Pubblicato in: Cultura di pace

CONTRO LA VIOLENZA E IL DISARMO NUCLEARE. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE LISA CLARK OSPITE DEL LICEO MEDI

Ne abbiamo vissute tante, di guerre, sia dalla parte del carnefice che da quella delle vittime. Eppure ancora ci chiediamo come si possano evitare gli esiti traumatici degli scontri, l’autodistruzione totale. Porsi a mediazione tra le parti per evitare che un disaccordo sfoci in un conflitto violento: questo l’obiettivo a cui Lisa Clark, attivista della Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (ICAN) e neolaureata Premio Nobel per la Pace, ha dato voce nell’incontro con gli studenti del Liceo Medi nella mattinata di lunedì 18 dicembre.

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<<Costruire la pace senza le armi è possibile>> dice la Clark, vissuta nella fredda Sarajevo degli anni Novanta sotto assedio. <<E’ una realtà diversa, quella della guerra, quando la vivi dalla parte di chi le bombe e le pallottole le riceve. Sapevo di essere contro la guerra, ma non l’avevo ancora vissuta assieme alle vittime. A Sarajevo ho imparato a capire la guerra con il cuore e le viscere.>> E’ difficile, quasi impossibile riparare ai danni delle guerre nucleari. I ricordi delle due bombe atomiche sganciate ad Hiroshima e a Nagasaki settantadue anni fa sono tra i più dolorosi della storia del Novecento, con tutti i migliaia e i migliaia di morti e con tutti i viventi condannati ad una morte dilazionata, come Sadako Sasaki, deceduta di leucemia dieci anni dopo lo scoppio della bomba, una delle tante vittime di radiazioni a <<scoppio ritardato>>.

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Un nuovo tentativo di prevenzione è stato rinnovato dall’International Peace Bureau (IPB), di cui Lisa Clark è la co-presidente. Nato nel 1891 e insignito del premio Nobel nel 1910, l’IPB si impegnò ad evitare lo scontro della prima guerra mondiale, fallendo. <<Il nuovo obiettivo che mi propongo per l’International Peace Bureau>> -afferma Lisa -<<è creare reti tra associazioni di diversi paesi e diversi continenti. Non può essere una campagna eurocentrica, soprattutto in questo momento storico dove le paure peggiori non provengono dall’Europa.>>

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Sebbene il nucleare sia quantitativamente diminuito (si contavano 67mila bombe atomiche alla fine degli anni Ottanta e solamente 15mila al giorno d’oggi), queste nuove promozioni per il disarmo non possono essere estranee all’umanità intera. <<Dobbiamo iniziare a conoscere le somme per fermare, assieme, i governanti che vogliono procedere con aggressione>>. Le cifre vengono dallo Stockholm International Peace Research Institute: 1686miliardi di dollari investiti in spese militari contro solamente i 2.5miliardi impiegati a supporto di associazioni benefiche e aziende umanitarie. Un furto ai danni dell’umanità , quindi, da sempre influenzata dall’idea che solamente abbracciando la violenza si possa dominare il campo. <<E’ necessario pertanto riconvertire le spese militari per risolvere le vere crisi umanitarie.>> -ha detto la Clark agli studenti- <<Anche quando non vengono usate, le armi sottraggono preziosi fondi, come quelli per l’istruzione. E solamente un luogo come la scuola può formare cittadini che contribuiscono alla pace, riconoscendo le differenze e risolvendo i conflitti in maniera non violenta.>>

Alexandra Bastari (4ALi)

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