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FINALI PROVINCIALI HIGH SCHOOL GAME 2017: IL MEDI TRIONFA!

4^Bsc e 5^Asa si guadagnano le nazionali a Civitavecchia, bene anche le altre classi

 

Entusiasmo e soddisfazione per gli studenti del liceo che stamattina hanno partecipato alla finale provinciale degli High School Game 2017 ad Ancona, presso l’Università politecnica delle Marche. Gli High School Game sono un quiz didattico-multimediale rivolto alle classi quarte e quinte degli istituti superiori di tutta Italia. Da anni questo progetto, che permette di “imparare divertendosi”, è proposto anche nella nostra scuola e il regolamento prevede che le prime tre classi quarte e quinte della fase di istituto possono accedere alla finale provinciale.

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Così ieri mattina alcuni ragazzi delle classi 4^Bsc, 4^Asc, 4^Cli,  5^Asa, 5^Bsa e 5^Csc, accompagnati dal prof. Simone Paolasini, hanno sfidato 86 classi provenienti da Marche e Umbria, rispondendo a domande sulla sicurezza stradale, sull’educazione ambientale e  su argomenti dicultura generale”. A passare alle nazionali la prima classe di ogni regione della categoria “sicurezza stradale” e la prima classe di ogni provincia della categoria “cultura generale”.

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Per la prima qualificata a livello regionale in “educazione ambientale” invece un premio alternativo, ancora da definire. Con spirito di squadra, determinazione e concentrazione, i nostri studenti hanno affrontato il quiz di trenta domande e alla fine sono stati ripagati con splendidi risultati. Per le classi quarte la classifica regionale nella sezione “cultura generale” ha visto al primo posto la 4^Bsc, che si è quindi guadagnata la finale nazionale e al secondo posto la 4^Asc.

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Per le classi quinte a trionfare nella stessa categoria è stata la 5^Asa (anche essa quindi qualificata per le nazionali), mentre la 5^Csc è stata comunque in vetta, al quinto posto. Una vittoria anche per la 5^Bsa, che si è aggiudicata il primo posto nella categoria “educazione ambientale”. Un’occasione di soddisfazione personale ma anche di orgoglio per i professori e per tutta la nostra scuola, che si è imposta sugli altri istituti della zona con punteggi molto alti.

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Le finali nazionali si terranno il 14 e 15 maggio a Civitavecchia, a bordo di una nave da crociera Grimaldi Lines, con circa 800 studenti da tutta Italia. In palio due crociere a Barcellona e altri prestigiosissimi premi. Ce la faranno i nostri a raggiungere anche questo obiettivo? Le premesse fanno ben sperare! Non ci resta che fare i complimenti e un grandissimo “in bocca al lupo” ai ragazzi!

Alice Fileni, 4^Bsc

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“TUTTO E’ ALLENABILE, TUTTO SI PUO’ COMUNICARE”. GLI STUDENTI DEL MEDI E DEL CORINALDESI A LEZIONE DI PSICODIZIONE CON LA DOTT.SSA CHIARA COMASTRI.

Giovedì 20 Aprile, dalle 11 alle 13, in Aula Magna, alcune classi dell’ITG Corinaldesi e del nostro liceo hanno partecipato a un incontro con Chiara Comastri, psicologa ed esperta di psicodizione. 42 anni, di Reggio Emilia, la dott.ssa Comastri ha ideato la metodologia della psicodizione e vanta molte esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione interpersonale, anche all’estero. La sua filosofia di vita, ci ha spiegato, è che tutti i problemi si possono risolvere, tutto è allenabile. Ce lo dice per esperienza personale, poiché lei stessa era balbuziente, eppure oggi parla normalmente e con grandi capacità davanti a numerose persone. Quali sono i problemi che possiamo avere nella comunicazione? Magari con amici in confidenza parliamo normalmente, invece, poi, al momento di una interrogazione o se dobbiamo parlare in pubblico, siamo presi dall’ansia.

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Per alcune persone questo è un ostacolo da superare, ed è superabile. Come ci ha detto Chiara, tutto è allenabile. La psicologa ha fatto esempi di compagni di classe che, probabilmente, tutti noi abbiamo, come chi studia a pappagallo e prende sempre voti alti, perché sa tutto a memoria, ma poi magari pecca nel ragionamento oppure chi esce a giocare tutti i giorni, ma riceve comunque voti alti. Questo perché ha dei metodi di studio più efficaci, o perché sfrutta al massimo le proprie capacità di ascolto e assorbe meglio i concetti e poi li sa comunicare. Persone che sanno tutta la lezione a memoria, ma, al momento dell’interrogazione, dicono frasi confuse, si confondo e non esprimono al meglio ciò che vogliono dire. Tutti noi nella vita siamo stati in ansia per qualcosa, tutti noi abbiamo sudato freddo, mangiato le unghie per nervosismo, sentito che ci mancava la saliva.

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La psicologa, a questo punto, ci ha rivolto una domanda ai ragazzi: “Cosa osserviamo in questi comportamenti?”. Nessuno ha risposto. Perché? Quasi tutti i presenti avrebbero saputo dare una risposta, ma per paura del giudizio degli altri tutti zitti. Questa sensazione va invertita, e la dott. ssa Comastri ha provato anche a darci alcuni piccoli consigli su come migliorare. Quando si ha un’idea, bisogna portarla in vita, anche la più banale, anche la più insignificante. In questa maniera ci sentiremo più appagati e soddisfatti. Anche con i professori a scuola, qualche volta non alziamo la mano per intervenire, mentre averlo fatto ci sarebbe stato di aiuto. Quante parole tratteniamo? All’età di 3 anni, eravamo così? O dicevamo qualsiasi cosa ci passasse per la testa? Perché col passare degli anni ci chiudiamo in noi stessi? Tutte queste sono domande che ci fanno riflettere. comastri3

La psicologa, allora, ci ha posto un’altra domanda. Cos’è la comunicazione? Stavolta qualcuno ha alzato la mano. “Farsi capire” – ha detto una ragazza. Risposta esatta, la comunicazione non è parlare bene, la comunicazione è uno scambio, io do a te, e tu dai a me. Comunicazione è ascolto e voglia di trasmettere un messaggio. Tutti noi abbiamo amici che sono logorroici, parlano bene, ma non c’è lo scambio, perché non c’è un ascolto interessato. L’incontro si è concluso con un piccolo gioco. Divisi a coppie, i ragazzi dovevano mantenere lo sguardo fisso e comunicare al proprio partner ripetendo una frase in modo e con toni ogni volta differenti.  E’ stata un’esperienza senza dubbio molto interessante, che ci ha fatto scoprire le sfumature nel modo di parlare che spesso non notiamo o alle quali comunque non diamo molta importanza.

Tommaso Bavosi – Francesco Marchesini 2BLi

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LA LEGALITÀ SECONDO GIUSEPPE COSTANZA. LA STORIA E LA TESTIMONIANZA DELL’AUTISTA DI FALCONE A 25 ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI.

Ancora una riflessione a margine sull’incontro del 12 aprile ad Ancona

La mafia è un fenomeno umano che, in quanto umano, è destinato ad avere un inizio e una fine. La mafia non è più come quella del film Il padrino degli anni ’70. La mafia che uccide non esiste più. Oggi si è inserita nelle istituzioni politiche e finanziarie attraverso la corruzione e il voto di scambio. L’obbiettivo della mafia di oggi è il potere e il denaro. Anche se si è istituzionalizzata rimane profondamente illegale. La domanda allora è che cos’è la legalità?

Legalità: Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone
(ANSA) – ANCONA, 12 APR – Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone. +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Secondo Giuseppe Costanza, autista di G. Falcone sopravvissuto alla strage di Capaci, la legalità è il rispetto per noi stessi, è collaborare per il bene degli altri e non permettere di compiere atti illegali. La legalità è anche lo star vicino alle forze dell’ordine che rappresentano lo Stato. In effetti, è quello che ha fatto lo stesso Giuseppe Costanza, che ha raccontato la sua storia mercoledì 12 aprile in occasione di un incontro sulla legalità al Teatro delle Muse ad Ancona.

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Costanza o Peppe era un’agente di Polizia ed era l’autista di Falcone. Col tempo tra i due si era instaurato un rapporto di amicizia talmente stretto che Peppe era diventato il barbiere personale del magistrato dato che Falcone non poteva uscire per motivi di sicurezza. Giuseppe, come tutti gli altri della scorta, era consapevole del fatto che rischiava la vita ogni giorno, ma era convinto di perseguire tale scelta perché credeva in Falcone ed era sicuro che egli avrebbe potuto cambiare l’Italia e renderla migliore. Tutto ciò perché innanzitutto aveva a cuore ogni persona e soprattutto la scorta a tal punto di voler viaggiare in macchina solo con l’autista. Frequentando la famiglia Falcone, Giuseppe vedeva inoltre che il magistrato, attraverso le numerose indagini e ricerche che svolgeva, aveva le capacità di vincere le cause e sconfiggere la mafia.

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Quanto alla strage del 1992, Giuseppe Costanza confessa di non ricordare molto o forse non vuole o non riesce a ricordare. Si sveglia in Ospedale: senza milza, con il fegato spappolato e un occhio completamente ustionato. Appena l’Ospedale lo rilascia Peppino (cosi lo chiamano gli amici) vuole subito andare a Capaci per cercare di capire e realizzare ciò che è successo. “Non è stato facile realizzare l’accaduto” dice Giuseppe Costanza con gli occhi lucidi. Ma il suo dolore poco dopo si è trasformato in rabbia perché nessuno ha dimostrato alcun interesse e nessuno ha cercato di indagare immediatamente sull’accaduto. Anzi , sin dall’inizio si è tentato di depistare le indagini e coprire i veri responsabili. Anche se Costanza sostiene che i colpevoli non sono soltanto coloro che hanno commesso l’attentato, ma sono sopratutto gli informatori, i magistrati corrotti e chi ha progettato in primis materialmente l’attentato.

Per 20 anni Costanza è stato emarginato perché considerato un testimone scomodo. Egli infatti ancora si chiede:“Perchè quando una persona è valida non deve più stare al potere? Perché coloro che sanno la verità devono vivere in uno stato di abbandono?”  Non è l’unico a porsi queste domande. Molti altri come il dottor Antonio Di Matteo sono stati  allontanati dallo Stato, dalla stampa e dalla gente. Antonio Di Matteo si occupa ancora delle stesse stragi di mafia ed è pendente da 3 anni perché sta cercando di portare avanti un processo alla trattativa tra politici e mafiosi. Di Matteo, da 15 anni, si muove con la scorta, non ha più una vita solo perché fa il suo dovere. Perché l’Italia è un paese così ingiusto?

Negli ultimi anni tali questioni sono finalmente riemerse. A 20 anni dalla strage, Peppe viene contattato da Giovanna Boni, direttrice del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca), che gli propone un tour in tutte le scuole d’Italia per raccontare la sua esperienze ed educare alla legalità.  Costanza afferma che i giovani sono il futuro e che essi saranno coloro che ripuliranno lo Stato. Vuole educare i ragazzi a non ripetere gli errori del passato, a non eleggere gli uomini o le donne sbagliati quali coloro che indicano chi votare e poi fanno un favore o danno del denaro. Peppe e soprattutto Alessandra Antonelli, avvocato e fondatrice dell’associazione Agende Rosse, vogliono mettere al primo posto la questione giustizia.

 

Ma sopratutto vogliono sottolineare che non è giusto che l’omicidio di Falcone e Borsellino siano interpretati come una sorta di vendetta da parte della mafia. Perché la mafia è un fenomeno umano  che ha una fine e siamo noi, esseri umani, che dobbiamo essere in grado di stabilirla.

Gala Ottavi (3ALi)

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A CASA DEL CONTE DRACULA. GLI STUDENTI DEL MEDI ALLA PROVA CON UNO SPETTACOLO IN LINGUA INGLESE

“Un italiano e due Inglesi” sembra l’incipit di una barzelletta e invece è il cast della compagnia “The play group”, che mercoledì ha messo in scena al teatro La Fenice di Senigallia la commedia sulla storia del più famoso personaggio della Transilvania, il conte Dracula.

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“Non capiremo nulla” era il timore di molti studenti alla vigilia dello spettacolo. Perciò ci siamo avviati a teatro con scarso entusiasmo e qualche perplessità.

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Nessuna introduzione, nessuna spiegazione, nessuna anticipazione sulla trama, poteva succedere di tutto! Invece gli attori sono riusciti a imbastire diverse scene e personaggi con forti caratterizzazioni oltre a “scoprire nuovi talenti” tra il pubblico, coinvolgendo nella recitazione tre ignare ragazze.

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Sarà stata la bravura degli attori, la loro capacità di catalizzare letteralmente la nostra attenzione… Fatto sta che la maggior parte di noi non solo ha compreso la trama, ma ha riso alle battute e si è immedesimata nella vicenda.

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Alla fine dello spettacolo gli applausi, al contrario delle domande, non sono mancati e siamo stati concordi nel definire molto positiva l’esperienza.

Francesco Pongetti (2CSc)

 

 

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EDUCARE ALLA LEGALITA’: AD ANCONA PARLA L’AUTISTA DI FACONE GIUSEPPE COSTANZA, SOPRAVVISSUTO ALLA STRAGE DI CAPACI

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Era fiducioso Paolo Borsellino quando pronunciò queste parole. Ora non c’è uomo che più di lui e del suo collega Giovanni Falcone potrebbe, con un po’ di sconforto, smentirle. Perché in realtà la storia sembra non insegnare niente, a volte. Ma un rinato ottimismo ha visto nel dialogo un punto di partenza per sradicare la mafia e fare terra bruciata attorno ai criminali che si nutrono del silenzio.

Il giudice Giovanni Falcone

La proposta alla base dell’incontro di mercoledì 12 aprile con centinaia di studenti di tutta la regione al Teatro delle Muse di Ancona è giunta dalla collaborazione della giunta provinciale studentesca. L’iniziativa Educare alla legalità si colloca come l’anello conclusivo di un lungo percorso organizzato dall’Istituto Podesti – Calzecchi Onesti, inagurato con la mostra itinerante “L’eredità di Falcone e Borsellino”. «A venticinque anni dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, bisogna sapere che la mafia ha cambiato solamente forma d’agire» – ha esordito il presidente dell’assemblea regionale Mastrovincenzo. «Si deve tenere alta la guardia anche nella nostra regione, perché il pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata è altissimo».

Iniziative simili, supportate dalle associazioni Libera e Agende Rosse, rientrano nella campagna di sensibilizzazione nelle scuole della legge n.107, che opera per sviluppare «comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità». È parte della proposta di legge sulla legalità, inoltre, rendere ogni cittadino consapevole delle ingiustizie perpetrate a danno dei servitori della lotta contro la criminalità organizzata, nonché della possibilità di gestire al meglio i beni confiscati alla mafia.

Con lo scopo di informare sulle stragi del ’92 e fare memoria delle vittime, ma anche dei sopravvissuti, non solo nel giorno dell’anniversario, preziosi sono stati gli interventi di Giuseppe Costanza, autista giudiziario del magistrato Falcone e superstite alla strage di Capaci, accompagnato dall’avvocatessa civile, portavoce e coordinatrice del comitato Agende Rosse Alessandra Antonelli.

Legalità: Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone
(ANSA) – ANCONA, 12 APR – Antonio Mastrovincenzo con Giuseppe Costanza, autista del magistrato Giovanni Falcone. +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

La storia di Costanza è contenuta nel libro biografico “Stato di abbandono” (2017), scritto da Riccardo Tessarini, che raccoglie non solo la testimonianza di un sopravvissuto miracolato, ma di un uomo al servizio dello Stato abbandonato dalle istituzioni, di un «illustre sconosciuto», di un «oramai invalido retrocesso a commesso di cui il tribunale di Palermo non sapeva che fare».

«La nuova nomina di Falcone da Procuratore Nazionale Antimafia faceva paura. Qualcuno non voleva che il giudice andasse a riprendere i casi irrisolti dell’89, come il fallito attentato dell’Addaura» -ha dichiarato Costanza. «Così come faceva paura anche il nuovo progetto di cui anche il suo collega, o forse fratello, Paolo Borsellino era firmatario: la nascita del pool, un gruppo di magistrati che condividono le stesse informazioni nell’ambito di indagini, un’idea sorta proprio in seguito all’assassinio di magistrati che si occupavano di indagini per mafia».

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Nella sua testimonianza, in cui ha presentato i modelli positivi di lotta contro la mafia dei due giudici siciliani uccisi, Costanza ha voluto ricordare anche l’umanità di Giovanni Falcone, «la cui vicinanza vale molto più di una medaglia d’oro al valor civile» un uomo che viveva nel suo ufficio e che studiava i fascicoli assieme alla moglie, tra un caffè e un altro, e che faceva del suo autista un ospite, un amico, un confidente. Costanza ha poi proseguito ribadendo l’importanza di individuare non solo i responsabili delle stragi, ma anche chi ha altri interessi nello Stato, perché la criminalità si infila anche nella macchina politica, nelle istituzioni, attraverso lo spesso sottovalutato strumento del voto. «Non esiste mafia senza corruzione, ed eliminarle entrambe significa garantire un’economia pulita e più posti di lavoro».

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«I mafiosi di una volta, che sparavano nelle strade, che facevano esplodere autobombe non esistono più» gli ha fatto eco l’avvocatessa Antonelli. «Non c’è più Il Padrino. Al Sud la mafia è colei che allunga banconote a chi non ha di che vivere per ottenere un favore in cambio. E’ così che si sovvenziona la corruzione». Raccogliere esperienze è un fondamentale snodo interdisciplinare nelle scuole. Perché, mentre la mente umana si difende e si scherma dimenticando la violenza, il nostro Paese ha più che mai bisogno di ricordare, supportare e di rispettare chi è in prima linea per contrastare i fenomeni di mafia. E iniziare informando i giovani è un’arma vincente.

Alexandra Bastari (3ALi)

 

 

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STUDENTI DEL MEDI E DELL’ITG CORINALDESI INSIEME PER CONOSCERE L’ALTRA FACCIA DEL MONDO. TRE INCONTRI PER IMPARARE A DIVENTARE CITTADINI ATTIVI

Alcuni studenti della nostra scuola e dell’ITG Corinaldesi hanno partecipato a un ciclo di tre incontri pomeridiani, dal 27 marzo al 5 aprile, dal titolo La otra cara de la moneda, tre occasioni per discutere insieme alle prof.sse Giuliana Lain, Francesca Berardi, Maurizia Catena sulla cittadinanza attiva. Due degli incontri si sono tenuti in lingua spagnola e hanno visto partecipazione di un gruppo di studenti spagnoli in intercambio con la 4BLi. Per il terzo – in italiano- è intervenuto Epifanio Grasso, sociologo ed esperto in comunicazione e marketing Non-profit. Si sono svolti a cavallo delle due scuole: due al Corinaldesi e l’ultimo al Medi.

Scopo dell’iniziativa sensibilizzare l’attenzione degli studenti sui temi degli stereotipi di genere e sull’influenza del marketing e della pubblicità nelle nostre scelte quotidiane.  Quest’ultimo, in particolare, è stato oggetto di interesse per una generazione come la nostra, “alienata” dai social e dall’esposizione continua alle immagini, ai selfie e condizionata da marchi, mode e tendenze. Quando acquistiamo un paio di scarpe Nike, dovremmo pensare a cosa c’è dietro, vale a dire a un grande multinazionale che genera profitti smisurati sfruttando i bambini.

Riflettere non basta. La cittadinanza attiva comporta la ricerca di soluzioni. Come combattere allora queste inaccettabili forme di ingiustizia sociale ed economica? La risposta è consapevolezza e collaborazione. Il relatore, Epifanio Grasso, ha ricordato che esistono molte associazioni non-profit che cercano di contrastare fenomeni di sfruttamento, ‘di fare marketing rimanendo brave persone’: “Libera Terra”, “AltroMercato”, “CTM” e “Bottega del Mondo”, la cui mission è garantire EQUITA’, SOSTENIBILITA’ E SOLIDARIETA’.

 Inoltre contributi e soluzioni attive che anche noi studenti potremmo mettere in atto sono la creazione di petizioni sul sito change. Abbiamo imparato molto dai tre incontri, anche sul piano socio-affettivo, e soprattutto abbiamo capito che non c’è soltanto il marketing commerciale che mira esclusivamente all’utile. Infatti il marketing sociale è estremamente importante perché può incoraggiare scelte e comportamenti corretti e responsabili a vantaggio della collettività . Il tempo che spendiamo in questi progetti è un dono che riceviamo e facciamo a noi stessi e agli altri, come potrebbe essere la donazione di sangue, come il dono dell’amore e dell’amicizia.

Isabella Bonsignore (4BLi)

 

 

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“PENSARE CON IL CUORE” PER COSTRUIRE UNA CULTURA DI ACCOGLIENZA E DI PACE. IL MESSAGGIO DI DON PIERLUIGI DI PIAZZA AGLI STUDENTI DEL NOSTRO LICEO CHE PARTECIPERANNO AL MEETING DI ROMA SULLA PACE

La mattina del 4 aprile la 3BLI e la 3DSC del nostro liceo hanno partecipato ad un incontro sulla pace all’ITG Corinaldesi, in preparazione al meeting di Roma del 5 e 6 maggio. Dopo il discorso introduttivo del dirigente, prof. Daniele Sordoni, sull’importanza dell’Enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, alcuni studenti del Corinaldesi mostrato un video relativo alle marce svolte nei meeting per la pace del 2014, 2015 (Udine) e 2016 (Assisi).

A parlare di pace in un mondo sempre più votato alla guerra, alla competizione e alla costruzione di barriere e di muri, è stato chi quotidianamente ha a che fare con le conseguenze terribili della mancanza di una cultura di pace. Si tratta di don Pierluigi Di Piazza. Per don Pierluigi, prete da 41 anni e da sempre in prima linea nella difesa dei deboli, «la fede non è mai un dogmatismo, ma sempre un viaggio insieme alle persone che si incontrano».

Nel 1992 ha fondato a Zugliano, vicino a Udine, un centro di accoglienza dedicato a padre Ernesto Balducci, che è «un vero laboratorio di convivenza fra diversi per cultura e uguali per dignità». Il centro accoglie persone in difficoltà, migranti, profughi, rifugiati politici, ma ha anche uno scopo culturale, perché cerca di condividere la cultura dell’accoglienza, di stimolare un nuovo sguardo sugli altri privo di sospetto, diffidenza e distacco. Un argomento molto importante su cui si è soffermato Don Pierluigi, infatti, è quello dei migranti a fianco dei quali vive ogni giorno da decenni.

Le migrazioni sono sempre state una costante della storia umana, ma oggi hanno assunto una caratteristica planetaria. Pertanto è importante imparare la relazione ‘amorevole’ verso gli altri che ci salva dal pericolo di vedere in chi è diverso un nemico. Di Piazza ha sottolineato, a questo proposito, il volto vergognoso dell’Europa che ha tradito i valori dei padri fondatori: i diritti, la libertà, la solidarietà, non affrontando i flussi migratori con una politica comune.

Solo vincendo la paura e la diffidenza, possiamo vivere veramente l’incontro con l’altro e riconoscere «ogni altro uguale a noi in dignità» e considerare la sua diversità una ricchezza. Una frase che può riassumere l’incontro è ‘pensare con il cuore’, fondamento interiore dell’accoglienza. Perché questo è l’unico punto di partenza possibile per ogni incontro.

Betti Maraschi (3BLi)

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L’AULA MAGNA DEL NOSTRO LICEO TORNA RICORDARE CARLO URBANI. LUNEDÌ 3 APRILE LA CERIMONIA DI “INTITOLAZIONE” ALLA PRESENZA DELLE AUTORITÀ CITTADINE E DEL GIORNALISTA RAI VINCENZO VARAGONA

Lunedì 3 aprile 2017, pochi giorni dopo il 14° anniversario della morte di Carlo Urbani, il nostro liceo ha re-intitolato al suo nome l’Aula Magna, sostituendo la targa perduta a causa dell’alluvione tre anni fa. Carlo Urbani, allora Presidente dell’associazione italiana “Medici Senza Frontiere”, era stato ospite della scuola dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1999.

A questo importante evento, oltre a tanti studenti e professori, hanno partecipato il Dirigente, prof. Daniele Sordoni, il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, il Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche, Antonio Mastrovincenzo e il giornalista Rai Vincenzo Varagona, autore del libro “Il medico della SARS. Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto”.

Ma chi era Carlo Urbani? Nato nel 1956, a Castelpiano, a due passi da Jesi, fin da giovane ha sempre lavorato per aiutare i più bisognosi e questo lo ha portato a scegliere gli studi di Medicina e la specializzazione in malattie infettive. Dopo la laurea, è entrato far parte del reparto di malattie infettive dell’Ospedale di Macerata, dove rimase per dieci anni. In seguito, con altri medici, ha organizzato una serie di viaggi in Africa centrale, in soccorso dei villaggi meno raggiungibili.

Rendendosi conto del fatto che le cause di morte delle popolazioni di quei luoghi erano spesso malattie curabili, per le quali mancavano i farmaci che nessuno ha interesse a fare arrivare a un mercato così povero, ha deciso di lasciare l’ospedale, quando aveva la possibilità di diventare primario per dedicarsi interamente alla causa degli ultimi. Nelle sue ultime settimane di vita in Vietnam, si è dedicato con coraggio alla cura e alle ricerche sulla Sars, la malattia che minacciava il mondo intero.  Pur consapevole dei rischi che corre, tuttavia, è determinato nell’aiutare gli altri e non si arrende. Sfortunatamente, è stato contagiato dalla stessa malattia che stava cercando di combattere ed è morto il 29 marzo 2003 a Bangkok.

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Una figura esemplare, quindi, da prendere a modello, come ci ha invitato a fare il sindaco Mangialardi, proprio perché ha difeso i suoi ideali fino alla fine e ha perso la sua vita per donarla agli altri.

Claudia Lucesole e Asia Moschini (2ALi)

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IL MEDI TRIONFA ALLA FASE REGIONALE DELLE OLIMPIADI DELLA DANZA 2017. LA SQUADRA DEL LICEO INCANTA GIUDICI E SPETTATORI E SI AGGIUDICA L’ACCESSO ALLE NAZIONALI

Ballare è quando sensazioni ed emozioni si liberano dal corpo attraverso i movimenti. Ballare è quando ti senti debole e potente allo stesso tempo. Ballare è quando ci si confronta con le proprie forze, con la tenacia, con la determinazione, con la costanza.

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Se sabato 1 aprile, al Palazzetto dello Sport di Senigallia, avete assistito alla straordinaria performance del nostro liceo, sapete benissimo di cosa sto parlando. Se non c’eravate, questo articolo è per voi. La squadra, composta di 26 ragazzi e ragazze, ha partecipato alla fase regionale dell’undicesima edizione delle Olimpiadi della Danza, aggiudicandosi il primo posto.

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Sulle note di una musica coinvolgente e trascinante, il gruppo del Medi ha “scatenato” tutta la sua energia in una sincronia perfetta, prevalendo sulle altre squadre (in tutto quattordici provenienti dalle scuole di tutta la regione) e sorprendendo e entusiasmando sia la giuria che il pubblico. La coreografa Giorgia D’Emidio, in sinergia con Loredana Paparelli, docente di scienze motorie, ha saputo come sempre, creare avvincenti sequenze e spettacolari contesti coreografici regalando agli spettatori, ma in primis ai componenti della squadra, una grande emozione.

Una vittoria importante, che garantisce l’accesso alla finale nazionale. Qui i 26 del Medi si misureranno con le formazioni delle scuole di tutta la penisola. Le Olimpiadi della Danza, un progetto nazionale a cui ha aderito il nostro liceo, hanno il grande merito di avvicinare i ragazzi a forme espressive, come la danza, offrendo loro l’opportunità di mettersi in gioco con se stessi e in relazione con gli altri, stimolando la crescita delle proprie capacità e del proprio carattere.

Ai nostri compagni auguriamo di poter ottenere un altro brillante risultato, ma soprattutto di continuare a ballare seguendo le emozioni e il fascino del ritmo della musica e della vita.

Francesca Sbaragli (3Ali)

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“GIOCARE” CON I CLASSICI A TEATRO. IL NOSTRO LICEO ACCOGLIE STEFANO ACCORSI E MARCO BALIANI PROTAGONISTI DELLA PIÈCE “GIOCANDO CON ORLANDO”

«Dobbiamo riuscire a capire quando si può ridere anche di cose serie. Il teatro è un gioco che risveglia in noi la parte ludica. E anche noi vogliamo giocare con i classici». Si chiama proprio Giocando con Orlando lo spettacolo che da anni porta in scena Stefano Accorsi e Marco Baliani nei teatri di tutta Italia. L’uno attore – che ha da poco stretto tra le mani il suo secondo Donatello-, l’altro drammaturgo e regista teatrale, impegnati a creare una comunione fra chi è in sala e chi sul palcoscenico.

 

La nostra città, molto attenta alla cultura, al teatro e alla formazione dei giovani, come ha affermato il dirigente scolastico, prof.  Daniele Sordoni, li ha accolti per due tappe al Teatro La Fenice (31 marzo e 1 aprile). Spettatori gli stessi studenti che sabato mattina si sono riuniti nell’Aula Magna del nostro liceo per un colloquio con i due attori.

«L’idea è stata quella di riprendere L’Orlando furioso di Ariosto e di ritoccarlo per renderlo più coinvolgente e adatto ad un pubblico che è diverso da quello di cinquecento anni fa» – ci ha detto  Accorsi. «Oggigiorno siamo abituati a ritmi diversi. Il teatro compete con il cinema, che è rapido e immediato. Ecco quindi che un classico deve essere reso più fruibile in base all’immaginario collettivo».

Semplice, a volte, comprendere la modernità dei grandi autori del passato. Lo stesso Ariosto, che ci è più vicino di quanto si possa immaginare, precursore di soap opera e serie televisive, intervallava le sue opere con riferimenti all’attualità del suo tempo. E questo è ciò a cui è da sempre deputato il teatro, uno «specchio della realtà». Più difficile, invece, è cogliere la forza delle descrizioni e delle avventure nel momento della lettura. Per Marco Baliani, non è mai cosa si legge, ma come lo si legge: «Nelle scuole servirebbero professori con una voce tanto espressiva da far capire quanta vita ci sia in ogni parola, in grado di far sentire quanto sia strepitoso ciò che sta avvenendo in un dato verso».

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«Una tale forza comunicativa, però» – ha aggiunto Baliani- la possiede solo il teatro. «Sul palco si esagera. Chi recita -chi gioca– deve arrivare alle ultime file, trasmettendo con la voce, con il volto e con gesti ampli una pluralità di emozioni. In teatro chi piange deve farlo vedere con tutto il corpo, non basta una lacrima sulla guancia». Il cinema, invece, è verosimiglianza, perché lì – secondo Accorsi – « il corpo è un attrezzo che deve aiutare l’attore a sviluppare un’emozione che dovrà trasparire dal suo viso». Nel loro intervento, i due attori hanno anche ridimensionato l’eccessiva fiducia da sempre riposta nelle carriere d’artista, causa di aspettative troppo alte spesso amaramente disilluse. Anche il cinema e il teatro -ha sottolineato Baliani- vivono un momento di profonda crisi. «La corsa al dominio delle telecamere e dei palcoscenici è frenetica e forsennata. Ma, d’altro canto, chi sceglie il mestiere dell’attore non può risparmiarsi. La fatica è la gioia di fare teatro».

Alexandra Bastari 3ALi

 

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ABBATTERE IL “GENDER DIVIDE” PARTENDO DALLA SCUOLA. DUE CLASSI DEL MEDI PARTECIPANO A UN INCONTRO IN LINGUA SPAGNOLA SUGLI STEREOTIPI DI GENERE

Nel pomeriggio del 30 marzo, gli studenti della 3BLi e 4ALi del Liceo E. Medi, assieme ai loro coetanei dell’ITG “F. Corinaldesi”, hanno partecipato ad un incontro in lingua spagnola sugli stereotipi di genere, incontro che si è tenuto presso l’aula magna dell’Istituto Corinaldesi.

Marzia Bianchini, esperta di volontariato internazionale e progettista europea, con il supporto di Giuliana Lain, docente di lingua e cultura spagnola e di Maurizia Catena, docente di italiano,  ha provocato gli studenti per farli riflettere sul ruolo della donna e sulle immagini che in genere vengono associate alla figura femminile a partire dal mondo dei cartoni animati fino ad arrivare ai giornali, alla pubblicità, a internet. Il confronto ha suscitato diverse domande sui diritti riconosciuti e sulla definizione “sesso debole”.

Le donne – eroine di un mondo troppo ignorante e incapace di capire che le persone indipendentemente dal sesso devono avere totale libertà di espressione – partono in una posizione di svantaggio rispetto agli uomini, ad esempio, nel campo del lavoro, dove molte che lavorano tanto quanto gli uomini, ricevono salari inferiori e non hanno pari diritti ed opportunità.

Inoltre, grazie a una serie di video, ci è stato possibile individuare i retroterra più remoti della condizione sfavorevole della donna. Gli studenti hanno svolto un lavoro di gruppo, riflettendo insieme sul “perché” di certi modelli preconfezionati, che tendono a limitare la libertà femminile e accentuare artificialmente la fragilità presunta e la sottomissione all’uomo.

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Un momento proprio utile e prezioso sia per la pratica della lingua spagnola sia per l’approfondimento di un tema attuale di grande importanza sul quale non dobbiamo mai abbassare la guardia, nella consapevolezza che i cambiamenti sono possibili. Basta impegnarsi con consapevolezza e convinzione nel difendere i diritti e la libertà di essere e di scegliere. Questo il messaggio di Marzia Bianchini.

Valentina Borsci (3 BLi)

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TEMPO DI SPORT PER I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL BIENNIO

Mercoledì 29 marzo si è svolta per tutte le classi del primo biennio la giornata dello sport. Dalle 8.30 alle 11.30 i ragazzi, divisi in gruppi, si sono cimentati in diverse attività sportive. Alle prime e alle seconde del linguistico, seguite dalla prof. ssa Ciattaglia è toccato il Badminton nella palestra dell’ITCG Corinaldesi, mentre la 1CLi e tre seconde delle Scienze Applicate hanno giocato a pallavolo sotto la supervisione del prof. Consolini.

Tre prime delle Scienze Applicate (1BSA,1CSA, 1DSA) e due seconde del linguistico (2CLi, 2DLi) si sono ritrovate con la prof.ssa Spadoni al campo Footbal 93 per un’emozionante partita a calcetto. Al centro Tennistavolo, insieme al prof. Apolloni, le quattro seconde dello scientifico tradizionale si sono misurate con quella che è a tutti gli effetti una disciplina olimpica, il tennistavolo da non confondere con il ping-pong, che è praticato principalmente per svago e divertimento.

Per finire, le classi prime del tradizionale (1ASA, 1ASc, 1BSc, 1CSc), guidate dal prof. Lucchetti hanno avuto l’occasione di sperimentare un nuovo sport, l’ Ultimate Frisbee, inventato alla fine degli anni ’60 nei campus americani e praticato in Italia solo da poco.

Una giornata diversa dal solito, all’insegna del movimento, ma non meno impegnativa per i ragazzi e le ragazze del biennio. Del resto, come recita il famoso motto, per una mente sana ci vuole un corpo sano!

Mariem Barnat (1BLi)

 

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“CICERONI PER UN GIORNO” ALLA SCOPERTA DEI TESORI DI SENIGALLIA. GLI STUDENTI DEL MEDI PARTECIPANO ALLE GIORNATE DEL FAI

Il 25 e il 26 marzo si è svolta la venticinquesima edizione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano), l’appuntamento per scoprire e riscoprire il patrimonio di bellezze storiche, artistiche e paesaggistiche del nostro territorio.

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Per chi non sapesse cos’è, il FAI è una fondazione nazionale senza scopo di lucro che dal 1975 ha salvato, restaurato e aperto al pubblico monumenti e luoghi che fanno parte del patrimonio artistico e naturalistico italiano. La sua missione è di promuovere in concreto una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità.

Dal 1996 il FAI promuove il progetto “Apprendisti Ciceroni” al quale hanno aderito i ragazzi della 3BSA guidati dal prof. Mengucci Marcello, docente di disegno e di storia dell’arte. Accompagnati dagli studenti, dislocati in vari punti del centro cittadino, in corrispondenza dei monumenti più significativi, i turisti, divisi in piccoli gruppi, hanno avuto l’occasione di conoscere più da vicino angoli, edifici, strade, piazze della città dal punto di vista storico e architettonico: l’Auditorium San Rocco, gli Orti del Vescovo, l’Episcopio, il Duomo, Palazzo Becci, solo per citarne alcuni.

Numerosi i cittadini che hanno aderito all’iniziativa, soprattutto nella giornata di domenica. Un’esperienza utile e stimolante per gli studenti che hanno avuto l’opportunità di approfondire la storia e l’arte del territorio in un contesto diverso e forse più stimolante dell’aula scolastica.

Nicola Sebastianelli (3BSa)

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LA MAGICA CREW DEI JOLOGIK INCANTA I GIUDICI DI ITALIA’S GOT TALENT. NEL GRUPPO ANCHE ALCUNI STUDENTI DEL NOSTRO LICEO

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Energia, ritmo e stile. Ecco il mix esplosivo che i Jologik hanno portato sul palco di Italia’s got talent. La crew senigalliese si è esibita nella trasmissione andata in onda venerdì 24 marzo alle ore 21.45 su Skyuno e su TV8 ed ha “fatto centro”: giudici entusiasti e possibilità di accedere alle semifinali. Notati da alcuni talent scout dello show in occasione della vittoria del best show del contest di Street Fighters World Tour di Riccione lo scorso luglio, i ragazzi sono stati invitati a partecipare ai casting del programma e di certo non hanno deluso le aspettative.

“Il gruppo Jologik”- spiega Giorgia D’Emidio, insegnante e coreografa della crew – “esiste da quattro anni: è un progetto professionale ed umano che ha unito dei ragazzi giovanissimi, già allievi del Nirvana centro studi danza”. Sei dei quindici componenti frequentano il nostro: Rachele Manocchi, Caterina Marinelli, Caterina Moretti, Sofia Pierfederici, Sara Vitali e Marco Mandolini.  “L’esperienza a Italia’s got talent è stata diversa dai concorsi per cui siamo abituati a gareggiare” – ci ha rivelato Marco Mandolini, uno dei quindici ballerini – “E’ stata un’esperienza nuova che ci ha dato la possibilità di esibirci davanti a un pubblico nazionale. Comunque vada, è già un ottimo risultato. Siamo soddisfatti”.

E’ grazie alla passione e alla dedizione che i ragazzi sono disposti a compiere quotidianamente molti sacrifici per conciliare studio e allenamento. Sacrifici premiati dai complimenti dei giudici di Italia’s got talent e dalla standing ovation del pubblico. “La mia crew preferita di quest’edizione”- ha dichiarato Nina Zilli, notoriamente severa e poco incline a complimenti, rimasta sbalordita dalla coreografia e dall’inedita scenografia della scalinata.

Giudici

Il gruppo, forte della presenza femminile (11 ragazze su 15 ballerini), ha colpito particolarmente sia Luciana Littizzetto che Frank Matano, per il quale i Jologik possono tranquillamente surclassare le crew americane. Ha forse intuito il loro sogno? Beh, l’unica certezza, se dovessero passare, è che daranno filo da torcere a tutti i concorrenti che accederanno alle semifinali e, raccogliendo l’auspicio di Nina Zilli, non sarà una sorpresa vederli esibirsi in finale.

Filippo Nardella (4Bsc)

 

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QUALE FUTURO PER L’EUROPA? A 60 ANNI DAL TRATTATO DI ROMA È OPPORTUNO RIFONDARE L’UE GUARDANDO ALLE SPERANZE DEI GIOVANI, NON SOLO ALLA CRESCITA ECONOMICA

Mercoledì 22 marzo, si è svolto nel consiglio regionale di Ancona un incontro per discutere e affrontare le tematiche riguardanti la situazione dell’Europa odierna in vista della Marcia della Pace che si terrà a Roma il 5 e il 6 maggio. Alla giornata hanno partecipato alcuni ragazzi delle classi 3DSc e 3BLi del nostro liceo. Durante la mattinata si è parlato a lungo di quanto sia cambiato il panorama europeo in questi anni e di quanto tale fenomeno sia preoccupante. Infatti sin dai primi passi, nel 1957, volti a creare un’Europa unita, vi sono stati numerosi trattati, leggi e riforme che hanno garantito pace e armonia tra i diversi popoli. Hanno reso l’Europa un territorio libero, privo di frontiere e guerre. Tuttavia è evidente come ormai questo spirito di fraternità abbia lasciato spazio ad un individualismo e ad una competizione che stanno logorando la stessa dignità umana ed europea. Molti degli interventi della mattinata hanno, infatti, analizzato proprio questo concetto di “competizione”, figlio di una società in cui non è importante l’individuo in sé, ma la sua competitività economica.

Su tale concetto si è difatti incentrato l’intervento del professor Roberto Mancini, docente di Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Egli ha evidenziato come l’uomo, nell’Europa di oggi, non sia altro se non una risorsa per l’economia. Un’economia fine a se stessa, che detta regole e che obbliga ogni Stato europeo a conformarsi a determinati parametri, distruggendo così, non solo la cultura di ogni popolo ma anche gli equilibri naturali su cui questa si basa. Sul progetto iniziale di un’Europa democratica, pacifica ed unita, ha dunque prevalso l’idea di una crescita continua e inarrestabile che, dallo stesso Mancini è stata definita come una “crescita della crescita”. Ma l’Europa di oggi non rappresenta solo questo mercato economico comune distruttivo.  E’ anche triste sinonimo di eccessiva burocrazia o di provvedimenti poco utili, che raggirano le difficoltà senza affrontarle. Per questo assistiamo a un conflitto generazionale mai visto in precedenza, in cui gli adulti creano sempre più ostacoli a quel futuro che dicono tanto essere dei giovani ma su cui i giovani non hanno alcun diritto. Non hanno nessun diritto nella scelta del proprio futuro, bensì solo il dovere di adattarsi ai continui cambiamenti di una società in cui i problemi non si risolvono ma si creano.

La necessità di “trasformare”, di creare una nuova Europa in cui garantire un dialogo tra tutti i popoli ed instaurare un rapporto con i giovani, è dunque più che mai una necessità. Bisogna tuttavia creare un clima di fiducia. Una fiducia “trasformista”, grazie alla quale sia possibile cambiare forma a questa Europa del mercato. L’economia dovrà ritornare ad essere una risorsa comune per la democrazia e non viceversa. L’umanità dovrà consolidare nuove coscienze sulla dignità e sui diritti. Ma per garantire questo cambiamento è fondamentale non solo il ruolo di chi oggi governa, ma di chi governerà domani: è importante il ruolo dei giovani. Questi però non potranno formarsi da soli. Sotto questo aspetto, la scuola ha un ruolo di primissimo piano.

Non dovrà solo formare i giovani ma dovrà offrire loro strumenti concreti che aiutino a vivere. Le discipline non avranno solo un semplice scopo didattico, ma dovranno dialogare tra loro per fornire una visione più ampia della realtà al di fuori dell’istituto scolastico. La scuola dovrà divenire etica, morale e il sapere non dovrà più essere un “sapere individuale”, ma un elemento a disposizione di tutti, col quale aiutare l’integrazione, la condivisione. Un sapere che rigenererà un dibattito in grado di affrontare i problemi e non raggirarli. L’Europa del futuro dovrà avere un altro volto. Dovrà essere uno spazio dove conviveranno democrazia, serenità e libertà, dove i giovani saranno i proprietari del loro futuro e non schiavi.  Sarà una trasformazione che richiederà sforzi e sacrifici come quelli di 60 anni fa, quando due prigionieri politici, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, hanno perseguito il loro sogno di creare un’Europa unita, sostituendo il diritto alle armi, la pace alla guerra. Oggi è necessario ridar voce a quel pensiero di Europa!

Alessandra Gargano (3Dsc)

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I GIOVANI E LA SCUOLA PER UNA NUOVA EUROPA. DUE CLASSI DEL MEDI PARTECIPANO ALL’INCONTRO ORGANIZZATO DALL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLE MARCHE PER CELEBRARE I 60 ANNI DEL TRATTATO DI ROMA

La classe 3Bli e alcuni alunni della 3Dsc hanno partecipato ad un incontro sui 60 anni dell’Europa il 22 marzo, presso la sede del consiglio regionale ad Ancona. In apertura è stato proiettato un video che descriveva la nascita della nostra Europa e dei suoi trattati, dal 25 marzo 1957. Tra le quattro iniziative che hanno contribuito a far nascere lo spiritosoprattutto tra le giovani generazioni, c’è senza dubbio il progetto Erasmus, attivo da ormai 30 anni. Grazie ad esso più di 58000 ragazzi e ragazze hanno avuto la possibilità di studiare e di formarsi nelle università dei Paesi dell’UE. E’ un’opportunità che andrebbe estesa a tutti.

 

Un altro aspetto da migliorare è legato del rispetto di tutti i diritti, alla lotta contro ogni forma di discriminazione e ai fenomeni terroristici.  Abbiamo ascoltato con interesse numerosi interventi tenuti dal presidente e dal vice-presidente degli enti locali che si occupano di pace e dei diritti umani, da docenti universitari e dirigenti scolastici. Il primo relatore, Roberto Mancini, docente di filosofia teoretica all’Università di Macerata, ha affermato che l’umanità sta insieme solamente se vede se stessa come una comunità solidale. È necessario, quindi, porsi dei valori, ovvero uno spazio che preveda la pace e la fraternità, cioè il prendersi cura di ogni persona, la creazione di una comunità democratica, per imparare a convivere senza discriminazioni.

È stata poi chiamata in causa la scuola, anche da un altro relatore, Italo Fiorin, direttore della scuola di alta formazione Eis (educare all’incontro e alla solidarietà) alla Lumsa di Roma e dal prof. Daniele Sordoni, dirigente del nostro istituto: proprio da questo incontro deve partire il percorso di ogni studente verso la piena consapevolezza di cittadino dotato di una formazione etica solida.

Sono  intervenuti anche i nostri compagni, affiancati anche da ragazzi dell’Istituto Tecnico F. Corinaldesi, dell’Istituto Comprensivo Padalino di Fano e l’’Istituto superiore Savoia-Benincasa di Ancona, illustrandoci i progetti a cui hanno partecipato e le iniziative promosse dalla rispettive scuole. L’incontro ci ha dato la possibilità di scoprire e apprezzare le molteplici dimensioni della cittadinanza locale ed europea, convincendoci che  sono possibili soluzioni  capaci di migliorare il futuro di tutti.

 Giovanna Tarsi (3BLi)

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IN MARCIA CONTRO LA MAFIA. NEL CORTEO DI LIBERA A GROTTAMMARE ANCHE DUE CLASSI DEL NOSTRO LICEO

 

 

Recentemente abbiamo sentito parlare molto di mafia. Negli ultimi giorni, poi, sono stati mandati in onda molti reportage sulle attività di “Libera”, l’associazione fondata da don Ciotti, e sulle sue campagne di denuncia contro la criminalità organizzata finalizzate a promuovere la cultura della legalità e il rispetto tra le persone.

I professori delle classi 2Asc e 2Bsc hanno ritenuto utile che anche gli studenti partecipassero a una di queste iniziative che si è tenuta il 21 marzo a Grottammare (AP): una marcia organizzata dalle autorità amministrative locali e da Libera. Al corteo hanno preso parte moltissimi ragazzi provenienti da diverse scuole secondarie della Regione, ragazzi che, partecipando a uno dei tanti progetti di Libera, hanno avuto la possibilità di vivere l’esperienza piena e concreta della protesta contro la criminalità mafiosa.

Dopo una lunga camminata all’interno della città, l’evento, dedicato alle numerose vittime innocenti della violenza  mafiosa, si è concluso con la lettura da parte dei manifestanti dei nomi di tutti coloro che sono caduti per difendere la legalità contro lo strapotere della criminalità organizzata. Un momento solenne, vissuto dai partecipanti con grande coinvolgimento, che ha permesso loro di comprendere quale sia la portata e quali sono le conseguenze del fenomeno mafioso nel nostro Paese.

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La marcia e la commemorazione delle vittime di mafia è stata un monito, nonché un invito ad impegnarsi attivamente nelle attività finalizzate all’eliminazione degli atteggiamenti criminosi, personali e collettivi. Una convivenza civica migliore parte dal presupposto che ognuno di noi debba impegnarsi nel rendere migliore prima se stesso e poi gli altri.

Un alunno della 2ASc

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GEMELLAGGIO SPAGNA-ITALIA PER LE RAGAZZE DELLA 3ALI. DIARIO DI BORDO DI UN’ESPERIENZA UNICA

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4 marzo 2017:
ACCOGLIERE

Accogliere significa anche temere il confronto, e noi ora lo sappiamo bene. All’aeroporto Marconi di Bologna i nostri venti partner spagnoli sembravano non arrivare mai. Il ritardo nutriva l’ansia, l’attesa infiammava l’eccitazione. La scritta “Arrivals” sopra le porte quasi sfrigolava, ma nessuno ci badava davvero. Ciò che era fondamentale era presentarsi con un sorriso, con un conforto dopo la lunga traversata. Si sentiranno a casa? Perché non parlano? Non siamo riusciti a metterli a loro agio? Il silenzio del loro ingresso ci ha lasciato interdette e imbarazzate. Chi l’ha detto che la Spagna è nostra cugina? Sembra così diversa da noi.

5 marzo 2017:
LA CULTURA E LE PICCOLE REALTA’ LOCALI

Corinaldo li ha sorpresi tutti, dal primo all’ultimo. E’ un pueblo pequeño, con troppe scale, così diverso dal frastuono di Madrid. La piccola esibizione del gruppo degli sbandieratori del paese, però, li ha colpiti. Elisa sembrava guidare il gruppo con tranquillità e maestria. Guardavamo le bandiere che roteavano, si rincorrevano e si incontravano in aria. Non lo abbiamo detto, ma silenziosamente immaginavamo che anche il nostro tricolore e la loro Rojigualda potessero stringere amicizia e danzare assieme con la stessa mite armonia.

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6 marzo 2017: SENIGALLIA

Non siamo stati mai abituati a definirlo un castello. Per noi è un luogo di ritrovo, una compagnia fissa. I castelli sono diversi, sono più eleganti, magari arroccati su un’altura che domina una vallata. Senigallia invece è pianeggiante, senza vicoli impervi, spalancata con pacatezza sul mare. La Rocca non ci sembrava affatto un castello, prima di questo momento. Era un’imponente fortezza militare chiusa dentro un contesto cittadino. I ragazzi spagnoli hanno però apprezzato la possanza delle sue pareti, la semplicità di stampo romano, la severità quasi spartana delle sue stanze vuote, il labirinto di storia che si affaccia sulla spiaggia.

 

7 marzo 2017:
ANCONA

Senigallia, la Sena Gallica di un tempo, è sorta dalle ceneri di un antico castrum romano. Ancona invece è così bianca che sembra greca. Abbiamo spiegato ai nostri partner che è il gomito dell’Italia che si protende sull’Adriatico, e che sarebbe apparsa un po’ più pittoresca se fossimo riusciti a vederla senza ombrelli, evitando di incappare in pozzanghere melmose.La pioggia ci ha costretto a rendere inevitabile un giro di shopping per il corso. Nei negozi si trovava un po’ di tepore. Le buste con gli acquisti pendevano quasi solamente dalle braccia di noi italiane. Loro non sembravano uscirne particolarmente soddisfatti: vince sicuramente la moda madrilena.

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8 marzo 2017:
(DONNE) IN ESCURSIONE

La nostra classe pullulava di mimose. Abbiamo regalato qualche rametto anche alle quattordici giovani spagnole che ospitiamo. Abbiamo spiegato loro che in Italia si chiama “festa”, quella delle donne, “fiesta de las mujeres”. In Spagna si chiama semplicemente “dìa de las mujeres”, la giornata delle donne. Noi però preferiamo il termine italiano. Dopo l’escursione sul Monte Conero, accompagnati dal docente di scienze Marco Ferretti, siamo scesi alla baia di Portonovo. Il mare lambiva la spiaggia. Soffiava un vento gelido. Noi italiane non ci avvicinavamo all’acqua. Preferivamo non bagnarci le scarpe. I ragazzi madrileni erano invece euforici, come se fossero al cospetto di un dio raro. Quasi ci siamo sentite in colpa per aver considerato il mare un amico tanto scontato.

 

9 marzo 2017:
LA CITTA’ PESCE SUL MARE

Venezia: essenzialmente acqua, ponti e colori, ma molto di più. Nel 2000, Tiziano Scarpa la definì <<un pesce>>. E’ proprio questa la sua forma, che richiama ancora una volta il suo unico ed inconfondibile “marchio marittimo”. La mattinata era ventilata ma mite. Riva degli Schiavoni, Il Palazzo Ducale e Piazza San Marco rilucevano sotto il sole quieto. Nella sua perfezione visiva, nel suo influsso romantico, però, Venezia non è pura. Acquista spessore nella sua varietà, nella sua ricchezza stilistica. E’ bizantina, romanica, gotica, barocca, neoclassica. E’ una Venezia bianca, proprio come il colore: unica e pulita, ma assorbe in sé le sfumature più versatili, le somma, le mescola, le confonde. Labirintica e urbanisticamente ripetitiva –con le sue viuzze serpeggianti e i suoi ponti stretti- c’è però una costante, che si presenta sempre, per essere ammirata da ogni angolazione: il Canal Grande. Sembra rimasto intatto dai tempi di Canaletto. Il vedutista settecentesco forse voleva offrirci l’immagine di un panorama che non avrà eguali nella storia: è troppo unica Venezia, lasciamola così, non cambiamola.

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10 marzo 2017:L’INCONTRO CON IL SINDACO

<<Da oggi voglio essere chiamato alcalde, mi piace.>> E’ così che il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi ci ha ricevuto nella sala del ayuntamiento, in Piazza Roma. Era strano, per noi, sentirlo chiamare come el palacio del gobierno: è un termine troppo tecnico e ufficiale. Eppure l’incontro è stato proprio tale. Il nostro alcalde ha ribadito l’importanza del nostro intercambio, il primo passo per avvicinarci al concetto di Europa, abbattendo confini e barriere e invitando ognuno di noi a vivere l’esperienza come una settimana fondamentale per arricchirci culturalmente e umanamente, riconoscendo e accettando le differenze che ci distanziano. In realtà, ora, al termine di questi sette giorni, preferiamo notare le caratteristiche comuni che ci avvicinano.

11 marzo 2017. ¡HASTA PRONTO, ESPANA

Si contavano sulle dita di una mano i ragazzi che sono riusciti a trattenere le lacrime, davanti a quell’autobus pronto ad accompagnare i nostri partner –per molti divenuti dei fratelli e delle sorelle- all’aeroporto di Bologna. Si ritornerà alla routina, riprenderanno le lezioni e le interrogazioni, ma sarà tutto più ammorbidito da una certezza: il conto alla rovescia è già iniziato. Manca poco più di un mese e nos vemos en la capital, nella ciudad que nunca duerme. Ora tocca a noi. ¡De Madrid hasta el cielo!

Alexandra Bastari (3ALi)

 

 

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LA MATEMATICA CHE CI CIRCONDA: NON SOLO NUMERI, MA VERA FORMA D’ARTE

Fin da piccoli siamo stati abituati a vedere la matematica come un insieme di numeri, operazioni, problemi, sostanzialmente come un ostacolo difficile da superare. E’ veramente una materia così astratta e poco utile a livello di vita quotidiana? Una possibile risposta a questa domanda viene data dal film “Una magia saracena”, che alcune classi secondo hanno avuto l’opportunità di vedere in occasione della giornata del “Pi Greco Day”.

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Il film ha una trama abbastanza semplice, ma, allo stesso tempo, originale. In una società futura ed immaginaria, agli uomini è vietato ogni tipo di espressione artistica, scientifica e anche umana. Grazie alla totale digitalizzazione, imposta dallo stato, è possibile rintracciare e controllare le attività di ogni singola persona. A questa repressione totale, si contrappone un gruppo di ribelli, chiamati “foolish”, i quali, nonostante siano consapevoli di andare contro le rigide regole del regime, si ostinano a scrivere a mano, dipingere, studiare i classici e le varie scienze. I loro buoni propositi vengono messi a dura prova dall’arresto di Leonardo, il capo della rivolta, un uomo molto colto, sicuro di sé e dall’inconsueta pacatezza. Ostinato a voler diffondere i sui ideali, durante la permanenza in carcere racconta ai suoi compagni (e a tutti gli spettatori) la storia della matematica, vedendola come una vera e propria arte.

E’ qui che personaggi fondamentali quali Euclide, Pitagora, Cartesio, Fibonacci e Archimede prendono vita in situazioni strettamente legate alla quotidianità, nelle quali li vediamo sviluppare le loro teorie. Ed è proprio vedendo queste scene: Archimede alla prese con un catino d’acqua o Fibonacci che tenta di stupire la folla con dei conigli, che ci rendiamo conto che la matematica non è poi così distante dalla realtà. Anzi, è una vera e propria forma di arte che guida ognuno di noi anche nella più semplice azione. Perché come diceva Galileo Galilei :“Se l’uomo non sapesse di matematica, non si eleverebbe di un sol palmo da terra”.

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A chiudere questa giornata a tema, due momenti molto interessanti: da una parte l’intervento di una rappresentate dell’associazione “Spettacoli di Matematica”, promotrice dell’evento e della divulgazione della matematica nelle scuole, dall’altra la presentazione del progetto fotografico “Mathsfera”, volto ad analizzare gli oggetti matematici che ci circondano con occhi consapevoli e critici.

(Giovanni Casagrande 2C SC)

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TRE ESERCIZI DI SCRITTURA CREATIVA. TRE MISTERI DA DECIFRARE…

 

Spremete le meningi e indovinate gli oggetti misteriosi mirabilmente evocati dai ragazzi di 1BLi in questi tre originali esercizi di scrittura creativa. Ecco il primo:

Un boato.

La luce squarcia il buio.

La quiete della notte si spezza e la pioggia cade.

Cade silenziosa, sola, unica, rinfrescante.

Mi bagna i capelli e le mie molteplici braccia.

Mi accarezza il corpo.

E, ad un tratto, scivola via, come un sasso nell’acqua.

Tutto nel silenzio più assoluto.

Nel silenzio spezzato ogni tanto da tuoni.

Il buio regna, come un re nel suo castello.

Come un imperatore sui suoi sudditi.

La pioggia non mi fa sentire solo.

Mi rende libero.

Mi lascia fuggire dal caldo estivo.

Tutto tace intorno a me.

Nessuno assiste a questo oscuro spettacolo.

A questo spettacolo che mi rende vivo, che mi fa sentire forte, potente.

Tengo i piedi piantati a terra mentre il vento mi scuote.

Mentre mi sibila dentro, come un serpente invaso dalla solitudine.

Mi scuote la chioma, come se lei potesse fuggire con lui.

Soffia nelle mie cavità lasciandomi vuoto.

La pioggia mi lava.

Il vento mi asciuga, porta via le mie imperfezioni, i miei spigoli, rendendomi migliore.

Il sibilo del vento, adesso, tace.

La pioggia smette di cadere.

Le ultime gocce mi bagnano il viso.

I tuoni smettono di risuonare, i lampi di illuminare.

E, all’orizzonte, fa capolino il sole.

Mi bacia con i suoi raggi dorati, mi illumina la corazza.

Poi mi sorride ed il mondo inizia a parlare.

Inizia a vivere.

(Matilde Sebastiani 1B Li)

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Il secondo:

 

“Calpestata, accarezzata, strappata, lanciata, presa e poi lasciata. Nasco con il timore di mostrare tutta la mia bellezza perchè poi verrà apprezzata da pochi. Osservo albe e tramonti stupefacenti immortalati da chi non sa godersi quel panorama.

Allegra come l’estate, triste come l’inverno. Piango insieme alla pioggia e sorrido con il sole.

Nessuno sa come mi sento, solo quei pochi poeti. Non viene mai insegnato a scuola che anch’io vivo e sono capace di provare sentimenti e dolori. Dolori come quelli di quando vengo schiacciata, da chiunque, adulti e bambini, fa male persino chi va in punta di piedi.

Vorrei rinascere vicino ad un fiume, lontano dal mondo e dalle persone, distante dalle sofferenze”.

(Milica Zvicer, 1B Li)

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Per finire, il terzo:

 

“Le nuvole piangono. Fa freddo qua fuori. E’ ora di dormire, inizio a chiudermi ripensando a questa monotona giornata.

All’alba mi apro, qualche insetto viene a farmi compagnia, i raggi solari continuano a riscaldarmi e il soffio del cielo mi fa ballare come una piccola trottola.

Ancora è presto, non si sente niente, solo le urla gioiose del fiume fortunato, lui è libero, può correre e scivolare fino ad arrivare al mare.

Io e i miei piccoli simili verdi non possiamo spostarci, qua siamo nati e qua moriremo. La mia morte sarà un momento gioioso per qualcuno, ma non per me. Verrò strappata da mia madre per poi essere regalata, forse di me ne faranno una corona, mi mangeranno oppure mi strapperanno i capelli per capire stupide situazioni sentimentali. Non dico di avere una vita dignitosa, perchè essere pestata non è bello, ma l’unica gioia (come dicono nel mondo lassù) è quella di portare felicità ai bambini, alle mamme e alle nonne”.

(Mariem Barnat 1B Li)

 

 

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IL PROF. ODIFREDDI OSPITE DEL MEDI PER PARLARE DI GALILEO. I DUBBI DELLA SCIENZA E LE VERITÀ RASSICURANTI DELLA FEDE

Scommetto che se qualcuno vi chiedesse chi è il più grande scrittore italiano di tutti i tempi nessuno esiterebbe a rispondere: “Dante”. Eppure Italo Calvino, che di letteratura se ne intendeva, ha risposto Galileo Galilei. Ma come può la Divina Commedia essere superata dal “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, un trattato scientifico e divulgativo?

Anche di questo ha parlato Piergiorgio Odifreddi, uno dei più grandi matematici e saggisti nel panorama italiano e non solo, che venerdì 10 marzo ha tenuto la conferenza “Il Galileo di Brecht e il Brecht del Galileo” rivolta a tutti i ragazzi delle classi quarte e quinte del nostro liceo.

Ha esordito invitando tutti noi a leggere l’opera di Galileo, non solo per la sua importanza letteraria o per le scoperte scientifiche, ma soprattutto per capire che non si deve credere ad una teoria senza verificarla. Anche il più grande matematico è fallibile e questo accade perché la scienza è in continua evoluzione: la teoria che è verificata oggi sarà messa in discussione e superata domani.

Galileo, afferma Odifreddi, era consapevole che il sapere non può ubbidire all’autorità indiscutibile dell’“ipse dixit”. Non era contrario alle teorie aristoteliche (che anzi erano molto innovative perché ipotizzate ben 2000 anni prima) ma ai dogmi che da queste erano scaturiti. È noto a tutti il difficile rapporto che la scienza aveva, e tuttora ha, con la fede e più in generale con la Chiesa e le sue istituzioni. Si è portati a negare anche l’evidenza pur di non accettare alcune verità “scomode” che fanno vacillare ogni nostra certezza. Così era nel 1600 quando Giordano Bruno e Galileo venivano processati per le loro teorie considerate eretiche, benché, nel caso del secondo, fossero verificate da osservazioni e esperimenti oggettivi. La paura di doversi arrendere all’evidenza era tale che i cardinali e gli inquisitori non vollero neanche osservare l’universo con il cannocchiale per non mettere in discussione i dogmi della loro fede.

Ma – come ha osservato Odifreddi – con il passare dei secoli il dialogo potere-scienza non è certo migliorato. Nel 1871 Darwin pubblica “L’origine dell’uomo”, ipotizzando l’origine dell’uomo dalla scimmia, teoria inammissibile dalla Chiesa per le ragioni che ben conosciamo. Allo stesso modo le teorie di Einstein furono accolte con scetticismo ed ancora oggi è difficile accettare alcuni progressi della scienza come la clonazione e la procreazione assistita.

OdifreddiOK - Copia

Non c’è dubbio. La conferenza è stata una vera provocazione per noi ragazzi, forse anche dissacrante nel confronti nell’idea di fede in sé. Ma in fondo il professor Odifreddi ha usato lo stesso tono provocatorio con cui Galileo quattrocento anni fa affermò le sue teorie e soprattutto l’autonomia e la continua evoluzione della scienza. Forse il tono che li accomuna non è altro che quello del sapere, che invita gli uomini ad abbandonare i dogmi e a credere soltanto a ciò che si può dimostrare. È un invito ad abituarsi all’incertezza, anche se molto spesso spaventa. D’altronde, se la matematica ha soltanto verità relative, in un mondo scritto in linguaggio matematico come potremmo ottenere verità assolute?

Linda Olivetti (4BSc)

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LA LOTTA CONTRO LA MAFIA NELLO SPETTACOLO DELLE AGENDE ROSSE ALLA FENICE

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Che cos’è la mafia? Non è una domanda semplice, tutt’altro, ma c’è ugualmente chi, di tanto in tanto, cerca di dare una risposta. E’ il caso di Angelo Corbo, agente di scorta del di Giovanni Falcone, sopravvissuto alla strage di Capaci, che proprio su questo ennesimo “mistero italiano” ha scritto un libro dal titolo Strage di Capaci. Paradossi, omissioni e altre dimenticanze .  “Nato negli anni Sessanta nel quartiere Noce di Palermo, frequenta la scuola primaria Edmondo De Amicis e, successivamente la scuola media Principessa Elena di Napoli. I suoi genitori temono l’ambiente palermitano, tendendo in questo modo ad isolarlo, ma, al tempo stesso, lo educano a rigorosi valori morali e di legalità……..”.

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Le vicende del libro sono state rappresentate sul palcoscenico da diverse compagnie teatrali per far conoscere al pubblico, soprattutto quello dei “più piccoli”, delle generazioni future, una realtà scomoda che viene a galla solo quando si verificano stragi o attentati.   “Agende Rosse” è una di queste.  Fondata da Salvatore Borsellino,fratello minore del magistrato  ucciso, la compagnia prende il nome dall’agenda di Paolo Borsellino, sparita dopo la strage di via D’Amelio. In quell’agenda Borsellino scriveva appunti personali, supposizioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia: “Più che una semplice agenda, era un vero e proprio diario personale.”

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Lo spettacolo allestito dalle Agende rosse, al quale hanno avuto la fortuna di assistere le terze e la quarte del nostro liceo sabato 4 marzo,  è una sorta  di quadro, la cui tela è costituita dall’esperienza dell’agente Corbo. Il messaggio  è il personaggio principale, ed è un messaggio complesso, per nulla banale.  “Faccio il poliziotto perché fin da ragazzo ho sento il compito di aiutare i più deboli” – ha dichiarato Corbo nell’incontro dibattito dopo lo spettacolo –  “Non si deve avere paura quando si fa qualcosa di giusto, soprattutto quando lo si fa per gli altri. Su questo la scuola è a buon punto, ma può fare di più: quando ero piccolo nessuna istituzione investiva in spettacoli del genere”. L’invito di Corbo è a rompere il silenzio e a “stare insieme perché la mafia colpisce chi è soli”.

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Richiama un po’ quel Giovanni Falcone che nel 1990 affermava che “la mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Corbo si è soffermato più volte sul giudice Falcone, richiamandone l’onestà e il rigore, ma anche l’amore per la moglie e l’affetto per gli amici. Ha parlato di come fosse difficile far parte della sua scorta, degli sforzi fatti da tutta la squadra, ma soprattutto di quanto ne sia valsa la pena. “lo guardavo vivere la sua vita, aspettando di vivere la mia”- ha confessato agli studenti. Ma Angelo lo rifarebbe comunque e non solo una volta. Perché il momento chiave della sua vita è stato il primo giorno di servizio quando, aprendo il portafoglio si è visto davanti il tesserino con la scritta “Corbo Angelo, agente della polizia di stato”. Per chiudere il cerchio, per la domanda “Che cos’è la Mafia?” c’è solo un’altra domanda come risposta: “Cosa non lo è?”.

Uno dei 950 spettatori (3BSA)

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SCRITTURA CREATIVA TRA I BANCHI DEL MEDI: LA PAROLA ALL’OGGETTO MISTERIOSO

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Non so cosa sono, tu lo sai? Mi ricordo solo che, prima di essere stato rinchiuso qua dentro, in questo piccolo spazio buio, ristretto, triste, ero un castello, un castelluccio, non molto imponente né tanto stravagante, ma sì, ero un castello.Mi riaffiorano alla mente pochi tratti di questa mia ultima metamorfosi, perché sì, devi sapere che io riesco cambiare forma: ad esempio in passato, la prima volta che mi estrassero da quella scatoletta quelle soffici manine di burro, quando ancora ero giovane e non molto maneggiabile, ero una pietra, se mi si poteva definire tale. Difatti le pietre hanno una forma e…non ce l’hanno: a seconda di come si guardano,infatti, non si può stabilire che aspetto abbiano le pietre di preciso. Possono essere piatte e allungate, strette e pesanti, compatte e resistenti. Perciò a quei tempi mi ero detto “Devo essere senz’altro una pietra”…ma poi, crescendo, ho capito che le pietre non si trasformano, non cambiano nel tempo, restano sempre loro stesse ed inoltre sono dure, massicce, impenetrabili, mentre io, sia in giovane età che ancora oggi, sono molle come un budino ed elastico come un chewing gum. Per finire le pietre, solitamente, hanno un colorito grigiastro oppure marrone e ce ne sono anche di rossastre, invece io, prima che mi sommergesse la polvere, ero di un bel verde acceso, uno di quelli che se li guardi troppo a lungo ti viene quasi il mal di testa! ma a quel piccoletto di un cucciolo d’uomo (mi piace definire così un bambino) non importava, perché gli ero molto simpatico.

Ricordo perfettamente il primo giorno che mi ha visto, proprio lì, sul davanzale della finestra, ancora ben confezionato e sigillato all’interno di quella multicolore scatoletta di plastica (oggi piena di polvere con tutti i disegni e le scritte sbiadite): si fiondò di scatto, prendendo la rincorsa e con un saltello afferrò il contenitore, squarciò in due la carta plastificata attorno, sollevò il coperchio e mi strinse fra le dita, poi iniziò a tastarmi, a scompormi, a ricompormi, a “piattellarmi”, ad arrotolarmi, a dividermi per poi ricominciare tutto da capo! Ah, che confusione! Ma era una bella sensazione in fin dei conti: il calore di quelle manine svelte e veloci, quei ditini laboriosi che mi impastavano e quel sorrisetto furbo di uno che se ne intende parecchio in questo mestiere; tutto ciò mi teneva compagnia ogni mattina. Andando avanti, anno dopo anno, la mia amicizia col cucciolo d’uomo diventava sempre più forte ed affiatata. Finché un giorno, d’estate, il cucciolo d’uomo decise di modellarmi a mo’ di castello: sinceramente, non mi ricordo tutti i particolari nei dettagli, ma mi sembra che avessi avuto una forma un po’ strana, bizzarra, quasi buffa direi, tant’è che ricordo anche altri cuccioli d’uomo attorno a me che mi fissavano. In quel momento pensai che si trattasse di una festa, una di quelle divertenti ed esilaranti in cui ognuno dà sfogo alla propria allegria, anche sé, purtroppo, non fu così; difatti vidi alla mia destra il mio amichetto che piangeva: aveva completamente la faccia rossa e gli occhi lucidi.  Improvvisamente provai un senso di dispiacere nei suoi confronti: perché stava piangendo? Tutti gli altri cuccioli d’uomo ridevano e scherzavano tra loro! Feci in tempo a pensare a qualche motivazione per quel che era avvenuto che subito sentii due manine che mi distruggevano, comprimendomi dall’alto verso il basso, un gesto simile all’uccisione di una mosca. Dopodiché, distrutto e martoriato da tanta furia, arrivai, dopo qualche rampa di scale, in una minuscola stanzetta buia e piena di polvere, con tanti oggetti sovrapposti sparsi qua e là. Alla fine vidi il mio amico, col volto coperto di lacrime, che mi reggeva davanti a sé, immobile e con uno sguardo strano, mai visto prima, ma non sembrava molto felice, anzi tutt’altro. Tant’è che subito dopo, mi pare di ricordare di essere stato scaraventato a terra con tale violenza da farmi perdere i sensi per parecchio tempo.

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E così ora, paralizzato ed immobile, tutto solo, me ne sto qui, ormai da tanti anni a giudicare dall’elevata quantità di polvere, a torturarmi su quel terribile episodio, di cui ancora non sono capace di trovare una spiegazione plausibile, ma in fondo non me ne stupisco…come posso capire gli altri se non conosco nemmeno me stesso? Come sono fatto? Che forma ho “di preciso”? Sempre ammesso che ce l’abbia una forma! La cosa che mi rattrista più di tutte però è quella di non riuscire a provare emozioni, delle “vere” emozioni: a quanto pare, non so se te ne sei accorto, ma quando il mio e unico cucciolo d’uomo mi prendeva per la prima volta fra le sue manine di burro, quando mi impiastrava tutto con i suoi strani attrezzi da lavoro, quando mi faceva viaggiare da un continente all’altro della casa, io ero felice, “davvero” felice. Quando invece mi mostrava per la prima volta agli altri cuccioli d’uomo, i quali poi ridevano e ridevano di gusto (quasi con cattiveria ora che ci rifletto meglio), facendo piangere il mio amichetto, così che questi mi portava nel posto più remoto di tutta la casa, sbattendomi a terra, andandosene indifferentemente, io ero dannatamente triste. Però, per quanto nella mia vita abbia provato delle emozioni, non sarò mai in grado, a malincuore, di sperimentare quelle “vere”, perché questa categoria di emozioni appartiene agli individui che le sanno anche condividere, criticare, rinnegare, sopprimere e soprattutto manifestare, in modo che anche gli altri le possano vedere, sentire, provare, vivere. Ma in fondo cosa mi sarei mai potuto aspettare da me stesso? Sono un oggetto io, non un uomo! Per quanti tipi di oggetti si trovino in tutto il mondo (e per mondo intendo quella casa del mio cucciolo d’uomo nella quale ho vissuto durante l’intera vita) l’unica cosa che siamo, noi tutti, capaci di fare “veramente” è esistere. Coloro che ci spostano da una parte all’altra della stanza, che ci osservano, ci modellano e che purtroppo, il più delle volte, ci dimenticano, sono gli uomini, i veri “inventori” delle emozioni, quali felicità, gioia, allegria, ma anche rabbia, tristezza, solitudine. Ecco: forse, e dico forse perché questa è l’ipotesi di uno senza un cervello, letteralmente, l’uomo, nel corso della storia, sarà anche riuscito ad  inventare, a modificare e ad ampliare le emozioni, ma c’è un’altra peculiarità di queste strane e particolari “forme di vita” alla quale non ha prestato la giusta attenzione: saperle gestire, sempre e in qualsiasi circostanza. E questo ve lo posso assicurare…altrimenti come ci sarei finito quassù da solo?

Chiara Mancini (1CLi)

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TUTTI FELICI E OMOLOGATI? ANCHE AL MEDI LA MODA DETTA LEGGE

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Come vestirsi è diventato il problema primario per i ragazzi: basta aggirarsi nei corridoi della scuola per rendersi conto che siamo tutti uguali. In questi ultimi anni l’aspetto fisico sta acquistando punti. Infatti basta guardare come il mondo della moda sia onnipresente nelle nostre vite. Prendiamo come esempio il nostro liceo: stesse scarpe, stessi pantaloni, stesse maglie, stessa mentalità. E’ per questo che la nostra opinione sugli altri è strettamente legato al modo in cui si vestono. Esiste una gerarchia sociale per la quale più si sale di grado più si è uguale agli altri; chi cerca di diversificarsi scende ogni giorno di grado fino ad essere considerato uno “sfigato”. È così che ogni giorno ci presentiamo al Medi. La cosa che allarma di più è il fatto che i ragazzi si vestano in base al giudizio della gente e non al gusto personale: una maglia alla moda la si mette non per gusto ma per fama. Ogni decennio è caratterizzato da mode diverse, ma quella dei nostri giorni, in particolare tra i ragazzi, è ossessiva. Infatti ogni mattina siamo tormentati dalla stessa domanda:” Come mi vesto?”

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I nostri ragazzi del Medi si dividono in quattro categorie. La prima, molto diffusa, è quella caratterizzata da maglie lunghe di marche come la Hoak e la  Paura,  skinny e scarpe dell’Adidas o le ultime versioni della Nike e tante altre. Questo non riguarda solo i ragazzi, ma anche alle ragazze. La seconda, anch’essa molto ambita, è caratterizzata da uno stile “universitario”: cappotti lunghi ed eleganti accompagnati da sciarpe di lana e, a volte, maglie con collo alto. La terza è la categoria appartenente ai “finti alternativi”, cioè coloro che fanno gli alternativi vestendosi in modo diverso, per differenziarsi dalla massa, ma in realtà fanno parte di un gruppo altrettanto omologato. La quarta è la nostra preferita ed è quella  di cui fanno parte quelle persone che si vestono secondo un gusto personale , senza tener troppo conto se sia alla moda o no.

Inutile prenderci in giro. Ognuno di noi dipende dalle mode. L’importante è essere comunque se stessi. Il più possibile.

Martina Cacace e Asya Allegrezza (3Bsc)

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Nuova veste, nuovo sito

Strano a dirsi, ma  un giornalino scolastico può diventare il bersaglio degli hackers che si divertono a “bucare” la rete per complicare la vita degli utenti o semplicemente per “dare fastidio”.

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E’ quello che è accaduto a LaMelaMedi.it. Per questo, abbiamo deciso di aprire una pagina web nuova nella speranza (forse vana) di sfuggire alle insidie dei pirati informatici. Racconteremo la vita della scuola, daremo voce a tutte le voci degli studenti che vorranno condividere con la comunità del Medi le loro idee, i loro sogni, il loro punto di vista sul mondo. Stay tuned, read and keep us posted!