali? Riusciremo ad acquistare pensando ai bambini costretti a lavorare invece di giocare, ad intere famiglie dilaniate dalla fame o riterremo impossibile, utopico, dire NO a tutto questo? Come rimanere indifferenti di fronte alla passione e insieme all’indignazione delle parole di  Massimo Mogiatti, operatore del Commercio Equo e Solidale? La sfida è grande e bellissima: ogni nostra piccola scelta quotidiana può contribuire a cambiare il mondo! Noi ragazzi nel nostro piccolo, possiamo cambiare il mondo e fare in modo che questo non rimanga solo un sogno.

Tommaso Serfilippi ( 2DSc)

 

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IL MEDI PUNTA ALL’ECCELLENZA

Premiati gli studenti meritevoli del nostro liceo e i vincitori dei Ludi latini

 

Sabato 27 Maggio alle ore 10.00 si è svolta presso l’Aula Magna del nostro liceo la premiazione delle eccellenze studentesche. La cerimonia è iniziata con l’assegnazione della borsa di studio in memoria della professoressa Aida Ferrari, consegnata a Michelle Borgognoni per aver frequentato, fino allo scorso anno, il nostro liceo con singolare merito. Il tutto è proseguito con la premiazione dei Ludi Latini, accompagnata da alcune riflessioni del prof. Camillo Nardini, del nostro Dirigente Scolastico, prof. Daniele Sordoni e dell’ex Dirigente, prof. Lucio Mancini sull’importanza dello studio del latino, che i licei devono continuare a promuovere. Non si tratta solo di una lingua, ma della testimonianza di quell’ humanitas che da secoli ispira i più alti valori culturali in tutto il mondo.

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Per i Ludi sono stati premiati i primi dieci classificati. Tra questi anche due studenti della classe 4Asc del nostro liceo: Francesco Mangialardi, che è arrivato secondo, e Gianmarco Cavalazzi, al quarto posto a pari merito con altri sei. Gli altri due gradini del podio sono stati occupati da due studentesse del Liceo Classico “Leonardo da Vinci” di Civitanova Marche: Chiara Calvani e Lucia Fattori, rispettivamente terza e prima.

L’attenzione si è poi spostata sui vincitori della fase regionale delle Olimpiadi delle Scienze della Terra: anche in questo campo il nostro liceo ha potuto far sfoggio di due eccellenze: Valerio Santolini, 5ASc, è arrivato terzo, mentre Tea Marzocchi, 5BSc, è arrivata prima. A questo ha fatto seguito l’assegnazione di altre due borse di studio: il premio “Alessandro Sfligiotti” a Daniele Bruschi, ex alunno della 5CSA, e il premio “Alberto Petrolati” a Michele Russo, che frequenta attualmente l’ultimo anno di Liceo Scientifico (5ASc).

La cerimonia si è conclusa con la premiazione di Mattia Massimi della 4Asc, che ha conquistato il secondo posto nella fase nazionale di “Matematica e Realtà”, svoltasi presso l’Università di Perugia.

La platea, prima di lasciare l’aula Magna, ha però riservato un meritato applauso ad una rappresentanza dei  tanti ragazzi del Medi che  hanno partecipato al progetto di lettura “Xanadu” e che il 24 maggio a Bologna hanno vinto la gara finale del concorso nazionale.

Alessandro Silvestrini (4Asc)

 

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OMNIA VINCIT MEDI. IL NOSTRO LICEO STRAVINCE ALLA FESTA FINALE DEL PROGETTO XANADU.

Lo scorso 24 maggio cinque classi del nostro liceo hanno partecipato alla festa finale del progetto Xanadu tenutasi all’interno del teatro Antoniano a Bologna. Alla festa erano presenti ragazzi provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Durante la mattinata i ragazzi si sono sfidati all’interno di un ring infuocato a colpi di frasi tratti dai libri presenti in gara. La competizione consisteva nel riconoscere nel minor tempo possibile a quale libro appartenesse la frase letta dagli organizzatori dell’evento. L’ospite d’onore designato per la festa era Kevin Brooks, scrittore inglese specializzato in romanzi per adolescenti, assente a causa di problemi di salute.

Xanadu5Erano presenti altri due personaggi illustri: lo scrittore (e pizzaiolo) Cristiano Cavina e il giovane fumettista Nicolò Pellizon. Entrambi gli ospiti hanno raccontato come è nata la loro passione rispettivamente per la scrittura e per il disegno attraverso libri, film, esperienze e canzoni che hanno segnato in modo particolare la loro vita.

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Poi però siamo entrati nel vivo della gara e il Medi non ha esitato a farsi riconoscere. Siamo stati i primi  e gli unici a riconoscere il maggior numero di libri. La classifica dei libri inseriti nel progetto vedeva al 9º posto “L’atomica” di Steve Sheikin, all’8º posto “La stella nel pugno” di Robert Sharenow, al 7º posto “La casa dei fantasmi” di John Boyne, al 6º posto il classico “Pet Sematary” di Stephen King, al 5º posto “3000 modi per dire ti amo” di Marie-Aude Murail, al 4º posto “Le rose di Shell” di Siobhan Dowd, al terzo posto a pari merito “Fuga dal campo 14” di Blaine Harden e”Naked” di Kevin Brooks, al 2º posto “L’uomo in fuga” di Stephen King, e al 1º posto “Bunker Diary” di Kevin Brooks. Questi libri raccontano storie molto diverse che parlano d’amore, di passione per lo sport, di guerra, di ribellione. La penna horror di Stephen King, come si può notare dalla classifica, è sempre molto apprezzata dagli adolescenti. Anche Kevin Brooks quest’anno è riuscito a riscuotere un grande successo fra gli adolescenti italiani. Il Medi è riuscito ad indovinare tre libri fra tutti quelli in gara, numero sufficiente per determinare la vittoria. Gli organizzatori dell’evento hanno deciso di consegnare come premio una targa e la copia unica in Italia del nuovo libro di Kevin Brooks “iBoy”.

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Lo scopo principale di questo progetto è quello di sensibilizzare i ragazzi alla lettura: “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una vita sola: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni” diceva Umberto Eco. Pennac sostiene che la lettura sia un antidoto alla solitudine metafisica dell’uomo. Il libro è quell’oggetto molto spesso accantonato sul comodino che riesce a colmare un vuoto e che sai che non ti abbandonerà mai. L’augurio è che tutti i ragazzi del liceo possano partecipare ad un progetto come questo per sperimentare la grande bellezza della lettura.

 

Camilla Manieri, 3BSc

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IN SCENA ALLA FENICE I RAGAZZI DEL MEDI NEI PANNI DEI TOPASTRI DI S. BENNI

UNO SPETTACOLO ESILARANTE E IRRIVERENTE FRUTTO DEL LABORATORIO TEATRALE DELLA SCUOLA

Anche quest’anno, come da consuetudine, il ciclo di incontri previsti dal laboratorio teatrale del Liceo Medi si è conclusa con una rappresentazione al teatro “La Fenice” nell’ambito della rassegna Terre Marine.

Così il 23 maggio, alle 9 del mattino circa, davanti a un pubblico che contava circa 300 spettatori, 13 ragazzi provenienti da varie classi tra Liceo Linguistico, Liceo Scientifico e Scienze Applicate si sono esibiti, con la direzione del maestro Mauro Pierfederici, davanti a un pubblico formato per lo più da compagni e genitori. Il testo scelto per lo spettacolo di quest’anno è stato “Il sogno di noi Topastri”, un  atto unico ispirato a “La Topastra” dello scrittore S. Benni, un testo breve e molto semplice, nel quale attraverso le esperienze raccontate dei topi, si riflette su alcuni aspetti tipici della  società moderna, e su come l’uomo talvolta tenda a vedere ciò che è diverso da lui con una mentalità piena di pregiudizi.

Allo spettacolo sono seguite le presentazioni al pubblico degli attori, un breve e significativo discorso del Dirigente Scolastico e qualche bella foto di gruppo, che non può mai mancare! I ragazzi hanno interpretato al meglio il ruolo dei “topastri”, come ha dimostrato la reazione del pubblico che si è divertito e ha applaudito l’esilarante performance. Ma è giusto spendere anche qualche parola sul corso teatrale che i ragazzi hanno frequentato prima dello spettacolo del 23 maggio. Al ciclo di laboratori teatrali, iniziato il 13 novembre del 2016, hanno preso parte – è doveroso menzionarli tutti – Arpino Nicola (5BSA), Baldi Marta (4CLi), Manolache Andreea Diana (4CLi), Fornari Niccolò (3ASc), Giombi Lorenzo (3ASc), Pierpaoli Chiara (3ASc), Bastari Alexandra (3ALi), Longarini Arianna (3ALi), Verdini Caterina (3ALi), Centurelli Consuelo (2BLi), Pigini Claudia (1ASc), Argentati Eleonora (1BSc), Nwude Emmanuel Chuma (1BSc).

Durante questi mesi i ragazzi hanno avuto l’occasione di conoscersi, imparare a capirsi e di lavorare insieme. Il teatro ha offerto loro la possibilità di esprimersi e farsi accettare per quello che sono. I ragazzi sul palco hanno dimostrato di aver raggiunto un grado ottimale di intesa, dando prova  di saper sostenere perfettamente il meccanismo a orologio con cui le battute dovevano susseguirsi, che poco non è! La speranza è che, sull’onda lunga dell’entusiasmo suscitato dallo spettacolo dei magnifici e irriverenti “topastri” molti più studenti possano partecipare al laboratorio teatrale del nostro liceo.

Nwude Emmanuel Chuma (1BSc)

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5+1 LETTURE DA OMBRELLONE PER UN’ESTATE ALL’INSEGNA DEL RELAX

DAL GIALLO ALL’HORROR FINO AI “FIORI DEL MALE” DI BAUDELAIRE: COME RINFRESCARE LA MENTE SOTTO IL SOLLEONE

La fine della scuola si sta avvicinando! La maggior parte degli studenti pensa già a come trascorrere la propria estate nel migliore dei modi: chi si immagina già sullo yatch di famiglia ancorato nello splendido mare delle Hawaii, chi invece aspetta con ansia una bella gita in montagna con gli amici e c’è anche chi, come la sottoscritta, ama passere i mesi estivi sotto l’ombrellone con un bel gelato e un libro tra le mani. Ecco qui, quindi, la top 5 di libri da leggere durante l’estate, tra un bagno al mare e una passeggiata sulla spiaggia. I libri della classifica appartengono tutti a generi diversi così da poter soddisfare il maggior numero di gusti possibile.

5- DIECI PICCOLI INDIANI –AGATHA CHRISTIE (Genere Giallo)

La giusta dose di loschi intrighi e misteri è esattamente quello che ci vuole per svegliare il cervello dello studente in completo relax sotto l’ombrellone. Con questo libro, la scrittrice Agatha Christie trasporta il lettore su un’isola deserta, isolata e un po’ inquietante, dove dovrà destreggiarsi tra assassini, vittime e indovinelli. La suspance creata dalla successione di colpi di scena cattura il lettore a tal punto che, senza nemmeno rendersene conto, divora il libro per scoprire se veramente, alla fine, dei “dieci poveri indiani nessuno ne restò”.

4- SHINING – STEPHEN KING (Genere Horror)

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D’estate è caldo, estremamente caldo, a volte è, addirittura, troppo caldo! Come fare per rinfrescarsi un po’? Tutti starete pensando che basta mangiarsi un gelato e fare un bagno nella fresca acqua del mare, ma se vi dicessi che anche leggere un libro ambientato nel gelido inverno del Colorado possa aiutare a rinfrescarsi? Eccoci arrivati alla categoria dell’horror e il libro che vi consiglio di leggere non si limiterà solo a  rinfrescarvi, ma vi farà gelare il sangue nelle vene! Shining è uno dei libri più conosciuti, anche grazie al film del grande Kubrick, del famoso scrittore Stephen King. La trama del libro è piuttosto semplice: la famiglia Torrence si trasferisce all’Overlook  Hotel nelle montagne del Colorado come guardiani dell’albergo durante il gelido inverno Americano.  Jack, Wendy e Danny però non si sarebbero mai aspettati che una volta rimasti isolati nell’hotel avrebbero dovuto fronteggiare un Male antichissimo e crudele destinato a portarli quasi alla pazzia. Un libro davvero consigliatissimo per chi si appresta per la prima volta a questo genere, sia per chi ne è già esperto e vuole ampliare i suoi orizzonti.

3- LO HOBBIT – J. R. R. TOLKIEN (Genere Fantasy)

In estate, si sa, la voglia di iniziare un libro, in questo caso una trilogia come quella del Signore degli Anelli, con più di mille pagine, è poca. Per questo motivo consiglio a tutti, appassionati del genere e non, di leggere il “prequel” della famosissima saga dello scrittore inglese: Lo Hobbit. Il libro tratta di un mezz’uomo, un esserino non più alto di un bambino di dieci anni, chiamato Bilbo, che parte per terre misteriose in compagnia di un gruppo di nani e uno stregone. In un libro che non supera le trecento pagine tutti gli elementi fantasy sono presenti più che in abbondanza: si passa da orchi e elfi, fino ad arrivare a draghi e goblin.  La scrittura non troppo articolata e scorrevole permette al lettore di aprire la porta sul mondo e sulla casa in cui vive il nostro protagonista, la quale “non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.”

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2-  L’ISOLA DEL TESORO – ROBERT LUIS STEVENSON (Genere Romanzo d’Avventura)

Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!” Vi siete mai chiesti perché, se qualcuno dice “pirata”, la prima immagine che ci balena in testa è quella di un uomo barbuto, possente, con un pappagallo sulla spalla e probabilmente una gamba di legno? Troverete la risposta in questo libro: è stato proprio Stevenson, con l’aiuto dei suoi familiari e amici, a far nascere nell’immaginario collettivo l’ideale di pirata occupato nella perpetua ricerca del tesoro. Chi, tra gli studenti in vacanza, ama catapultarsi in avventure in compagnia di un manipolo di temibili pirati e del famoso capitano Long John Silver, deve procurarsi questo libro e un paio di mappe: la ricerca del bottino inizia sin dalla prima pagina!

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1-CIME TEMPESTOSE – EMILY BRONTE (Genere Romanzo d’Amore)

Chi di noi non aspira ad un romantico amore estivo per concludere in bellezza le vacanze? Un modo alternativo, se si è sfortunati, per vivere un’intensa storia d’amore è quello di leggerla sulle pagine di un libro. il libro che vi consiglio è uno dei classici più famosi della storia: Cime Tempestose. Il tormentato amore tra Heatcliff e Catherine appassionerà gli animi di tutti gli studenti tanto coraggiosi da intraprendere una lettura a tratti profonda e drammatica come questa.  Tra le “cime tempestose” della brughiera inglese anche i nostri dubbi, sogni e aspirazioni, verranno stravolti e ridimensionati dal racconto di un amore talmente profondo da distruggere tutte le cose e le persone che cercano di interferire. “Di qualsiasi cosa siano fatte le anime la mia e la sua sono uguali”.

+1 – I FIORI DEL MALE – CHARLES BAUDELAIRE (Raccolta di Poesie)

Leggere una raccolta di poesie non è così semplice come può sembrare: a volte una poesia può insinuarsi sotto la pelle del lettore e rimanervi impressa cambiandone la fisionomia, poiché scava e scolpisce nell’interiorità dell’uomo, rendendolo più maturo riguardo a se stesso e a ciò che lo circonda. E così il poeta francese aiuta chi legge a risalire dalla profondità della depressione, “quando il cielo è basso e greve” , e ad avere un’”Elevazione”, a sospingersi “al di sopra degli stagni , al di sopra delle valli, delle montagne, delle nubi, dei mari, oltre il sole e l’etere, al di là dei confini  delle sfere stellate” alla ricerca della felicità. Anche se a volte possiamo sentirci soli, come l’”Albatro” sulla tolda della nave, oggetto di scherno e soprusi, la poesia e la letteratura in generale possono essere i “Fari” che ci guidano verso la nostra “pallida stella”, cioè la gioia di vivere una vita intensa.

Alessia Santinelli 3Bsc

 

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MIGRANTE, PERCHE’? TRACCE DI VIAGGI SCALFITE NELL’ANIMO. CHIARA MICHELON RACCONTA.

Il fenomeno dell’immigrazione esiste sin dai tempi dell’apparizione della specie umana sulla Terra. I vari individui si spostavano alla ricerca di terre più adatte per vivere o anche semplicemente per pura curiosità umana. Tuttavia negli anni sono cambiate le varie leggi e i diritti degli Stati che ricevono persone di altre Nazioni, delineando i profili di chi ha il diritto di entrarein un Paese e chi invece deve soffrire nelle terre ove talvolta non vi è nemmeno l’acqua per dissetarsi. Negli ultimi anni i flussi migratori sono incrementati in Europa ma non vi sono molte informazioni certe ed imparziali su tale fenomeno che colpisce tutti noi cittadini molto da vicino. A tale proposito il giorno 29 ottobre 2018 la classe 3^A scientifico del Liceo “EnricoMedi” di Senigallia, ha avuto l’occasione di conoscere quanto più si possa sapere sulle cause che spingono i cittadini di Asia ed Africa a scappare dalle loro terre di origine e sulle modalità di arrivo nel nostro Paese. L’incontro è avvenuto tra la classe suddetta e Chiara Michelon, autrice del libro “La Fuga”e Laura Alesi, referente SPRAR di Senigallia. Il progetto SPRAR (sistema di Protezione Rifugiati e Richiedenti Asilo) è di respiro nazionale, ha sede a Roma e non si occupa si accoglienza di base, ma tenta un approccio integrato nella società. Operano in esso persone coordinate dove ognuno segue un preciso nucleofamiliare, insegnando loro le operazioni quotidiane (ardue per chi ha sempre vissuto in luoghi molto differenti dalla nostra società) e creando una fitta rete attorno alle famiglie. Il suddetto libro racconta le terribili vicende di persone che devono scappare dalle loro terre perché perseguitate per motivi etnici, politici o religiosi. Le famiglie sono ospitate a Senigallia dove alcune di loro sono state disposte a raccontare la loro terribile esperienza attraverso un’intervista dell’autrice e di alcuni operatori Caritas. Spesso gli incontri erano brevi per la paura e il dolore di ricordare il passato che non li abbandonerà mai.

Queste persone scappano da guerre politiche o religiose o da tremende persecuzioni, giungendo in Europa tramite corridoi umanitari attraverso i quali gli addetti si recano nei campi profughi offrendo trasporto verso il Paese d’arrivo e un permesso di asilo. Purtroppo questo non è l’unico modo per scappare da quei Paesi, in quanto esiste anche il traffico di esseri umani per volontà e per disperazione o per vendita di uomini, donne e bambini. Tali persone si avventurano nel deserto fino alla Libia e poi vengono fatti salire su barconi. A tal proposito, dopo l’operazione “Mare Nostrum”, che salva i migranti in mare, i trafficanti abbandonano i barconi, esponendo queste vite ad un grave rischio. Con “migrante” si indica colui che si sposta da un Paese ad un altro e non necessariamente chi giunge in Italia con barconi. Una volta arrivati alla loro destinazione la Convenzione di Dublino detta che i migranti devono far domanda di asilo nel Paese d’approdo, attendere la convocazione della Commissione dove vengono esposti i motivi di emigrazione dal Paesed’origine tramite testimonianza diretta e prove di persecuzione.Successivamente essi devono attendere per almeno tre mesi la risposta della Commissione, dopo la quale ottengono eguali diritti dei cittadini italiani per cinque anni e solo dopo dieci possono richiedere la cittadinanza. Le richieste aumentano sempre più così come i tempi di attesa. Lo status (domanda per il permesso d’asilo) può variare. Ad esempio esiste il permesso di soggiorno, la protezione sussidiaria data in caso di pericolo nel Paese d’origine e che può essere ritirata solo nel caso in cui le minacce svaniscono e infine vi è il permesso dato per motivi umanitari. I costi per tali operazioni sono necessariamente elevati ma l’Italia è un Paese vecchio dove l’aumento di nascite è dovuto a stranieri, molti dei quali pagano contributi che non ricevono, determinando quindi i costi di bilancio. E’ un dato certo che dietro a tali traffici vi è una fitta rete di criminalità organizzata, ma è anche vero che gli stranieri sono per lo più responsabili di piccola criminalità (ad esempio spaccio). Ed è proprio per questo che l’inclusione di queste persone è indispensabile per il nostro Paese al fine di diminuire la delinquenza e rendere più stabile la Nostra società. Ma le reti mafiose trascinano chi si trova in situazioni economiche complicate e gli emarginati nel mondo parallelo della delinquenza e proprio grazie al progetto SPRAR possiamo combattere questo che non porta altro che criminalità in Italia e coinvolge chi scappa continuamente da persecuzioni e di certo non merita altra sofferenza. Infatti spesso succede che tali persone arruolate dalla mafia, tornando nel loro Paese ricche e di bell’aspetto, sconsigliano ai membri del villaggio di partire per non cadere in mano a reti mafiose e che però questo venga visto come un gesto di egoismo affinché gli altri non facciano la loro stessa fortuna. Accade anche che delle famiglie mandino i loro figli per fare fortuna e per poter mantenere la famiglia nel Paese d’origine oppure per salvare i bambini dalle leva militare.

E’ bene delineare che il fenomeno migratorio non è più un’emergenza, ma indubbiamente va gestito, perché le persone non cesseranno di arrivare. Inoltre è di fondamentale importanza comprendere il giusto uso dei termini, perché tutto ciò che è diverso è sempre motivo possibile di discriminazione. Ricordiamo l’olocausto, causa di innumerevoli morti, dopo il quale i termini razzisti si sono moderati. Attualmente i toni sono spesso pesanti e bisogna capire che questa continua discriminazione impedisce il confronto che avverrà tra le nuove generazioni italiane e coloro che sono giunti in Italia da tanti anni. Spesso i migranti vengono detti “ladri del lavoro”, ma in realtà queste persone fanno lavori che noi italiani ci rifiutiamo di fare. Tutto ciò per sottolineare il fatto che individuare un nemico comune unisce la collettività, ma anche questa linea di pensiero non porterà nulla di buono per le generazioni future ed inoltre spesso la visione di immigrazione è distorta e condizionata, la quale porta a considerare pericolose tali persone. Concludendo ritengo di fondamentale rilievo una frase detta dall’autrice del libro “La Fuga”, ChiaraMichelon, la quale afferma: << Sono fortunato perché io, a differenza loro, posso scegliere>>.

Giulia Gentili, 3ASC

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10 DICEMBRE, SOLO UN SILENZIO ASSORDANTE

È il 10 dicembre 2018, quando non trovo più il coraggio di guardare negli occhi i miei compagni. Troppa paura di essere scalfita da quegli sguardi pieni di rabbia e disperazione. Vorrei stringere le loro mani, guardarli in faccia rassicurandoli con un sorriso, abbracciarli magari… E invece, me ne sto qui, con una penna in mano a sputare parole su un pezzo di carta durante il minuto di silenzio per chi non c’è più. Non pensavo ci si potesse sentire tanto impotenti di fronte ad una morte così ingiusta. Vestiamo tutti di nero oggi, in Loro onore. Già nell’entrare dal cancello esteriore della scuola, sentivo che c’era qualcosa di diverso nell’aria. All’inizio non sapevo cosa fosse, poi, entrando nell’edificio ho capito. Silenzio. Era il silenzio a regnare. Nessuno oggi trova il coraggio di urlare l’arrivo dei prof, di ridere a crepapelle con il compagno di banco…
La classe di Asia è di fianco alla nostra, sento pianti e lamenti provenire da lì, in corridoio, un via vai di anime in pena, di amici che oggi si ritrovano con un vuoto immenso e un dolore lancinante in mezzo allo stomaco. L’ atmosfera è devastante. Troppo dolore da sopportare, ma bisogna affrontarlo prima o poi. Ah, ecco le telecamere, non so che pensare. Un momento così delicato dovrebbe essere custodito solo tra le persone coinvolte, ma d’altra parte tutti devono sapere cosa ha portato questa tragedia nelle vite di ognuno di noi. Nessuno escluso. Vedo i rappresentanti del mio istituto fare un’intervista sotto lo striscione in onore delle vittime che dice: “Da un concerto si esce senza voce, non senza vita.” Sento il pianto che piano piano sale sempre più su, poi si blocca in gola, si spezza, lo rimando giù dolorante… non so precisamente da cosa si origini, un insieme di emozioni che hanno un comune denominatore all’origine, la morte, ma che da lì si ramifica e acquista mille altre sfaccettature. È passata solo la prima ora e sono già esausta. Le parole iniziano a sgorgare, ragionamenti sull’accaduto, frasi di rabbia forti, piene di dolore. Non una frase rassicurante. Quale potrebbe esserlo di fronte ad una tragedia simile? Ancora non so bene che comportamento adottare, parlo d’altro per distrarmi dalmacigno che mi ritrovo sullo stomaco senza volerlo, nessuno di noi lo voleva. Sorrisi imbarazzati, quasi spaventati. Abbracci strazianti di gente in lacrime. Distolgo lo sguardo, non sentendomi degna di prender parte a certi momenti. Ho la nausea. È tutto troppo pesante. Si vede ad occhio nudo e si sente senza dubbio un ritmo ben preciso, incalzante, senza fine, a tratti silenzioso che piano piano aumenta in mormorii, discussioni, via via sempre più forti fino ad esplodere in un triste lamento accompagnato dalle lacrime per poi cessare e ricominciare nuovamente più tardi.


Visi curiosi sì affacciano alle finestre. Siamo solo a metà della seconda ora.

Terza ora. Il tempo sembra essersi fermato, non passa mai. Come il tempo, non passa la tristezza. Al diminuire delle ore restanti, aumenta il numero delle telecamere, dei giornalisti e delle persone in lacrime. Il mio prof. di matematica è assente. Possiamo immaginare tutti il motivo, perché il suo nome è Piergiorgio Girolimini e oggi, invece di festeggiare per la verifica di fisica scampata, il pensiero della classe va a lui, rimasto a casa a piangere la sorella defunta, Eleonora.
Altri giornalisti. Altre lascrime. Silenzio.
Le persone più fragili o semplicemente le più colpite sono nella classe di Asia, piena di rose e bigliettini, accompagnate da una psicologa.
È dura, è veramente dura.
Ho paura. Paura che tutto cambierà e che niente sarà come prima. Ho fame, ma non me la sento di passare davanti alla Sua aula per raggiungere le macchinette. Temo di mancarLe di rispetto. L’intervallo, al contrario di tutti gli altri giorni è passato in maniera inesorabilmente lenta, niente schiamazzi lungo il corridoio. Ora, c’è gente che cerca di ripercorrere gli eventi di quella fatidica sera, tentando di capire, di dare un senso a tutto questo, ma tutti sanno che non c’è nè giustizia, nè logica. Sguardi increduli e attenti di chi ascolta testimonianze di superstiti. Campo di guerra. Morte. Per la prima volta oggi esco dalla mia classe, vado in cerca di due mie compagne di squadra che quella sera erano con Asia. Abbraccio Valentina ormai svuotata da tutte le lacrime piante nelle ore precedenti. Poi vedo Anita, girata di spalle, così piccola, così fragile. Si gira, mi vede, inizia correre verso di me e mi abbraccia in maniera così forte da lasciarmi senza fiato. Non avrei mai potuto immaginare che tale forza potesse uscire da una così docile creaturina. Ma lei, colma di dolore, rabbia e disperazione, un fiore  dolce e innocente spezzato dalla morte, mi abbraccia, trasmettendomi una tormenta di emozioni tragiche. Io non so che dire se non:“Lo so, lo so, piccola, lo so che è dura…”
Ma oltre a questo non so in che modo confortarla. Piange, ha il visino bagnato, le asciugo le lacrime, le sorrido, cercando di farla stare meglio, ma cosa, in questo momento può farla soffrire di meno? Io, la risposta, non ce l’ho. Prima di andarsene, mi urla: “Lei era con me quella sera, io mi sono salvata e Lei no!“ Ed esplode in un altro, tragico pianto pieno di rabbia. Rimango a guardarla andare via per un po’, con un senso di incredibile impotenza. Non è giusto, tutti noi lo sappiamo. Finito l’intervallo è arrivato il momento che un po’ mi aspettavo. Il brainstorming con la prof. di italiano. Quelli che prima erano solo pensieri confusi ora si trasformano in parole pronunciate, in emozioni manifestate. Fatte di sentimenti veri, ancora bollenti. Credo che sia importante affrontare questo dolore che ci pervade, non so come, ma primo poi bisogna farlo. La testimonianzadi Alice ci fa rimanere tutti pietrificati, lei c’era. Ci racconta che da dove è uscita lei, si vedeva tutto, vedeva le facce violacee dei ragazzi schiacciati dalla folla, le mani tese verso di lei e il suo gruppo di amiche come a chiedere aiuto. Più tardi, gente svenuta per terra, piena di graffi e sangue, viola in volto. Scenari spaventosi di violenza, terrificanti. Alice non riesce ad affrontare ancora il suo dolore, come lei altri non hanno più mangiato e dormito dopo l’accaduto. Lo chiamano “blocco emotivo”.

È la quarta ora quando riesco aguardare tutti miei compagni in faccia, vedo occhi gonfi, sguardi imbarazzati di chi in qualche modo è meno coinvolto, chi guarda un punto fisso, chi invece guarda ovunque, magari in cerca di un qualcosa che sia in grado di farli sentire più protetti, perché almeno per oggi nessuno di noi si sente protetto. È il turno di Nicoletta, che ci racconta  come è venuta a sapere della scomparsa della sua cara amica Asia. Ha cercato di inviarle un messaggio quella mattina, un messaggio che non verrà mai letto. Le labbra di Nicoletta tremano, non riesce a stare ferma con le mani, le lacrime della mia amica mi fanno soffrire, ma una parte di me non si sente degna di piangere insieme a lei. Mi tengo tutto dentro, non del tutto, continuo a scrivere, è l’unica maniera che conosco per far defluire questi malinconici pensieri. Nicoletta è piena di rimorso, avrebbe voluto dirle cento volte in più “ti voglio bene“, e viene sovrastata dal pensiero che per lei sia troppo tardi ormai. Ci spostiamo alle finestre, assistiamo in silenzio dal primo piano alla diretta televisiva della Rai. Tutta la scuola è in ascolto e molte classi si sono riversate nel cortile, la giornalista dice: “Mi ha stupito in quanti sono venuti a confidarsi da me questa mattina, vogliono far sentire la loro voce!“ Più che voce, personalmente avrei usato le parole ‘urlo straziante’. Finita la diretta, un applauso che lascia poi il posto al sovrano della giornata, il silenzio.


Ultima ora.
Non sembra finiremai.
Provo a condividere le mie paure con alcune delle mie amiche.
È tutto così surreale.
Proviamo a parlare d’altro, proviamo a distrarci in qualche modo, ma siamo tutti troppo scossi per riuscirci. Prendiamo coscienza del fatto che quello a venire sarà un periodo troppo lungo e buio. La morte, nella sua tragica essenza, ha riunito sotto il dolore, l’amicizia e il rancore tutti i componenti di questa scuola, dagli studenti, ai bidelli, ai professori. Per tutto il fine settimana e per le quattro ore e mezza di questo tragico lunedì mattina non ho versato neanche una lacrima, come se fossi in una bolla e tutto ciò che accade intorno a me cercasse di colpirmi, ma viene spinto via. Ma ora, riguardando le rose bianche di Asia e rileggendo queste mie parole ai miei compagni, esplodo. Piango. Fa troppo male. Mi sento in un certo senso sbagliata a farlo perché io non ho perso i miei cari, erano persone a me sconosciute o appena incrociate nel corso della mia vita, ma rivivendo lo straziante dolore attraverso le persone a me vicine, posso confermare una cosa; in qualche modo, quelle persone sono diventate parte cruciale della mia esistenza perché le loro morti, inequivocabilmente ingiuste, hanno segnato nel profondo la mia coscienza, rendendoci tutte persone cambiate, più consapevoli. Fa rabbia pensare che ci siano voluti avvenimenti tanto vicini a noi e incommensurabilmente tragici per renderci Italia, ma purtroppo è così. È nel momento in cui esco da scuola che realizzo. Sono le 13.00 del 10 dicembre 2018, quando mi sveglio come da un brutto sogno, solo per rendermi conto che si tratta della realtà e che queste sono le nostre vite, così preziose, così effimere. Ancora con le lacrime agli occhi vedo le teste basse dei miei compagni. Questo bruciore che ho nel petto che mi accomuna a tutti loro, difficilmente smetterà di cessare. Per Senigallia e dintorni oggi è un giorno nero che ha scavato nel profondo tutti noi. Oggi fa male fa male sul serio.


Mi sento di dare questo unico consiglio a chi sta leggendo le mie parole. Non portiamo altra tristezza vedendo questo bruciore come fuoco che devasta, vediamolo invece come fuoco che illumina e dà speranza. Facciamolo per Loro. Accompagno nel dolore e nel rammarico tutti miei amici che erano anche loro e le famiglie di Asia, Daniele, Emma, Benedetta, Mattia ed Eleonora, con la speranza che possono affrontare nel migliore dei modi questi anni a venire.

Giulia Curzi 3C Li

Pubblicato in: Scrittura creativa

SI FOSSE ….

S’i’ fossi silenzio, urlerei al mondo,

s’i’ fossi rumor, lo zittirei,

s’i’ fossi fiore, ci crescerei,

s’i’ fossi erbaccia, rimarrei nel fondo.

S’i’ fossi musica, sarei allor giocondo,

che buone note allor porterei,

s’i’ fossi letto, sa che farei?

dormirei in un sonno profondo.

S’i’ fossi fango andrei dalla gente,

s’i’ fossi purezza, fuggirei da loro,

tranne da chi si comporta onestamente.

S’i’ fossi Eugenio, com’i’ sono e fui,

quello che feci rifarei similmente,

ma brutte esperienze lasserei altrui.

Eugenio Antonioni, 3C Li

Si fossi cibo, sfamerei il mondo

Si fossi acqua, lo disseterei

Si fossi vestiti, li donerei

Si fossi Dio, ci girerei in tondo.

Si fossi scuola, aiuterei il mondo

che tutti i poveri accoglierei

Si fossi libro, sa che farei?

Acculturerei nel profondo.

Si fossi morte, scapperei da loro

Si fossi vita, la darei

farei in modo che sia un tesoro.

Si fossi Euron, come sono e fui

fermerei i conflitti

e non mi porrei i problemi altrui.

Euron Saliu, 3C Li

Si fossi Paola, il telefono prenderei
Si fossi Spins, il rapporto metterei
Si fossi Bellucci, il mantra espellerei
Si fossi Stolfi, a scuola non verrei

Si fossi Maio, tre volte il video metterei
e un architetto sarei
Si fossi Brenda, pardon chiederei
e con sorpresa il tuo nome indovinerei

Si fossi Sordoni, dormire a Guadix vorrei
e se senza suonare entri, allora mi arrabbierei
e in presidenza mai starei.

Si io fossi Simone, come sono e fui
le cose non capirei, e per questo
a casa starei.

Simone Barzetti, 3C Li

Pubblicato in: Eventi, Letteratura

LA FABBRICA DEI NOBEL: ISHIGURO, PIRANDELLO E “QUEL CHE RESTA” DEL ROMANZO MODERNISTA

Venerdì 9 novembre 2018 alle 14:30 presso l’aula magna Carlo Urbani del Liceo Enrico Medi diSenigallia, si è tenuto l’incontro con il professor Alberto Casadei, dell’Universitàdi Pisa, relativo al progetto “La Fabbrica dei Nobel”, che ha coinvolto le classi 5BSA e 5DSCcoordinate dalle rispettive insegnati di italiano Paola Via e Alessandra Ceccarelli. Questo progetto, a cui le classi si sono dedicate da marzo 2018, prende in esame tre premi Nobel,  Luigi Pirandello, Thomas Mann e Kazuo Ishiguro, e analizza i loro legami con il Modernismo e il loro modo di rispecchiare la società in cui vivono. L’ospite che ci ha onorato della sua presenza è il prof. Alberto Casadei, critico letterario e accademico italiano che è, attualmente, Ordinario di letteratura italiana all’Università di Pisa. Si è laureato presso la Scuola Normale Superiore e si è poi dedicato allo studio digrandi autori italiani, tra cui Montale, Ariosto e Pirandello, scrivendo su diloro testi di una certa rilevanza. L’esperto ha esordito specificando cosa si intende oggi per Modernismo, categoria di recente definizione che comprende più aspetti della realtà, e ha proseguito focalizzando l’attenzione sul romanzo modernista, in particolare il “Fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello. Il professore ha messo in evidenza le principali caratteristiche e le differenze con i romanzi precedenti, quindi l’utilizzo, mai visto prima, degli elementi che sfuggono al controllo dell’uomo e che lo portano al cambiamento.

Parlando di questo aspetto, Casadei ha fatto notare come il romanzo modernista abbia influenzato diversi film, serie televisive ecanzoni moderne, facendoci capire che il pensiero dell’autore ci riguarda tutt’oggi. Procedendo in questo senso, l’ospite ha citato anche “Don Chisciotte” di Cervantes, “Non lasciarmi” e in particolare “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro, con il quale ha comparato il fu Mattia Pascal per metterne in risalto analogie e differenze. Ciò che è emerso dal confronto di queste due opere è la presenza del mutare del protagonista, che però porta a due finali quasi opposti. Infatti, se nel fu Mattia Pascal, Mattia cambia completamente ed irreversibilmente, in Quel che resta del giorno, il protagonista Mr. Stevens, alla fine torna ad essere ciò che era inizialmente.

Tra le riflessioni emerse nel dibattito finale interessante è stato l’interrogativo sul finale del fu Mattia Pascal (finale aperto o chiuso?) a cui l’esperto ha risposto che il romanzo di Pirandello ha una chiusura parziale, poiché non ci vengono forniti tutti gli elementi che concludono la vicenda del protagonista. Il  professore ci ha invitato inoltre a soffermarci sulla questione del nome, che non è sufficiente ad identificare l’individuo, poiché questo è formato dalla sua storia personale, e quindi dalle situazioni passate, dalle persone incontrate ecc…In Ishiguro per esempio il protagonista è indicato sempre con il cognome, il nome non è più usato come elemento di identificazione.

Terminato così l’incontro, sono stati rilasciati i certificati di partecipazione validi per l’attribuzione del credito agli studenti e per la formazione dei docenti che hanno partecipato numerosi.

Ancora una volta questi momenti sono stati non solo un’occasione di approfondimento, ma la dimostrazione che lo studio della letteratura ci offre uno sguardo sul mondo che diventa strumento per comprendere meglio la complessità di oggi. Dopotutto l’uomo contemporaneo vive spesso le stesse crisi e gli stessi momenti di follia dei protagonisti di Pirandello!Un po’ come guardarsi allo specchio!

Roberto Palladino 5B SA

Pubblicato in: Letteratura, Scrittura creativa

DONNA DEL PARADIS…IN DIALETTO SENIGALLIESE!!

Donna del Paradis

tu  fiol Gesù  Crist  beat

è  stat   catturat.

Corr  donna  guarda 

ch  la  gent  i mena;

me  sa ch  l’mazn

tant   gli  han menat

Com  po esse  ch  han

pres  mi fiol  ( Cristo),

ch  n’ha  fatt gnient ?

Madonna ,  l’han tradit,

Giuda  l’ha vendut;

per  trenta  denari,  c’ha

guadagnat   ‘na   mucchia

Aiuto,  Maddalena,  quanta

sufferenza,  me  l’han

portat   via  propri  com

me l’avevan  dett.

Corri, corri, perché

i   sputn,  el portan via,

e  l’stann  a purtà   da

Pilato.

Pilato, ne fa tormentà,

Perché  t  poss   fa

ved  che  n’ha  fatt

propri   gnient.

Crocifiggilo, crocifiggilo!

Perché  lu  dic  d’esse

 l’ re  perciò  va contra la

legg   d Roma.

Per  piacer,  statm a

sentì.  Pensati  al  dulor

d  na  madre,  magari

c’ arpensati!

Tiran fora  do  ladron,

acculmò  c’ha do

compagn,  fatt  una

curona  d  spini

vist  ch dic d’esse

l’re.

Fiol mia, fiol mia,

chi consolerà il mio

cuor  tormentat  da

tant  dulor ? Fiol  mia

perché  nun  me rispondi?

Perché  te  nascondi 

Dal  pett  n’do  t’ho

allattat.

Madonna ecco la croce

Che la gente l’porta

Ndo la vera luce

Deve esse levado.

O croce ma que fai?

E il fiolo mia me voi toglie?

E que glie rimproveri

S’in n’ha fatto nisciun torto.

Vene donna piena de dolore

Aiudace perché tu fiolo lo stanne a spoglià

Pare che la gente l’vole

Martirizzà.

Se te togli la veste

Lassatemelo vede

Come, con colpi violenti

L’hanne fatto sanguinà.

Donna glie se pia la mano

e lo stendene sulla croce

l’hanne bugato s’an chiodo

a tal punto che ce l’hanne conficcado dentro.

Se pia l’altra mano

E se stende sulla croce

S’accende n’dolore

Che è pure più forte.

Donna se piane i piedi

E venene inchiodati al legno

Aprendo ogni giuntura

E l’hanne slogato tutto.

E io incomincio a piagne

Fiolo, gioia mia

Fiolo,chi t’ha mazzato

Fiolo mia delicato.

Avrà fatto meglio

A strappamme l’core

Perché lu sta steso sulla croce

E è straziato.

Oh mamma ndo sei venuta?

Me fai sta malissimo

Me spegne il tuo pianto

Che vedo cosi angosciato.

Oh fiolo, perché c’ho n’motivo

Fiolo, padre e marido.

Fiolo, chi t’ ha ferido?

Oh fiolo, chi t’ha spogliato?

Sara Amagliani, Elisa Bertarelli, Denise Leporoni,     3Cli