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DEBUTTO DEL MEDI ALLE OLIMPIADI REGIONALI DEL DEBATE DI ANCONA

UNA PERFORMANCE DI TUTTO RISPETTO PER UNA SQUADRA AGGUERRITA E TENACE,  TUTTA AL FEMMINILE

Il nome anglofono può fuorviare. Il debate, la new entry nelle metodologie didattiche della scuola italiana, è in realtà un retaggio del mondo classico. Ma, prima di tutto, che cos’è propriamente il debate? E’ una discussione, un vero e proprio dibattito, nel quale due squadre, composte generalmente da tre membri ciascuna, sostengono e controbattono un claim (un’affermazione), schierandosi tra i favorevoli o tra i contrari. La discussione è però limitata da una semplice regola: la posizione assunta dalle due squadre non è una scelta libera, ma assegnata da un corpo di giudici. Oggi i più decisi promotori di questa disciplina sono i paesi anglosassoni (negli USA è una materia curricolare nelle scuole), ma i primi public speaking formali si verificavano già nell’Atene del V secolo a.C., vero grande teatro dell’arte oratoria classica.

Anche in questa occasione il nostro liceo ha voluto mettersi in gioco su questo nuovo format di dialogo, con una squadra tutta al femminile (Sara Andreozzi e Alexandra Bastari della 4ALi e Consuelo Centurelli della 3BLi) che ha partecipato alle Olimpiadi regionali del Debate, tenutesi questa mattina presso l’Istituto Savoia-Benincasa di Ancona. Una competizione a cui hanno preso parte dodici istituti provenienti da tutte le Marche. Le debaters del Medi si sono misurate con un claim non facile: Il denaro investito nell’esplorazione spaziale è sempre ben speso.

 

Non ha importanza la posizione raggiunta dalla nostra squadra che, nonostante i vivi complimenti dei giudici, non avrà accesso alle finali nazionali del prossimo autunno, a cui invece parteciperà il Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi in rappresentanza della regione. E’ invece non di poco conto la consapevolezza di aver brillato in una strategia formativa con cui non si è in confidenza, quasi sconosciuta, appena assaggiata sui banchi di scuola.

Più rilevante, invece, il valore che assume la pratica del debate nella nostra società, spesso troppo competitiva ed inflessibile: la capacità di assumere, quando le regole lo impongono, il punto di vista opposto e provare a giustificarlo, nonostante lo sforzo, spesso immane, del saper portare avanti efficacemente un’istanza e opinione che non è necessariamente propria. Una disciplina che, però, benché si mascheri dall’arte della finzione, della persuasione e del prevalere, educa invece al rispetto e al confronto, fornendo le chiavi per un dialogo piacevole libero dalle ostilità della contesa.

Alexandra Bastari (4°ALi)

 

 

 

Alexandra Bastari 4ALi

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IL RAPPORTO MADRE-FIGLIA IN UNA STORIA ORIGINALE E SINCERA

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, pubblicato nel 2017 e vincitore del premio Campiello, è un romanzo semplice e sincero. Il titolo, alla lettera “la ritornata”, si riferisce alla protagonista, una tredicenne che da un giorno all’altro viene restituita ai genitori naturali senza una spiegazione.

Vissuta con i genitori adottivi in una situazione di benessere, dovrà adattarsi alla vita di chi al contrario vive in stato di povertà, in una famiglia numerosa, disordinata e violenta. Solo Adriana, la sorella più piccola, sarà per lei un’amica, un angelo custode, un’ancora.

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La narrazione è condotta in prima persona; la scrittura è scorrevole, presente accanto all’italiano l’uso del dialetto che accentua la differenza tra le due famiglie. Un romanzo coinvolgente, toccante, incentrato sulla complessità dei rapporti familiari visti dagli occhi di una bambina.

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Libro vivamente consigliato: offre uno spunto di riflessione sulle difficoltà che si incontrano in famiglia e sulla necessità di andare avanti a testa alta, nonostante tutto.

Francesca Sbaragli (4°ALi)

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UN GEMELLAGGIO ALL’INSEGNA DEL “GIALLO”, DELL’ARTE E DELL’AMICIZIA

Dal 9 all’11 marzo, la 3BLi ha partecipato al convegno “La donna era in giallo” tenutosi tra Pisa e Lucca, attività che rientra nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro e che si è trasformata anche in una sorta di “gemellaggio” tra il nostro liceo e il Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” di Lucca.

 

Un’occasione per vedere da vicino alcuni capolavori dell’arte e dell’architettura che il mondo ci invidia: la mitica Torre pendente, affiancata dalla Cattedrale e dal Battistero, monumenti che sono stati presentati da Rossano Luperoni, docente di storia dell’arte del Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” di Lucca. Dopo la visita che si è tenuta in mattinata, i ragazzi del Medi hanno incontrato i loro “gemelli” del Liceo di Lucca, avendo così la possibilità di socializzare con le famiglie ospitanti.

La mattina del 10 è stata dedicata alla visita di Luca e dei suoi monumenti più significativi, tra i quali la Cattedrale di San Michele in Foro. Alle 14 si è finalmente entrati nel vivo del convegno. Numerosi sono stati gli interventi di importanti scrittori e professori e di studenti che, anche attraverso presentazioni con animazione e musica, hanno esplorato la figura femminile nel giallo. Dopo la consegna dei diplomi, i partecipanti al convegno e al progetto sono stati invitati alla “Cena con Delitto”.

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L’11 marzo in mattinata i ragazzi hanno assistito all’ultima parte del convegno, dedicata agli interventi di Giorgia Antonelli, Gabriele Cardone, Alessandro Maraschi e Consuelo Centurelli, che sono stati premiati con una medaglia di bronzo. Al termine dei lavori gli studenti del Medi hanno fatto ritorno a Senigallia, soddisfatti delle esperienze vissute e ansiosi di ospitare i loro partner in occasione del convegno sul giallo che si svolgerà a maggio Senigallia.

Consuelo Centurelli (3BLi)

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UNA “FUORICLASSE” DELLE LINGUE NEL NOSTRO LICEO

ROBERTA MENCHETTI DELLA 5BLI SI AGGIUDICA IL PRIMO POSTO ALL’OTTAVA EDIZIONE DEL CAMPIONATO DELLE LINGUE DI URBINO

Ha quasi diciannove anni, ma è già un orgoglio per il nostro liceo e per tutta la città di Senigallia. Con il suo <<testo dalla potente vena narrativa […] segno d’una notevole sensibilità immaginifica>>, come lo ha giudicato la commissione d’esame, è riuscita ad aggiudicarsi il primo premio di lingua spagnola al Campionato Nazionale delle Lingue di Urbino, giunto alla sua ottava edizione.

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Un campionato che valorizza  l’importanza dello studio delle lingue straniere nella nostra società multietnica e promuove solamente le eccellenze degli istituti superiori. Ma Roberta Menchetti ha i piedi ben saldi a terra e sa bene che dietro ogni vittoria c’è una buona dose di fatica, di impegno e soprattutto tanta buona volontà. Ed è pronta a tornare in pista per altre sfide. L’abbiamo incontrata ed intervistata proprio tra i corridoi del nostro istituto.

Cosa significa per te studiare le lingue? Hai mai avuto ripensamenti nella scelta del tuo indirizzo di studi? Ero orientata a studiare lingue già dalla seconda media. Con il passare degli anni, sono ancora ferma sull’idea che studiare in questo liceo è stata la scelta più giusta. Mi ha infatti permesso di sviluppare il mio approccio verso ciò che ci circonda: inizialmente ero convinta che studiare le lingue straniere significasse conoscere diverse maniere di esprimere lo stesso concetto. In realtà, in questi cinque anni, ho capito che studiarle è essenziale per partecipare attivamente in questo mondo globalizzato in cui viviamo. Ci permettono di ampliare i nostri orizzonti, abbattere le barriere dei pregiudizi e di entrare in contatto con nuove culture e diversi stili di vita anche diametralmente opposti ai nostri. Ci consentono di costruire, tassello per tassello, ogni angolo del nostro mondo.

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Come ti sei preparata per la gara? 

Da dicembre a febbraio, la mia professoressa di spagnolo, Silvia Giuliani, mi ha consigliato di leggere libri fantasy, in quanto per la prova finale avrei dovuto comporre un testo di scrittura creativa. La mia classe, invece, quest’anno si è concentrata soprattutto su temi di attualità, in vista della seconda prova dell’esame di maturità.

Hai avuto esperienze di studio o semplicemente un intercambio culturale all’estero?  

Ho partecipato ad un ministage a Nizza e ad un intercambio con un istituto di Murcia organizzato dal nostro liceo l’anno scorso.

Ti è stato utile il soggiorno a Murcia?

Sì, mi ha aiutato molto. Non avendo mai preso parte ad esperienze del genere, ero abituata, come molti, a imparare la lingua dei libri di grammatica. Sentivo che mi mancava la parte della lingua viva, quella più vera. Inoltre, grazie allo scambio ho avuto la possibilità di vivere la routine tipica di una ragazza spagnola della mia età, imparando a conoscere la cultura e le abitudini del Paese.

 

Dopo questa vittoria, stai prendendo in considerazione l’idea di andare a studiare e/o vivere all’estero in futuro?

In realtà l’idea c’è da molto tempo, da molto prima della vittoria al Campionato Nazionale delle Lingue. Mi piacerebbe continuare con il percorso linguistico qui in Italia, specializzandomi in Interpretariato, approfondendo le lingue orientali come arabo e cinese. Poi, magari, avviare la mia carriera fuori dai confini.

Come hanno reagito i tuoi familiari, amici e docenti alla notizia della vittoria?

Nei giorni delle ultime selezioni non avevo Internet con me. Quando ho ricevuto la notizia di essere arrivata terza classificata alle semifinali (prova che consisteva in un test scritto al computer e un colloquio orale) ho informato i ragazzi che dividevano l’hotel con me e i loro commenti sono stati tutti molto incoraggianti. La professoressa Giuliani, che purtroppo non ha potuto accompagnarmi, era entusiasta e mi ha consigliato di rimanere concentrata e di dare il meglio di me, certa che con la mia umiltà sarei andata avanti sia lì che nella vita.  Quando la sera della finale ho inviato a tutti la foto del primo premio, sono stata sommersa di complimenti, docenti e dirigente compresi. Ma, soprattutto, il giorno dopo la mia classe ha festeggiato la vittoria assieme a me.

Alexandra Bastari (4ALi)

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SFIDA ALL’ULTIMO DELITTO

I RAGAZZI DEL MEDI SI MISURANO CON LA NOBILE ARTE DEL RACCONTO GIALLO

Nella giornata di venerdì 23 febbraio si è svolta presso l’Aula Magna del nostro liceo la prima fase del concorso “La nobile arte del delitto” che ha coinvolto sette classi tra biennio e triennio (1ASc-1CSc-1DSc-1BLi- 2BSc-3BLi-4CSA). Promosso dall’ ISI Machiavelli di Lucca e dalla Biblioteca Comunale Antonelliana di Senigallia, il concorso “ludico-letterario” è riservato agli studenti delle scuole superiori e prevede inizialmente una selezione locale, tra classi della stessa scuola.

Tra queste viene individuata una classe vincitrice ogni quattro partecipanti, fino ad un massimo di tre. Le classi qualificate si sfideranno poi nella finale nazionale che si svolgerà a Senigallia il 12- 15 maggio 2018.

Gli studenti che hanno aderito al concorso hanno letto i racconti gialli selezionati dal comitato “sculp.sit”. Se volete misurarvi anche voi con la nobile arte del delitto e passare del tempo in compagnia di un buon giallo d’autore, ecco i titoli scelti: Le inseparabili (Anna Catherine Green); Uno scandalo in Boemia ( Arthur Conan Doyle); Una principessa a Baker Street ( Cunnin Toil); Storia di un bell’uomo (The Chobham Affair); Trappola per topi ( Ethel Lina White); L’uomo invisibile ( Gilbert Keith Chesterton); L’ultima rosa ( Jacques Heath Futrelle); La banda maculata (Arthur Conan Doyle);Il caso Stonor (Arthur Conan Doyle).

 

Suddivise in tre gironi, le classi si sono confrontate su due dei racconti dell’elenco, misurandosi in una serie di quiz che riguardavano non soltanto trama, ambientazione e personaggi, ma anche la vita e l’opera degli autori. Quiz dai titoli molto accattivanti (SCOVA L’ERRORE, CHIEDILO A LORO, TUTTO IN TRE MINUTI, SUPERQUIZ e infine il RISCHIATUTTO) in una gara che ha appassionato moltissimo tutti i partecipanti. Non sarà un caso che tutte le sette classi sono state ammesse alla fase finale della competizione.

Martina Mariani (2BSc)

 

 

 

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GLI INSEGNAMENTI DI DANTE NEL NUOVO MILLENNIO. IL SAGGISTA FILIPPO LA PORTA SPIEGA IL SOMMO POETA AGLI STUDENTI DEL MEDI

Amato negli USA e apprezzato con una certa gelosia patriottica dagli italiani, Dante sembra non aver esaurito la sua mole di insegnamenti, ancora valida per le ultime generazioni. A dare voce ad una nuova interpretazione dell’autore fiorentino, il critico letterario Filippo La Porta in un incontro con docenti e studenti del nostro liceo nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio.

 

Collaboratore per importanti testate giornalistiche come Il Corriere della Sera e autore di libri come Roma è una bugia (2014) e Indaffarati (2016), il noto saggista romano torna in libreria con Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio, un viaggio tra le cantiche della Divina Commedia volto a dimostrarci che sì, il sommo Poeta ha ancora qualcosa da dirci. Quella di La Porta è sempre stata una vera e propria ossessione per il problema morale. Perché agire bene sembra essere, sin dai tempi più remoti, il vero interrogativo della specie umana. La morale, per Simone Weil – più volte citata nel nuovo libro di La Porta e considerata dall’autore una delle menti più straordinarie del ventesimo secolo- è un esercizio di attenzione, proprio come guardare bene le cose e ascoltarle lo era per San Bernardo, l’ultima guida di Dante nel suo viaggio ultraterreno (<<se tu li guardi bene e se li ascolti>>). Ogni studente potrà confessare che Dante è sempre apparso invece come un moralista intransigente, un bacchettone che si scontra con il carattere bonario di noi italiani, sempre pronti ad aggiustare le cose e a scendere diplomaticamente a compromessi. <<Eppure, Alighieri>> – dice La Porta – <<formula la morale in un modo non del tutto moralistico. Per Dante fare del bene vuol dire far esistere gli altri, guardarli, ascoltarli, capirli.>>

Tutte le pene descritte nell’Inferno e nel Purgatorio sono infatti il prezzo da pagare per aver scelto di vivere nell’irrealtà. Dall’ego rigonfio dei superbi, colpevoli di aver tolto realtà agli altri nella convinzione di poter ridurre il mondo ad un deserto autoreferenziale, all’illusione del possesso degli avari, dalla rabbia degli invidiosi, incapaci di cogliere della sventura in ogni esistenza, fino ai golosi e ai lussuriosi, nella loro concentrazione unilaterale in un’unica forma di piacere annebbiante.

 

Il rischio è però sempre quello di considerare la Divina Commedia un poema religioso, in cui la pena corrisponde ad una sanzione prescritta da Dio. <<In realtà>> -spiega il saggista- <<nulla in Dante implica la fede religiosa, che oggigiorno è tremante e sempre più un affare privato. La punizione dei peccatori nella Commedia è proprio quella di vivere dentro il peccato nella loro esistenza stessa.>> Sono passati più di sette secoli, ma Dante continua ad assomigliarci: quest’uomo moderno che nella sua ascesa verso il Paradiso incespica, scivola, sviene e dorme persino, al punto che recenti studi sembrano confermare la sua narcolessia. Non fu mai <<ascetico né spiritualista>>, ma istituì un profondo legame tra la beatitudine celeste e la felicità terrena, facendo diventare amore cosmico qualunque forma di passione, anche fisica (<<ardore virtuoso>>). E, soprattutto, dando realtà, ancora una volta, al rapporto tra l’uomo e Dio, quando, nell’ultimo canto del Paradiso, quella che Dante vede riflessa in uno dei volti dei tre cerchi della Trinità è un’effigie umana, a testimoniare l’esistenza di una parte celeste nell’uomo. <<Perché la Divina Commedia>> -spiega La Porta- << è un monumento all’uomo come essere divino in modo discontinuo, e un appello ad ogni lettore a trasformarsi, a transumanare e a ricongiungersi con il bene.>>

Alessandra Bastari (IV ALi)

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DAL MIT AL LICEO MEDI: NIYATI DESAI E LA PASSIONE PER LA SCIENZA

Studentessa  in due grandi città degli Stati Uniti – prima  nella Grande Mela, poi a Boston- e ora docente a Senigallia, una piccola realtà in cui ha imparato ad incontrare i suoi studenti lungo la strada. Direbbe che è insane, Niyati Desai, studentessa di Ingegneria e Fisica Aerospaziale alla M.I.T (Massachusetts Institute of Technology), una delle più prestigiose università di ricerca high-tech del mondo già insignita di 79 premi Nobel.
Ventenne, newyorkese ma di origine indiana, una grande passione per la robotica aerospaziale e il sogno di un futuro in cui sarà disegnatrice di rockets: è questo il breve profilo di Niyati, ospite del nostro liceo dall’8 al 27 gennaio nell’ambito del programma Global Teaching Labs (di cui l’istituto Medi è il capofila delle sedici scuole partecipanti), una collaborazione finalizzata ad istituire un confronto con una didattica e una metodologia di insegnamento innovativa.

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Nel nostro istituto, Niyati ha tenuto infatti alcune lezioni di matematica, fisica e chimica nelle classi degli indirizzi scientifici. Con il suo tono disteso ma costantemente eccitato e con quella self-confidence che forse solo gli americani sanno mostrare in pubblico con tanta disinvoltura, la giovane docente ha incontrato giovedì mattina alcune classi nell’Aula Magna del nostro liceo per un momento di riflessione e di scambio, prima di lasciare l’Italia e volare nuovamente a Boston.

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La storia di Niyati inizia più o meno quando, a sedici anni, ebbe il coraggio di andare a bussare alla porta di un suo professore di scienze per farsi raccontare come stava procedendo uno dei suoi esperimenti da laboratorio con il grafene. <<Credevo mi avrebbe sbattuto la porta in faccia>> -ha raccontato Niyati- <<invece mi diede un libro da leggere e mi chiese di ritornare quando avessi finito. Ma non capii quasi nulla.>>
Perché il nostro concetto (a volte fantasioso) di scienziato non è mai cambiato: un genio dotato di un intuito fuori dal comune sin dalla più tenera età che sarà poi pioniere di grandi rivoluzioni scientifiche. Questa è però semplicemente mitizzazione. A volte, in realtà, alcuni grandi nomi non sarebbero mai diventati tali senza essere ritornati sui propri passi almeno una volta. <<Al liceo odiavo la chimica>> -ha continuato Niyati -<<Credevo che al college non mi sarebbe servita per studiare i fenomeni dello spazio e non vedevo l’ora di liberarmene. Poi ho capito che un razzo non potrà mai levarsi verso il cielo senza una buona dose di chimica, e ho voluto darle un’altra chance.>>

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Nonostante lo studio, Niyati non ha voluto però rinunciare alle sue passioni. Coniugare studio e tempo libero è infatti possibile e accantonare i propri hobbies per spendere (o disperdere) troppe energie sui libri potrebbe non rivelarsi fruttuoso. <<Durante il liceo suonavo il violino e giocavo a calcio>> ha continuato la giovane ricercatrice <<Poi ho trascurato molti miei interessi per lasciar spazio allo studio, ma non è questo l’approccio giusto per nessuno studente. Non bisogna mai negarsi nuove opportunità ed esperienze.>>

Alexandra Bastari (IV ALi)

 

Pubblicato in: Cultura di pace

CONTRO LA VIOLENZA E IL DISARMO NUCLEARE. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE LISA CLARK OSPITE DEL LICEO MEDI

Ne abbiamo vissute tante, di guerre, sia dalla parte del carnefice che da quella delle vittime. Eppure ancora ci chiediamo come si possano evitare gli esiti traumatici degli scontri, l’autodistruzione totale. Porsi a mediazione tra le parti per evitare che un disaccordo sfoci in un conflitto violento: questo l’obiettivo a cui Lisa Clark, attivista della Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (ICAN) e neolaureata Premio Nobel per la Pace, ha dato voce nell’incontro con gli studenti del Liceo Medi nella mattinata di lunedì 18 dicembre.

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<<Costruire la pace senza le armi è possibile>> dice la Clark, vissuta nella fredda Sarajevo degli anni Novanta sotto assedio. <<E’ una realtà diversa, quella della guerra, quando la vivi dalla parte di chi le bombe e le pallottole le riceve. Sapevo di essere contro la guerra, ma non l’avevo ancora vissuta assieme alle vittime. A Sarajevo ho imparato a capire la guerra con il cuore e le viscere.>> E’ difficile, quasi impossibile riparare ai danni delle guerre nucleari. I ricordi delle due bombe atomiche sganciate ad Hiroshima e a Nagasaki settantadue anni fa sono tra i più dolorosi della storia del Novecento, con tutti i migliaia e i migliaia di morti e con tutti i viventi condannati ad una morte dilazionata, come Sadako Sasaki, deceduta di leucemia dieci anni dopo lo scoppio della bomba, una delle tante vittime di radiazioni a <<scoppio ritardato>>.

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Un nuovo tentativo di prevenzione è stato rinnovato dall’International Peace Bureau (IPB), di cui Lisa Clark è la co-presidente. Nato nel 1891 e insignito del premio Nobel nel 1910, l’IPB si impegnò ad evitare lo scontro della prima guerra mondiale, fallendo. <<Il nuovo obiettivo che mi propongo per l’International Peace Bureau>> -afferma Lisa -<<è creare reti tra associazioni di diversi paesi e diversi continenti. Non può essere una campagna eurocentrica, soprattutto in questo momento storico dove le paure peggiori non provengono dall’Europa.>>

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Sebbene il nucleare sia quantitativamente diminuito (si contavano 67mila bombe atomiche alla fine degli anni Ottanta e solamente 15mila al giorno d’oggi), queste nuove promozioni per il disarmo non possono essere estranee all’umanità intera. <<Dobbiamo iniziare a conoscere le somme per fermare, assieme, i governanti che vogliono procedere con aggressione>>. Le cifre vengono dallo Stockholm International Peace Research Institute: 1686miliardi di dollari investiti in spese militari contro solamente i 2.5miliardi impiegati a supporto di associazioni benefiche e aziende umanitarie. Un furto ai danni dell’umanità , quindi, da sempre influenzata dall’idea che solamente abbracciando la violenza si possa dominare il campo. <<E’ necessario pertanto riconvertire le spese militari per risolvere le vere crisi umanitarie.>> -ha detto la Clark agli studenti- <<Anche quando non vengono usate, le armi sottraggono preziosi fondi, come quelli per l’istruzione. E solamente un luogo come la scuola può formare cittadini che contribuiscono alla pace, riconoscendo le differenze e risolvendo i conflitti in maniera non violenta.>>

Alexandra Bastari (4ALi)

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CAFFÈ BACH AL PERGOLESI DI JESI. UNA MISCELA UNICA E INEDITA DI OPERA LIRICA, CIRCO, MUSICA CLASSICA ALL’INSEGNA DELL’IRONIA

Una rappresentazione singolare con artisti che sono anche cantanti e musicisti e persino pattinatori, una fusione tra opera lirica, musica classica e circo. Questo, in estrema sintesi, è il Caffè Bach, una CircOpera da camera in un atto, scritta da Giacomo Costantini sulle musiche di Johann Sebastian Bach, rielaborate da F. Bettoli, S. Carloni e Andrea Cappelli.

 

Lo spettacolo, al quale hanno preso parte insegnanti, studenti e personale del nostro liceo, è andato in scena al Pergolesi di Jesi lo scorso 29 novembre nell’ambito dell’“Anteprima giovani”, una rassegna pomeridiana, riservata alle scuole. Nella nostra scuola è ormai una tradizione consolidata grazie all’iniziativa della prof.ssa Anna Annibali promotrice del progetto “Ragazzi all’opera”.

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Ma torniamo allo spettacolo, un lavoro collettivo con una molteplicità di protagonisti in tutti i ruoli e in tutti i livelli. Straordinario ammirare come il canto e il pattinaggio si possano unire, come se si trattasse di un connubio naturale.

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Gli esercizi classici di giocoleria sono quelli più stupefacenti per difficoltà e per l’effetto che provocano sul pubblico. L’opera è semplice e comica, ma riflette molto della realtà sociale dell’epoca quando il caffè era una bevanda esotica e una donna che voleva berlo non era ben vista. Si raccontano storie semplici: la storia di un padre che rimprovera la figlia di essersi abbandonata al terribile vizio di bere caffè, dal quale dovrà disintossicarsi prima o poi se vorrà sposarsi. La fanciulla sembra obbidire all’ordine paterno, ma nel contratto di matrimonio pone la clausola che, dopo essersi sposata, potrà bere tutto il caffè che vuole. Caffè Bach nasce per confrontare la scrittura contemporanea con il modello bachiano e il linguaggio dell’opera con quello del circo contemporaneo.

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