Pubblicato in: Cittadinanza attiva

I CREATORI DEL SORRISO

Mercoledì, 7 novembre, la classe 1^D Linguistico ha ospitato quattro volontari del CVM, la Comunità di Volontari per il Mondo con sede ad Ancona che si occupa di diritti umani e della formazione dei docenti per la loro diffusione nelle scuole. Sono venuti per parlarci dei problemi che riscontrano le popolazioni africane nel quotidiano e quindi dei progetti di cui l’organizzazione si è occupata lo scorso anno. Due di loro, rimanendo in Italia, mentre gli altri due, stabilendosi per un intero anno in Etiopia.

L’Etiopia, o Stato delle “facce bruciate” come traduce il suo nome, è il secondo paese più grande del mondo che non confina con il mare ed è situato nel Corno d’Africa. Questi ragazzi ci hanno parlato principalmente dei problemi che affrontano le popolazioni tutti i giorni, nel loro quotidiano, nel loro vivere comune. In particolare …dell’acqua. Sì, come ormai si sa e si dice l’acqua è il problema principale per le popolazioni di questi territori del mondo e che comporta tante altre conseguenze, ad esempio le guerre, o anche le contaminazioni. E questo considerando che l’Etiopia è ricca di acqua!!

Qui in Etiopia l’acqua presente è, infatti, contaminata dal fluoro, e questa contaminazione, dovuta anche alla presenza di terra, fa ammalare la pelle delle persone che la bevono. Le persone di questa associazione assieme alla popolazione hanno pensato, ad esempio, di costruire una sorta di pozzi che possano contenere l’acqua dei fiumi senza farla contaminare da agenti esterni in modo che sia loro fruibile. Le dimensioni di queste sorgenti variano a seconda del flusso d’acqua. Spesso le sorgenti non vengono costruite in ogni villaggio e quindi, donne o ragazzi, devono percorrere chilometri e chilometri per andare a prendere l’acqua in fonti non molto vicine, e con taniche che, da piene, pesano anche venti chili!!

Inoltre, c’è un altro problema che si presenta principalmente nell’Etiopia del nord (ma non soltanto lì) ed è proprio lo sfruttamento delle ragazze. Le famiglie, infatti, mandano le figlie all’età di tredici-quattordici anni in case di amici o parenti a lavorare: badare alla casa, cucinare, lavare, occuparsi dei campi ed accudire i bambini. Queste ragazze vengono mandate lì perché la famiglia non riesce più a provvedere al loro mantenimento a scuola. Così, se sono fortunate, trovano nella loro nuova sistemazione un “padrone” che diventa il loro datore di lavoro, lasciandole libere di studiare e magari, con un po’ di fortuna, dando loro qualche soldo. La maggior parte di loro, però, non viene pagata.  Infine, i ragazzi dell’associazione ci hanno spiegato che, nell’Etiopia del nord, grazie al loro intervento si sono avviati dei corsi per insegnare a queste ragazze come si cucinano i cibi, e in generale le norme igieniche che in questa parte dell’Africa erano precedentemente abbastanza sottovalutate. Partecipando a questi corsi, infatti, le ragazze avevano più possibilità di essere chiamate da un datore di lavoro, e quindi, di ricevere qualche soldo. 

Insomma…spunti veri di riflessione per capire che nel mondo odierno c’è chi “USA LE COSE ed AMA LE PERSONE” invece che l’inverso…

Benedetta Nobili, 1 D Li

 

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L’AMORE VERO è SOLO QUELLO EXTRACONIUGALE? LE STRAVAGANTI IDEE DI ANDREA CAPPELLANO

“L’amore è sempre extraconiugale”, così inizia il trattato “De Amore” di Andrea Cappellano. Egli fu cappellano di corte della contessa Maria di Champagne, durante la fioritura e il momento di massimo splendore della letteratura cortese nell’XI secolo. Cappellano sosteneva idee contrastanti, in parte derivate dalla sua esperienza e in parte dovute all’influenza della società francese. Immaginava l’amore come una virtù che potesse regalare bellezza anche all’uomo incolto e rozzo, che potesse donare nobiltà agli umili e umiltà anche ai più superbi; questo perché, a partire dall’XI secolo, inizia a prendere piede l’idea di una nobiltà non soltanto di sangue, ma anche d’animo. E’ questa percezione dell’amore che spinge Cappellano a scrivere il trattato “De Amore”, suddiviso in tre libri: la frase riportata all’inizio del testo, è stata estrapolata dal secondo libro, nel quale viene indicata una casistica delle situazioni possibili fra due amanti e il giusto comportamento da adottare in ciascuna di esse.

Andrea Cappellano, De Amore

Andrea Cappellano sostiene che l’amore sia un concupiscente e infinito desiderio di sguardi furtivi, una continua ricerca dell’altro e dei suoi abbracci teneri e passionali.

Se l’amore è tutto ciò, come può esserci amore tra due coniugi? Il vincolo del matrimonio nega qualsiasi possibilità di vivere un affetto sincero: una persona sposata vive nella continua certezza dei sentimenti dell’altro, senza la paura di un possibile rifiuto e con la consapevolezza che qualsiasi suo desiderio possa essere esaudito senza alcun problema. Non si tratta di amore, perciò, ma soltanto di una vita di coppia dettata dall’abitudine e dalla monotonia. La stessa interpretazione della gelosia rende il rapporto tra due amanti molto diverso da quello di due coniugi; i primi accettano la gelosia e la abbracciano, venerandola e nutrendola, ogni giorno, come se fosse loro amica. Nel matrimonio, soprattutto spirituale, la gelosia è considerata un male terribile da scacciare immediatamente, poiché ritenuto un sentimento non degno per una persona sicura del proprio rapporto e fedele al suo compagno. Mettendo in relazione l’amore coniugale con il rapporto tra padre e figlio si può affermare che non si tratta di una vera amicizia quella tra padre e figlio, ma soltanto di consaguineità. Allo stesso modo non è possibile parlare di amore tra due coniugi, ma soltanto di un profondo affetto. Cappellano nel suo terzo libro fu costretto ad abiurare e a ritirare molte delle argomentazioni che aveva utilizzato a sostegno della sua tesi, poiché considerate blasfeme e inadatte al suo abito clericale. Uno dei punti più importanti sul quale Cappellano fu costretto a ritrattare, fu quello dell’adulterio e del ruolo dell’amante in una relazione.

Ricollegandoci a giorni nostri, l’adulterio fu considerato come peccato punibile a livello giuridico fino agli anni 60’. L’amante, per tutta l’epoca medioevale e anche successivamente veniva arrestato e in alcuni casi condannato anche a morte. Ci sono testimonianze scritte, ma anche narrate in alcuni documentari e film, che ci mostrano l’adulterio come un peccato e come un atto logorante per la coppia che lo subisce. is (1)

Su questo tema, Cappellano presentò idee premonitrici di ciò che accade nella società odierna: moltissimi studiosi e sociologi raccontano come il rapporto extraconiugale sia spesso “utilizzato” per ravvivare il rapporto di coppia. Capita, a volte, che il rapporto con un’altra donna potrebbe rendere  l’uomo più attivo e premuroso nei confronti della propria compagna. Cappellano, per di più, era dell’idea che uomini di ceti sociali subalterni, non potessero impegnarsi nelle pratiche amorose poiché ostacolati dal loro lavoro nei campi. Per lo stesso principio non esistevano trattamenti riservati per le contadine da parte dei nobili, perché era convinto che l’amore dipendesse dalla gentilezza e dalla nobiltà d’animo, virtù riservate soltanto alla nobiltà e ai cavalieri. Per questo stesso motivo, la maggior parte dei matrimoni dell’epoca erano combinati tra nobili con lo scopo di mettere in comunione i propri beni e per promuovere la propria discendenza. Probabilmente, anche questo incideva sull’impossibilità di amare sinceramente nel rapporto coniugale. Oggi, al contrario, è possibile trovare un rapporto di coppia dove sia presente l’amore vero dal momento che siamo tutti più liberi di scegliere la persona con cui passare il nostro tempo.

Concludendo, il trattato di A. Cappellano racconta il vero significato dell’amore, descritto come un rapporto passionale e senza restrizioni, comandato dal desiderio e dalla gelosia, dettato da sentimenti nobili e sinceri che nessuna società riuscirà mai a soffocare.

Vittoria Balducci, 3C Li

 

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SENTIRSI VIVI

Se lo aveste potuto vedere, vi sarebbe venuta fame di mondo. Non era un turista da prima classe o di quelli che ritornano a casa con buste intere di souvenir. Era, piuttosto, un viaggiatore che amava la vita: la sua è quella degli altri. Si poteva vedere che non apparteneva solo al suo paesino, ma chiamava “casa” l’Oceano Pacifico, i tramonti di Marrakech, le montagne ghiacciate della Russia, i grattacieli newyorkesi. Lui non era figlio dei suoi genitori, era figlio del mondo. Mi ha insegnato l’amore per il viaggio. Mi disse:”tutti nasciamo viaggiatori, è nella nostra indole.”
Ed è vero. Idolatrare le proprie origini non ha mai portato a nulla di buono. Viaggiare, spostarsi, sentirsi nomadi, scorrere con il dito il mappamondo, immaginando di volare sopra Tokyo, Berlino, Madrid è la bellezza più grande.

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Siamo uomini:”non abbiamo radici, ma piedi per camminare.”
Quando vedremo un cielo diverso da quello a cui siamo abituati significa che conosceremo qualcosa in più e avremo sicuramente qualcosa in più da raccontare.
Le emozioni più forti riesci a provarle quando, credendoti perso, ti ritrovi in un paio di occhi diversi dai tuoi, nell’odore di una spezia, nella sabbia fredda sotto i piedi di un’alba rubata al resto del mondo.

Dovremmo percepire le nostre frontiere discutibili: allora sì che nessun popolo si sentirebbe puro. Siamo stati buttati da qualcuno senza criterio in una minuscola porzioncina di mondo, noi come le pietre, ma a noi è stato riservato un privilegio in più: possiamo spostarci guidati dalla nostra volontà. Dunque, vogliamo continuare ad essere pietre sedentarie?
Un viaggio squaderna la realtà sotto i nostri occhi, ci mette in discussione, ci dà l’opportunità di riscattarci con la vita.

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Quando ti senti smarrito, la tua luce salvifica potrebbe trovarsi nell’altro emisfero terrestre perciò devi partire, cercare il posto che ti appartiene realmente in quel momento. Pensi di non conoscere le lingue? Si imparano. Che cosa hai da perdere?
Scopri, sperimenta Il piacere di conoscere culture differenti, di sfatare stereotipi, di avvicinarti a ciò che sentivi così distante. La parte più difficile e dolorosa è lasciare i propri “fiori“ a qualcuno che ci sostituisca nella cura di questi. È doloroso per chi parte e per chi resta, ma non è giusto rinunciare ad un’esperienza per la paura di perdere qualcuno o qualcosa. Se sono vere le relazioni umane e i sentimenti persistono nel tempo, chi vi ama vi aspetterà.

Alcune volte il viaggio può sembrare egoistico, ma ognuno di noi quando ha la necessità può concedersi di essere un egoista, di ricominciare da se stesso.
Vivi per sentirti vivo, non limitarti ad esistere.

Arduini Caterina 3CSc

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NON NOMINARE IL NOME DI DANTE INVANO…

“Non ho tempo per leggere; ho mille impegni e poi non serve a nulla”. Classiche frasi di chi la letteratura non l’ ha mai sperimentata.
Le solite scuse di chi non si è mai fatto corteggiare dai personaggi di un romanzo;  di chi non ha mai avuto il coraggio di tuffarsi in una poesia o in qualche verso.
Leggere, per chi ci crede veramente, non è una spinta alle lancette dell’ orologio: è invece una moneta di scambio. La letteratura è dunque un moltiplicatore della realtà e del tempo: un varco multidimensionale che permette viaggi nello spazio, nella storia, nell’ animo umano, nell’ infinito dell’ immaginazione.

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Per alcuni, i più attrezzati per il viaggio, la letteratura può assumere la forma della “maglia rotta nella rete”, di cui ci parla Montale. Può essere la felicità autentica, il profumo di limoni che si trova, all’ improvviso nella quotidianità arida e tediosa.
Leggere è un integratore che può munirci di diverse forze. La più “semplice” da ottenere è la forza emozionale, intesa come capacità di sgusciare le nostre emozioni più recondite, di ossigenarle e quindi di riconoscerle. Un secondo tipo di forza è quella maieutica di cui Primo Levi parla in un capitolo di “Se questo è un uomo”: “Il canto di Ulisse”. In questo passo l’ autore, nel lager, prova a ricordare e a tradurre a un suo compagno i versi di Dante e dice: “Per un momento ho dimenticato chi sono e dove sono”. Per lui la letteratura, in particolare della Divina Commedia, in quei minuti ha avuto una forza maieutica perché ha tirato fuori l’ uomo-Levi dal contesto infernale in cui si trovava.
I più scettici o i più concreti potranno pensare che, in questi termini, la letteratura non abbia applicazioni pratiche.
Ebbene si sbagliano. Come dice Peter Handkle “la realtà della letteratura mi ha reso attento, critici nei confronti della realtà vera. Mi ha illuminato su me stesso e su ciò che accadeva intorno a me”. Navigare fra righe e versi, fare esperienza di lettura ci insegna la chiaroveggenza: la capacità di giudicare, di vedere razionalmente la vita, con occhio attento e lucido.

viaggio 2La letteratura aumenta il peso specifico della nostra coscienza tanto da farci sprofondare fino all’ ipocentro della vita, impedendoci di galleggiare inerti sulla superficie.Viene da sé che per ottenere questi succosi frutti dall’ albero della letteratura non basta dargli un calcetto. Bisogna scuoterlo, esplorarlo ma soprattutto attendere che i frutti siano maturi. C’è bisogno di un investimento di pazienza, impegno e inizialmente di fiducia per assistere a una tale epifania.
Come Ciaula  che, dopo aver percorso la scala buia fredda e stretta dalle paure che la riempivano, sbuca fuori dalla cava e viene inondato dalla “chiarità d’ argento della luna”.
La letteratura ha dunque tutte le prerogative per essere ritenuta una religione: promette effetti miracolosi, garantisce più vite ed è una lente sulla realtà e sull’ anima.
L’ unica ma enorme differenza è che con la Letteratura il paradiso, inteso come luogo ideale di piena felicità, è discontinuo ma certo. Per questa religione non è sufficiente credere, bisogna sperimentare.

Lorenzo Sartini, classe 3CSC

Pubblicato in: Internazionalizzazione

VOGLIA DI PARTIRE? SCOPRI GLI ERASMUS DAYS AL MEDI…

Il 12 e 13 ottobre 2018 si sono celebrate le giornate di Erasmus Days. Anche presso la nostra scuola si sono svolte diverse iniziative al fine di promuovere il progetto Erasmus fra i ragazzi delle scuole superiori.

Ma in che cosa consiste il progetto Erasmus?IMG-20181012-WA0009.jpg

Si tratta di una rete di scambi interculturali tra ragazzi studentiappartenenti ai diversi stati europei. L’Erasmus è nato nel 1969, grazie ad una pedagogista italiana, Sofia Corradi che  diffuse questa idea di mobilità tra giovani europei anche in ambito accademico e istituzionale. Il progetto venne etichettato con l’acronimo Erasmus: European Region Action Scheme for the Mobility of University Students.

A tutt’oggi il Programma Erasmus dà la possibilità a uno studente europeo di studiare in un paese straniero o di effettuare un tirocinio in un paese dell’Unione per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi.

Dal 2014, il programma si è ulteriormente ampliato ed ha assunto il nome di Erasmus+ per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in quanto si rivolge a tutto il personale della scuola non più solo agli studenti come un tempo.

Ogni anno, vengono indicate a livello nazionale delle giornate  per informare e aggiornare studenti  e docenti sui programmi Erasmus.

Nella nostra scuola sono stati scelti i giorni di venerdì e sabato; il primo giorno hanno partecipato le classi quarte e quinte, mentre il secondo giorno è stato dedicato agli studenti del biennio e delle classi terze.

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Gli scambi interculturali offrono la possibilità di immergersi in una nuova cultura e vivere a pieno le tradizioni e i costumi di un paese straniero. Sono, inoltre, un’ottima opportunità per diffondere la propria cultura all’estero e per far conoscere gli aspetti più significativi di una civiltà. Il Programma Erasmus, credo sia una chance per aprire la nostra mente e il nostro cuore verso popoli e culture diverse dalla nostra.

Dunque, quale miglior modo di celebrare l’unione fra le diverse culture se non quello di cantare l’Inno alla Gioia e sentirci tutti parte di un’unica grande comunità?

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La 3CLi a tal fine ha inaugurato la seconda giornata di Erasmus Days, cantando l’Inno Europeo nelle 5 differenti lingue che vengono studiate  presso il nostro istituto. Sono stati mostrati, inoltre, alcuni brevi video di ragazzi che attualmente stanno vivendo l’esperienza Erasmus. Poi le docenti hanno dato la parola ad un gruppo di ragazzi, appena tornati a casa che hanno raccontato la loro esperienza all’estero e hanno risposto direttamente alle curiosità dei loro coetanei sullo scambio. La mattinata è proseguita con la presentazione dei molteplici pacchetti Erasmus da parte di alcuni rappresentanti di agenzie come Intercultura e WEP.

Terminata l’iniziativa i ragazzi hanno potuto ritirare dei volantini e delle brochure sugli itinerari  dei possibili programmi Erasmus.

Molti ragazzi, incuriositi all’idea di conoscere e approfondire le usanze di un paese straniero, hanno potuto raccogliere informazioni utili a schiarirsi le idee.   Sicuramente dopo questa giornata informativa, il prossimo anno molti di noi partiranno alla ricerca di nuove emozioni, sempre di più disposti a conoscere persone provenienti da tutta Europa.

Allora buona partenza!

Vittoria Balducci 3C Li

 

 

 

 

Pubblicato in: Elezioni

L’ALTRULISTA VERSUS LISTAVATECERCANDO. CHI SARA’ IL VINCITORE?

PROPOSTE L’ALTRULISTA

PROGETTI:
1) Arditi come gli arditi (pagina instagram di storia): dibattito su un tema d’attualità

2) Great Events: organizzazione più professionale di tornei sportivi

3) Riconferma della linea di maglie e felpe e di upupa e colibrì

4) Incontri per orientamento. E pubblicazione di materiale informativo per  l’orientamento

5) annuari

6) Videomaking da una scuola apposita da Roma che gira tra gli istituti di tutta italia
7) feste d’istituto (miu, megà)

 Assemblee d’istituto: 
1) Barbara Sardella (Segretaria della commissione europea del consiglio regionale delle Marche): parlerà di Europa e ambiente

2) Protezione civile, ospite che parlerà di geologia italiana: sismi, frane e crollo di ponti (possibile ospite Chiara daraio)

3) Medi’s got talent (durante l’assemblea di natale), le audizioni saranno a inizio dicembre

4) Zombie day (visione di un film, dopo il megà di carnevale)

5) 21 Aprile, marcia libera

6)Projecto double corazon ivan (possibile assemblea, con raccolta fondi)

7) Scuola zoo bis

 

 

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Pubblicato in: Spettacoli

IL GABBIANO JOHNATAN LIVINGSTON: UN’IDEALE DI LIBERTA’

Nella giornata di martedì 22 maggio alcune classi del Liceo Scientifico Medi hanno assistito all’interno della rassegna Terremarine presso il Teatro La Fenice di Senigallia allo spettacolo teatrale realizzato dagli allievi del corso coordinato dal regista Mauro Pierfederici. Un gruppo di 28 ragazzi ha messo in scena il famoso romanzo dello scrittore americano Richard Bach, “Il gabbiano  Jonhatan Livingston”, un romanzo breve che narra la vita del gabbiano Jonhatan come “reietto” dello stormo, perché appassionato al volo visto come ricerca di una libertà interiore, superiore all’usuale strumentalizzazione di esso dai comuni gabbiani come mezzo per procacciarsi il nutrimento. Escluso ed esiliato dallo stormo “Buonappetito” per la sua spericolatezza e passione per l’atto di librarsi in aria, verrà cacciato dal consiglio degli Anziani e comincerà una vita da solitario, in cui continuerà ad allenarsi tra planate e picchiate.

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Successivamente conoscerà due gabbiani i quali, chiamati Sullivan e il più anziano Chiang, lo aiuteranno nella ricerca di una libertà e perfezione superiore, insegnandogli a volare istantaneamente con il pensiero. La ricerca dell’autoperfezionamento di Jonhatan è un percorso lungo e faticoso, perché per il raggiungimento dell’ideale di perfezione predicato dal maestro Chiang è necessaria la comprensione della bontà e dell’amore.

 

Raggiunto il suo obiettivo il gabbiano, finito in una dimensione superiore, tornerà nella dimensione terrena dove sarà risoluto nell’istruire i suoi ex compagni di stormo alla più alta e superiore  gioia di vivere e impartisce insegnamenti morali sul suo ideale di volo :

Il volo è l’espressione della libertà di ogni gabbiano, per aiutare ognuno di voi a diventare sempre migliore, per aspirare alla perfezione, che consiste nel comprendere il segreto dell’amore e della bontà

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Il suo miglior allievo sarà il giovane gabbiano Fletcher Lynd che seguiterà nell’insegnamento del volo ad altri membri dello stormo.

Un inno alla libertà rappresentato dai giovani attori del Liceo Enrico Medi, i quali, al termine di un corso di una sessione settimanale durato 8 mesi,   hanno rappresentato  questa novella tramite l’uso della tecnica del teatro di narrazione, in cui i personaggi narrano tramite la voce e la gestualità. Non poche le difficoltà incontrate sia per l’elevato  numero di allievi, sia per problemi organizzativi nel conciliare gli impegni di tutti, tant’è che alle prove non erano mai al completo.

 

Lo spettacolo ha riscosso un buon apprezzamento da parte del pubblico, nonostante qualche esitazione da parte dei ragazzi durante la messa in scena e qualche piccola incertezza. Gli attori hanno svolto un ottimo lavoro, considerando i tempi residui di  preparazione e le difficoltà gestionali già accennate.

Questo tipo di iniziative sono importanti all’interno della scuola perché permettono ai ragazzi di avvicinarsi al teatro e di conoscersi tra loro, oltre ad aumentare la propria autostima e la sicurezza in se stessi.

Grazie a chi si è cimentano perchè ha saputo regalarci forti emozioni!

(Chiara Bambini, 2C Li)

Pubblicato in: Cultura di pace

VOCI DALLA GUERRA, VOCI PER LA PACE

Il ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca (MIUR) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) hanno dato vita ad un progetto con l’obbiettivo di sensibilizzare i giovani sui temi della libertà e dell’inutilità della guerra. A questo proposito sono state scelte 10 scuole del nostro Paese con ognuna un tema da sviluppare autonomamente e da presentare prima in sede e poi, indicativamente il 28 maggio, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Il nostro liceo è stato scelto per affrontare il tema “Guerra e Pace” e ragazze e ragazzi coordinati da Mauro Pierfederici hanno sviluppato e studiato una serie di letture che spaziano dal bollettino ufficiale della fine della guerra, alle poesie di poeti che hanno partecipato a tutte e due le guerre mondiali, come Giuseppe Ungaretti, Bertolt Brecht e Jaques Prevert, fine alle lettere dei condannati a morte della resistenza italiana e  al pensiero di Aldo Capitini.

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I ragazzi si sono impegnati ad immedesimarsi e avvicinarsi agli autori studiando la loro vita e interpretando ogni emozione. Hanno sviluppato la performance “voci dalla guerra voci per la pace”che e’ stata presentata nella nostra Aula Magna, sabato 28 aprile. Sono intervenuti i rappresentanti dell’ANPI, il Prof. Giovanni Di Cosimo del’Università di Macerata, Antonio Mastrovincenzo, presidente dell’assemblea legislativa delle Marche e il nostro preside Daniele Sordoni. Questo progetto è stato inserito nel calendario degli eventi programmati dal Comune di Senigallia e quindi oltre ad alcune classi del nostro liceo erano presenti anche genitori e cittadini.

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Dopo tanta emozione da parte di tutti la mattinata si è conclusa con l’inno di Mameli.

I ragazzi continueranno ad impegnarsi e a studiare per presentare al meglio la nostra scuola davanti al presidente della nostra Repubblica.

Scuola e non solo…di certo questi momenti rimarranno impressi nella nostra memoria.

Mariem Barnat (2B Li)

 

Pubblicato in: Eventi

SFIDA ALL’ULTIMO LIBRO! LA ‘CENTESIMA’ EDIZIONE DEL BOOK GAME AL LICEO MEDI!

Mercoledì 28 marzo 2018 si è tenuta presso l’aula Magna Carlo Urbani del Liceo Medi la ‘centesima’ edizione del Book Game: una competizione sul campo letterario che ha visto gareggiare le classi 1ASA , 1CSA e 1DSA.

I tre libri su cui si è disputata la gara sono stati  “Come il vento tra i mandorli” di Corasanti, “Uno studio in rosso” di Conan Doyle e “La fattoria degli animali” di Orwell, che gli alunni hanno letto integralmente e in modo autonomo prima della competizione.

A dirigere il gioco sono state le insegnanti Fiorelli, Ceccarelli e Via.

La gara comprendeva tre sfide di cui ad ognuna potevano partecipare solo due classi.

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Ogni sfida era a sua volta composta da cinque giochi, ciascuno dei quali  valeva un punteggio in base alla difficoltà della richiesta: “Parole spericolate”, “Fuori gli autori”, “Per chi suona la campana”, “Mimo” e “Domandone”.

In “Parole spericolate” le due classi rivali dovevano cercare di mettere in ordine una serie di cinque parole, riguardanti passi fondamentali dei libri letti, in base alla logica che esse avevano tra loro o alla connessione cronologica nella storia del libro.

In “Fuori gli autori” partecipavano solo cinque dei componenti della singola squadra, che si contendevano ben venticinque punti indovinando -uno alla volta- l’autore del libro citato.

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“Per chi suona la campana” è stato invece un gioco basato sulla velocità.

Due portavoci di entrambe le squadre, alla citazione di un passo di un libro non facente parte dei tre già letti, dovevano confrontarsi con la propria squadra per capire di quale libro si trattasse.

Poi dovevano correre velocemente sino a un campanellino posto su un tavolo e dire il titolo del relativo libro. La squadra che prima suonava il campanello – e che indovinava la risposta – si aggiudicava ben venti punti!

Nel “Mimo”, una persona aveva un minuto e trenta secondi di tempo per mimare con gesti e movimenti il titolo di un libro alla propria squadra, che cercava di indovinare nel minor tempo possibile.

Infine, per il valore di trenta punti, il “Domandone”: una domanda difficile e specifica di uno  dei tre libri letti.

Nella prima sfida si sono affrontate la 1CSA e la 1DSA , la classe perdente ha poi incontrato la 1ASA, mentre la vincitrice della prima è rimasta a guardare lo scontro. Infine 1ASA e 1DSA si sono battute nello scontro finale.

La vincitrice di questa ‘centesima’ edizione del Book Game è stata la 1^ASA.

Come premio….libri…uno a testa!

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Anche le altre due squadre hanno avuto un ricordo dell’esperienza: un segnalibro con la scritta “Book Game 2018”.

Forse un aspetto da migliorare per il prossimo anno è la condivisione del regalamento prima dell’inizio della gara e dell’attribuzione del punteggio che non è stata chiara per tutti: gli studenti infatti che non avevano ben capito le regole per aggiudicarsi il primo premio hanno giustamente sollevato qualche polemica.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa iniziativa, in quanto competizioni come queste di solito non vengono affrontate nelle scuole. Penso che il Book Game abbia soprattutto stimolato noi studenti a leggere, poiché  questo tipo di gare ci ha completamente “immersi” nel mondo della lettura. Ai giorni d’oggi i ragazzi preferiscono passare il loro tempo libero al cellulare e non leggendo romanzi. E’ stato infatti importante per tutti noi riavvicinarci ai libri e alla bellezza di leggere. Un altro pregio è stato quello di farci conoscere molti più autori e libri, di cui prima ignoravamo l’esistenza. Trovo dunque il Book Game un’ esperienza da ripetere ma anche da far conoscere a tutte le altre scuole superiori e medie.

Sara Manocchi

(Classe 1CSA)