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ERASMUS PLUS, VIAGGIARE, CRESCERE E STUDIARE IN UN UNICO PROGETTO

Compie trent’anni anni il più famoso programma europeo che ha consentito a 9 milioni di studenti di viaggiare per l’Europa e non solo. Il progetto Erasmus, che dal 1987 offre agli studenti più meritevoli e motivati un’opportunità per viaggiare e per studiare fuori dai confini nazionali,  continua a rappresentare il momento più significativo nella vita di uno studente. Perché il soggiorno di studio all’estero non è solamente un’occasione di arricchimento personale e di miglioramento delle conoscenze linguistiche sul campo. E’ prima di tutto apertura verso nuove opportunità di lavoro e non solo. Il progetto è forse più conosciuto per il ruolo che svolge nel sistema universitario, ma le cose sono rapidamente cambiate con la new entry del 2014. E’ infatti proprio sulla ventata di novità introdotta dall’Erasmus Plus che stamattina si è voluto fare il punto, alla presenza di studenti e studentesse delle classi seconde e terze nell’Aula Magna del nostro liceo.

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Questa nuova forma di promozione della mobilità nel settore dell’apprendimento è stata finalmente estesa anche agli studenti di età compresa tra i 13 e i 30 anni. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se anche al Liceo Medi, grazie all’Erasmus Plus la 3BLi ha potuto vivere un’esperienza di studio in Francia interamente finanziata dall’UE. Esperienza che potrebbe replicarsi anche nei prossimi anni, vista l’attenzione che il nostro liceo da sempre rivolge a iniziative del genere. <<Siamo uno dei 65 istituti che stamattina  hanno aderito alla giornata di festeggiamenti per i successi di Erasmus>> -ha precisato il Dirigente Scolastico Daniele Sordoni – <<Dove ci sono spinte per separare l’Europa, Erasmus continua ad unire milioni di studenti.>>

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Ad allietare la mattinata, anche alcuni interventi musicali degli studenti. Tra i brani scelti, l’immancabile Inno alla Gioia, eseguito da Consuelo Centurelli (3BLi), Emma Sebastianelli, Elena Givani e Michelle Esposto (5CLi), Je Vole, colonna sonora del film Le Famille Bélier e On écrit sur les murs dei KIDS UNITED, interpretato dalla 2BLi.

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Anche se non a tutti, però, è consentito preparare le valigie, nessuno viene trascurato. Perché esiste anche il programma Etwinning, il progetto di mobilità virtuale a costo zero iniziato nel 2005 e assorbito nel 2014 nel grande bacino Erasmus Plus, che permette di innovare, socializzare e collaborare con più partner europei attraverso l’utilizzo della tecnologia.

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Sempre più docenti del nostro istituto decidono di prendere parte ad un progetto Etwinning, per far sì che gli studenti acquisiscano sempre più familiarità con gli strumenti della comunicazione digitale, lavorando in completa sicurezza nelle piattaforme di Twin Space, Twin Live e nel Portale Pubblico. Sarà attivo nel prossimo futuro un progetto Etwinning sull’ambiente, mentre lo scorso anno alcune classi, assieme alle loro partnership, sono state impegnate nella riscoperta delle bellezze delle nostre città, studiate attraverso gli occhi dei giovani matematici del nostro liceo.

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<<Il progetto Etwinning non è aperto solamente all’indirizzo linguistico>> -ha infatti sottolineato la Docente di Lingua Inglese Veronica Bridget Keohane – <<Anche gli indirizzi scientifici hanno la possibilità e il diritto di condividere nuove metodologie di studio e di lavoro con i propri partner di tutta Europa.>>.

Iniziative del genere, volte a favorire la mobilità europea, ci insegnano che la meta ha un’importanza relativa. iniziative di mobilità europea è imparare a prescindere dalla destinazione. Non è solo la meta a formare una persona, ma il cammino per raggiungerla. Ed è di questo che Erasmus si occupa da trent’anni: di riaccendere nei giovani la voglia di mettersi in gioco, di viaggiare di provare, di rischiare, di allenare la propria resilienza, di maturare e di abbattere le tante, troppe barriere che, ultimamente, la paura e la sfiducia hanno innalzato.

Alexandra Bastari, 4ALi

 

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L’ESPERIENZA DEL VOLONTARIATO INTERNAZIONALE AL LICEO MEDI

UNA TESTIMONIANZA DIRETTA DALL’ETIOPIA

Venerdì 6 ottobre, noi studenti della 4BLi, impegnati nell’alternanza scuola-lavoro nel terzo settore, abbiamo incontrato Elisa e Chiara, due ragazze che hanno appena concluso un anno di servizio civile internazionale in Etiopia su incarico del CVM. Si tratta di un anno di volontariato all’estero retribuito, al quale possono aderire i ragazzi dai 18 fino ai 29 anni.

 

Poi ci hanno raccontato la loro esperienza personale. Dopo i primi mesi trascorsi ad  Addis Abeba, la capitale, dove hanno cominciato a conoscere la cultura del paese, sono state trasferite in due regioni differenti, una al nord e l’altra al sud dell’Etiopia. Durante questo lungo periodo si sono occupate di molte attività, una delle quali è stata contribuire alla costruzione di alcuni pozzi. Durante la nostra breve intervista ci hanno confessato di aver riscontrato molte differenze non solo tra la cultura e le usanze italiane e quelle etiope, ma addirittura anche all’interno delle stesse regioni, dove hanno notato molte diversità fra i gruppi e le varie etnie.

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Tanto per fare un esempio,  l’idea  dell’amicizia non ha nulla a che fare il nostro In Etiopia l’amicizia è vissuta in maniera più distaccata, forse anche perché gli etiopi non hanno molti mezzi per stare in contatto fra di loro. Anche la convinzione che l’uomo sia superiore alla donna contribuisce a mantenere le distanza. Un altro aspetto interessante è la concezione dell’uomo bianco, visto come colui che vive sempre nel benessere, che ha libero accesso al sapere e ad  una grande disponibilità economica.

Per questo è stato talvolta faticoso stabilire relazioni più equilibrate, libere da questi inevitabili preconcetti che noi stessi alimentiamo. Elisa e Chiara hanno concluso l’incontro spiegandoci le motivazioni che le hanno spinte a partire per questa avventura. Entrambe sentivano il bisogno di superare i propri limiti mettendosi alla prova. Inoltre non bastava loro visitare un paese per pochi giorni come se fossero delle turiste, ma volevano viverlo a 360 gradi per poter comprendere a fondo la realtà di quei luoghi a loro sconosciuti fino a quel momento. Noi abbiamo capito che il volontariato internazionale è la via più diretta ed efficace per diventare cittadini del mondo e adottare un nuovo sguardo sulla realtà.

ALICE TURCHI e GIULIA ZACCARI   4 B Linguistico

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GLI STUDENTI DEL MEDI ALLA SCOPERTA DI URBINO… TRA I SAPORI DEL BIOSALUS E L’ARTE DI RAFFAELLO

 

Urbino, culla della cultura rinascimentale e città natale di Raffaello, ha ospitato l’undicesima edizione del Biosalus, il festival nazionale dedicato al biologico e al benessere “olistico”. L’evento ha preso forma tra le mura del centro storico in questo primo fine settimana di ottobre, più precisamente sabato 7, con la cerimonia di inaugurazione.

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Alla manifestazione hanno preso parte gli studenti della 4°BSa e della 4°ASc nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro.  Sui  vari stand i prodotti più disparati, frutto di tecniche produttive  rispettose dell’ambiente e della tenacia di piccoli imprenditori che pian piano si sono guadagnati uno spazio di tutto rispetto nel grande settore del commercio, un settore che difficilmente lascia scampo a chi fatica a stare dietro alle grandi aziende e a prezzi decisamente più accessibili. Si tratta di prodotti come le creme per la pelle con bava di lumaca, alimenti liofilizzati, pentole anti residui metallici, occhiali per la ginnastica dei muscoli oculari, massaggi o ai più semplici stand tra apicoltori, tartufai, salumi e formaggi stagionati. Insomma, un buon momento per uscire dai soliti schemi della scuola insieme ai professori Stefano Lombardi e Paola Via, lieti di accompagnare i ragazzi e di far loro da guida.

Ma la visita a Urbino non è solo stata un viaggio tra i profumi, i gusti e i sapori dell’universo “bio”.  In una città d’arte, l’arte non può davvero mancare. Così, mentre i ragazzi della 4BSa erano impegnati nella visita degli stand del Biosalus, gli studenti della 4ASc accompagnati dal prof. Mandolini, hanno visitato la casa di Raffaello e il Palazzo Ducale, simbolo dell’arte rinascimentale, e sede della Galleria Nazionale delle Marche, un museo che ospita molte opere importanti esposte in sale ariose e ampie, segno dello splendore della corte urbinate sotto Federico da Montefeltro.

Dopo la visita ai piani superiori del palazzo, il gruppo è sceso nei “sotterranei” dove si trovano l’impianto di riscaldamento, la lavanderia, la stalla, il bagno e le cucine. Qui vivevano tutti quegli umili servitori cui era affidato il compito di soddisfare le esigenze di vita materiale della corte.

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Un’uscita molto interessante, coinvolgente e all’insegna del “fare” e del “lavoro” che dovrebbe alternarsi alla “scuola”: la fotografia per la 4°ASc e il settore del biologico per la 4BSa. Un bel momento che coniuga l’attività di studio sui libri di scuola e l’attività pratica per esperienza diretta!

Michele Corbisiero (4ASc) e Alessandro Covino (4BSc)

 

 

 

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La NUOVA accoglienza al MEDI L’opera d’arte, non vederla, ma toccarla… al Museo Omero si può!

Il 28 settembre  le classi 1Csa e la 1Dsa si sono recate al Museo Statale Omero di Ancona per il progetto Accoglienza, che vuole favorire la conoscenza dei nuovi compagni per creare un clima di classe sereno. Siamo partiti insieme alle 8:05 in treno, esperienza questa per alcuni nuova, e siamo giunti sul posto accompagnati dalle prof.sse Donatella Discepoli, Clarissa Greganti e Paola Via.

Il museo si trova nel complesso dell’ex lazzaretto,  ancora oggi circondato da una cinta di mura che doveva proteggerlo da eventuali inondazioni, in quanto molto vicino al mare. L’entrata del museo si trova proprio nella piazza centrale. Abbiamo iniziato l’attività con un po’ di curiosità purché molti di noi non sapevano cosa stessero per sperimentare. Per motivi di organizzazione siamo entrati una classe alla volta.

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La nostra guida Emanuela ci ha spiegato l’origine del museo, nato nel 1992, ma diventato statale nel 1999. È  il primo museo d’ Europa pensato per non vedenti; infatti è stato fondato da due ciechi, marito e moglie, che hanno avuto questa idea perché durante i loro viaggi non potevano mai toccare le opere artistiche. Qui invece  le opere presenti si potevano toccare tutte!

Dopo aver visto diverse sculture, è iniziata la seconda fase della visita. Bendati, ci siamo disposti in fila indiana. Poi la guida ci ha condotti uno ad uno davanti a delle opere. L’attività consisteva nel toccare la statua con gli occhi bendati e cercare di capire cosa essa rappresentava. Subito dopo, ci hanno portato in un’altra stanza e, una volta tolte le bende, abbiamo disegnato ciò che pensavamo di aver toccato. Molti ci sono andati vicini mentre altri…

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Emanuela ci ha sorpreso quando ci ha detto che le opere erano autentiche e non riproduzioni.

Secondo me costruire un museo con opere che si possono toccare è stata una grande idea, perché la privazione temporanea della vista mette in gioco altri sensi e  attiva sensazioni nuove. Un’esperienza da provare!

Ma le novità per le classi prime non terminano qui! Venerdì 6 parte il progetto Scuolinsieme, spazio dedicato allo studio gestito dai ragazzi con la presenza di docenti tutor. Tutti i venerdì e martedì dalle 14 alle 15.30… Chi ancora non si è iscritto, cosa aspetta??

Radif Rafiqul (1C SA)

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LA FELICITA’ NON VIENE DAI SOCIAL

“Io so che la felicità non viene dalle cose, neanche dalle cose del ventesimo secolo; può venire dal lavoro, dall’orgoglio di ciò che fai e di come lo si fa.” Così scriveva Ghandi, ma che cos’è veramente la felicità? La definizione precisa di questo termine non esiste, sfortunatamente, perché la felicità non è qualcosa che si può vedere, o toccare, o udire… è qualcosa che si sente nel profondo e che ognuno di noi prova in circostanze positive: ad esempio quando si hanno gli amici accanto, quando al compito tanto temuto di matematica si prende un bel voto, quando si è ottenuto il posto di lavoro da tanto ambito, quando si riesce a far spuntare un sorriso sul volto di una persona cara, semplicemente aiutandola nei lavori di casa, dandole consigli nei momenti di maggior difficoltà, offrendole la propria mano per farle sapere “Sì, io ci sono.”

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Ecco, anche se ormai siamo nel ventunesimo secolo, dove la felicità sembra derivare soltanto dal numero di like sulla propria pagina Facebook, o dall’indossare abiti alla moda costosi e di marca, credo che questa concezione della felicità di Gandhi valga comunque anche per la nostra generazione, perché la felicità è qualcosa che si percepisce nel profondo dei nostri cuori e assimilarla alla popolarità sui social network, al look o anche alla ricchezza è decisamente sbagliato, perché paradossalmente queste cose, a lungo andare, non fanno altro che provocare dolore.

Quante volte, ad esempio, ci si sente soli, o tristi, “sfigati” nel gergo giovanile odierno, nel sapere di non avere tanti amici su Facebook, followers su Instagram o poche conversazioni giornaliere su Whatsapp? Quante volte ci si veste alla moda solo per sentirsi accettati, integrati, per paura di mostrare la propria personalità per poi essere giudicati? E quante volte cantanti di fama mondiale o attori di successo, senza alcun problema finanziario, si uccidono perché insoddisfatti della propria vita?

Questi aspetti, purtroppo, influenzano i nostri comportamenti, ma i valori quelli veri ed importanti sono e rimangono ancora nelle più profonde cavità dell’essere umano, valori quali sapienza, cultura, curiosità, sensibilità, amore. Valori che sostanziano i nostri gesti quotidiani e che ci rendono felici. Ad esempio un professore è felice quando i suoi studenti lo ascoltano durante la lezione e la apprendono, oppure è felice anche solo nel vedere un po’ di interesse in loro. Basti pensare anche alle poesie…ah le poesie! A volte un’opera lirica, con tanto di rime baciate, esclamazioni e messaggi misteriosi che si nascondono dietro alle parole, riesce ad allietare un animo triste, anzi, a volte una poesia è in grado di divertire, far sorridere, o addirittura suscitare dei bei ricordi al lettore, distaccandolo dalla frenesia del mondo e da ogni essere umano sulla faccia del pianeta, anche solo per pochi minuti. Ma in quei brevi istanti, si concentra un’abbondanza di leggerezza, abbandono alla sensibilità e alla felicità che alcuni versi di parole riescono a sprigionare.

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Ed infine, uno dei valori più fondamentali che accomuna tutti noi esseri umani, l’amore e che sia tra padre e figlio, tra marito e moglie, tra amico e amica o tra cane e padrone, questo sentimento, se assaporato appieno e conservato seriamente nei propri cuori, dona, esclusivamente, felicità.

Chiara Mancini (2CLi)

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IL LICEO MEDI ALLA GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE. DIVERTIRSI E’ POSSIBILE, E NON SOLO IN ITALIANO

Aperti e con lo sguardo rivolto verso i nostri vicini, oltre i confini politici: questo uno degli obiettivi della Giornata Europea delle Lingue, organizzata dal Consiglio d’Europa di Strasburgo, che dal 2001 si ripete ogni 26 settembre. Tra i suoi propositi –come si legge nel sito web ufficiale- anche quello di informare il pubblico sull’importanza dell’apprendimento delle lingue straniere (ad ogni età), che sia per esigenza lavorativa o per pura curiosità culturale, e di promuovere le diversità linguistiche europee. Protagoniste della sua sedicesima edizione, alcune classi del nostro liceo (e non solo di indirizzo linguistico), che con un vivace programma di attività hanno voluto diffondere il messaggio anche al pubblico senigalliese.

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L’appuntamento di questa mattina in Piazza Roma ha visto la partecipazione di giovanissimi talenti –cantanti, musicisti e ballerini-, che hanno inaugurato la giornata con brevi spettacoli canori nelle quattro lingue straniere curriculari nel nostro istituto. Ad aprire le esibizioni, Elena Givani (5CLi) con Je Vole, colonna sonora del film francese del 2014 La Famille Bélier. A seguire, Emma Sebastiani, Michelle Esposto e Giulia De Angelis (5CLi) con la versione spagnola di All of me di John Legend, e Consuelo Centurelli (3BLi) sulle note della trasposizione francese della famosissima Alleluia di Cohen.  DSC_0811 (2)Tra le altre esibizioni del nostro istituto, lo sketch comico in lingua inglese e in dialetto senigalliese della famosa ballad di Lord Randall eseguito dagli alunni della 4BSA, interviste, quiz e scioglilingua.

La diversità culturale e linguistica -frutto di un dinamico processo di maturazione e di evoluzione di abitudini e stili di vita- è da salvaguardare, rispettare e apprezzare nelle sue specificità. L’odierna posizione della lingua inglese come prezioso veicolo comunicativo europeo (ma anche internazionale) ci consente sì di incontrarci e di dialogare, ma non ha la presunzione, come molti credono, di subordinare le altre realtà linguistiche (sono ben 36 le lingue promosse dal Consiglio d’Europa di Strasburgo).

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Ogni lingua nasconde un vero e proprio patrimonio genetico storico e culturale. Non è un caso se molti azzardano un <<dimmi che lingua parli e ti dirò chi sei>>. Essa è uno dei primi veicoli comunicativi che un individuo incontra nella propria crescita personale. Sin dai primissimi anni, un bambino cerca la forma più adatta di esprimersi, captando i segnali linguistici attorno a lui, per creare un contatto, un dialogo, un confronto.

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La recente mescolanza linguistica  e il progressivo avvicinamento tra paesi rischia però (sebbene i nobilissimi propositi) di cancellare la genuinità e la purezza delle nostre lingue, sempre più inquinate a causa dell’avvento della tecnologia e del suo linguaggio informatico, spesso straniero, basilare e povero. La Giornata Europea delle Lingue, rappresentata oggi dai nostri studenti, si propone di decostruire questo mare nostrum di realtà e di ripresentarlo nella sua forma più sincera e fedele, in modo da sfoggiare all’Europa, e anche oltre, la nostra identikit, il nostro tenore di vita, il nostro passaporto.

Alexandra Bastari, 4ALi

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SENIGALLIA SEDE DELLA QUARTA EDIZIONE DEL TROFEO CONI 2017. PRESENTE ANCHE IL LICEO MEDI IN UN PROGETTO DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO.

Con il Trofeo CONI 2017, Senigallia diventa per tre giorni capitale dello sport e promotrice dei suoi valori più alti. La più famosa manifestazione nazionale dello sport giovanile ha deciso di investire con un’ondata di positività proprio Senigallia e tutto il territorio marchigiano, scelto sede ufficiale per la sua quarta edizione. <<È così che la nostra terra ferita dal sisma si rafforza sotto l’ambizione di avvicinare giovani e adulti al mondo dello sport>> ha detto il sindaco Maurizio Mangialardi.

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Assieme al primo cittadino, presenti alla cerimonia di inaugurazione del Trofeo -tenutasi in Piazza Garibaldi alle 18 di giovedì 21- anche il presidente del CONI Giovanni Malagò, il responsabile del CONI Marche Fabio Luna, il presidente della regione Luca Ceriscioli e il vescovo di Senigallia. I veri protagonisti dello spettacolo inaugurale, assieme ad istruttori e volontari, sono stati però i 3100 giovanissimi atleti (dai 10 ai 14 anni) provenienti da tutte e 21 le delegazioni regionali italiane e anche da Stati Uniti, Svizzera e Canada.  Tre giorni intensi fatti di sudore, sogni e competizioni sportive in 40 discipline diverse a cui anche il Liceo Medi, rappresentato dalle docenti Susanna Angeletti e Roberta Manocchi, ha voluto partecipare in prima linea, offrendo agli studenti delle classi 4ALi e 4CLi la possibilità di vivere concretamente l’esperienza dell’Alternanza Scuola-Lavoro.

Ancora una volta, c’è chi ci crede e chi no. Anche all’alba del secondo anno di sperimentazione, il l’alternanza scuola-lavoro  trova fautori e avversari. Il rischio è quello di distogliere l’attenzione dei ragazzi dalla scuola  -pensano alcuni docenti- e di introdurli confusamente in un ambiente lavorativo che non risponde alle esigenze individuali e in cui non si sentono motivati e coinvolti. Diversa è invece l’opinione della maggior parte degli studenti, decisi a scavalcare possibili ostacoli riponendo fiducia nel progetto, in grado di migliorare il loro percorso formativo.

Una scuola che insegna per competenze e non solo per conoscenze: è questo uno degli obiettivi della legge 107 che introduce 400 ore di apprendistato negli istituti tecnici e 200 nei licei. Avvicinare gli studenti al mondo del lavoro è un’occasione per scongiurare il rischio di avere troppe teste chine sui libri e poche che guardano avanti verso il futuro.
Per gli studenti del Medi, presentarsi sin dalle prime ore del mattino ai 42 alberghi ospitanti -dislocati anche nei dintorni senigalliesi- per  orientare e informare sulle reti dei trasporti i tremila piccoli atleti, si è rivelato un compito insidioso nella sua semplicità.

<<Alcuni autobus non arrivavano o, se lo facevano, erano spesso in ritardo. Molti atleti e istruttori erano agitati e innervositi dalla mancanza di organizzazione. È stato difficile spiegare loro che è normale che si abbiano alcuni intoppi in un grande evento come quello organizzato dal CONI, ma il loro interesse era rivolto solamente verso le gare>> -ci hanno detto alcuni studenti- <<Abbiamo capito che ci vuole anche una buona dose di tatto e di umanità per stare a contatto con la gente.>>

Alexandra Bastari, 4ALi

 

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SUONA LA CAMPANELLA ANCHE PER IL LICEO MEDI

Stamattina la cerimonia di apertura del nuovo anno scolastico alla presenza del Dirigente, del Sindaco e delle istituzioni

 

Dopo il sorprendente boom di iscrizioni ( ben cinque classi in più rispetto agli scorsi anni), tutto è pronto per il ritorno sui banchi di scuola al Liceo Medi. Si è svolta stamattina in Aula Magna la cerimonia di apertura del nuovo anno scolastico, accompagnata dalle note della Banda Musicale della città di Senigallia e alla presenza delle maggiori cariche comunali e regionali. Ad accogliere i nuovi studenti delle dodici classe prime degli indirizzi Scientifico, Scienze Applicate e Linguistico, il saluto e l’augurio del Dirigente Scolastico Daniele Sordoni. <<La nostra scuola è da anni un luogo di formazione ed esperienza in cui investire sulle nostre risorse: voi>> -ha detto Sordoni-  <<Il mio è un augurio per un percorso valorizzato dal supporto di tutto il personale docente e, soprattutto, dalla capacità  di cooperare>>.La capacità di collaborare è infatti in cima alle cosiddette soft skills (<<le competenze trasversali>>), assieme ad altre nel campo delle abilità relazionali, una vera e propria chiave di volta del mondo lavorativo per le nuove generazioni.

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Un incoraggiamento al dialogo è giunto anche dal Presidente del Consiglio Comunale di Senigallia, Dario Romano. <<Spetta a voi rimettere in piedi un dialogo ormai latente tra i paesi. È un dovere a cui ci chiama la nostra bandiera europea. Abbandonate il mero lavoro individualistico: la strada è lunga e da soli si fa molta fatica.>> Da non dimenticare, però, le doti e le inclinazioni individuali di ogni studente. La carenza della scuola, a volta, sta nell’incapacità di soddisfare tutte le esigenze (nozioni, date e dialogo interpersonale sono le priorità assolute). Il mondo è vario e articolato, le personalità sono complesse e ogni studente si distingue per la propria unicità. È del Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mastrovincenzo l’invito a conciliare studio ed interessi e a <<valorizzare i propri talenti per costruire un sogno>>.

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Talenti che possono essere creativi, artistici, musicali, matematici, comunicativi ma anche sportivi. <<Lo sport è molto simile alla scuola>> – è intervenuto il Presidente della Consulta dello Sport Domenico Ubaldi, anche in occasione dei prossimi Campionati Nazionali CONI che si svolgeranno nella nostra città – <<Educa al rispetto verso l’avversario e alla disciplina. È dedizione, speranza, gioia e desiderio di vivere un’emozione, ciò che ogni studente ricerca nel proprio percorso scolastico>>.

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Presente alla cerimonia anche il Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi. <<La scuola ha due grandi mandati: costruire una comunità, dove il noi vale più dell’io, dove i singoli siano esaltati nell’insieme, e creare competenza. Tutto questo nel rispetto per i contesti, le persone e il bene comune>>. A chiudere l’accoglienza l’invito del Dirigente Scolastico a riconoscersi in un senso di appartenenza al nostro liceo, <<che non deve però diventare un’ossessione da classi sociali, un motivo di chiusura, di presunzione o di screditamento. Tutti gli istituti di Senigallia sono validi e ugualmente fondamentali>>.

Alexandra Bastari, 4ALi

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“SIN CAFÉ, NO HAY MAÑANA”. BASTANO TRE MULTINAZIONALI PER PRODURRE CAFFÈ PER TUTTO IL MONDO

Mercoledì 31 maggio gli operatori del Commercio Equo e Solidale hanno tenuto un  incontro sul tema presso l’Aula Magna del nostro liceo

“Sin cafè, no hay maňana”, letteralmente “senza caffè non c’è mattina”, irrisoriamente ribattezzato in “senza caffè non c’è futuro” è stato lo slogan dell’incontro tenuto dagli operatori del Commercio Equo solidale presso l’Aula Magna del nostro liceo e rivolto alle classi che quest’anno, in collaborazione con il CVM (comunità di volontari per il mondo), hanno partecipato ad un progetto sperimentale sulle conseguenze sociali e ambientali delle abitudini alimentari. Uno slogan che ai nostri occhi appare probabilmente esagerato, catastrofico: veramente il caffè ha il potere di vita o di morte sugli uomini? Ebbene sì: è il caffè che nei paesi “poveri”, come ad esempio l’America Latina, decide la sopravvivenza di molte famiglie. È quindi necessario che ognuno di noi, quando prende il suo carrello della spesa presti attenzione a ciò che compra, a ciò che “agguanta” avidamente dagli scaffali con frenetica irrazionalità, perché proprio con la nostra spesa possiamo cambiare il mondo, “renderlo un posto meno schifoso”.

Nel caso specifico del caffè la situazione è ancor più drammatica: basti pensare che più del 50% dell’industria mondiale del caffè è nelle mani di sole tre società. Ciò significa che i tre grandi manager di queste aziende possono permettersi di decidere a loro piacimento la quotazione sul mercato dei loro prodotti. Ad esempio, possono decidere di tenere chiusi per un giorno i loro magazzini, facendo alzare vertiginosamente il prezzo del caffè sul mercato e di riaprirli il giorno seguente riabbassando la quota in Borsa. Grazie a questo trucco di marketing, i grandi marchi guadagnano in poche ore miliardi e miliardi di dollari, mentre a rimetterci sono i lavoratori.

“Lavoratori”, sembra quasi un oltraggio chiamare così persone (di tutte le fasce d’età) costrette a lavorare giorno e notte nelle piantagioni e fabbriche di caffè per portare a casa un minimo stipendio di 10$ circa al mese. Ma la crudele industria del caffè non si ferma qui: dato il misero salario, ogni componente della famiglia deve lavorare per poter racimolare più soldi possibile: ed ecco così che anche i bambini di 5/6 anni iniziano a lavorare nelle fabbriche, costretti ad abbandonare pallone e orsacchiotto per impugnare una setola con cui selezionare i chicchi del tanto amato caffè. La base di tale sistema di sfruttamento è rappresentata  proprio dai bambini dei paesi più poveri che, nati in un contesto senza speranza, hanno una sola via di sopravvivenza: sacrificare la propria infanzia, la propria spensieratezza e libertà per rinchiudersi in una fabbrica, sperando che in un futuro non troppo lontano le cose miglioreranno.

Le cose miglioreranno? Probabilmente no, penserete voi, come possiamo noi, semplici ragazzi, contrastare i soprusi di multinazionali plurimiliardarie? È forse destino che alcune popolazioni siano sfruttate per sempre.  In fondo questi bambini hanno solo avuto la colpa di essere nati nel posto sbagliato del mondo. Più volte infatti chi ha cercato di lottare in difesa dei diritti di questi lavoratori si è dovuto arrendere di fronte allo strapotere economico e al peso politico  delle grandi multinazionali  come Coca-Cola e Nestlè. Un esempio? Nel 2007 in Italia, una piccola azienda ha denunciato la grande multinazionale del fast food, accusandola di “abuso di potere e rivalità sleale”. Il risultato? Accuse scomparse nel nulla dopo che Mc Donald ha comprato la causa in tribunale.

E allora noi cosa abbiamo dalla nostra parte? Con quali armi possiamo lottare contro le multinazionali per la giustizia e la uguaglianza dei diritti dei lavoratori? Cosa ci permette di sperare in piccoli e graduali progressi nel futuro? Ognuno di noi, in cuor suo, ha una grande arma per la lotta contro le multinazionali: la forza di volontà e la convinzione nei propri mezzi. Un grande esempio è la cooperativa del Commercio Equo Solidale “Mondo Sociale”, che non si occupa soltanto di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo l’importanza del commercio equo, ma con ingenti prestiti aiuta le piccole società di caffè nei Paesi più poveri a diventare indipendenti e a non essere inglobate nelle grandi multinazionali. Piccole società indipendenti in paesi poveri significa un migliore tenore di vita, una formazione scolastica migliore per i bambini dei lavoratori e un regalo enorme ai piccoli lavoratori di queste aziende, la possibilità di poter sperare, la speranza in un futuro migliore.

La cooperativa “Mondo Sociale” è ancora però troppo “sola” per un obiettivo così grande: cambiare il mondo! Ed ecco che la vera sfida incomincia qui, da noi: avremo il coraggio di cambiare il nostro stile di vita? Di riflettere sulle conseguenze del nostro stile alimentare oppure continueremo a ignorare le disuguaglianze sociali prodotti dall’eccessivo uso di carne e da una spesa inconsapevole che alimenta esclusivamente il profitto delle multinazionali? Riusciremo ad acquistare pensando ai bambini costretti a lavorare invece di giocare, ad intere famiglie dilaniate dalla fame o riterremo impossibile, utopico, dire NO a tutto questo? Come rimanere indifferenti di fronte alla passione e insieme all’indignazione delle parole di  Massimo Mogiatti, operatore del Commercio Equo e Solidale? La sfida è grande e bellissima: ogni nostra piccola scelta quotidiana può contribuire a cambiare il mondo! Noi ragazzi nel nostro piccolo, possiamo cambiare il mondo e fare in modo che questo non rimanga solo un sogno.

Tommaso Serfilippi ( 2DSc)

 

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IL MEDI PUNTA ALL’ECCELLENZA

Premiati gli studenti meritevoli del nostro liceo e i vincitori dei Ludi latini

 

Sabato 27 Maggio alle ore 10.00 si è svolta presso l’Aula Magna del nostro liceo la premiazione delle eccellenze studentesche. La cerimonia è iniziata con l’assegnazione della borsa di studio in memoria della professoressa Aida Ferrari, consegnata a Michelle Borgognoni per aver frequentato, fino allo scorso anno, il nostro liceo con singolare merito. Il tutto è proseguito con la premiazione dei Ludi Latini, accompagnata da alcune riflessioni del prof. Camillo Nardini, del nostro Dirigente Scolastico, prof. Daniele Sordoni e dell’ex Dirigente, prof. Lucio Mancini sull’importanza dello studio del latino, che i licei devono continuare a promuovere. Non si tratta solo di una lingua, ma della testimonianza di quell’ humanitas che da secoli ispira i più alti valori culturali in tutto il mondo.

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Per i Ludi sono stati premiati i primi dieci classificati. Tra questi anche due studenti della classe 4Asc del nostro liceo: Francesco Mangialardi, che è arrivato secondo, e Gianmarco Cavalazzi, al quarto posto a pari merito con altri sei. Gli altri due gradini del podio sono stati occupati da due studentesse del Liceo Classico “Leonardo da Vinci” di Civitanova Marche: Chiara Calvani e Lucia Fattori, rispettivamente terza e prima.

L’attenzione si è poi spostata sui vincitori della fase regionale delle Olimpiadi delle Scienze della Terra: anche in questo campo il nostro liceo ha potuto far sfoggio di due eccellenze: Valerio Santolini, 5ASc, è arrivato terzo, mentre Tea Marzocchi, 5BSc, è arrivata prima. A questo ha fatto seguito l’assegnazione di altre due borse di studio: il premio “Alessandro Sfligiotti” a Daniele Bruschi, ex alunno della 5CSA, e il premio “Alberto Petrolati” a Michele Russo, che frequenta attualmente l’ultimo anno di Liceo Scientifico (5ASc).

La cerimonia si è conclusa con la premiazione di Mattia Massimi della 4Asc, che ha conquistato il secondo posto nella fase nazionale di “Matematica e Realtà”, svoltasi presso l’Università di Perugia.

La platea, prima di lasciare l’aula Magna, ha però riservato un meritato applauso ad una rappresentanza dei  tanti ragazzi del Medi che  hanno partecipato al progetto di lettura “Xanadu” e che il 24 maggio a Bologna hanno vinto la gara finale del concorso nazionale.

Alessandro Silvestrini (4Asc)

 

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OMNIA VINCIT MEDI. IL NOSTRO LICEO STRAVINCE ALLA FESTA FINALE DEL PROGETTO XANADU.

Lo scorso 24 maggio cinque classi del nostro liceo hanno partecipato alla festa finale del progetto Xanadu tenutasi all’interno del teatro Antoniano a Bologna. Alla festa erano presenti ragazzi provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Durante la mattinata i ragazzi si sono sfidati all’interno di un ring infuocato a colpi di frasi tratti dai libri presenti in gara. La competizione consisteva nel riconoscere nel minor tempo possibile a quale libro appartenesse la frase letta dagli organizzatori dell’evento. L’ospite d’onore designato per la festa era Kevin Brooks, scrittore inglese specializzato in romanzi per adolescenti, assente a causa di problemi di salute.

Xanadu5Erano presenti altri due personaggi illustri: lo scrittore (e pizzaiolo) Cristiano Cavina e il giovane fumettista Nicolò Pellizon. Entrambi gli ospiti hanno raccontato come è nata la loro passione rispettivamente per la scrittura e per il disegno attraverso libri, film, esperienze e canzoni che hanno segnato in modo particolare la loro vita.

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Poi però siamo entrati nel vivo della gara e il Medi non ha esitato a farsi riconoscere. Siamo stati i primi  e gli unici a riconoscere il maggior numero di libri. La classifica dei libri inseriti nel progetto vedeva al 9º posto “L’atomica” di Steve Sheikin, all’8º posto “La stella nel pugno” di Robert Sharenow, al 7º posto “La casa dei fantasmi” di John Boyne, al 6º posto il classico “Pet Sematary” di Stephen King, al 5º posto “3000 modi per dire ti amo” di Marie-Aude Murail, al 4º posto “Le rose di Shell” di Siobhan Dowd, al terzo posto a pari merito “Fuga dal campo 14” di Blaine Harden e”Naked” di Kevin Brooks, al 2º posto “L’uomo in fuga” di Stephen King, e al 1º posto “Bunker Diary” di Kevin Brooks. Questi libri raccontano storie molto diverse che parlano d’amore, di passione per lo sport, di guerra, di ribellione. La penna horror di Stephen King, come si può notare dalla classifica, è sempre molto apprezzata dagli adolescenti. Anche Kevin Brooks quest’anno è riuscito a riscuotere un grande successo fra gli adolescenti italiani. Il Medi è riuscito ad indovinare tre libri fra tutti quelli in gara, numero sufficiente per determinare la vittoria. Gli organizzatori dell’evento hanno deciso di consegnare come premio una targa e la copia unica in Italia del nuovo libro di Kevin Brooks “iBoy”.

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Lo scopo principale di questo progetto è quello di sensibilizzare i ragazzi alla lettura: “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una vita sola: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni” diceva Umberto Eco. Pennac sostiene che la lettura sia un antidoto alla solitudine metafisica dell’uomo. Il libro è quell’oggetto molto spesso accantonato sul comodino che riesce a colmare un vuoto e che sai che non ti abbandonerà mai. L’augurio è che tutti i ragazzi del liceo possano partecipare ad un progetto come questo per sperimentare la grande bellezza della lettura.

 

Camilla Manieri, 3BSc

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IN SCENA ALLA FENICE I RAGAZZI DEL MEDI NEI PANNI DEI TOPASTRI DI S. BENNI

UNO SPETTACOLO ESILARANTE E IRRIVERENTE FRUTTO DEL LABORATORIO TEATRALE DELLA SCUOLA

Anche quest’anno, come da consuetudine, il ciclo di incontri previsti dal laboratorio teatrale del Liceo Medi si è conclusa con una rappresentazione al teatro “La Fenice” nell’ambito della rassegna Terre Marine.

Così il 23 maggio, alle 9 del mattino circa, davanti a un pubblico che contava circa 300 spettatori, 13 ragazzi provenienti da varie classi tra Liceo Linguistico, Liceo Scientifico e Scienze Applicate si sono esibiti, con la direzione del maestro Mauro Pierfederici, davanti a un pubblico formato per lo più da compagni e genitori. Il testo scelto per lo spettacolo di quest’anno è stato “Il sogno di noi Topastri”, un  atto unico ispirato a “La Topastra” dello scrittore S. Benni, un testo breve e molto semplice, nel quale attraverso le esperienze raccontate dei topi, si riflette su alcuni aspetti tipici della  società moderna, e su come l’uomo talvolta tenda a vedere ciò che è diverso da lui con una mentalità piena di pregiudizi.

Allo spettacolo sono seguite le presentazioni al pubblico degli attori, un breve e significativo discorso del Dirigente Scolastico e qualche bella foto di gruppo, che non può mai mancare! I ragazzi hanno interpretato al meglio il ruolo dei “topastri”, come ha dimostrato la reazione del pubblico che si è divertito e ha applaudito l’esilarante performance. Ma è giusto spendere anche qualche parola sul corso teatrale che i ragazzi hanno frequentato prima dello spettacolo del 23 maggio. Al ciclo di laboratori teatrali, iniziato il 13 novembre del 2016, hanno preso parte – è doveroso menzionarli tutti – Arpino Nicola (5BSA), Baldi Marta (4CLi), Manolache Andreea Diana (4CLi), Fornari Niccolò (3ASc), Giombi Lorenzo (3ASc), Pierpaoli Chiara (3ASc), Bastari Alexandra (3ALi), Longarini Arianna (3ALi), Verdini Caterina (3ALi), Centurelli Consuelo (2BLi), Pigini Claudia (1ASc), Argentati Eleonora (1BSc), Nwude Emmanuel Chuma (1BSc).

Durante questi mesi i ragazzi hanno avuto l’occasione di conoscersi, imparare a capirsi e di lavorare insieme. Il teatro ha offerto loro la possibilità di esprimersi e farsi accettare per quello che sono. I ragazzi sul palco hanno dimostrato di aver raggiunto un grado ottimale di intesa, dando prova  di saper sostenere perfettamente il meccanismo a orologio con cui le battute dovevano susseguirsi, che poco non è! La speranza è che, sull’onda lunga dell’entusiasmo suscitato dallo spettacolo dei magnifici e irriverenti “topastri” molti più studenti possano partecipare al laboratorio teatrale del nostro liceo.

Nwude Emmanuel Chuma (1BSc)

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5+1 LETTURE DA OMBRELLONE PER UN’ESTATE ALL’INSEGNA DEL RELAX

DAL GIALLO ALL’HORROR FINO AI “FIORI DEL MALE” DI BAUDELAIRE: COME RINFRESCARE LA MENTE SOTTO IL SOLLEONE

La fine della scuola si sta avvicinando! La maggior parte degli studenti pensa già a come trascorrere la propria estate nel migliore dei modi: chi si immagina già sullo yatch di famiglia ancorato nello splendido mare delle Hawaii, chi invece aspetta con ansia una bella gita in montagna con gli amici e c’è anche chi, come la sottoscritta, ama passere i mesi estivi sotto l’ombrellone con un bel gelato e un libro tra le mani. Ecco qui, quindi, la top 5 di libri da leggere durante l’estate, tra un bagno al mare e una passeggiata sulla spiaggia. I libri della classifica appartengono tutti a generi diversi così da poter soddisfare il maggior numero di gusti possibile.

5- DIECI PICCOLI INDIANI –AGATHA CHRISTIE (Genere Giallo)

La giusta dose di loschi intrighi e misteri è esattamente quello che ci vuole per svegliare il cervello dello studente in completo relax sotto l’ombrellone. Con questo libro, la scrittrice Agatha Christie trasporta il lettore su un’isola deserta, isolata e un po’ inquietante, dove dovrà destreggiarsi tra assassini, vittime e indovinelli. La suspance creata dalla successione di colpi di scena cattura il lettore a tal punto che, senza nemmeno rendersene conto, divora il libro per scoprire se veramente, alla fine, dei “dieci poveri indiani nessuno ne restò”.

4- SHINING – STEPHEN KING (Genere Horror)

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D’estate è caldo, estremamente caldo, a volte è, addirittura, troppo caldo! Come fare per rinfrescarsi un po’? Tutti starete pensando che basta mangiarsi un gelato e fare un bagno nella fresca acqua del mare, ma se vi dicessi che anche leggere un libro ambientato nel gelido inverno del Colorado possa aiutare a rinfrescarsi? Eccoci arrivati alla categoria dell’horror e il libro che vi consiglio di leggere non si limiterà solo a  rinfrescarvi, ma vi farà gelare il sangue nelle vene! Shining è uno dei libri più conosciuti, anche grazie al film del grande Kubrick, del famoso scrittore Stephen King. La trama del libro è piuttosto semplice: la famiglia Torrence si trasferisce all’Overlook  Hotel nelle montagne del Colorado come guardiani dell’albergo durante il gelido inverno Americano.  Jack, Wendy e Danny però non si sarebbero mai aspettati che una volta rimasti isolati nell’hotel avrebbero dovuto fronteggiare un Male antichissimo e crudele destinato a portarli quasi alla pazzia. Un libro davvero consigliatissimo per chi si appresta per la prima volta a questo genere, sia per chi ne è già esperto e vuole ampliare i suoi orizzonti.

3- LO HOBBIT – J. R. R. TOLKIEN (Genere Fantasy)

In estate, si sa, la voglia di iniziare un libro, in questo caso una trilogia come quella del Signore degli Anelli, con più di mille pagine, è poca. Per questo motivo consiglio a tutti, appassionati del genere e non, di leggere il “prequel” della famosissima saga dello scrittore inglese: Lo Hobbit. Il libro tratta di un mezz’uomo, un esserino non più alto di un bambino di dieci anni, chiamato Bilbo, che parte per terre misteriose in compagnia di un gruppo di nani e uno stregone. In un libro che non supera le trecento pagine tutti gli elementi fantasy sono presenti più che in abbondanza: si passa da orchi e elfi, fino ad arrivare a draghi e goblin.  La scrittura non troppo articolata e scorrevole permette al lettore di aprire la porta sul mondo e sulla casa in cui vive il nostro protagonista, la quale “non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.”

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2-  L’ISOLA DEL TESORO – ROBERT LUIS STEVENSON (Genere Romanzo d’Avventura)

Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!” Vi siete mai chiesti perché, se qualcuno dice “pirata”, la prima immagine che ci balena in testa è quella di un uomo barbuto, possente, con un pappagallo sulla spalla e probabilmente una gamba di legno? Troverete la risposta in questo libro: è stato proprio Stevenson, con l’aiuto dei suoi familiari e amici, a far nascere nell’immaginario collettivo l’ideale di pirata occupato nella perpetua ricerca del tesoro. Chi, tra gli studenti in vacanza, ama catapultarsi in avventure in compagnia di un manipolo di temibili pirati e del famoso capitano Long John Silver, deve procurarsi questo libro e un paio di mappe: la ricerca del bottino inizia sin dalla prima pagina!

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1-CIME TEMPESTOSE – EMILY BRONTE (Genere Romanzo d’Amore)

Chi di noi non aspira ad un romantico amore estivo per concludere in bellezza le vacanze? Un modo alternativo, se si è sfortunati, per vivere un’intensa storia d’amore è quello di leggerla sulle pagine di un libro. il libro che vi consiglio è uno dei classici più famosi della storia: Cime Tempestose. Il tormentato amore tra Heatcliff e Catherine appassionerà gli animi di tutti gli studenti tanto coraggiosi da intraprendere una lettura a tratti profonda e drammatica come questa.  Tra le “cime tempestose” della brughiera inglese anche i nostri dubbi, sogni e aspirazioni, verranno stravolti e ridimensionati dal racconto di un amore talmente profondo da distruggere tutte le cose e le persone che cercano di interferire. “Di qualsiasi cosa siano fatte le anime la mia e la sua sono uguali”.

+1 – I FIORI DEL MALE – CHARLES BAUDELAIRE (Raccolta di Poesie)

Leggere una raccolta di poesie non è così semplice come può sembrare: a volte una poesia può insinuarsi sotto la pelle del lettore e rimanervi impressa cambiandone la fisionomia, poiché scava e scolpisce nell’interiorità dell’uomo, rendendolo più maturo riguardo a se stesso e a ciò che lo circonda. E così il poeta francese aiuta chi legge a risalire dalla profondità della depressione, “quando il cielo è basso e greve” , e ad avere un’”Elevazione”, a sospingersi “al di sopra degli stagni , al di sopra delle valli, delle montagne, delle nubi, dei mari, oltre il sole e l’etere, al di là dei confini  delle sfere stellate” alla ricerca della felicità. Anche se a volte possiamo sentirci soli, come l’”Albatro” sulla tolda della nave, oggetto di scherno e soprusi, la poesia e la letteratura in generale possono essere i “Fari” che ci guidano verso la nostra “pallida stella”, cioè la gioia di vivere una vita intensa.

Alessia Santinelli 3Bsc

 

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AL MEDI VA IN SCENA “LA NOTTE DEGLI IMBROGLI” DE I PROMESSI SPOSI

I ragazzi della 2Csc nei panni dei personaggi del romanzo hanno dato vita a uno spettacolo divertente, imprevedibile e appassionante

 

“La noia di leggere Manzoni a quindici anni”, questo il titolo di un articolo pubblicato recentemente dal settimanale Pagina99, che accende nuovamente il dibattito sull’opportunità o meno di far leggere un classico come I promessi sposi agli studenti di oggi (http://www.pagina99.it/2017/05/18/basta-promessi-sposi-effetto-manzoni-lettura-obbligatoria-scuola-italiana-noia/). Ebbene, c’è chi con Manzoni non si è annoiato affatto, come i ragazzi della 2Cs del nostro liceo, che sabato 20 maggio in Aula Magna hanno messo in scena lo spettacolo ” ‘Sto matrimonio non s’ha da fa…”, una rivisitazione “esilarante” della famosa notte degli imbrogli dell’ottavo capitolo de I promessi sposi. All’inizio la trasposizione, realizzata grazie al contributo e alla regia della prof. ssa Paola Via, si è rivelata fedele al testo originale, a partire dal memorabile esordio “Carneade, chi era costui?”, fino al  fallimentare teatrino architettato da Tonio e Gervaso per i due promessi sposi e al buco nell’acqua dei bravi. Ma proprio quando gli spettatori erano ormai preparati all’addio più famoso della storia della letteratura, l’Addio ai monti di Lucia, la storia ricominciava, tornava nella sacrestia di Don Abbondio, tornava Carneade.

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Però qualcosa era cambiato, tutti lo avevano capito: c’era più semplicità nei movimenti, più tranquillità, felicità, quasi come se gli attori fossero stati a conoscenza di un finale diverso, quel finale che nel corso della seconda superiore ogni studente italiano ha sognato almeno una volta. All’entrata dei testimoni, Tonio e Gervaso, iniziavano battute su battute tra i due e il curato, era tutto diverso: Renzo e Lucia ci sono riusciti, si sono sposati, hanno pronunciato le note frasi “Salve signor Curato, io sono Renzo e lei è mia moglie Lucia” e viceversa. Gran finale, nessuno se lo aspettava ma tutti lo sognavano. Come si è riusciti a creare dal nulla un’emozione del genere?

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“Intanto è doveroso precisare che non ci sono attori professionisti!” – ci ha rivelato la prof. ssa Paola Via –  “e io non ho mai avuto esperienza di regia! Semplicemente ho proposto un’idea, questa idea mi ha restituito tanto entusiasmo e l’entusiasmo è stato contagioso. Quello è stata la molla. Per dire sì si parte! Loro ci hanno messo entusiasmo, io la mia passione! L’uno ha spinto l’altra. E per me è stato come realizzare un piccolo sogno che tenevo nel cassetto. Le prime prove hanno funzionato un po’ come un laboratorio sperimentale. Siamo partiti in un primo momento da un lavoro mnemonico sul testo; quello è stato il punto di partenza che è servito agli alunni per capire le azioni da mettere in scena. Poi le battute a memoria sono state abbandonate e abbiamo lasciato spazio all’improvvisazione”.

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Perché qui di improvvisazione si parla, quell’improvvisazione che ha permesso a ragazzi di 15,16 anni senza nessuna esperienza teatrale di colpire e far divertire una platea intera. Ma come si è arrivati a questo? Come è stata concepita l’idea? “Non è nata per caso. Il mio professore del liceo ha voluto rappresentare in modo molto semplice La notte degli imbrogli, episodio tratto dall’ottavo capitolo dei Promessi Sposi. E io riciclo idee. Se sono buone le idee vanno riciclate, migliorate e messe in circolo. E non è che le idee vengano a caso. Vengono perché devono venire. Quando entri in una classe e si crea una speciale alchimia lo capisci subito. E lì puoi proporre…lì hai terreno fertile. Non accade sempre. Ma quando accade non puoi non cogliere quell’occasione…E il teatro è un’occasione, una grande occasione! Sul palco si fa scuola più che tra i banchi! È terapeutico, fa bene agli alunni, ma soprattutto agli insegnanti.

Ti metti in gioco, ti metti a nudo, fai a botte con la timidezza, le paure, il giudizio degli altri…e impari. Sul teatro ci sono emozioni forti che escono da noi, e solo se le tiri fuori impari a conoscerle e a gestirle. E a farti conoscere. Perché sul palco non ci sei solo tu. C’è un gruppo classe e allora devi imparare ad ascoltare gli altri, a rispettare i tempi, a trovare una sintonia o per lo meno un compromesso. Gestisci il tuo conflitto. E quello degli altri. E risolvi i problemi! Non da solo, ma con gli altri! Questa è una grande competenza, che il teatro può attivare! Il risultato spero sia accettabile, ma per noi poco conta. Quel che è importante è COME ci siamo arrivati!”. Accettabile è dire poco: tutti, nessuno escluso, sa di aver passato un’ora particolare, diversa, che ha lasciato un messaggio importante “Gestisci il tuo conflitto, sfida te stesso e risolvi i problemi”, molto belle le parole della prof. ssa Via per spiegare cosa il teatro può fare per studenti e alunni.  William Shakespeare durante la stesura di Amleto disse: “Paradossalmente nella mia opera la quale rappresenta la vita in generale, la vita di tutti, l’unica cosa vera è il teatro”.

Un alunno che ha recepito il messaggio

 

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AL MEETING NAZIONALE DELLE SCUOLE DI PACE IL PAPA RIVOLGE AI GIOVANI IL SUO APPELLO: “AVANTI, CON CORAGGIO!”

Tra le migliaia di partecipanti anche un gruppo di studenti del nostro liceo

Sabato, 6 maggio, migliaia di ragazzi da tutta Italia si sono riuniti a Roma per partecipare alla giornata dedicata alla pace fortemente voluta da papa Francesco. Tra questi vi erano anche alunni della nostra scuola e dell’istituto “Corinaldesi”.

Durante la mattinata Papa Francesco ha incentrato la sua attenzione su un discorso lontano dalla semplice morale religiosa, vicino invece a quella realtà quotidiana che tutti i giorni mostra il suo volto crudele, terrificante e pauroso. Una realtà che lo stesso pontefice ha definito “cultura della distruzione”, sottolineando come tutte le nuove tecnologie siano utilizzate perlopiù per distruggere, e tutto ciò a causa di quella voglia di guerra che l’uomo non riesce a placare. Per il papa la guerra è “padre di questa società in cui ogni giorno muoiono milioni di bambini, mentre alcuni si godono le ricchezze a loro estorte”. Il pontefice ha voluto evidenziare quanto violenza e terrore siano veicolati da ciò che oggi sembra esserci più familiare: la televisione. Una televisione che spesso annienta, nasconde il bene, cela alla comunità notizie che genererebbero riflessioni, prese di coscienza e che porterebbero chiunque ad avere uno sguardo diverso su quella che oggi chiamiamo “realtà”. E proprio per questo papa Francesco ha incoraggiato ognuno di noi ad assumere le proprie responsabilità, a ritornare ad essere una parte attiva e non succube di questa cultura e società in cui si fanno numerose promesse senza però mantenerle.

Non a caso il pontefice si è anche soffermato a lungo sull’irresponsabilità che caratterizza l’uomo odierno. E ha voluto sottolineare come oggi al centro del mondo non vi sia più l’uomo. Si è rivolto ad un ragazzo chiedendogli: “secondo te, oggi, cos’è al centro del mondo?” Il ragazzo ha risposto: “denaro, potere…”. Ed è proprio così, perché gli uomini di oggi sono schiavi degli affari, del guadagno, si fanno promotori di pace ma allo stesso tempo costruiscono armi, creano il traffico di organi e di persone, di droghe, e tutto ciò alimenta ancor di più la distruzione del mondo e dei giovani. Il pontefice ha invitato tutti a reagire, lottare, a non aver paura. Ma una lotta priva di bombe, di massacri, una lotta verso la rieducazione alla vita, verso quelli che sono i valori fondamentali. È necessario affrontare questa sfida con la “mitezza”, che rappresenta per il papa una beatitudine in un mondo in cui vige ciò che sempre egli ha definito come il “terrorismo di chiacchiere”. Chiacchiere che hanno le stesse conseguenze di una bomba e colui che le veicola non è altro che un terrorista che semina zizzanie, rancori, odio. Per questo non bisogna rassegnarsi al mondo di oggi, per questo bisogna rieducare tutti al dialogo.

Non bisogna più sottostare a progetti di parole, a promesse mancate, e quest’incontro con papa Francesco non voleva far altro se non destare i ragazzi, parlare del futuro, di ciò che forse dovrebbe essere cambiato. Il compito era quello di dar coraggio ai migliaia di giovani che erano lì presenti. I veri protagonisti erano loro e proprio per questo lo stesso pontefice ha deciso di affrontare un dialogo con loro, di rispondere alle loro domande, instaurare un rapporto. Ed è lecito concludere con le sue stesse parole: “Avanti, con coraggio!”.

 Alessandra Gargano 3DSc

 

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IL MEDI AL MEETING NAZIONALE DELLE SCUOLE PER LA PACE DI ROMA

GLI STUDENTI PROTAGONISTI DEI LABORATORI DELLA PRIMA GIORNATA

5 e 6 maggio 2017: due giorni dedicati interamente ai temi della pace e della solidarietà. Migliaia di studenti e insegnanti da tutte le regioni d’Italia. Tutti a Roma per il Meeting nazionale delle scuole di pace. Anche un gruppo di studenti del nostro liceo – 3BLi, 3DSc e 4CSc – ha avuto l’opportunità di partecipare all’incontro il cui tema era “Proteggiamo la nostra casa”, organizzato in  collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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Nella prima giornata i ragazzi hanno preso parte ai “Laboratori delle pace, della fraternità e del dialogo” che si svolgevano in diverse sedi.  Il nostro liceo è stato accolto all’interno del Ministero degli Affari Esteri, una sala molto importante della Farnesina in cui si svolgono le conferenze internazionali. Insieme ad altre scuole, abbiamo ascoltato le parole di figure importanti testimoni di una politica di pace come Mario Giro, viceministro al Ministero degli Affari Esteri, Enzo Romeo, giornalista e caporedattore di Rai News, Stefania Proietti, sindaca di Assisi e altri interventi di molti studenti.

Dopo una breve introduzione dell’ambasciatore Pietro Sebastiani che ha spiegato i motivi per cui si sono tenuti questi laboratori, è intervenuto Guido Barbera, presidente del CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale) sottolineando come il meeting “non è un evento occasionale, ma è un cammino iniziato da anni, esattamente 16 anni fa.” Inoltre, tutti i relatori hanno più volte evidenziato come i veri protagonisti dell’evento sono gli studenti che hanno presentato i lavori svolti durante l’anno sui temi di due grandi testi: l’enciclica Laudato sii di Papa Francesco e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Al video sulla Marcia per la Pace di Perugia-Assisi è seguito l’intervento di Jean Fabre, esperto ONU, il quale ha esaltato la nostra generazione e ha spiegato che la tabella di marcia tracciata dagli stati di Governo è per tutti noi, perché siamo tutti interdipendenti, e che il destino degli uni ricade su quello degli altri. Ha concluso dicendo che siamo tutti sulla stessa nave (la Terra), non come passeggeri, ma membri veri e propri  dell’equipaggio; perciò dobbiamo impegnarci insieme per raggiungere i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.

Agli interventi degli esperti si sono alternati quelli delle le scuole partecipanti che hanno presentato i loro lavori e le esperienze vissute. L’IIS “Leonardo da Vinci” di Umbertide, per esempio, ha mostrato un video sull’ambiente, soffermandosi sulla raccolta differenziata e sul riciclaggio messo in atto nell’istituto; un’altra scuola, l’IISS “Benedetto Radice” di Bronte ha presentato un video sul tema dell’Immigrazione, in cui vi erano delle interviste fatte proprio dai ragazzi agli immigrati del paese. Anche il Medi ha fatto la sua parte: le classi 3Dsc e 4Csc hanno affrontato la problematica del surriscaldamento globale, soffermandosi  sulle cause e sulle conseguenze, mentre la 3BLi ha presentato un video su tutte le attività per la promozione della cultura della pace a cui hanno partecipato (marcia per la pace, incontri ad Ancona) e soprattutto le loro esperienze di volontariato (visite alla Caritas, alla Croce Rossa Italiana ecc.) svolte quest’anno grazie al percorso di alternanza scuola-lavoro.

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Sempre nel corso dei laboratori, Mario Giro e Enzo Romeo hanno parlato dell’importanza della tecnologia al giorno d’oggi. Noi giovani siamo sommersi un flusso continuo di informazioni e di notizie. Non bisogna tuttavia aver paura della complicazione ma capire che questa enorme quantità di news da sola  non salverà il mondo, perché quello che conta è il modo in cui noi le interpretiamo, con la mente e il cuore. Il discorso del sindaco di Assisi S. Proietti, impegnata nella sostenibilità ambientale, si è focalizzato su tre temi centrali: energia, giustizia e pace. Tutto il sistema è correlato: la causa di guerre, emigrazioni, surriscaldamento, è sempre l’iniquità globale, che deve essere combattuta con una coraggiosa rivoluzione culturale.

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Verso la fine della mattinata, dopo aver ascoltato le testimonianze della situazione in Camerun (di Paul Valerie) e la testimonianza di David, un ragazzo che ha raccontato il suo viaggio travagliato dalla Nigeria fino in Toscana, è intervenuto  l’ambasciatore Sebastiani, dicendo che dobbiamo partire da un nuovo umanesimo di cooperazione, in cui l’uomo è al centro  e non il profitto. Ha concluso affermando che siamo fortunati ad avere la possibilità di partecipare a occasioni di confronto come il Meeting e dobbiamo mettere passione in ciò che facciamo con l’obiettivo di rendere il mondo migliore e più sostenibile.

Nel pomeriggio, tutti i ragazzi si sono dati appuntamento in Piazza del Campidoglio. Qui dalle 15:00 alle 17:00 si è tenuta l’Assemblea plenaria “Insieme contro la violenza, le guerre e l’indifferenza”, un momento di festa e di riflessione con balli e canti. In questo ambiente colorato e festoso è intervenuta anche Virginia Raggi, sindaca di Roma. Una giornata intensa che ci lasciato tanti spunti per riflettere e ha alimentato la nostra voglia di impegnarci per la pace in tutti i giorni dell’anno,

Silvia Messina 3^BLi

 

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INIZIARE DALLA SCUOLA PER CAPIRE LA POLITICA: L’INCONTRO CON L’ASSESSORA RAMAZZOTTI A CONCLUSIONE DEL PERCORSO “LEADERSHIP E BUON GOVERNO”

La verità è che di politica nel nostro Paese non si è mai capito un granché. Noi giovani, in particolare, facciamo fatica a stare al passo con il flusso continuo di notizie su quel che succede nei palazzi del potere, non ne capiamo le dinamiche e le conseguenze per il nostro futuro. In tutto questo il problema del rapporto tra gli studenti e la politica e degli strumenti che offre la scuola per analizzare e capire il presente non è –ahinoi- irrilevante.

Tuttavia affrontare questi temi, spesso spinosi, a scuola si può e si deve. E’ con questo spirito – tornare a parlare di politica con la P maiuscola tra i banchi – che è nato il progetto Leadership e buon governo che ha coinvolto le ragazze della 3ALi del nostro liceo sotto la supervisione della docente di lettere Cristina Esposto. L’idea di partenza è stata quella di agganciare la letteratura al presente, partire da Machiavelli e dal suo Principe per confrontarlo con il mondo reale, con i modelli di leader politici del nostro tempo, piccoli e grandi, globali e locali. Dai principi dell’Italia del ‘500 a Hilary Clinton, passando per la mitica Iron Lady, Margareth Thatcher, il percorso si è concluso con l’intervista all’assessora Ilaria Ramazzotti.

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Assessora alle politiche per lo sviluppo sostenibile, gestione dei rifiuti, nuove energie e frazioni del comune di Senigallia e insegnante di religione, la Ramazzotti, ha portato la sua voce in una classe di sole ragazze. D’obbligo, quindi, una riflessione sul posto occupato dalla donna nel mondo e nella politica –realtà nella quale raramente riveste ruoli di spicco (basti pensare alle poche sedie in rosa in Parlamento, solamente il 10 percento). Eppure, come dimenticare la celebre frase di Margaret Thatcher? If you want anything said, ask a man, if you want anything done, ask a woman, che in concreto si traduce in «sei vuoi chiacchiere, affidati ad un uomo, se vuoi risultati, affidati ad una donna».

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«Certo, perché le donne hanno affinato un’abilità in più nel corso dei secoli» ha affermato l’assessora. «La capacità di trovare una soluzione rapida senza sopraffare gli altri è una qualità tutta al femminile. Il problema è che a volte sono le donne stesse a non percepire il divario: anche loro votano gli uomini, perché presumono che siano più capaci. E’ una questione di mancanza di autoaffermazione».
Ad ostacolare ancora di più la continua lotta portata avanti da anni verso il raggiungimento della parità tra i sessi, è la legge delle quote rosa, con cui si è cercato di far raddoppiare le donne in politica e nelle aziende. «Costringere a votare le donne è un principio fondamentalmente sbagliato» – sostiene la Ramazzotti. «Si dovrebbe votare una persona in base alle sue proposte, non in base al suo genere, che a volte può essere considerato un motivo di separazione. Ecco perché le donne hanno sempre cercato di cambiare fisionomia, di sottomettere grazia e femminilità all’abilità del comando, tipica di un uomo».
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Tentare di imbrigliare il mistero della politica o conoscerne tutti i risvolti non è mai stato facile, ma si può partire cercando di definire chi è un leader politico. Il destino di una buona leadership, per Machiavelli, dipendeva dalla «verità effettuale», dalla duttilità e dall’astuzia con cui un capo di governo –un principe– reagisce agli inconvenienti. Anche la forza, la violenza e la disonestà, quando richieste, erano tollerate per il celebre scrittore fiorentino.

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«Un buon leader deve innanzitutto saper sognare e saper vedere prima di altri quello che è un bene per tutti, trovando il modo attraverso cui possa realizzarsi» – ha risposto l’assessora. «Avere un obiettivo e perseguirlo senza lasciarsi intralciare da opposizioni e contestazioni: è questo il compito di un buon politico». Nell’intervista si è anche discusso del risultato delle elezioni presidenziali americane dell’anno scorso, che hanno segnato la vittoria del repubblicano Donald Trump, che si è imposto all’attenzione per il tono apocalittico che ha accompagnato la sua campagna elettorale. «La scelta degli Stati Uniti ci ha confermato che spesso prevalgono gli aspetti concreti su quelli ideologici>> ha ammesso la Ramazzotti. »»Avere degli ideali, come li aveva e ha la Clinton, è fondamentale, ma poiché passano attraverso un sistema elettorale si deve fare in modo che diventino realtà materiale e percepibile». La ricerca della concretezza in un leader politico deve essere anche la “bussola” attraverso la quale, i cittadini aventi diritto al voto, scelgono da chi farsi rappresentare. «Nessun partito a volte rappresenterà tutti i vostri ideali di società, però è indispensabile capire quale percorso egli è in grado di fare e attuare in cui vi possiate riconoscere, anche in parte».

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E mentre tutto il mondo attende i risultati del duello presidenziale francese tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, e con essi il destino dell’intera Europa, e mentre i buoni politici si misurano nell’ardua sfida di «farsi amare dal popolo e non temere», noi giovani –ha continuato la Ramazzotti- dobbiamo prenderci cura di noi stessi e del nostro «senso di appartenenza» che, prima che al nostro Paese e alla nostra classe dirigente, si deve estendere alla nostra scuola e alla nostra città.

Alexandra Bastari (3ALi)

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IL MONDO DEL VOLONTARIATO A 360° CON MARZIA BIANCHINI

L’educatrice ed esperta di volontariato internazionale ha incontrato alcune classi del linguistico nell’ambito del percorso di alternanza scuola-lavoro.

Capita quasi tutti i giorni di sentir parlare di ONG e di volontariato, ma forse non tutti sanno esattamente cosa sono e come operano. Soprattutto non tutti sanno che anche questo settore può costituire un’opportunità di lavoro e di crescita personale. Proprio di questo – e anche di molto altro –  si è parlato venerdì 28 aprile nell’Aula Magna del nostro liceo con Marzia Bianchini, giovane educatrice ed esperta di volontariato internazionale che ha collaborato con alcune associazioni che prestano attività volontaria in diversi paesi europei. All’incontro hanno partecipato, oltre alla 4Bli, le classi 3Bli e 3Dli, che quest’anno hanno iniziato il percorso di alternanza scuola-lavoro, occupandosi proprio di volontariato.

Ma perché fare volontariato? Entrare in questo “mondo” aiuta a conoscere se stessi, a stabilire relazioni costruttive con la propria famiglia e con gli altri, ma non solo. Infatti può essere anche di importante aiuto per entrare più sicuri e padroni di sé nel mondo del lavoro grazie allo stretto contatto con persone nuove e diverse dal un punto di vista culturale, religioso e di storia personale.

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Inoltre, è un’opportunità per acquisire delle competenze “non formali”, le quali stanno diventando sempre più necessarie nel mondo lavorativo e non si riescono ad apprendere nell’ambito scolastico, se non in minima parte. Proprio per questo l’UE ha creato un’autocertificazione (da richiedere dopo aver fatto un’esperienza di volontariato) chiamata: Youth Pass.

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È costituita da otto competenze chiave non-formali: oltre alle competenze che in genere si apprendono a scuola (linguistiche, matematico-scientifiche e tecnologico-informatiche), anche quelle sociali e civiche (farsi coinvolgere, capire le dinamiche intorno a noi) e culturali ed espressive).

Marzia inoltre ci ha segnalato alcune opportunità per sviluppare e sperimentare le nostre possibilità ed elaborare progetti, per esempio il “Servizio civile nazionale” che comprende un anno all’estero o in città italiane ed ha l’obiettivo di promuovere i valori condivisi, salvaguardare il patrimonio, la solidarietà e la cooperazione.

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Essendo un progetto governativo, l’UE si fa carico di tutte le spese di vitto e alloggio.
Poi c’è lo SVE (Servizio Volontario Europeo) un progetto nel quale si ha la possibilità di viaggiare in tutto il mondo per la durata di un minimo di 6 mesi fino ad un massimo di un anno; anche qui tutto spesato e con un mini-stipendio. (www.europa.eu/youth/volunteering/evs-organisation.eu ) Un altro progetto, che è stato solamente presentato ma sarà presto avviato, è l’ESC (Europe Solidarity Corps), il quale si occupa soprattutto di emergenze a causa di catastrofi naturali e soccorso di immigrati.

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Un’altra opzione interessante potrebbero essere i Campi di lavoro internazionali, dove si progettano e attuano lavori in diverse forme utili per la collettività. Dall’esperienza del volontariato, secondo Marzia, ognuno ricava qualcosa di diverso, in base alla propria sensibilità e modo di essere, ma questa resta pur sempre un’occasione per crescere e misurarsi con il mondo in base alle proprie attitudini e capacità. Come diceva A. Einstein “tutti siamo geni. Ma se giudichi un pesce da come si arrampica su una montagna, penserà per tutta la vita di essere uno stupido.” Il primo passo è attivarci e non stare ad aspettare che qualcuno decida per noi.

Chiara Testaguzza e Xiaodan Dong (3BLi)

 

 

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“EXPRESS YOURSELFIE”: UNA NUOVA FORMA DI NARCISIMO DIGITALE?

Recentemente una coppia di cinquantenni mi ha fermato per strada chiedendomi di scattare loro una foto. La mia sorpresa è stata tanta. Ma erano, per l’appunto, cinquantenni, forse ancorati al vecchio e tradizionale modello con cui si rappresenta se stessi. Perché invece la moda che è scattata da qualche anno investe soprattutto la popolazione giovanile. Per i teenagers, la semplice foto è oramai superata e sicuramente troppo vintage. Ora esistono i selfie, scatti con cui si ritrae se stessi attraverso uno smartphone da breve distanza.

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Nulla di ciò dovrebbe sorprenderci. L’uomo ha sempre nutrito il bisogno, nella storia, di affermare l’immagine di sé. In Grecia e a Roma avveniva attraverso le sculture, poi si è preferita la pittura. E certo, anche lì qualche decorazione o pennellata in più o in meno faceva la differenza. Anche Giulio Cesare usava Photoshop. Ma ora anche la fotografia, come tutto, si è evoluta, saltando di epoca in epoca, e adesso basta così poco, un rapido movimento di un dito, un click, per dipingersi su uno schermo.

L’inglese ci consegna la parola come su un piatto d’argento, con un suono melodioso e angelico. Selfie. Semplice, conciso, già così impregnato di significato. Dentro c’è la parola self, se stesso. Di parole che iniziano così già ne conosciamo. Self-service, self-made, qualcosa di possibile e fattibile che prescinde dall’aiuto di terzi. Nel nostro caso, però, spicca un’altra sfumatura di significato. Self uguale solo, solitudine.

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Come in ogni cosa, è importante il self-control (ancora una volta, self!). Non è certo da imputare a colpa chi schiaccia quel tastino quasi per gioco, per immortalarsi in compagnia di qualcuno, davanti a un bel paesaggio durante un’occasione unica ed eccezionale, cercando di <<mettere al sicuro semplicemente un certo momento della propria vita>>. Ma anche senza uno skyline di New York alle spalle, un autoscatto, di tanto in tanto, non nuoce a nessuno. In fondo anche Van Gogh e Picasso ci hanno insegnato nei loro autoritratti che è importante il ruolo del soggetto attivo.

Sono il fanatismo e l’esibizionismo che configurano il selfie come una piaga. Siamo quindi davanti a una forma di narcisismo? Forse sì. Come fa notare Laura Laurenzi in un articolo de Il Venerdì di Repubblica, pubblicato qualche anno fa, ciò è dimostrato da un’indagine condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha messo nero su bianco numeri non poco significativi: circa un intervistato su tre scatta un selfie per vanità.

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L’esigenza di replicarsi per fare sempre sfoggio di un nuovo –e sempre uguale- capolavoro trova terreno fertile in applicazioni come Snapchat, che permettono di personalizzare la propria immagine con l’uso di filtri (così si chiamano), inserendo arcobaleni che fuoriescono dalla bocca del soggetto della foto o decine di fiorellini hippie intorno alla testa. Il recente fenomeno ha lasciato la sua orma anche nella musica, in particolare in una canzone, che porta proprio il suo nome: #Selfie, hashtag incorporato. <<Ma prima di tutto fammi scattare un selfie. Mi aiutate a scegliere un filtro? Che didascalia posso mettere? Voglio che sembri intelligente. La mia foto ha solamente dieci likes in cinque minuti. >>

Il bisogno di conservare la memoria, di riprendere ogni particolare, di sigillare in una pellicola digitale i dettagli di un momento, e di ricordare, anni più in là, un’emozione a volte è secondario. L’importante, soprattutto per le donne, è venire bene nelle foto (e a sostegno delle poverette esistono migliaia di video tutorial istruttivi su come sembrare ammantate di grazia nei selfie, su quali pose imitare, su come sorridere o come non sorridere). E davanti al nostro schermo, puntato verso di noi come una torcia, è sempre possibile inclinare la testa un po’ più a destra, aprire gli occhi, distendere le labbra in un sorriso di circostanza, più e più volte: non c’è nessuno oltre l’obbiettivo che ci mette fretta. Siamo noi i fotografi di noi stessi, gli immediati destinatari di un sorriso che si spegne subito. Siamo noi a scegliere se distribuire ad amici o parenti il nostro scatto. Nessun fotografo potrà offenderci privandoci di lusinghe, nessun passante potrà giudicare silenziosamente la nostra immagine dipinta su uno schermo, i nostri capelli, il nostro viso. Meglio dunque fare a meno del fotografo –che secondo la scrittrice Paola Mastrocola è <<uno con cui abbiamo un legame forte>>, un <<tramite>>. Meglio non correre questo rischio.

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Sentire la necessità di postare, pubblicare, caricare (ditelo come volete) selfie per non diventare passivi, per nutrire il proprio feed (una serie di contenuti che vengono frequentemente aggiornati) sembra essere diventato oramai indispensabile. Altrimenti non sei nessuno. Non sei nessuno se ti fai scattare qualche foto –magari sfuocata- solamente durante l’estate, durante un viaggio, davanti al Colosseo, alla Torre di Pisa, o in Piazza San Marco, per quanto lo sfondo sia suggestivo e mirabile. Serve sapere chi sei tutto l’anno, come ti senti ogni giorno, come sei disposto ad apparire a chi ti guarda. E non c’è mezzo più autonomo, veloce, povero e indisturbato di un selfie.

Alexandra Bastari (3ALi)

 

 

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GIOVANI LETTORI DEL MEDI PER LA GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO A SENIGALLIA

Il nostro liceo protagonista con l’evento “D’amore, di libri, di vita…”

Sabato 22 aprile si è tenuta a Senigallia La giornata mondiale del libro. L’iniziativa è stata promossa dall’Assessorato alla cultura e dall’associazione Sena Nova, in collaborazione con il nostro liceo e altre scuole e librerie della città.

Il Medi ha partecipato con l’evento “D’amore, di libri, di vita…”,  coordinato dalle insegnanti Annibali, Catena, Via e Giuliani, che hanno preparato i ragazzi ai quali è stata affidata la lettura di una serie di di passi in prosa e in poesia. Pubblico gremito incantato dai versi e testi degli autori più disparati, da Leopardi a Petrarca, da Don Chisciotte a Pessoa, da D’Avenia a Eric Fromm! Tra i giovani lettori c’è anche chi ha recitato una sua poesia “a km 0”.

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È doveroso menzionare la presenza di Mauro Pierfederici (assieme anche all’assessore Bucari) che ha contribuito a migliorare la performance degli studenti. Il fine ultimo dell’evento è di sensibilizzare le persone a riflettere su come la lettura possa essere coinvolgente ed intrisa di significati e tematiche variegate, di spessore anche al giorno d’oggi e mai banali.

Iniziativa che ci fa anche prendere coscienza della moltitudine vastissima di testi di cui disponiamo, e ai quali non daremo mai abbastanza credito. Si potrebbe concludere citando una frase presa dal “regolamento” della lettura: si dovrebbe leggere, non per obbligo, ma per passione!

Raul Pierelli 3BSa

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FINALI PROVINCIALI HIGH SCHOOL GAME 2017: IL MEDI TRIONFA!

4^Bsc e 5^Asa si guadagnano le nazionali a Civitavecchia, bene anche le altre classi

 

Entusiasmo e soddisfazione per gli studenti del liceo che stamattina hanno partecipato alla finale provinciale degli High School Game 2017 ad Ancona, presso l’Università politecnica delle Marche. Gli High School Game sono un quiz didattico-multimediale rivolto alle classi quarte e quinte degli istituti superiori di tutta Italia. Da anni questo progetto, che permette di “imparare divertendosi”, è proposto anche nella nostra scuola e il regolamento prevede che le prime tre classi quarte e quinte della fase di istituto possono accedere alla finale provinciale.

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Così ieri mattina alcuni ragazzi delle classi 4^Bsc, 4^Asc, 4^Cli,  5^Asa, 5^Bsa e 5^Csc, accompagnati dal prof. Simone Paolasini, hanno sfidato 86 classi provenienti da Marche e Umbria, rispondendo a domande sulla sicurezza stradale, sull’educazione ambientale e  su argomenti dicultura generale”. A passare alle nazionali la prima classe di ogni regione della categoria “sicurezza stradale” e la prima classe di ogni provincia della categoria “cultura generale”.

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Per la prima qualificata a livello regionale in “educazione ambientale” invece un premio alternativo, ancora da definire. Con spirito di squadra, determinazione e concentrazione, i nostri studenti hanno affrontato il quiz di trenta domande e alla fine sono stati ripagati con splendidi risultati. Per le classi quarte la classifica regionale nella sezione “cultura generale” ha visto al primo posto la 4^Bsc, che si è quindi guadagnata la finale nazionale e al secondo posto la 4^Asc.

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Per le classi quinte a trionfare nella stessa categoria è stata la 5^Asa (anche essa quindi qualificata per le nazionali), mentre la 5^Csc è stata comunque in vetta, al quinto posto. Una vittoria anche per la 5^Bsa, che si è aggiudicata il primo posto nella categoria “educazione ambientale”. Un’occasione di soddisfazione personale ma anche di orgoglio per i professori e per tutta la nostra scuola, che si è imposta sugli altri istituti della zona con punteggi molto alti.

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Le finali nazionali si terranno il 14 e 15 maggio a Civitavecchia, a bordo di una nave da crociera Grimaldi Lines, con circa 800 studenti da tutta Italia. In palio due crociere a Barcellona e altri prestigiosissimi premi. Ce la faranno i nostri a raggiungere anche questo obiettivo? Le premesse fanno ben sperare! Non ci resta che fare i complimenti e un grandissimo “in bocca al lupo” ai ragazzi!

Alice Fileni, 4^Bsc

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“TUTTO E’ ALLENABILE, TUTTO SI PUO’ COMUNICARE”. GLI STUDENTI DEL MEDI E DEL CORINALDESI A LEZIONE DI PSICODIZIONE CON LA DOTT.SSA CHIARA COMASTRI.

Giovedì 20 Aprile, dalle 11 alle 13, in Aula Magna, alcune classi dell’ITG Corinaldesi e del nostro liceo hanno partecipato a un incontro con Chiara Comastri, psicologa ed esperta di psicodizione. 42 anni, di Reggio Emilia, la dott.ssa Comastri ha ideato la metodologia della psicodizione e vanta molte esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione interpersonale, anche all’estero. La sua filosofia di vita, ci ha spiegato, è che tutti i problemi si possono risolvere, tutto è allenabile. Ce lo dice per esperienza personale, poiché lei stessa era balbuziente, eppure oggi parla normalmente e con grandi capacità davanti a numerose persone. Quali sono i problemi che possiamo avere nella comunicazione? Magari con amici in confidenza parliamo normalmente, invece, poi, al momento di una interrogazione o se dobbiamo parlare in pubblico, siamo presi dall’ansia.

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Per alcune persone questo è un ostacolo da superare, ed è superabile. Come ci ha detto Chiara, tutto è allenabile. La psicologa ha fatto esempi di compagni di classe che, probabilmente, tutti noi abbiamo, come chi studia a pappagallo e prende sempre voti alti, perché sa tutto a memoria, ma poi magari pecca nel ragionamento oppure chi esce a giocare tutti i giorni, ma riceve comunque voti alti. Questo perché ha dei metodi di studio più efficaci, o perché sfrutta al massimo le proprie capacità di ascolto e assorbe meglio i concetti e poi li sa comunicare. Persone che sanno tutta la lezione a memoria, ma, al momento dell’interrogazione, dicono frasi confuse, si confondo e non esprimono al meglio ciò che vogliono dire. Tutti noi nella vita siamo stati in ansia per qualcosa, tutti noi abbiamo sudato freddo, mangiato le unghie per nervosismo, sentito che ci mancava la saliva.

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La psicologa, a questo punto, ci ha rivolto una domanda ai ragazzi: “Cosa osserviamo in questi comportamenti?”. Nessuno ha risposto. Perché? Quasi tutti i presenti avrebbero saputo dare una risposta, ma per paura del giudizio degli altri tutti zitti. Questa sensazione va invertita, e la dott. ssa Comastri ha provato anche a darci alcuni piccoli consigli su come migliorare. Quando si ha un’idea, bisogna portarla in vita, anche la più banale, anche la più insignificante. In questa maniera ci sentiremo più appagati e soddisfatti. Anche con i professori a scuola, qualche volta non alziamo la mano per intervenire, mentre averlo fatto ci sarebbe stato di aiuto. Quante parole tratteniamo? All’età di 3 anni, eravamo così? O dicevamo qualsiasi cosa ci passasse per la testa? Perché col passare degli anni ci chiudiamo in noi stessi? Tutte queste sono domande che ci fanno riflettere. comastri3

La psicologa, allora, ci ha posto un’altra domanda. Cos’è la comunicazione? Stavolta qualcuno ha alzato la mano. “Farsi capire” – ha detto una ragazza. Risposta esatta, la comunicazione non è parlare bene, la comunicazione è uno scambio, io do a te, e tu dai a me. Comunicazione è ascolto e voglia di trasmettere un messaggio. Tutti noi abbiamo amici che sono logorroici, parlano bene, ma non c’è lo scambio, perché non c’è un ascolto interessato. L’incontro si è concluso con un piccolo gioco. Divisi a coppie, i ragazzi dovevano mantenere lo sguardo fisso e comunicare al proprio partner ripetendo una frase in modo e con toni ogni volta differenti.  E’ stata un’esperienza senza dubbio molto interessante, che ci ha fatto scoprire le sfumature nel modo di parlare che spesso non notiamo o alle quali comunque non diamo molta importanza.

Tommaso Bavosi – Francesco Marchesini 2BLi

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LA LEGALITÀ SECONDO GIUSEPPE COSTANZA. LA STORIA E LA TESTIMONIANZA DELL’AUTISTA DI FALCONE A 25 ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI.

Ancora una riflessione a margine sull’incontro del 12 aprile ad Ancona

La mafia è un fenomeno umano che, in quanto umano, è destinato ad avere un inizio e una fine. La mafia non è più come quella del film Il padrino degli anni ’70. La mafia che uccide non esiste più. Oggi si è inserita nelle istituzioni politiche e finanziarie attraverso la corruzione e il voto di scambio. L’obbiettivo della mafia di oggi è il potere e il denaro. Anche se si è istituzionalizzata rimane profondamente illegale. La domanda allora è che cos’è la legalità?

Legalità: Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone
(ANSA) – ANCONA, 12 APR – Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone. +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Secondo Giuseppe Costanza, autista di G. Falcone sopravvissuto alla strage di Capaci, la legalità è il rispetto per noi stessi, è collaborare per il bene degli altri e non permettere di compiere atti illegali. La legalità è anche lo star vicino alle forze dell’ordine che rappresentano lo Stato. In effetti, è quello che ha fatto lo stesso Giuseppe Costanza, che ha raccontato la sua storia mercoledì 12 aprile in occasione di un incontro sulla legalità al Teatro delle Muse ad Ancona.

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Costanza o Peppe era un’agente di Polizia ed era l’autista di Falcone. Col tempo tra i due si era instaurato un rapporto di amicizia talmente stretto che Peppe era diventato il barbiere personale del magistrato dato che Falcone non poteva uscire per motivi di sicurezza. Giuseppe, come tutti gli altri della scorta, era consapevole del fatto che rischiava la vita ogni giorno, ma era convinto di perseguire tale scelta perché credeva in Falcone ed era sicuro che egli avrebbe potuto cambiare l’Italia e renderla migliore. Tutto ciò perché innanzitutto aveva a cuore ogni persona e soprattutto la scorta a tal punto di voler viaggiare in macchina solo con l’autista. Frequentando la famiglia Falcone, Giuseppe vedeva inoltre che il magistrato, attraverso le numerose indagini e ricerche che svolgeva, aveva le capacità di vincere le cause e sconfiggere la mafia.

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Quanto alla strage del 1992, Giuseppe Costanza confessa di non ricordare molto o forse non vuole o non riesce a ricordare. Si sveglia in Ospedale: senza milza, con il fegato spappolato e un occhio completamente ustionato. Appena l’Ospedale lo rilascia Peppino (cosi lo chiamano gli amici) vuole subito andare a Capaci per cercare di capire e realizzare ciò che è successo. “Non è stato facile realizzare l’accaduto” dice Giuseppe Costanza con gli occhi lucidi. Ma il suo dolore poco dopo si è trasformato in rabbia perché nessuno ha dimostrato alcun interesse e nessuno ha cercato di indagare immediatamente sull’accaduto. Anzi , sin dall’inizio si è tentato di depistare le indagini e coprire i veri responsabili. Anche se Costanza sostiene che i colpevoli non sono soltanto coloro che hanno commesso l’attentato, ma sono sopratutto gli informatori, i magistrati corrotti e chi ha progettato in primis materialmente l’attentato.

Per 20 anni Costanza è stato emarginato perché considerato un testimone scomodo. Egli infatti ancora si chiede:“Perchè quando una persona è valida non deve più stare al potere? Perché coloro che sanno la verità devono vivere in uno stato di abbandono?”  Non è l’unico a porsi queste domande. Molti altri come il dottor Antonio Di Matteo sono stati  allontanati dallo Stato, dalla stampa e dalla gente. Antonio Di Matteo si occupa ancora delle stesse stragi di mafia ed è pendente da 3 anni perché sta cercando di portare avanti un processo alla trattativa tra politici e mafiosi. Di Matteo, da 15 anni, si muove con la scorta, non ha più una vita solo perché fa il suo dovere. Perché l’Italia è un paese così ingiusto?

Negli ultimi anni tali questioni sono finalmente riemerse. A 20 anni dalla strage, Peppe viene contattato da Giovanna Boni, direttrice del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca), che gli propone un tour in tutte le scuole d’Italia per raccontare la sua esperienze ed educare alla legalità.  Costanza afferma che i giovani sono il futuro e che essi saranno coloro che ripuliranno lo Stato. Vuole educare i ragazzi a non ripetere gli errori del passato, a non eleggere gli uomini o le donne sbagliati quali coloro che indicano chi votare e poi fanno un favore o danno del denaro. Peppe e soprattutto Alessandra Antonelli, avvocato e fondatrice dell’associazione Agende Rosse, vogliono mettere al primo posto la questione giustizia.

 

Ma sopratutto vogliono sottolineare che non è giusto che l’omicidio di Falcone e Borsellino siano interpretati come una sorta di vendetta da parte della mafia. Perché la mafia è un fenomeno umano  che ha una fine e siamo noi, esseri umani, che dobbiamo essere in grado di stabilirla.

Gala Ottavi (3ALi)

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A CASA DEL CONTE DRACULA. GLI STUDENTI DEL MEDI ALLA PROVA CON UNO SPETTACOLO IN LINGUA INGLESE

“Un italiano e due Inglesi” sembra l’incipit di una barzelletta e invece è il cast della compagnia “The play group”, che mercoledì ha messo in scena al teatro La Fenice di Senigallia la commedia sulla storia del più famoso personaggio della Transilvania, il conte Dracula.

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“Non capiremo nulla” era il timore di molti studenti alla vigilia dello spettacolo. Perciò ci siamo avviati a teatro con scarso entusiasmo e qualche perplessità.

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Nessuna introduzione, nessuna spiegazione, nessuna anticipazione sulla trama, poteva succedere di tutto! Invece gli attori sono riusciti a imbastire diverse scene e personaggi con forti caratterizzazioni oltre a “scoprire nuovi talenti” tra il pubblico, coinvolgendo nella recitazione tre ignare ragazze.

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Sarà stata la bravura degli attori, la loro capacità di catalizzare letteralmente la nostra attenzione… Fatto sta che la maggior parte di noi non solo ha compreso la trama, ma ha riso alle battute e si è immedesimata nella vicenda.

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Alla fine dello spettacolo gli applausi, al contrario delle domande, non sono mancati e siamo stati concordi nel definire molto positiva l’esperienza.

Francesco Pongetti (2CSc)

 

 

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EDUCARE ALLA LEGALITA’: AD ANCONA PARLA L’AUTISTA DI FACONE GIUSEPPE COSTANZA, SOPRAVVISSUTO ALLA STRAGE DI CAPACI

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Era fiducioso Paolo Borsellino quando pronunciò queste parole. Ora non c’è uomo che più di lui e del suo collega Giovanni Falcone potrebbe, con un po’ di sconforto, smentirle. Perché in realtà la storia sembra non insegnare niente, a volte. Ma un rinato ottimismo ha visto nel dialogo un punto di partenza per sradicare la mafia e fare terra bruciata attorno ai criminali che si nutrono del silenzio.

Il giudice Giovanni Falcone

La proposta alla base dell’incontro di mercoledì 12 aprile con centinaia di studenti di tutta la regione al Teatro delle Muse di Ancona è giunta dalla collaborazione della giunta provinciale studentesca. L’iniziativa Educare alla legalità si colloca come l’anello conclusivo di un lungo percorso organizzato dall’Istituto Podesti – Calzecchi Onesti, inagurato con la mostra itinerante “L’eredità di Falcone e Borsellino”. «A venticinque anni dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, bisogna sapere che la mafia ha cambiato solamente forma d’agire» – ha esordito il presidente dell’assemblea regionale Mastrovincenzo. «Si deve tenere alta la guardia anche nella nostra regione, perché il pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata è altissimo».

Iniziative simili, supportate dalle associazioni Libera e Agende Rosse, rientrano nella campagna di sensibilizzazione nelle scuole della legge n.107, che opera per sviluppare «comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità». È parte della proposta di legge sulla legalità, inoltre, rendere ogni cittadino consapevole delle ingiustizie perpetrate a danno dei servitori della lotta contro la criminalità organizzata, nonché della possibilità di gestire al meglio i beni confiscati alla mafia.

Con lo scopo di informare sulle stragi del ’92 e fare memoria delle vittime, ma anche dei sopravvissuti, non solo nel giorno dell’anniversario, preziosi sono stati gli interventi di Giuseppe Costanza, autista giudiziario del magistrato Falcone e superstite alla strage di Capaci, accompagnato dall’avvocatessa civile, portavoce e coordinatrice del comitato Agende Rosse Alessandra Antonelli.

Legalità: Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone
(ANSA) – ANCONA, 12 APR – Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone. +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

La storia di Costanza è contenuta nel libro biografico “Stato di abbandono” (2017), scritto da Riccardo Tessarini, che raccoglie non solo la testimonianza di un sopravvissuto miracolato, ma di un uomo al servizio dello Stato abbandonato dalle istituzioni, di un «illustre sconosciuto», di un «oramai invalido retrocesso a commesso di cui il tribunale di Palermo non sapeva che fare».

«La nuova nomina di Falcone da Procuratore Nazionale Antimafia faceva paura. Qualcuno non voleva che il giudice andasse a riprendere i casi irrisolti dell’89, come il fallito attentato dell’Addaura» -ha dichiarato Costanza. «Così come faceva paura anche il nuovo progetto di cui anche il suo collega, o forse fratello, Paolo Borsellino era firmatario: la nascita del pool, un gruppo di magistrati che condividono le stesse informazioni nell’ambito di indagini, un’idea sorta proprio in seguito all’assassinio di magistrati che si occupavano di indagini per mafia».

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Nella sua testimonianza, in cui ha presentato i modelli positivi di lotta contro la mafia dei due giudici siciliani uccisi, Costanza ha voluto ricordare anche l’umanità di Giovanni Falcone, «la cui vicinanza vale molto più di una medaglia d’oro al valor civile» un uomo che viveva nel suo ufficio e che studiava i fascicoli assieme alla moglie, tra un caffè e un altro, e che faceva del suo autista un ospite, un amico, un confidente. Costanza ha poi proseguito ribadendo l’importanza di individuare non solo i responsabili delle stragi, ma anche chi ha altri interessi nello Stato, perché la criminalità si infila anche nella macchina politica, nelle istituzioni, attraverso lo spesso sottovalutato strumento del voto. «Non esiste mafia senza corruzione, ed eliminarle entrambe significa garantire un’economia pulita e più posti di lavoro».

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«I mafiosi di una volta, che sparavano nelle strade, che facevano esplodere autobombe non esistono più» gli ha fatto eco l’avvocatessa Antonelli. «Non c’è più Il Padrino. Al Sud la mafia è colei che allunga banconote a chi non ha di che vivere per ottenere un favore in cambio. E’ così che si sovvenziona la corruzione». Raccogliere esperienze è un fondamentale snodo interdisciplinare nelle scuole. Perché, mentre la mente umana si difende e si scherma dimenticando la violenza, il nostro Paese ha più che mai bisogno di ricordare, supportare e di rispettare chi è in prima linea per contrastare i fenomeni di mafia. E iniziare informando i giovani è un’arma vincente.

Alexandra Bastari (3ALi)

 

 

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STUDENTI DEL MEDI E DELL’ITG CORINALDESI INSIEME PER CONOSCERE L’ALTRA FACCIA DEL MONDO. TRE INCONTRI PER IMPARARE A DIVENTARE CITTADINI ATTIVI

Alcuni studenti della nostra scuola e dell’ITG Corinaldesi hanno partecipato a un ciclo di tre incontri pomeridiani, dal 27 marzo al 5 aprile, dal titolo La otra cara de la moneda, tre occasioni per discutere insieme alle prof.sse Giuliana Lain, Francesca Berardi, Maurizia Catena sulla cittadinanza attiva. Due degli incontri si sono tenuti in lingua spagnola e hanno visto partecipazione di un gruppo di studenti spagnoli in intercambio con la 4BLi. Per il terzo – in italiano- è intervenuto Epifanio Grasso, sociologo ed esperto in comunicazione e marketing Non-profit. Si sono svolti a cavallo delle due scuole: due al Corinaldesi e l’ultimo al Medi.

Scopo dell’iniziativa sensibilizzare l’attenzione degli studenti sui temi degli stereotipi di genere e sull’influenza del marketing e della pubblicità nelle nostre scelte quotidiane.  Quest’ultimo, in particolare, è stato oggetto di interesse per una generazione come la nostra, “alienata” dai social e dall’esposizione continua alle immagini, ai selfie e condizionata da marchi, mode e tendenze. Quando acquistiamo un paio di scarpe Nike, dovremmo pensare a cosa c’è dietro, vale a dire a un grande multinazionale che genera profitti smisurati sfruttando i bambini.

Riflettere non basta. La cittadinanza attiva comporta la ricerca di soluzioni. Come combattere allora queste inaccettabili forme di ingiustizia sociale ed economica? La risposta è consapevolezza e collaborazione. Il relatore, Epifanio Grasso, ha ricordato che esistono molte associazioni non-profit che cercano di contrastare fenomeni di sfruttamento, ‘di fare marketing rimanendo brave persone’: “Libera Terra”, “AltroMercato”, “CTM” e “Bottega del Mondo”, la cui mission è garantire EQUITA’, SOSTENIBILITA’ E SOLIDARIETA’.

 Inoltre contributi e soluzioni attive che anche noi studenti potremmo mettere in atto sono la creazione di petizioni sul sito change. Abbiamo imparato molto dai tre incontri, anche sul piano socio-affettivo, e soprattutto abbiamo capito che non c’è soltanto il marketing commerciale che mira esclusivamente all’utile. Infatti il marketing sociale è estremamente importante perché può incoraggiare scelte e comportamenti corretti e responsabili a vantaggio della collettività . Il tempo che spendiamo in questi progetti è un dono che riceviamo e facciamo a noi stessi e agli altri, come potrebbe essere la donazione di sangue, come il dono dell’amore e dell’amicizia.

Isabella Bonsignore (4BLi)

 

 

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“PENSARE CON IL CUORE” PER COSTRUIRE UNA CULTURA DI ACCOGLIENZA E DI PACE. IL MESSAGGIO DI DON PIERLUIGI DI PIAZZA AGLI STUDENTI DEL NOSTRO LICEO CHE PARTECIPERANNO AL MEETING DI ROMA SULLA PACE

La mattina del 4 aprile la 3BLI e la 3DSC del nostro liceo hanno partecipato ad un incontro sulla pace all’ITG Corinaldesi, in preparazione al meeting di Roma del 5 e 6 maggio. Dopo il discorso introduttivo del dirigente, prof. Daniele Sordoni, sull’importanza dell’Enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, alcuni studenti del Corinaldesi mostrato un video relativo alle marce svolte nei meeting per la pace del 2014, 2015 (Udine) e 2016 (Assisi).

A parlare di pace in un mondo sempre più votato alla guerra, alla competizione e alla costruzione di barriere e di muri, è stato chi quotidianamente ha a che fare con le conseguenze terribili della mancanza di una cultura di pace. Si tratta di don Pierluigi Di Piazza. Per don Pierluigi, prete da 41 anni e da sempre in prima linea nella difesa dei deboli, «la fede non è mai un dogmatismo, ma sempre un viaggio insieme alle persone che si incontrano».

Nel 1992 ha fondato a Zugliano, vicino a Udine, un centro di accoglienza dedicato a padre Ernesto Balducci, che è «un vero laboratorio di convivenza fra diversi per cultura e uguali per dignità». Il centro accoglie persone in difficoltà, migranti, profughi, rifugiati politici, ma ha anche uno scopo culturale, perché cerca di condividere la cultura dell’accoglienza, di stimolare un nuovo sguardo sugli altri privo di sospetto, diffidenza e distacco. Un argomento molto importante su cui si è soffermato Don Pierluigi, infatti, è quello dei migranti a fianco dei quali vive ogni giorno da decenni.

Le migrazioni sono sempre state una costante della storia umana, ma oggi hanno assunto una caratteristica planetaria. Pertanto è importante imparare la relazione ‘amorevole’ verso gli altri che ci salva dal pericolo di vedere in chi è diverso un nemico. Di Piazza ha sottolineato, a questo proposito, il volto vergognoso dell’Europa che ha tradito i valori dei padri fondatori: i diritti, la libertà, la solidarietà, non affrontando i flussi migratori con una politica comune.

Solo vincendo la paura e la diffidenza, possiamo vivere veramente l’incontro con l’altro e riconoscere «ogni altro uguale a noi in dignità» e considerare la sua diversità una ricchezza. Una frase che può riassumere l’incontro è ‘pensare con il cuore’, fondamento interiore dell’accoglienza. Perché questo è l’unico punto di partenza possibile per ogni incontro.

Betti Maraschi (3BLi)

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L’AULA MAGNA DEL NOSTRO LICEO TORNA RICORDARE CARLO URBANI. LUNEDÌ 3 APRILE LA CERIMONIA DI “INTITOLAZIONE” ALLA PRESENZA DELLE AUTORITÀ CITTADINE E DEL GIORNALISTA RAI VINCENZO VARAGONA

Lunedì 3 aprile 2017, pochi giorni dopo il 14° anniversario della morte di Carlo Urbani, il nostro liceo ha re-intitolato al suo nome l’Aula Magna, sostituendo la targa perduta a causa dell’alluvione tre anni fa. Carlo Urbani, allora Presidente dell’associazione italiana “Medici Senza Frontiere”, era stato ospite della scuola dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1999.

A questo importante evento, oltre a tanti studenti e professori, hanno partecipato il Dirigente, prof. Daniele Sordoni, il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, il Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche, Antonio Mastrovincenzo e il giornalista Rai Vincenzo Varagona, autore del libro “Il medico della SARS. Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto”.

Ma chi era Carlo Urbani? Nato nel 1956, a Castelpiano, a due passi da Jesi, fin da giovane ha sempre lavorato per aiutare i più bisognosi e questo lo ha portato a scegliere gli studi di Medicina e la specializzazione in malattie infettive. Dopo la laurea, è entrato far parte del reparto di malattie infettive dell’Ospedale di Macerata, dove rimase per dieci anni. In seguito, con altri medici, ha organizzato una serie di viaggi in Africa centrale, in soccorso dei villaggi meno raggiungibili.

Rendendosi conto del fatto che le cause di morte delle popolazioni di quei luoghi erano spesso malattie curabili, per le quali mancavano i farmaci che nessuno ha interesse a fare arrivare a un mercato così povero, ha deciso di lasciare l’ospedale, quando aveva la possibilità di diventare primario per dedicarsi interamente alla causa degli ultimi. Nelle sue ultime settimane di vita in Vietnam, si è dedicato con coraggio alla cura e alle ricerche sulla Sars, la malattia che minacciava il mondo intero.  Pur consapevole dei rischi che corre, tuttavia, è determinato nell’aiutare gli altri e non si arrende. Sfortunatamente, è stato contagiato dalla stessa malattia che stava cercando di combattere ed è morto il 29 marzo 2003 a Bangkok.

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Una figura esemplare, quindi, da prendere a modello, come ci ha invitato a fare il sindaco Mangialardi, proprio perché ha difeso i suoi ideali fino alla fine e ha perso la sua vita per donarla agli altri.

Claudia Lucesole e Asia Moschini (2ALi)

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IL MEDI TRIONFA ALLA FASE REGIONALE DELLE OLIMPIADI DELLA DANZA 2017. LA SQUADRA DEL LICEO INCANTA GIUDICI E SPETTATORI E SI AGGIUDICA L’ACCESSO ALLE NAZIONALI

Ballare è quando sensazioni ed emozioni si liberano dal corpo attraverso i movimenti. Ballare è quando ti senti debole e potente allo stesso tempo. Ballare è quando ci si confronta con le proprie forze, con la tenacia, con la determinazione, con la costanza.

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Se sabato 1 aprile, al Palazzetto dello Sport di Senigallia, avete assistito alla straordinaria performance del nostro liceo, sapete benissimo di cosa sto parlando. Se non c’eravate, questo articolo è per voi. La squadra, composta di 26 ragazzi e ragazze, ha partecipato alla fase regionale dell’undicesima edizione delle Olimpiadi della Danza, aggiudicandosi il primo posto.

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Sulle note di una musica coinvolgente e trascinante, il gruppo del Medi ha “scatenato” tutta la sua energia in una sincronia perfetta, prevalendo sulle altre squadre (in tutto quattordici provenienti dalle scuole di tutta la regione) e sorprendendo e entusiasmando sia la giuria che il pubblico. La coreografa Giorgia D’Emidio, in sinergia con Loredana Paparelli, docente di scienze motorie, ha saputo come sempre, creare avvincenti sequenze e spettacolari contesti coreografici regalando agli spettatori, ma in primis ai componenti della squadra, una grande emozione.

Una vittoria importante, che garantisce l’accesso alla finale nazionale. Qui i 26 del Medi si misureranno con le formazioni delle scuole di tutta la penisola. Le Olimpiadi della Danza, un progetto nazionale a cui ha aderito il nostro liceo, hanno il grande merito di avvicinare i ragazzi a forme espressive, come la danza, offrendo loro l’opportunità di mettersi in gioco con se stessi e in relazione con gli altri, stimolando la crescita delle proprie capacità e del proprio carattere.

Ai nostri compagni auguriamo di poter ottenere un altro brillante risultato, ma soprattutto di continuare a ballare seguendo le emozioni e il fascino del ritmo della musica e della vita.

Francesca Sbaragli (3Ali)

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“GIOCARE” CON I CLASSICI A TEATRO. IL NOSTRO LICEO ACCOGLIE STEFANO ACCORSI E MARCO BALIANI PROTAGONISTI DELLA PIÈCE “GIOCANDO CON ORLANDO”

«Dobbiamo riuscire a capire quando si può ridere anche di cose serie. Il teatro è un gioco che risveglia in noi la parte ludica. E anche noi vogliamo giocare con i classici». Si chiama proprio Giocando con Orlando lo spettacolo che da anni porta in scena Stefano Accorsi e Marco Baliani nei teatri di tutta Italia. L’uno attore – che ha da poco stretto tra le mani il suo secondo Donatello-, l’altro drammaturgo e regista teatrale, impegnati a creare una comunione fra chi è in sala e chi sul palcoscenico.

 

La nostra città, molto attenta alla cultura, al teatro e alla formazione dei giovani, come ha affermato il dirigente scolastico, prof.  Daniele Sordoni, li ha accolti per due tappe al Teatro La Fenice (31 marzo e 1 aprile). Spettatori gli stessi studenti che sabato mattina si sono riuniti nell’Aula Magna del nostro liceo per un colloquio con i due attori.

«L’idea è stata quella di riprendere L’Orlando furioso di Ariosto e di ritoccarlo per renderlo più coinvolgente e adatto ad un pubblico che è diverso da quello di cinquecento anni fa» – ci ha detto  Accorsi. «Oggigiorno siamo abituati a ritmi diversi. Il teatro compete con il cinema, che è rapido e immediato. Ecco quindi che un classico deve essere reso più fruibile in base all’immaginario collettivo».

Semplice, a volte, comprendere la modernità dei grandi autori del passato. Lo stesso Ariosto, che ci è più vicino di quanto si possa immaginare, precursore di soap opera e serie televisive, intervallava le sue opere con riferimenti all’attualità del suo tempo. E questo è ciò a cui è da sempre deputato il teatro, uno «specchio della realtà». Più difficile, invece, è cogliere la forza delle descrizioni e delle avventure nel momento della lettura. Per Marco Baliani, non è mai cosa si legge, ma come lo si legge: «Nelle scuole servirebbero professori con una voce tanto espressiva da far capire quanta vita ci sia in ogni parola, in grado di far sentire quanto sia strepitoso ciò che sta avvenendo in un dato verso».

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«Una tale forza comunicativa, però» – ha aggiunto Baliani- la possiede solo il teatro. «Sul palco si esagera. Chi recita -chi gioca– deve arrivare alle ultime file, trasmettendo con la voce, con il volto e con gesti ampli una pluralità di emozioni. In teatro chi piange deve farlo vedere con tutto il corpo, non basta una lacrima sulla guancia». Il cinema, invece, è verosimiglianza, perché lì – secondo Accorsi – « il corpo è un attrezzo che deve aiutare l’attore a sviluppare un’emozione che dovrà trasparire dal suo viso». Nel loro intervento, i due attori hanno anche ridimensionato l’eccessiva fiducia da sempre riposta nelle carriere d’artista, causa di aspettative troppo alte spesso amaramente disilluse. Anche il cinema e il teatro -ha sottolineato Baliani- vivono un momento di profonda crisi. «La corsa al dominio delle telecamere e dei palcoscenici è frenetica e forsennata. Ma, d’altro canto, chi sceglie il mestiere dell’attore non può risparmiarsi. La fatica è la gioia di fare teatro».

Alexandra Bastari 3ALi

 

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ABBATTERE IL “GENDER DIVIDE” PARTENDO DALLA SCUOLA. DUE CLASSI DEL MEDI PARTECIPANO A UN INCONTRO IN LINGUA SPAGNOLA SUGLI STEREOTIPI DI GENERE

Nel pomeriggio del 30 marzo, gli studenti della 3BLi e 4ALi del Liceo E. Medi, assieme ai loro coetanei dell’ITG “F. Corinaldesi”, hanno partecipato ad un incontro in lingua spagnola sugli stereotipi di genere, incontro che si è tenuto presso l’aula magna dell’Istituto Corinaldesi.

Marzia Bianchini, esperta di volontariato internazionale e progettista europea, con il supporto di Giuliana Lain, docente di lingua e cultura spagnola e di Maurizia Catena, docente di italiano,  ha provocato gli studenti per farli riflettere sul ruolo della donna e sulle immagini che in genere vengono associate alla figura femminile a partire dal mondo dei cartoni animati fino ad arrivare ai giornali, alla pubblicità, a internet. Il confronto ha suscitato diverse domande sui diritti riconosciuti e sulla definizione “sesso debole”.

Le donne – eroine di un mondo troppo ignorante e incapace di capire che le persone indipendentemente dal sesso devono avere totale libertà di espressione – partono in una posizione di svantaggio rispetto agli uomini, ad esempio, nel campo del lavoro, dove molte che lavorano tanto quanto gli uomini, ricevono salari inferiori e non hanno pari diritti ed opportunità.

Inoltre, grazie a una serie di video, ci è stato possibile individuare i retroterra più remoti della condizione sfavorevole della donna. Gli studenti hanno svolto un lavoro di gruppo, riflettendo insieme sul “perché” di certi modelli preconfezionati, che tendono a limitare la libertà femminile e accentuare artificialmente la fragilità presunta e la sottomissione all’uomo.

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Un momento proprio utile e prezioso sia per la pratica della lingua spagnola sia per l’approfondimento di un tema attuale di grande importanza sul quale non dobbiamo mai abbassare la guardia, nella consapevolezza che i cambiamenti sono possibili. Basta impegnarsi con consapevolezza e convinzione nel difendere i diritti e la libertà di essere e di scegliere. Questo il messaggio di Marzia Bianchini.

Valentina Borsci (3 BLi)

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TEMPO DI SPORT PER I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL BIENNIO

Mercoledì 29 marzo si è svolta per tutte le classi del primo biennio la giornata dello sport. Dalle 8.30 alle 11.30 i ragazzi, divisi in gruppi, si sono cimentati in diverse attività sportive. Alle prime e alle seconde del linguistico, seguite dalla prof. ssa Ciattaglia è toccato il Badminton nella palestra dell’ITCG Corinaldesi, mentre la 1CLi e tre seconde delle Scienze Applicate hanno giocato a pallavolo sotto la supervisione del prof. Consolini.

Tre prime delle Scienze Applicate (1BSA,1CSA, 1DSA) e due seconde del linguistico (2CLi, 2DLi) si sono ritrovate con la prof.ssa Spadoni al campo Footbal 93 per un’emozionante partita a calcetto. Al centro Tennistavolo, insieme al prof. Apolloni, le quattro seconde dello scientifico tradizionale si sono misurate con quella che è a tutti gli effetti una disciplina olimpica, il tennistavolo da non confondere con il ping-pong, che è praticato principalmente per svago e divertimento.

Per finire, le classi prime del tradizionale (1ASA, 1ASc, 1BSc, 1CSc), guidate dal prof. Lucchetti hanno avuto l’occasione di sperimentare un nuovo sport, l’ Ultimate Frisbee, inventato alla fine degli anni ’60 nei campus americani e praticato in Italia solo da poco.

Una giornata diversa dal solito, all’insegna del movimento, ma non meno impegnativa per i ragazzi e le ragazze del biennio. Del resto, come recita il famoso motto, per una mente sana ci vuole un corpo sano!

Mariem Barnat (1BLi)

 

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“CICERONI PER UN GIORNO” ALLA SCOPERTA DEI TESORI DI SENIGALLIA. GLI STUDENTI DEL MEDI PARTECIPANO ALLE GIORNATE DEL FAI

Il 25 e il 26 marzo si è svolta la venticinquesima edizione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano), l’appuntamento per scoprire e riscoprire il patrimonio di bellezze storiche, artistiche e paesaggistiche del nostro territorio.

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Per chi non sapesse cos’è, il FAI è una fondazione nazionale senza scopo di lucro che dal 1975 ha salvato, restaurato e aperto al pubblico monumenti e luoghi che fanno parte del patrimonio artistico e naturalistico italiano. La sua missione è di promuovere in concreto una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità.

Dal 1996 il FAI promuove il progetto “Apprendisti Ciceroni” al quale hanno aderito i ragazzi della 3BSA guidati dal prof. Mengucci Marcello, docente di disegno e di storia dell’arte. Accompagnati dagli studenti, dislocati in vari punti del centro cittadino, in corrispondenza dei monumenti più significativi, i turisti, divisi in piccoli gruppi, hanno avuto l’occasione di conoscere più da vicino angoli, edifici, strade, piazze della città dal punto di vista storico e architettonico: l’Auditorium San Rocco, gli Orti del Vescovo, l’Episcopio, il Duomo, Palazzo Becci, solo per citarne alcuni.

Numerosi i cittadini che hanno aderito all’iniziativa, soprattutto nella giornata di domenica. Un’esperienza utile e stimolante per gli studenti che hanno avuto l’opportunità di approfondire la storia e l’arte del territorio in un contesto diverso e forse più stimolante dell’aula scolastica.

Nicola Sebastianelli (3BSa)

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LA MAGICA CREW DEI JOLOGIK INCANTA I GIUDICI DI ITALIA’S GOT TALENT. NEL GRUPPO ANCHE ALCUNI STUDENTI DEL NOSTRO LICEO

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Energia, ritmo e stile. Ecco il mix esplosivo che i Jologik hanno portato sul palco di Italia’s got talent. La crew senigalliese si è esibita nella trasmissione andata in onda venerdì 24 marzo alle ore 21.45 su Skyuno e su TV8 ed ha “fatto centro”: giudici entusiasti e possibilità di accedere alle semifinali. Notati da alcuni talent scout dello show in occasione della vittoria del best show del contest di Street Fighters World Tour di Riccione lo scorso luglio, i ragazzi sono stati invitati a partecipare ai casting del programma e di certo non hanno deluso le aspettative.

“Il gruppo Jologik”- spiega Giorgia D’Emidio, insegnante e coreografa della crew – “esiste da quattro anni: è un progetto professionale ed umano che ha unito dei ragazzi giovanissimi, già allievi del Nirvana centro studi danza”. Sei dei quindici componenti frequentano il nostro: Rachele Manocchi, Caterina Marinelli, Caterina Moretti, Sofia Pierfederici, Sara Vitali e Marco Mandolini.  “L’esperienza a Italia’s got talent è stata diversa dai concorsi per cui siamo abituati a gareggiare” – ci ha rivelato Marco Mandolini, uno dei quindici ballerini – “E’ stata un’esperienza nuova che ci ha dato la possibilità di esibirci davanti a un pubblico nazionale. Comunque vada, è già un ottimo risultato. Siamo soddisfatti”.

E’ grazie alla passione e alla dedizione che i ragazzi sono disposti a compiere quotidianamente molti sacrifici per conciliare studio e allenamento. Sacrifici premiati dai complimenti dei giudici di Italia’s got talent e dalla standing ovation del pubblico. “La mia crew preferita di quest’edizione”- ha dichiarato Nina Zilli, notoriamente severa e poco incline a complimenti, rimasta sbalordita dalla coreografia e dall’inedita scenografia della scalinata.

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Il gruppo, forte della presenza femminile (11 ragazze su 15 ballerini), ha colpito particolarmente sia Luciana Littizzetto che Frank Matano, per il quale i Jologik possono tranquillamente surclassare le crew americane. Ha forse intuito il loro sogno? Beh, l’unica certezza, se dovessero passare, è che daranno filo da torcere a tutti i concorrenti che accederanno alle semifinali e, raccogliendo l’auspicio di Nina Zilli, non sarà una sorpresa vederli esibirsi in finale.

Filippo Nardella (4Bsc)

 

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QUALE FUTURO PER L’EUROPA? A 60 ANNI DAL TRATTATO DI ROMA È OPPORTUNO RIFONDARE L’UE GUARDANDO ALLE SPERANZE DEI GIOVANI, NON SOLO ALLA CRESCITA ECONOMICA

Mercoledì 22 marzo, si è svolto nel consiglio regionale di Ancona un incontro per discutere e affrontare le tematiche riguardanti la situazione dell’Europa odierna in vista della Marcia della Pace che si terrà a Roma il 5 e il 6 maggio. Alla giornata hanno partecipato alcuni ragazzi delle classi 3DSc e 3BLi del nostro liceo. Durante la mattinata si è parlato a lungo di quanto sia cambiato il panorama europeo in questi anni e di quanto tale fenomeno sia preoccupante. Infatti sin dai primi passi, nel 1957, volti a creare un’Europa unita, vi sono stati numerosi trattati, leggi e riforme che hanno garantito pace e armonia tra i diversi popoli. Hanno reso l’Europa un territorio libero, privo di frontiere e guerre. Tuttavia è evidente come ormai questo spirito di fraternità abbia lasciato spazio ad un individualismo e ad una competizione che stanno logorando la stessa dignità umana ed europea. Molti degli interventi della mattinata hanno, infatti, analizzato proprio questo concetto di “competizione”, figlio di una società in cui non è importante l’individuo in sé, ma la sua competitività economica.

Su tale concetto si è difatti incentrato l’intervento del professor Roberto Mancini, docente di Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Egli ha evidenziato come l’uomo, nell’Europa di oggi, non sia altro se non una risorsa per l’economia. Un’economia fine a se stessa, che detta regole e che obbliga ogni Stato europeo a conformarsi a determinati parametri, distruggendo così, non solo la cultura di ogni popolo ma anche gli equilibri naturali su cui questa si basa. Sul progetto iniziale di un’Europa democratica, pacifica ed unita, ha dunque prevalso l’idea di una crescita continua e inarrestabile che, dallo stesso Mancini è stata definita come una “crescita della crescita”. Ma l’Europa di oggi non rappresenta solo questo mercato economico comune distruttivo.  E’ anche triste sinonimo di eccessiva burocrazia o di provvedimenti poco utili, che raggirano le difficoltà senza affrontarle. Per questo assistiamo a un conflitto generazionale mai visto in precedenza, in cui gli adulti creano sempre più ostacoli a quel futuro che dicono tanto essere dei giovani ma su cui i giovani non hanno alcun diritto. Non hanno nessun diritto nella scelta del proprio futuro, bensì solo il dovere di adattarsi ai continui cambiamenti di una società in cui i problemi non si risolvono ma si creano.

La necessità di “trasformare”, di creare una nuova Europa in cui garantire un dialogo tra tutti i popoli ed instaurare un rapporto con i giovani, è dunque più che mai una necessità. Bisogna tuttavia creare un clima di fiducia. Una fiducia “trasformista”, grazie alla quale sia possibile cambiare forma a questa Europa del mercato. L’economia dovrà ritornare ad essere una risorsa comune per la democrazia e non viceversa. L’umanità dovrà consolidare nuove coscienze sulla dignità e sui diritti. Ma per garantire questo cambiamento è fondamentale non solo il ruolo di chi oggi governa, ma di chi governerà domani: è importante il ruolo dei giovani. Questi però non potranno formarsi da soli. Sotto questo aspetto, la scuola ha un ruolo di primissimo piano.

Non dovrà solo formare i giovani ma dovrà offrire loro strumenti concreti che aiutino a vivere. Le discipline non avranno solo un semplice scopo didattico, ma dovranno dialogare tra loro per fornire una visione più ampia della realtà al di fuori dell’istituto scolastico. La scuola dovrà divenire etica, morale e il sapere non dovrà più essere un “sapere individuale”, ma un elemento a disposizione di tutti, col quale aiutare l’integrazione, la condivisione. Un sapere che rigenererà un dibattito in grado di affrontare i problemi e non raggirarli. L’Europa del futuro dovrà avere un altro volto. Dovrà essere uno spazio dove conviveranno democrazia, serenità e libertà, dove i giovani saranno i proprietari del loro futuro e non schiavi.  Sarà una trasformazione che richiederà sforzi e sacrifici come quelli di 60 anni fa, quando due prigionieri politici, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, hanno perseguito il loro sogno di creare un’Europa unita, sostituendo il diritto alle armi, la pace alla guerra. Oggi è necessario ridar voce a quel pensiero di Europa!

Alessandra Gargano (3Dsc)

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I GIOVANI E LA SCUOLA PER UNA NUOVA EUROPA. DUE CLASSI DEL MEDI PARTECIPANO ALL’INCONTRO ORGANIZZATO DALL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLE MARCHE PER CELEBRARE I 60 ANNI DEL TRATTATO DI ROMA

La classe 3Bli e alcuni alunni della 3Dsc hanno partecipato ad un incontro sui 60 anni dell’Europa il 22 marzo, presso la sede del consiglio regionale ad Ancona. In apertura è stato proiettato un video che descriveva la nascita della nostra Europa e dei suoi trattati, dal 25 marzo 1957. Tra le quattro iniziative che hanno contribuito a far nascere lo spiritosoprattutto tra le giovani generazioni, c’è senza dubbio il progetto Erasmus, attivo da ormai 30 anni. Grazie ad esso più di 58000 ragazzi e ragazze hanno avuto la possibilità di studiare e di formarsi nelle università dei Paesi dell’UE. E’ un’opportunità che andrebbe estesa a tutti.

 

Un altro aspetto da migliorare è legato del rispetto di tutti i diritti, alla lotta contro ogni forma di discriminazione e ai fenomeni terroristici.  Abbiamo ascoltato con interesse numerosi interventi tenuti dal presidente e dal vice-presidente degli enti locali che si occupano di pace e dei diritti umani, da docenti universitari e dirigenti scolastici. Il primo relatore, Roberto Mancini, docente di filosofia teoretica all’Università di Macerata, ha affermato che l’umanità sta insieme solamente se vede se stessa come una comunità solidale. È necessario, quindi, porsi dei valori, ovvero uno spazio che preveda la pace e la fraternità, cioè il prendersi cura di ogni persona, la creazione di una comunità democratica, per imparare a convivere senza discriminazioni.

È stata poi chiamata in causa la scuola, anche da un altro relatore, Italo Fiorin, direttore della scuola di alta formazione Eis (educare all’incontro e alla solidarietà) alla Lumsa di Roma e dal prof. Daniele Sordoni, dirigente del nostro istituto: proprio da questo incontro deve partire il percorso di ogni studente verso la piena consapevolezza di cittadino dotato di una formazione etica solida.

Sono  intervenuti anche i nostri compagni, affiancati anche da ragazzi dell’Istituto Tecnico F. Corinaldesi, dell’Istituto Comprensivo Padalino di Fano e l’’Istituto superiore Savoia-Benincasa di Ancona, illustrandoci i progetti a cui hanno partecipato e le iniziative promosse dalla rispettive scuole. L’incontro ci ha dato la possibilità di scoprire e apprezzare le molteplici dimensioni della cittadinanza locale ed europea, convincendoci che  sono possibili soluzioni  capaci di migliorare il futuro di tutti.

 Giovanna Tarsi (3BLi)

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IN MARCIA CONTRO LA MAFIA. NEL CORTEO DI LIBERA A GROTTAMMARE ANCHE DUE CLASSI DEL NOSTRO LICEO

 

 

Recentemente abbiamo sentito parlare molto di mafia. Negli ultimi giorni, poi, sono stati mandati in onda molti reportage sulle attività di “Libera”, l’associazione fondata da don Ciotti, e sulle sue campagne di denuncia contro la criminalità organizzata finalizzate a promuovere la cultura della legalità e il rispetto tra le persone.

I professori delle classi 2Asc e 2Bsc hanno ritenuto utile che anche gli studenti partecipassero a una di queste iniziative che si è tenuta il 21 marzo a Grottammare (AP): una marcia organizzata dalle autorità amministrative locali e da Libera. Al corteo hanno preso parte moltissimi ragazzi provenienti da diverse scuole secondarie della Regione, ragazzi che, partecipando a uno dei tanti progetti di Libera, hanno avuto la possibilità di vivere l’esperienza piena e concreta della protesta contro la criminalità mafiosa.

Dopo una lunga camminata all’interno della città, l’evento, dedicato alle numerose vittime innocenti della violenza  mafiosa, si è concluso con la lettura da parte dei manifestanti dei nomi di tutti coloro che sono caduti per difendere la legalità contro lo strapotere della criminalità organizzata. Un momento solenne, vissuto dai partecipanti con grande coinvolgimento, che ha permesso loro di comprendere quale sia la portata e quali sono le conseguenze del fenomeno mafioso nel nostro Paese.

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La marcia e la commemorazione delle vittime di mafia è stata un monito, nonché un invito ad impegnarsi attivamente nelle attività finalizzate all’eliminazione degli atteggiamenti criminosi, personali e collettivi. Una convivenza civica migliore parte dal presupposto che ognuno di noi debba impegnarsi nel rendere migliore prima se stesso e poi gli altri.

Un alunno della 2ASc

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GEMELLAGGIO SPAGNA-ITALIA PER LE RAGAZZE DELLA 3ALI. DIARIO DI BORDO DI UN’ESPERIENZA UNICA

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4 marzo 2017:
ACCOGLIERE

Accogliere significa anche temere il confronto, e noi ora lo sappiamo bene. All’aeroporto Marconi di Bologna i nostri venti partner spagnoli sembravano non arrivare mai. Il ritardo nutriva l’ansia, l’attesa infiammava l’eccitazione. La scritta “Arrivals” sopra le porte quasi sfrigolava, ma nessuno ci badava davvero. Ciò che era fondamentale era presentarsi con un sorriso, con un conforto dopo la lunga traversata. Si sentiranno a casa? Perché non parlano? Non siamo riusciti a metterli a loro agio? Il silenzio del loro ingresso ci ha lasciato interdette e imbarazzate. Chi l’ha detto che la Spagna è nostra cugina? Sembra così diversa da noi.

5 marzo 2017:
LA CULTURA E LE PICCOLE REALTA’ LOCALI

Corinaldo li ha sorpresi tutti, dal primo all’ultimo. E’ un pueblo pequeño, con troppe scale, così diverso dal frastuono di Madrid. La piccola esibizione del gruppo degli sbandieratori del paese, però, li ha colpiti. Elisa sembrava guidare il gruppo con tranquillità e maestria. Guardavamo le bandiere che roteavano, si rincorrevano e si incontravano in aria. Non lo abbiamo detto, ma silenziosamente immaginavamo che anche il nostro tricolore e la loro Rojigualda potessero stringere amicizia e danzare assieme con la stessa mite armonia.

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6 marzo 2017: SENIGALLIA

Non siamo stati mai abituati a definirlo un castello. Per noi è un luogo di ritrovo, una compagnia fissa. I castelli sono diversi, sono più eleganti, magari arroccati su un’altura che domina una vallata. Senigallia invece è pianeggiante, senza vicoli impervi, spalancata con pacatezza sul mare. La Rocca non ci sembrava affatto un castello, prima di questo momento. Era un’imponente fortezza militare chiusa dentro un contesto cittadino. I ragazzi spagnoli hanno però apprezzato la possanza delle sue pareti, la semplicità di stampo romano, la severità quasi spartana delle sue stanze vuote, il labirinto di storia che si affaccia sulla spiaggia.

 

7 marzo 2017:
ANCONA

Senigallia, la Sena Gallica di un tempo, è sorta dalle ceneri di un antico castrum romano. Ancona invece è così bianca che sembra greca. Abbiamo spiegato ai nostri partner che è il gomito dell’Italia che si protende sull’Adriatico, e che sarebbe apparsa un po’ più pittoresca se fossimo riusciti a vederla senza ombrelli, evitando di incappare in pozzanghere melmose.La pioggia ci ha costretto a rendere inevitabile un giro di shopping per il corso. Nei negozi si trovava un po’ di tepore. Le buste con gli acquisti pendevano quasi solamente dalle braccia di noi italiane. Loro non sembravano uscirne particolarmente soddisfatti: vince sicuramente la moda madrilena.

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8 marzo 2017:
(DONNE) IN ESCURSIONE

La nostra classe pullulava di mimose. Abbiamo regalato qualche rametto anche alle quattordici giovani spagnole che ospitiamo. Abbiamo spiegato loro che in Italia si chiama “festa”, quella delle donne, “fiesta de las mujeres”. In Spagna si chiama semplicemente “dìa de las mujeres”, la giornata delle donne. Noi però preferiamo il termine italiano. Dopo l’escursione sul Monte Conero, accompagnati dal docente di scienze Marco Ferretti, siamo scesi alla baia di Portonovo. Il mare lambiva la spiaggia. Soffiava un vento gelido. Noi italiane non ci avvicinavamo all’acqua. Preferivamo non bagnarci le scarpe. I ragazzi madrileni erano invece euforici, come se fossero al cospetto di un dio raro. Quasi ci siamo sentite in colpa per aver considerato il mare un amico tanto scontato.

 

9 marzo 2017:
LA CITTA’ PESCE SUL MARE

Venezia: essenzialmente acqua, ponti e colori, ma molto di più. Nel 2000, Tiziano Scarpa la definì <<un pesce>>. E’ proprio questa la sua forma, che richiama ancora una volta il suo unico ed inconfondibile “marchio marittimo”. La mattinata era ventilata ma mite. Riva degli Schiavoni, Il Palazzo Ducale e Piazza San Marco rilucevano sotto il sole quieto. Nella sua perfezione visiva, nel suo influsso romantico, però, Venezia non è pura. Acquista spessore nella sua varietà, nella sua ricchezza stilistica. E’ bizantina, romanica, gotica, barocca, neoclassica. E’ una Venezia bianca, proprio come il colore: unica e pulita, ma assorbe in sé le sfumature più versatili, le somma, le mescola, le confonde. Labirintica e urbanisticamente ripetitiva –con le sue viuzze serpeggianti e i suoi ponti stretti- c’è però una costante, che si presenta sempre, per essere ammirata da ogni angolazione: il Canal Grande. Sembra rimasto intatto dai tempi di Canaletto. Il vedutista settecentesco forse voleva offrirci l’immagine di un panorama che non avrà eguali nella storia: è troppo unica Venezia, lasciamola così, non cambiamola.

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10 marzo 2017:L’INCONTRO CON IL SINDACO

<<Da oggi voglio essere chiamato alcalde, mi piace.>> E’ così che il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi ci ha ricevuto nella sala del ayuntamiento, in Piazza Roma. Era strano, per noi, sentirlo chiamare come el palacio del gobierno: è un termine troppo tecnico e ufficiale. Eppure l’incontro è stato proprio tale. Il nostro alcalde ha ribadito l’importanza del nostro intercambio, il primo passo per avvicinarci al concetto di Europa, abbattendo confini e barriere e invitando ognuno di noi a vivere l’esperienza come una settimana fondamentale per arricchirci culturalmente e umanamente, riconoscendo e accettando le differenze che ci distanziano. In realtà, ora, al termine di questi sette giorni, preferiamo notare le caratteristiche comuni che ci avvicinano.

11 marzo 2017. ¡HASTA PRONTO, ESPANA

Si contavano sulle dita di una mano i ragazzi che sono riusciti a trattenere le lacrime, davanti a quell’autobus pronto ad accompagnare i nostri partner –per molti divenuti dei fratelli e delle sorelle- all’aeroporto di Bologna. Si ritornerà alla routina, riprenderanno le lezioni e le interrogazioni, ma sarà tutto più ammorbidito da una certezza: il conto alla rovescia è già iniziato. Manca poco più di un mese e nos vemos en la capital, nella ciudad que nunca duerme. Ora tocca a noi. ¡De Madrid hasta el cielo!

Alexandra Bastari (3ALi)

 

 

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LA MATEMATICA CHE CI CIRCONDA: NON SOLO NUMERI, MA VERA FORMA D’ARTE

Fin da piccoli siamo stati abituati a vedere la matematica come un insieme di numeri, operazioni, problemi, sostanzialmente come un ostacolo difficile da superare. E’ veramente una materia così astratta e poco utile a livello di vita quotidiana? Una possibile risposta a questa domanda viene data dal film “Una magia saracena”, che alcune classi secondo hanno avuto l’opportunità di vedere in occasione della giornata del “Pi Greco Day”.

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Il film ha una trama abbastanza semplice, ma, allo stesso tempo, originale. In una società futura ed immaginaria, agli uomini è vietato ogni tipo di espressione artistica, scientifica e anche umana. Grazie alla totale digitalizzazione, imposta dallo stato, è possibile rintracciare e controllare le attività di ogni singola persona. A questa repressione totale, si contrappone un gruppo di ribelli, chiamati “foolish”, i quali, nonostante siano consapevoli di andare contro le rigide regole del regime, si ostinano a scrivere a mano, dipingere, studiare i classici e le varie scienze. I loro buoni propositi vengono messi a dura prova dall’arresto di Leonardo, il capo della rivolta, un uomo molto colto, sicuro di sé e dall’inconsueta pacatezza. Ostinato a voler diffondere i sui ideali, durante la permanenza in carcere racconta ai suoi compagni (e a tutti gli spettatori) la storia della matematica, vedendola come una vera e propria arte.

E’ qui che personaggi fondamentali quali Euclide, Pitagora, Cartesio, Fibonacci e Archimede prendono vita in situazioni strettamente legate alla quotidianità, nelle quali li vediamo sviluppare le loro teorie. Ed è proprio vedendo queste scene: Archimede alla prese con un catino d’acqua o Fibonacci che tenta di stupire la folla con dei conigli, che ci rendiamo conto che la matematica non è poi così distante dalla realtà. Anzi, è una vera e propria forma di arte che guida ognuno di noi anche nella più semplice azione. Perché come diceva Galileo Galilei :“Se l’uomo non sapesse di matematica, non si eleverebbe di un sol palmo da terra”.

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A chiudere questa giornata a tema, due momenti molto interessanti: da una parte l’intervento di una rappresentate dell’associazione “Spettacoli di Matematica”, promotrice dell’evento e della divulgazione della matematica nelle scuole, dall’altra la presentazione del progetto fotografico “Mathsfera”, volto ad analizzare gli oggetti matematici che ci circondano con occhi consapevoli e critici.

(Giovanni Casagrande 2C SC)

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TRE ESERCIZI DI SCRITTURA CREATIVA. TRE MISTERI DA DECIFRARE…

 

Spremete le meningi e indovinate gli oggetti misteriosi mirabilmente evocati dai ragazzi di 1BLi in questi tre originali esercizi di scrittura creativa. Ecco il primo:

Un boato.

La luce squarcia il buio.

La quiete della notte si spezza e la pioggia cade.

Cade silenziosa, sola, unica, rinfrescante.

Mi bagna i capelli e le mie molteplici braccia.

Mi accarezza il corpo.

E, ad un tratto, scivola via, come un sasso nell’acqua.

Tutto nel silenzio più assoluto.

Nel silenzio spezzato ogni tanto da tuoni.

Il buio regna, come un re nel suo castello.

Come un imperatore sui suoi sudditi.

La pioggia non mi fa sentire solo.

Mi rende libero.

Mi lascia fuggire dal caldo estivo.

Tutto tace intorno a me.

Nessuno assiste a questo oscuro spettacolo.

A questo spettacolo che mi rende vivo, che mi fa sentire forte, potente.

Tengo i piedi piantati a terra mentre il vento mi scuote.

Mentre mi sibila dentro, come un serpente invaso dalla solitudine.

Mi scuote la chioma, come se lei potesse fuggire con lui.

Soffia nelle mie cavità lasciandomi vuoto.

La pioggia mi lava.

Il vento mi asciuga, porta via le mie imperfezioni, i miei spigoli, rendendomi migliore.

Il sibilo del vento, adesso, tace.

La pioggia smette di cadere.

Le ultime gocce mi bagnano il viso.

I tuoni smettono di risuonare, i lampi di illuminare.

E, all’orizzonte, fa capolino il sole.

Mi bacia con i suoi raggi dorati, mi illumina la corazza.

Poi mi sorride ed il mondo inizia a parlare.

Inizia a vivere.

(Matilde Sebastiani 1B Li)

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Il secondo:

 

“Calpestata, accarezzata, strappata, lanciata, presa e poi lasciata. Nasco con il timore di mostrare tutta la mia bellezza perchè poi verrà apprezzata da pochi. Osservo albe e tramonti stupefacenti immortalati da chi non sa godersi quel panorama.

Allegra come l’estate, triste come l’inverno. Piango insieme alla pioggia e sorrido con il sole.

Nessuno sa come mi sento, solo quei pochi poeti. Non viene mai insegnato a scuola che anch’io vivo e sono capace di provare sentimenti e dolori. Dolori come quelli di quando vengo schiacciata, da chiunque, adulti e bambini, fa male persino chi va in punta di piedi.

Vorrei rinascere vicino ad un fiume, lontano dal mondo e dalle persone, distante dalle sofferenze”.

(Milica Zvicer, 1B Li)

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Per finire, il terzo:

 

“Le nuvole piangono. Fa freddo qua fuori. E’ ora di dormire, inizio a chiudermi ripensando a questa monotona giornata.

All’alba mi apro, qualche insetto viene a farmi compagnia, i raggi solari continuano a riscaldarmi e il soffio del cielo mi fa ballare come una piccola trottola.

Ancora è presto, non si sente niente, solo le urla gioiose del fiume fortunato, lui è libero, può correre e scivolare fino ad arrivare al mare.

Io e i miei piccoli simili verdi non possiamo spostarci, qua siamo nati e qua moriremo. La mia morte sarà un momento gioioso per qualcuno, ma non per me. Verrò strappata da mia madre per poi essere regalata, forse di me ne faranno una corona, mi mangeranno oppure mi strapperanno i capelli per capire stupide situazioni sentimentali. Non dico di avere una vita dignitosa, perchè essere pestata non è bello, ma l’unica gioia (come dicono nel mondo lassù) è quella di portare felicità ai bambini, alle mamme e alle nonne”.

(Mariem Barnat 1B Li)

 

 

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IL PROF. ODIFREDDI OSPITE DEL MEDI PER PARLARE DI GALILEO. I DUBBI DELLA SCIENZA E LE VERITÀ RASSICURANTI DELLA FEDE

Scommetto che se qualcuno vi chiedesse chi è il più grande scrittore italiano di tutti i tempi nessuno esiterebbe a rispondere: “Dante”. Eppure Italo Calvino, che di letteratura se ne intendeva, ha risposto Galileo Galilei. Ma come può la Divina Commedia essere superata dal “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, un trattato scientifico e divulgativo?

Anche di questo ha parlato Piergiorgio Odifreddi, uno dei più grandi matematici e saggisti nel panorama italiano e non solo, che venerdì 10 marzo ha tenuto la conferenza “Il Galileo di Brecht e il Brecht del Galileo” rivolta a tutti i ragazzi delle classi quarte e quinte del nostro liceo.

Ha esordito invitando tutti noi a leggere l’opera di Galileo, non solo per la sua importanza letteraria o per le scoperte scientifiche, ma soprattutto per capire che non si deve credere ad una teoria senza verificarla. Anche il più grande matematico è fallibile e questo accade perché la scienza è in continua evoluzione: la teoria che è verificata oggi sarà messa in discussione e superata domani.

Galileo, afferma Odifreddi, era consapevole che il sapere non può ubbidire all’autorità indiscutibile dell’“ipse dixit”. Non era contrario alle teorie aristoteliche (che anzi erano molto innovative perché ipotizzate ben 2000 anni prima) ma ai dogmi che da queste erano scaturiti. È noto a tutti il difficile rapporto che la scienza aveva, e tuttora ha, con la fede e più in generale con la Chiesa e le sue istituzioni. Si è portati a negare anche l’evidenza pur di non accettare alcune verità “scomode” che fanno vacillare ogni nostra certezza. Così era nel 1600 quando Giordano Bruno e Galileo venivano processati per le loro teorie considerate eretiche, benché, nel caso del secondo, fossero verificate da osservazioni e esperimenti oggettivi. La paura di doversi arrendere all’evidenza era tale che i cardinali e gli inquisitori non vollero neanche osservare l’universo con il cannocchiale per non mettere in discussione i dogmi della loro fede.

Ma – come ha osservato Odifreddi – con il passare dei secoli il dialogo potere-scienza non è certo migliorato. Nel 1871 Darwin pubblica “L’origine dell’uomo”, ipotizzando l’origine dell’uomo dalla scimmia, teoria inammissibile dalla Chiesa per le ragioni che ben conosciamo. Allo stesso modo le teorie di Einstein furono accolte con scetticismo ed ancora oggi è difficile accettare alcuni progressi della scienza come la clonazione e la procreazione assistita.

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Non c’è dubbio. La conferenza è stata una vera provocazione per noi ragazzi, forse anche dissacrante nel confronti nell’idea di fede in sé. Ma in fondo il professor Odifreddi ha usato lo stesso tono provocatorio con cui Galileo quattrocento anni fa affermò le sue teorie e soprattutto l’autonomia e la continua evoluzione della scienza. Forse il tono che li accomuna non è altro che quello del sapere, che invita gli uomini ad abbandonare i dogmi e a credere soltanto a ciò che si può dimostrare. È un invito ad abituarsi all’incertezza, anche se molto spesso spaventa. D’altronde, se la matematica ha soltanto verità relative, in un mondo scritto in linguaggio matematico come potremmo ottenere verità assolute?

Linda Olivetti (4BSc)

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LA LOTTA CONTRO LA MAFIA NELLO SPETTACOLO DELLE AGENDE ROSSE ALLA FENICE

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Che cos’è la mafia? Non è una domanda semplice, tutt’altro, ma c’è ugualmente chi, di tanto in tanto, cerca di dare una risposta. E’ il caso di Angelo Corbo, agente di scorta del di Giovanni Falcone, sopravvissuto alla strage di Capaci, che proprio su questo ennesimo “mistero italiano” ha scritto un libro dal titolo Strage di Capaci. Paradossi, omissioni e altre dimenticanze .  “Nato negli anni Sessanta nel quartiere Noce di Palermo, frequenta la scuola primaria Edmondo De Amicis e, successivamente la scuola media Principessa Elena di Napoli. I suoi genitori temono l’ambiente palermitano, tendendo in questo modo ad isolarlo, ma, al tempo stesso, lo educano a rigorosi valori morali e di legalità……..”.

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Le vicende del libro sono state rappresentate sul palcoscenico da diverse compagnie teatrali per far conoscere al pubblico, soprattutto quello dei “più piccoli”, delle generazioni future, una realtà scomoda che viene a galla solo quando si verificano stragi o attentati.   “Agende Rosse” è una di queste.  Fondata da Salvatore Borsellino,fratello minore del magistrato  ucciso, la compagnia prende il nome dall’agenda di Paolo Borsellino, sparita dopo la strage di via D’Amelio. In quell’agenda Borsellino scriveva appunti personali, supposizioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia: “Più che una semplice agenda, era un vero e proprio diario personale.”

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Lo spettacolo allestito dalle Agende rosse, al quale hanno avuto la fortuna di assistere le terze e la quarte del nostro liceo sabato 4 marzo,  è una sorta  di quadro, la cui tela è costituita dall’esperienza dell’agente Corbo. Il messaggio  è il personaggio principale, ed è un messaggio complesso, per nulla banale.  “Faccio il poliziotto perché fin da ragazzo ho sento il compito di aiutare i più deboli” – ha dichiarato Corbo nell’incontro dibattito dopo lo spettacolo –  “Non si deve avere paura quando si fa qualcosa di giusto, soprattutto quando lo si fa per gli altri. Su questo la scuola è a buon punto, ma può fare di più: quando ero piccolo nessuna istituzione investiva in spettacoli del genere”. L’invito di Corbo è a rompere il silenzio e a “stare insieme perché la mafia colpisce chi è soli”.

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Richiama un po’ quel Giovanni Falcone che nel 1990 affermava che “la mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Corbo si è soffermato più volte sul giudice Falcone, richiamandone l’onestà e il rigore, ma anche l’amore per la moglie e l’affetto per gli amici. Ha parlato di come fosse difficile far parte della sua scorta, degli sforzi fatti da tutta la squadra, ma soprattutto di quanto ne sia valsa la pena. “lo guardavo vivere la sua vita, aspettando di vivere la mia”- ha confessato agli studenti. Ma Angelo lo rifarebbe comunque e non solo una volta. Perché il momento chiave della sua vita è stato il primo giorno di servizio quando, aprendo il portafoglio si è visto davanti il tesserino con la scritta “Corbo Angelo, agente della polizia di stato”. Per chiudere il cerchio, per la domanda “Che cos’è la Mafia?” c’è solo un’altra domanda come risposta: “Cosa non lo è?”.

Uno dei 950 spettatori (3BSA)

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SCRITTURA CREATIVA TRA I BANCHI DEL MEDI: LA PAROLA ALL’OGGETTO MISTERIOSO

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Non so cosa sono, tu lo sai? Mi ricordo solo che, prima di essere stato rinchiuso qua dentro, in questo piccolo spazio buio, ristretto, triste, ero un castello, un castelluccio, non molto imponente né tanto stravagante, ma sì, ero un castello.Mi riaffiorano alla mente pochi tratti di questa mia ultima metamorfosi, perché sì, devi sapere che io riesco cambiare forma: ad esempio in passato, la prima volta che mi estrassero da quella scatoletta quelle soffici manine di burro, quando ancora ero giovane e non molto maneggiabile, ero una pietra, se mi si poteva definire tale. Difatti le pietre hanno una forma e…non ce l’hanno: a seconda di come si guardano,infatti, non si può stabilire che aspetto abbiano le pietre di preciso. Possono essere piatte e allungate, strette e pesanti, compatte e resistenti. Perciò a quei tempi mi ero detto “Devo essere senz’altro una pietra”…ma poi, crescendo, ho capito che le pietre non si trasformano, non cambiano nel tempo, restano sempre loro stesse ed inoltre sono dure, massicce, impenetrabili, mentre io, sia in giovane età che ancora oggi, sono molle come un budino ed elastico come un chewing gum. Per finire le pietre, solitamente, hanno un colorito grigiastro oppure marrone e ce ne sono anche di rossastre, invece io, prima che mi sommergesse la polvere, ero di un bel verde acceso, uno di quelli che se li guardi troppo a lungo ti viene quasi il mal di testa! ma a quel piccoletto di un cucciolo d’uomo (mi piace definire così un bambino) non importava, perché gli ero molto simpatico.

Ricordo perfettamente il primo giorno che mi ha visto, proprio lì, sul davanzale della finestra, ancora ben confezionato e sigillato all’interno di quella multicolore scatoletta di plastica (oggi piena di polvere con tutti i disegni e le scritte sbiadite): si fiondò di scatto, prendendo la rincorsa e con un saltello afferrò il contenitore, squarciò in due la carta plastificata attorno, sollevò il coperchio e mi strinse fra le dita, poi iniziò a tastarmi, a scompormi, a ricompormi, a “piattellarmi”, ad arrotolarmi, a dividermi per poi ricominciare tutto da capo! Ah, che confusione! Ma era una bella sensazione in fin dei conti: il calore di quelle manine svelte e veloci, quei ditini laboriosi che mi impastavano e quel sorrisetto furbo di uno che se ne intende parecchio in questo mestiere; tutto ciò mi teneva compagnia ogni mattina. Andando avanti, anno dopo anno, la mia amicizia col cucciolo d’uomo diventava sempre più forte ed affiatata. Finché un giorno, d’estate, il cucciolo d’uomo decise di modellarmi a mo’ di castello: sinceramente, non mi ricordo tutti i particolari nei dettagli, ma mi sembra che avessi avuto una forma un po’ strana, bizzarra, quasi buffa direi, tant’è che ricordo anche altri cuccioli d’uomo attorno a me che mi fissavano. In quel momento pensai che si trattasse di una festa, una di quelle divertenti ed esilaranti in cui ognuno dà sfogo alla propria allegria, anche sé, purtroppo, non fu così; difatti vidi alla mia destra il mio amichetto che piangeva: aveva completamente la faccia rossa e gli occhi lucidi.  Improvvisamente provai un senso di dispiacere nei suoi confronti: perché stava piangendo? Tutti gli altri cuccioli d’uomo ridevano e scherzavano tra loro! Feci in tempo a pensare a qualche motivazione per quel che era avvenuto che subito sentii due manine che mi distruggevano, comprimendomi dall’alto verso il basso, un gesto simile all’uccisione di una mosca. Dopodiché, distrutto e martoriato da tanta furia, arrivai, dopo qualche rampa di scale, in una minuscola stanzetta buia e piena di polvere, con tanti oggetti sovrapposti sparsi qua e là. Alla fine vidi il mio amico, col volto coperto di lacrime, che mi reggeva davanti a sé, immobile e con uno sguardo strano, mai visto prima, ma non sembrava molto felice, anzi tutt’altro. Tant’è che subito dopo, mi pare di ricordare di essere stato scaraventato a terra con tale violenza da farmi perdere i sensi per parecchio tempo.

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E così ora, paralizzato ed immobile, tutto solo, me ne sto qui, ormai da tanti anni a giudicare dall’elevata quantità di polvere, a torturarmi su quel terribile episodio, di cui ancora non sono capace di trovare una spiegazione plausibile, ma in fondo non me ne stupisco…come posso capire gli altri se non conosco nemmeno me stesso? Come sono fatto? Che forma ho “di preciso”? Sempre ammesso che ce l’abbia una forma! La cosa che mi rattrista più di tutte però è quella di non riuscire a provare emozioni, delle “vere” emozioni: a quanto pare, non so se te ne sei accorto, ma quando il mio e unico cucciolo d’uomo mi prendeva per la prima volta fra le sue manine di burro, quando mi impiastrava tutto con i suoi strani attrezzi da lavoro, quando mi faceva viaggiare da un continente all’altro della casa, io ero felice, “davvero” felice. Quando invece mi mostrava per la prima volta agli altri cuccioli d’uomo, i quali poi ridevano e ridevano di gusto (quasi con cattiveria ora che ci rifletto meglio), facendo piangere il mio amichetto, così che questi mi portava nel posto più remoto di tutta la casa, sbattendomi a terra, andandosene indifferentemente, io ero dannatamente triste. Però, per quanto nella mia vita abbia provato delle emozioni, non sarò mai in grado, a malincuore, di sperimentare quelle “vere”, perché questa categoria di emozioni appartiene agli individui che le sanno anche condividere, criticare, rinnegare, sopprimere e soprattutto manifestare, in modo che anche gli altri le possano vedere, sentire, provare, vivere. Ma in fondo cosa mi sarei mai potuto aspettare da me stesso? Sono un oggetto io, non un uomo! Per quanti tipi di oggetti si trovino in tutto il mondo (e per mondo intendo quella casa del mio cucciolo d’uomo nella quale ho vissuto durante l’intera vita) l’unica cosa che siamo, noi tutti, capaci di fare “veramente” è esistere. Coloro che ci spostano da una parte all’altra della stanza, che ci osservano, ci modellano e che purtroppo, il più delle volte, ci dimenticano, sono gli uomini, i veri “inventori” delle emozioni, quali felicità, gioia, allegria, ma anche rabbia, tristezza, solitudine. Ecco: forse, e dico forse perché questa è l’ipotesi di uno senza un cervello, letteralmente, l’uomo, nel corso della storia, sarà anche riuscito ad  inventare, a modificare e ad ampliare le emozioni, ma c’è un’altra peculiarità di queste strane e particolari “forme di vita” alla quale non ha prestato la giusta attenzione: saperle gestire, sempre e in qualsiasi circostanza. E questo ve lo posso assicurare…altrimenti come ci sarei finito quassù da solo?

Chiara Mancini (1CLi)

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TUTTI FELICI E OMOLOGATI? ANCHE AL MEDI LA MODA DETTA LEGGE

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Come vestirsi è diventato il problema primario per i ragazzi: basta aggirarsi nei corridoi della scuola per rendersi conto che siamo tutti uguali. In questi ultimi anni l’aspetto fisico sta acquistando punti. Infatti basta guardare come il mondo della moda sia onnipresente nelle nostre vite. Prendiamo come esempio il nostro liceo: stesse scarpe, stessi pantaloni, stesse maglie, stessa mentalità. E’ per questo che la nostra opinione sugli altri è strettamente legato al modo in cui si vestono. Esiste una gerarchia sociale per la quale più si sale di grado più si è uguale agli altri; chi cerca di diversificarsi scende ogni giorno di grado fino ad essere considerato uno “sfigato”. È così che ogni giorno ci presentiamo al Medi. La cosa che allarma di più è il fatto che i ragazzi si vestano in base al giudizio della gente e non al gusto personale: una maglia alla moda la si mette non per gusto ma per fama. Ogni decennio è caratterizzato da mode diverse, ma quella dei nostri giorni, in particolare tra i ragazzi, è ossessiva. Infatti ogni mattina siamo tormentati dalla stessa domanda:” Come mi vesto?”

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I nostri ragazzi del Medi si dividono in quattro categorie. La prima, molto diffusa, è quella caratterizzata da maglie lunghe di marche come la Hoak e la  Paura,  skinny e scarpe dell’Adidas o le ultime versioni della Nike e tante altre. Questo non riguarda solo i ragazzi, ma anche alle ragazze. La seconda, anch’essa molto ambita, è caratterizzata da uno stile “universitario”: cappotti lunghi ed eleganti accompagnati da sciarpe di lana e, a volte, maglie con collo alto. La terza è la categoria appartenente ai “finti alternativi”, cioè coloro che fanno gli alternativi vestendosi in modo diverso, per differenziarsi dalla massa, ma in realtà fanno parte di un gruppo altrettanto omologato. La quarta è la nostra preferita ed è quella  di cui fanno parte quelle persone che si vestono secondo un gusto personale , senza tener troppo conto se sia alla moda o no.

Inutile prenderci in giro. Ognuno di noi dipende dalle mode. L’importante è essere comunque se stessi. Il più possibile.

Martina Cacace e Asya Allegrezza (3Bsc)

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Nuova veste, nuovo sito

Strano a dirsi, ma  un giornalino scolastico può diventare il bersaglio degli hackers che si divertono a “bucare” la rete per complicare la vita degli utenti o semplicemente per “dare fastidio”.

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E’ quello che è accaduto a LaMelaMedi.it. Per questo, abbiamo deciso di aprire una pagina web nuova nella speranza (forse vana) di sfuggire alle insidie dei pirati informatici. Racconteremo la vita della scuola, daremo voce a tutte le voci degli studenti che vorranno condividere con la comunità del Medi le loro idee, i loro sogni, il loro punto di vista sul mondo. Stay tuned, read and keep us posted!