Pubblicato in: Cittadinanza attiva

VOCI DI DONNE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

LE TESTIMONIANZE DI DACIA MARAINI, DI ANNARITA CALAVALLE E DI LUCIA ANNIBALI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Iniziamo con il mettere due punti fermi. Il primo è dopo un “no”. No, non si può più tollerare la violenza sulle donne. E poi dopo un “sì”. Sì, è indispensabile una giornata contro la violenza sulle donne che viene celebrata il 25 novembre di ogni anno. A raccontarlo sono i numeri: secondo le ultime stime Istat le donne che subiscono maltrattamenti sono circa 6,7 milioni solamente in Italia. Di queste, circa il 16% ha subito atti in grado di metterne a repentaglio la vita, percentuale che si alza al 20% se si aggiungono anche la percentuale legata allo stupro e al 31% se, a queste cifre già drammatiche, si considerano violenze fisiche come maltrattamenti che portano a lesioni fisiche gravi e gravissime (fonti Istat).

FEMMINICIDIOA ricordare questo tema toccante quanto straziante è Cronaca di un amore rubato, monologo che Federica Di Martino ha tratto da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore rubato. In scena c’è un’“anima morta” che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aggressori: quattro liceali hanno sequestrato una ragazzina di tredici anni e hanno abusato di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante.

Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in automobile e che la porterà al pronto soccorso. Nell’interpretare il monologo, Federica Di Martino così esprime le sue considerazioni: “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti. […] Ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre. […] Una ragazzina che ha perso quel giorno il suo posto nel mondo …
un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce.
 Dove i colpevoli possono vivere liberi.”

Per celebrare questa giornata, i ragazzi del Liceo Statale Medi di Senigallia si sono recati presso il cinema il Gabbiano dove hanno avuto un incontro toccante con la professoressa Annarita Calavalle, che trentacinque anni fa ha subito l’aggressione violenta del fidanzato che le ha sparato alla mandibola. La sua grinta è motivo di esempio perché invece di piangersi addosso ha ricostruito la sua vita con audacia e senza odio nei confronti del suo aggressore. A seguire è stato proiettato il film “Io ci sono – La mia storia di non amore”, scritto da Lucia Annibali, un film che ricostruisce una rinascita dolorosa eppure essenziale che ha investito Lucia dopo che è stata vittima di un gesto tanto orribile quanto vigliacco. E’ un’immersione totale nel percorso straziante della Annibali, che all’inizio del film viene colpita dall’attacco con l’acido e poi in una serie di flashback ci viene mostrata mentre continua il suo percorso verso la guarigione parallelamente al racconto della storia d’amore passata con Luca Varani.

femminicidio 7

 

Un viaggio nella violenza, nell’orrore, che provoca sdegno, rabbia, una sofferenza intensa ma che in qualche modo non si abbandona mai al moto della pietà.  Io ci sono rende omaggio alla forza personale della Annibali, ricostruendone con chiarezza il coraggio, l’ironia e la capacità di piegarsi senza spezzarsi fino a diventare testimone importante del profondo senso di abominio che la violenza sulle donne provoca o dovrebbe in tutti i casi provocare e di come si possa rispondere anche al crimine più efferato tornando piano piano a vivere.

Consuelo Centurelli (3BLi)

 

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