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IN MARCIA PER UN FUTURO DIVERSO, IN DIFESA DEI DIRITTI E ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ

ANCHE I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL MEDI TRA I DIECIMILA STUDENTI CHE HANNO PARTECIPATO AL MEETING DELLA PACE DI ASSISI-PERUGIA

Viviamo in un mondo dove a prevalere sono sempre di più le minacce, le guerre, l’egoismo, le violenze, il razzismo e le disuguaglianze. È questo il futuro che vogliamo? Noi del liceo Medi ed altre migliaia di persone tra cui bambini, giovani e anziani abbiamo detto di no. La marcia della pace nasce proprio da questo: combattere insieme le ingiustizie per creare un mondo migliore.

 

I venticinque chilometri percorsi da Perugia ad Assisi il 7 ottobre, sono stati preceduti da due giornate in cui circa 3.500 studenti di tutta Italia hanno partecipato a meeting e laboratori su vari temi legati alla pace.

La prima giornata si è incentrata sulla presentazione di lavori elaborati dalle scuole che hanno aderito al progetto all’incontro. Tra questi anche il video sul fenomeno del cyberbullismo e dell’hate speech realizzato dai ragazzi e dalle ragazze della 2ASc.

 

Il secondo giorno abbiamo avuto l’opportunità di conoscere vari esperti che ci hanno parlato del commercio di armi, delle reali cause e conseguenze delle guerre e delle armi atomiche. Lisa Clark, Carlo Cefaloni, Alex Zanotelli, don Luigi Ciotti e Pier Luigi di Piazza: sono solo alcune delle persone che ci hanno fatto aprire gli occhi su come sta veramente il mondo. Il punto principale attorno a cui erano incentrati i vari incontri era imparare ad agire, non solo a parlare. Tutto ciò ci è servito per prepararci a vivere una marcia vera e ricca di valori.

Camminando accanto ad altre persone, che nonostante fossero distrutte dalla fatica e dal continuo alternarsi di pioggia e sole, innalzavano orgogliosi bandiere di pace, siamo riusciti a raggiungere la meta con il sorriso sulle labbra. Il traguardo non è stato solamente l’arrivo ad Assisi, ma la conclusione di un percorso morale ed etico: uniti possiamo combattere le ingiustizie e dare vita a un mondo dove viva la fratellanza e vengano rispettati i diritti di tutti.

“I nostri nonni hanno lottato per conquistare i diritti, noi dobbiamo combattere per mantenerli”.

Gaia Cingolani, Elena Brocchini, Martina Mariani e Teresa Ricordi (3BSc)

Foto della prof.ssa Donatella Discepoli

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VOCI DALLA GUERRA, VOCI PER LA PACE

Il ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca (MIUR) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) hanno dato vita ad un progetto con l’obbiettivo di sensibilizzare i giovani sui temi della libertà e dell’inutilità della guerra. A questo proposito sono state scelte 10 scuole del nostro Paese con ognuna un tema da sviluppare autonomamente e da presentare prima in sede e poi, indicativamente il 28 maggio, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Il nostro liceo è stato scelto per affrontare il tema “Guerra e Pace” e ragazze e ragazzi coordinati da Mauro Pierfederici hanno sviluppato e studiato una serie di letture che spaziano dal bollettino ufficiale della fine della guerra, alle poesie di poeti che hanno partecipato a tutte e due le guerre mondiali, come Giuseppe Ungaretti, Bertolt Brecht e Jaques Prevert, fine alle lettere dei condannati a morte della resistenza italiana e  al pensiero di Aldo Capitini.

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I ragazzi si sono impegnati ad immedesimarsi e avvicinarsi agli autori studiando la loro vita e interpretando ogni emozione. Hanno sviluppato la performance “voci dalla guerra voci per la pace”che e’ stata presentata nella nostra Aula Magna, sabato 28 aprile. Sono intervenuti i rappresentanti dell’ANPI, il Prof. Giovanni Di Cosimo del’Università di Macerata, Antonio Mastrovincenzo, presidente dell’assemblea legislativa delle Marche e il nostro preside Daniele Sordoni. Questo progetto è stato inserito nel calendario degli eventi programmati dal Comune di Senigallia e quindi oltre ad alcune classi del nostro liceo erano presenti anche genitori e cittadini.

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Dopo tanta emozione da parte di tutti la mattinata si è conclusa con l’inno di Mameli.

I ragazzi continueranno ad impegnarsi e a studiare per presentare al meglio la nostra scuola davanti al presidente della nostra Repubblica.

Scuola e non solo…di certo questi momenti rimarranno impressi nella nostra memoria.

Mariem Barnat (2B Li)

 

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CONTRO LA VIOLENZA E IL DISARMO NUCLEARE. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE LISA CLARK OSPITE DEL LICEO MEDI

Ne abbiamo vissute tante, di guerre, sia dalla parte del carnefice che da quella delle vittime. Eppure ancora ci chiediamo come si possano evitare gli esiti traumatici degli scontri, l’autodistruzione totale. Porsi a mediazione tra le parti per evitare che un disaccordo sfoci in un conflitto violento: questo l’obiettivo a cui Lisa Clark, attivista della Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari (ICAN) e neolaureata Premio Nobel per la Pace, ha dato voce nell’incontro con gli studenti del Liceo Medi nella mattinata di lunedì 18 dicembre.

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<<Costruire la pace senza le armi è possibile>> dice la Clark, vissuta nella fredda Sarajevo degli anni Novanta sotto assedio. <<E’ una realtà diversa, quella della guerra, quando la vivi dalla parte di chi le bombe e le pallottole le riceve. Sapevo di essere contro la guerra, ma non l’avevo ancora vissuta assieme alle vittime. A Sarajevo ho imparato a capire la guerra con il cuore e le viscere.>> E’ difficile, quasi impossibile riparare ai danni delle guerre nucleari. I ricordi delle due bombe atomiche sganciate ad Hiroshima e a Nagasaki settantadue anni fa sono tra i più dolorosi della storia del Novecento, con tutti i migliaia e i migliaia di morti e con tutti i viventi condannati ad una morte dilazionata, come Sadako Sasaki, deceduta di leucemia dieci anni dopo lo scoppio della bomba, una delle tante vittime di radiazioni a <<scoppio ritardato>>.

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Un nuovo tentativo di prevenzione è stato rinnovato dall’International Peace Bureau (IPB), di cui Lisa Clark è la co-presidente. Nato nel 1891 e insignito del premio Nobel nel 1910, l’IPB si impegnò ad evitare lo scontro della prima guerra mondiale, fallendo. <<Il nuovo obiettivo che mi propongo per l’International Peace Bureau>> -afferma Lisa -<<è creare reti tra associazioni di diversi paesi e diversi continenti. Non può essere una campagna eurocentrica, soprattutto in questo momento storico dove le paure peggiori non provengono dall’Europa.>>

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Sebbene il nucleare sia quantitativamente diminuito (si contavano 67mila bombe atomiche alla fine degli anni Ottanta e solamente 15mila al giorno d’oggi), queste nuove promozioni per il disarmo non possono essere estranee all’umanità intera. <<Dobbiamo iniziare a conoscere le somme per fermare, assieme, i governanti che vogliono procedere con aggressione>>. Le cifre vengono dallo Stockholm International Peace Research Institute: 1686miliardi di dollari investiti in spese militari contro solamente i 2.5miliardi impiegati a supporto di associazioni benefiche e aziende umanitarie. Un furto ai danni dell’umanità , quindi, da sempre influenzata dall’idea che solamente abbracciando la violenza si possa dominare il campo. <<E’ necessario pertanto riconvertire le spese militari per risolvere le vere crisi umanitarie.>> -ha detto la Clark agli studenti- <<Anche quando non vengono usate, le armi sottraggono preziosi fondi, come quelli per l’istruzione. E solamente un luogo come la scuola può formare cittadini che contribuiscono alla pace, riconoscendo le differenze e risolvendo i conflitti in maniera non violenta.>>

Alexandra Bastari (4ALi)

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TUTTE LE DECLINAZIONI DEL BIANCO E DEL NERO

 NON TUTTI I MIGRANTI SONO UGUALI E MOVIMENTO E ADATTABILITA’ SONO DUE CARATTERI DISTINTIVI DELLA SPECIE HOMO

Il movimento di gruppi di individui da una zona all’altra del mondo è certamente un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti. Ed è per questo che, soprattutto oggi, anche il nostro Paese, ha assunto un volto multietnico. Eppure, benché sia finito il tempo della schiavitù e della segregazione razziale in Italia (repubblica democratica) non si può certo affermare che il razzismo scomparso del tutto. Qui gli stranieri vengono ancora visti come “possibili criminali” e “parassiti sociali”.

 

Gian AntoOrda.jpgnio Stella, storica firma del Corriere della Sera, nel  libro “L’orda, quando gli Albanesi eravamo noi” scrive: “Non è così. Non c’è stereotipo rinfacciato agli immigrati di oggi che non sia già stato rinfacciato, un secolo o pochi anni fa, a noi. Loro sono clandestini?  Lo siamo stati anche noi”.

A questo punto sorge spontanea la domanda: questo trattamento riguarda tutti gli immigrati o solo i clandestini? Bisogna chiarire cosa significa essere “immigrato regolare” e  “immigrato irregolare”. I primi sono persone che entrano in un paese “straniero” dopo aver ottenuto il visto e con i documenti in regola. I secondi, i “clandestini” non hanno né visto né documenti. Vi è anche una sottocategoria di irregolari, che, secondo  parlarecivile.it, portale italiano sul diritto civico e politico, è la più diffusa e, di conseguenza, la più discriminata: gli overstayers. Sono coloro che, entrati regolarmente,  alla scadenza del  visto temporaneo, decidono di non tornare nel paese di provenienza. Persone che gli italiani giudicano male, perché, all’apparenza, “hanno avuto la mano e, adesso, vogliono tutto il braccio”. E’ giusto questo modo di pensare e di vedere le cose? Secondo Fabrice Dubosc, terapeuta interculturale e psicologo analista,  “la proliferazione dei conflitti e la crisi dello sviluppo hanno moltiplicato il numero dei rifugiati, determinando un’area grigia per quanto riguarda la differenza tra migrazione economica e asilo politico. Di fatto, chi oggi chiede asilo assomiglia ben poco a un dissidente sovietico degli anni della guerra fredda”. Proprio così, si è costituita un’area grigia: non è civile odiare una persona che, dopo aver vissuto mesi nel nostro Paese, abbia qualche remora a tornare in una situazione di conflitto e di violenza, aggravata da problemi economici. A parlare di “overstayers” è anche Alessandro Masala, youtuber italiano, direttore del canale di informazione “Breaking Italy”, a detta del quale  la quasi totalità degli Overstayers non rimane in Italia per paura della guerra, tantomeno per motivi economici.

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Per la famiglia. Esatto, la famiglia, la cosa più importante che ognuno di noi ha. Solitamente il viaggio che consente ai migranti di approdare in Italia, la sponda dell’Europa, lungo, travagliato e molto costoso. Gli “overstayers” sono semplicemente “uomini di famiglia”, arrivati da soli per lavorare e finanziare i viaggi dei familiari. Tornare indietro, mentre la cosa a cui tieni più al mondo è in viaggio per il paese, che ti impongono di lasciare, non piacerebbe a nessuno.

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La scienza moderna è basata anche sulle scoperte di Charles Darwin, il quale nella Origine delle specie scrisse: “Vi è una parola chiave per descrivere il comportamento degli esseri viventi, tale parole è adattabilità”. Il trasferirsi non è, dunque, un voler dare fastidio a qualcun altro oppure, come scrisse Alfred Tennyson in Ulyxes, la voglia di nuovo e di sperimentazione alimentata dalla curiosità: è mera sopravvivenza; è adattarsi a periodi tristi della storia del globo. Quindi, il bianco, che colore è? Per quanto mi riguarda è come tutti gli altri, certo, differisce in alcuni aspetti rispetto agli altri colori di una tavolozza immensa, ma ha una cosa in comune a tutti, dipende dalla luce. Il bianco, sotto determinata luce, può sembrare rosso, grigio o marrone. Alan Garant, professor universitario, un giorno disse: “Esistono solo due tipi di persone: gli astronomi e gli astronauti. Entrambi vogliono la stessa cosa: i primi si godono lo spettacolo dalla Terra, i secondi hanno la necessità e il coraggio di andare a prenderselo nello spazio”. Non è corretto, umano, avercela con gli astronauti solo perché noi a casa abbiamo un telescopio.

Mattia Russo (classe 4B SA)

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AL MEETING NAZIONALE DELLE SCUOLE DI PACE IL PAPA RIVOLGE AI GIOVANI IL SUO APPELLO: “AVANTI, CON CORAGGIO!”

Tra le migliaia di partecipanti anche un gruppo di studenti del nostro liceo

Sabato, 6 maggio, migliaia di ragazzi da tutta Italia si sono riuniti a Roma per partecipare alla giornata dedicata alla pace fortemente voluta da papa Francesco. Tra questi vi erano anche alunni della nostra scuola e dell’istituto “Corinaldesi”.

Durante la mattinata Papa Francesco ha incentrato la sua attenzione su un discorso lontano dalla semplice morale religiosa, vicino invece a quella realtà quotidiana che tutti i giorni mostra il suo volto crudele, terrificante e pauroso. Una realtà che lo stesso pontefice ha definito “cultura della distruzione”, sottolineando come tutte le nuove tecnologie siano utilizzate perlopiù per distruggere, e tutto ciò a causa di quella voglia di guerra che l’uomo non riesce a placare. Per il papa la guerra è “padre di questa società in cui ogni giorno muoiono milioni di bambini, mentre alcuni si godono le ricchezze a loro estorte”. Il pontefice ha voluto evidenziare quanto violenza e terrore siano veicolati da ciò che oggi sembra esserci più familiare: la televisione. Una televisione che spesso annienta, nasconde il bene, cela alla comunità notizie che genererebbero riflessioni, prese di coscienza e che porterebbero chiunque ad avere uno sguardo diverso su quella che oggi chiamiamo “realtà”. E proprio per questo papa Francesco ha incoraggiato ognuno di noi ad assumere le proprie responsabilità, a ritornare ad essere una parte attiva e non succube di questa cultura e società in cui si fanno numerose promesse senza però mantenerle.

Non a caso il pontefice si è anche soffermato a lungo sull’irresponsabilità che caratterizza l’uomo odierno. E ha voluto sottolineare come oggi al centro del mondo non vi sia più l’uomo. Si è rivolto ad un ragazzo chiedendogli: “secondo te, oggi, cos’è al centro del mondo?” Il ragazzo ha risposto: “denaro, potere…”. Ed è proprio così, perché gli uomini di oggi sono schiavi degli affari, del guadagno, si fanno promotori di pace ma allo stesso tempo costruiscono armi, creano il traffico di organi e di persone, di droghe, e tutto ciò alimenta ancor di più la distruzione del mondo e dei giovani. Il pontefice ha invitato tutti a reagire, lottare, a non aver paura. Ma una lotta priva di bombe, di massacri, una lotta verso la rieducazione alla vita, verso quelli che sono i valori fondamentali. È necessario affrontare questa sfida con la “mitezza”, che rappresenta per il papa una beatitudine in un mondo in cui vige ciò che sempre egli ha definito come il “terrorismo di chiacchiere”. Chiacchiere che hanno le stesse conseguenze di una bomba e colui che le veicola non è altro che un terrorista che semina zizzanie, rancori, odio. Per questo non bisogna rassegnarsi al mondo di oggi, per questo bisogna rieducare tutti al dialogo.

Non bisogna più sottostare a progetti di parole, a promesse mancate, e quest’incontro con papa Francesco non voleva far altro se non destare i ragazzi, parlare del futuro, di ciò che forse dovrebbe essere cambiato. Il compito era quello di dar coraggio ai migliaia di giovani che erano lì presenti. I veri protagonisti erano loro e proprio per questo lo stesso pontefice ha deciso di affrontare un dialogo con loro, di rispondere alle loro domande, instaurare un rapporto. Ed è lecito concludere con le sue stesse parole: “Avanti, con coraggio!”.

 Alessandra Gargano 3DSc

 

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IL MEDI AL MEETING NAZIONALE DELLE SCUOLE PER LA PACE DI ROMA

GLI STUDENTI PROTAGONISTI DEI LABORATORI DELLA PRIMA GIORNATA

5 e 6 maggio 2017: due giorni dedicati interamente ai temi della pace e della solidarietà. Migliaia di studenti e insegnanti da tutte le regioni d’Italia. Tutti a Roma per il Meeting nazionale delle scuole di pace. Anche un gruppo di studenti del nostro liceo – 3BLi, 3DSc e 4CSc – ha avuto l’opportunità di partecipare all’incontro il cui tema era “Proteggiamo la nostra casa”, organizzato in  collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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Nella prima giornata i ragazzi hanno preso parte ai “Laboratori delle pace, della fraternità e del dialogo” che si svolgevano in diverse sedi.  Il nostro liceo è stato accolto all’interno del Ministero degli Affari Esteri, una sala molto importante della Farnesina in cui si svolgono le conferenze internazionali. Insieme ad altre scuole, abbiamo ascoltato le parole di figure importanti testimoni di una politica di pace come Mario Giro, viceministro al Ministero degli Affari Esteri, Enzo Romeo, giornalista e caporedattore di Rai News, Stefania Proietti, sindaca di Assisi e altri interventi di molti studenti.

Dopo una breve introduzione dell’ambasciatore Pietro Sebastiani che ha spiegato i motivi per cui si sono tenuti questi laboratori, è intervenuto Guido Barbera, presidente del CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale) sottolineando come il meeting “non è un evento occasionale, ma è un cammino iniziato da anni, esattamente 16 anni fa.” Inoltre, tutti i relatori hanno più volte evidenziato come i veri protagonisti dell’evento sono gli studenti che hanno presentato i lavori svolti durante l’anno sui temi di due grandi testi: l’enciclica Laudato sii di Papa Francesco e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Al video sulla Marcia per la Pace di Perugia-Assisi è seguito l’intervento di Jean Fabre, esperto ONU, il quale ha esaltato la nostra generazione e ha spiegato che la tabella di marcia tracciata dagli stati di Governo è per tutti noi, perché siamo tutti interdipendenti, e che il destino degli uni ricade su quello degli altri. Ha concluso dicendo che siamo tutti sulla stessa nave (la Terra), non come passeggeri, ma membri veri e propri  dell’equipaggio; perciò dobbiamo impegnarci insieme per raggiungere i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.

Agli interventi degli esperti si sono alternati quelli delle le scuole partecipanti che hanno presentato i loro lavori e le esperienze vissute. L’IIS “Leonardo da Vinci” di Umbertide, per esempio, ha mostrato un video sull’ambiente, soffermandosi sulla raccolta differenziata e sul riciclaggio messo in atto nell’istituto; un’altra scuola, l’IISS “Benedetto Radice” di Bronte ha presentato un video sul tema dell’Immigrazione, in cui vi erano delle interviste fatte proprio dai ragazzi agli immigrati del paese. Anche il Medi ha fatto la sua parte: le classi 3Dsc e 4Csc hanno affrontato la problematica del surriscaldamento globale, soffermandosi  sulle cause e sulle conseguenze, mentre la 3BLi ha presentato un video su tutte le attività per la promozione della cultura della pace a cui hanno partecipato (marcia per la pace, incontri ad Ancona) e soprattutto le loro esperienze di volontariato (visite alla Caritas, alla Croce Rossa Italiana ecc.) svolte quest’anno grazie al percorso di alternanza scuola-lavoro.

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Sempre nel corso dei laboratori, Mario Giro e Enzo Romeo hanno parlato dell’importanza della tecnologia al giorno d’oggi. Noi giovani siamo sommersi un flusso continuo di informazioni e di notizie. Non bisogna tuttavia aver paura della complicazione ma capire che questa enorme quantità di news da sola  non salverà il mondo, perché quello che conta è il modo in cui noi le interpretiamo, con la mente e il cuore. Il discorso del sindaco di Assisi S. Proietti, impegnata nella sostenibilità ambientale, si è focalizzato su tre temi centrali: energia, giustizia e pace. Tutto il sistema è correlato: la causa di guerre, emigrazioni, surriscaldamento, è sempre l’iniquità globale, che deve essere combattuta con una coraggiosa rivoluzione culturale.

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Verso la fine della mattinata, dopo aver ascoltato le testimonianze della situazione in Camerun (di Paul Valerie) e la testimonianza di David, un ragazzo che ha raccontato il suo viaggio travagliato dalla Nigeria fino in Toscana, è intervenuto  l’ambasciatore Sebastiani, dicendo che dobbiamo partire da un nuovo umanesimo di cooperazione, in cui l’uomo è al centro  e non il profitto. Ha concluso affermando che siamo fortunati ad avere la possibilità di partecipare a occasioni di confronto come il Meeting e dobbiamo mettere passione in ciò che facciamo con l’obiettivo di rendere il mondo migliore e più sostenibile.

Nel pomeriggio, tutti i ragazzi si sono dati appuntamento in Piazza del Campidoglio. Qui dalle 15:00 alle 17:00 si è tenuta l’Assemblea plenaria “Insieme contro la violenza, le guerre e l’indifferenza”, un momento di festa e di riflessione con balli e canti. In questo ambiente colorato e festoso è intervenuta anche Virginia Raggi, sindaca di Roma. Una giornata intensa che ci lasciato tanti spunti per riflettere e ha alimentato la nostra voglia di impegnarci per la pace in tutti i giorni dell’anno,

Silvia Messina 3^BLi

 

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“PENSARE CON IL CUORE” PER COSTRUIRE UNA CULTURA DI ACCOGLIENZA E DI PACE. IL MESSAGGIO DI DON PIERLUIGI DI PIAZZA AGLI STUDENTI DEL NOSTRO LICEO CHE PARTECIPERANNO AL MEETING DI ROMA SULLA PACE

La mattina del 4 aprile la 3BLI e la 3DSC del nostro liceo hanno partecipato ad un incontro sulla pace all’ITG Corinaldesi, in preparazione al meeting di Roma del 5 e 6 maggio. Dopo il discorso introduttivo del dirigente, prof. Daniele Sordoni, sull’importanza dell’Enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, alcuni studenti del Corinaldesi mostrato un video relativo alle marce svolte nei meeting per la pace del 2014, 2015 (Udine) e 2016 (Assisi).

A parlare di pace in un mondo sempre più votato alla guerra, alla competizione e alla costruzione di barriere e di muri, è stato chi quotidianamente ha a che fare con le conseguenze terribili della mancanza di una cultura di pace. Si tratta di don Pierluigi Di Piazza. Per don Pierluigi, prete da 41 anni e da sempre in prima linea nella difesa dei deboli, «la fede non è mai un dogmatismo, ma sempre un viaggio insieme alle persone che si incontrano».

Nel 1992 ha fondato a Zugliano, vicino a Udine, un centro di accoglienza dedicato a padre Ernesto Balducci, che è «un vero laboratorio di convivenza fra diversi per cultura e uguali per dignità». Il centro accoglie persone in difficoltà, migranti, profughi, rifugiati politici, ma ha anche uno scopo culturale, perché cerca di condividere la cultura dell’accoglienza, di stimolare un nuovo sguardo sugli altri privo di sospetto, diffidenza e distacco. Un argomento molto importante su cui si è soffermato Don Pierluigi, infatti, è quello dei migranti a fianco dei quali vive ogni giorno da decenni.

Le migrazioni sono sempre state una costante della storia umana, ma oggi hanno assunto una caratteristica planetaria. Pertanto è importante imparare la relazione ‘amorevole’ verso gli altri che ci salva dal pericolo di vedere in chi è diverso un nemico. Di Piazza ha sottolineato, a questo proposito, il volto vergognoso dell’Europa che ha tradito i valori dei padri fondatori: i diritti, la libertà, la solidarietà, non affrontando i flussi migratori con una politica comune.

Solo vincendo la paura e la diffidenza, possiamo vivere veramente l’incontro con l’altro e riconoscere «ogni altro uguale a noi in dignità» e considerare la sua diversità una ricchezza. Una frase che può riassumere l’incontro è ‘pensare con il cuore’, fondamento interiore dell’accoglienza. Perché questo è l’unico punto di partenza possibile per ogni incontro.

Betti Maraschi (3BLi)