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LE COMMEDIE DI PLAUTO: UN TEATRO “CARNEVALESCO” DI GRANDE SUCCESSO

Non c’è nulla che possa mettere in discussione il grande successo del teatro di Plauto, se ancora ai nostri giorni possiamo leggerlo, apprezzarlo e persino assistere alla rappresentazione delle commedie più famose. Nato a Sarsina intorno al 250 a.C., Tito Maccio Plautus era probabilmente un attore della popolarissima “fabula atellana”, che, confrontandosi con il modello della commedia greca di età ellenistica, riuscì a dar vita a una forma di spettacolo che era particolarmente gradito al pubblico. Nelle 21 commedie che ci sono pervenute possiamo trovare tutti i tratti che caratterizzano il suo teatro, come la prevedibilità delle trame, i personaggi fissi e il ricorso a modelli greci: proprio per quest’ultima peculiarità, spesso in molti si sono posti la domanda sulle ragioni della straordinaria popolarità di un teatro  “tradotto” o riadattato da modelli “stranieri”.

            Partiamo con il dire che Plauto inserisce nei suoi testi numerosi elementi di originalità e novità, sia per quel che riguarda la struttura, che dal punto di vista linguistico. Quella plautina è la commedia dei “numeri innumeri”, ossia dell’infinita varietà di versi, ed è – o meglio era – una commedia per gran parte “cantata” o resa in recitativo, un po’ come avviene oggi nell’opera lirica. Per quello che riguarda il linguaggio, Plauto è un vero e proprio manipolatore della lingua latina e crea neologismi e giochi di parole; egli inserisce inoltre nei modelli greci, caratterizzati da una comicità riflessiva (l’ironia), l’“Italicum acetum”, il sapore italico e la comicità grassa e immediata della fabula atellana. Infine, tratto distintivo delle commedie di Plauto è l’intreccio, ottenuto grazie al ricorso alla “contaminatio” e cioè alla commistione di parti di commedie diverse su un modello base, per rendere la trama più accattivante e ricca di colpi di scena.

 

            La trama e i personaggi sono gli stessi in tutte le commedie e, nonostante possano sembrarci una scontata ripetizione, è proprio grazie all’uso degli schemi fissi e prevedibili che il teatro di Plauto ebbe uno straordinario successo. Il perché non è poi così difficile da capire; basta pensare alle odierne “telenovelas” o alle “serie” trasmesse quotidianamente in televisione: non troviamo forse in tutte gli stessi temi e le stesse situazioni? Come noi oggi, i romani amavano la prevedibilità, mentre non gradivano gli imprevisti. Una storia, un racconto, una commedia veniva quindi apprezzata maggiormente se il pubblico sapeva già dall’inizio quello che avrebbe ascoltato, letto o visto e se era sicuro che non ci sarebbero state sorprese, che lo avrebbero in qualche modo scosso o turbato. Ecco quindi come il dissidio iniziale tra il padre e l’adulescens, l’amore di quest’ultimo per una cortigiana, le successive peripezie e gli inganni orditi dal servus callidus al fine di aiutare il suo padroncino, la finale scoperta della beffa e il successivo perdono del padre verso il figlio, ripetuti sempre uguali e invariati in ogni commedia, siano stati la chiave essenziale del trionfo di Plauto.

 

            Un altro aspetto fondamentale che spiega la grande popolarità delle commedie plautine, era la loro attualità e l’immedesimazione  nei personaggi e nelle situazioni portate in scena. Sebbene le storie fossero ambientate in Grecia, in modo da poter trattare anche argomenti non plausibili secondo il mos maiorum, i temi affrontati intercettavano l’interesse del pubblico: il contrasto padre-figlio e servo-padrone, così come l’amore impossibile e ostacolato, trattati nelle commedie, erano motivi quotidiani, nei quali gli spettatori potevano in qualche modo riconoscere il proprio orizzonte culturale.

Il rispecchiamento nelle storie rappresentate sulla scena avviene però in modo deformato, potremmo dire rovesciato. Le commedie di Plauto si possono infatti paragonare ad una sorta di “carnevale”, che sospende i reali rapporti nella società, invertendo valori, abitudini e gerarchie sociali: stretta è quindi la relazione che esse hanno con i Saturnalia, festività celebrata il 17 dicembre che prevedeva lo sconvolgimento dei ruoli (i servi diventavano padroni e viceversa) e caratterizzata da libertà e spensieratezza.

Così andando a teatro,  ci si allontanava per un po’ dai problemi della quotidianità, e si vivevano momenti di puro divertimento. Se un giovane spettatore si rispecchiava nel dissidio tra padre e figlio, poteva per un attimo vedere soddisfatti aspirazioni e desideri che nella realtà era molto difficile realizzare, ma solo per il tempo dello spettacolo. Bisogna infatti ricordare che tutto alla fine tornava alla normalità: così i valori della famiglia e le barriere sociali restavano invariati e la violazione del codice di comportamento rappresentato dal mos maiorum era solo una sospensione piacevole, ma provvisoria.

Martina Mariani (3BSc).

Le immagini, realizzate da Irene Bellagamba (3BSc), sono tratte dal video “La mostellaria” (https://www.youtube.com/watch?v=f3eKk96kCFc&t=24s)

 

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ANDREJ LONGO E LA NAPOLI DE “L’ALTRA MADRE”: LO SCRITTORE INCONTRA GLI STUDENTI DEL LICEO MEDI

<<Lo vedi l’orizzonte?>> ha detto una volta un amico mio.
E mentre lo diceva ha indicato con la mano l’azzurro del cielo che si stagliava lontano mischiandosi col cielo.
<<Lo vedo, e allora?>>
<<E allora, a guardarlo da qua, pare che là in fondo ci sta la fine di ogni cosa. Però poi, quando ci arrivi, ti accorgi che non era la fine, ma solo l’inizio di un altro orizzonte>>.
<<E vabbuò,>> ho detto io <<ma questo è un fatto che lo sanno tutti>>.
<<Sissignore, ‘o sanno tutti, ma poi nisciuno s’ ‘o ricorda>>.

Stiamo parlando della primissima pagina del romanzo <<L’altra madre>> di Andrej Longo (Adelphi, 2016). Classe 1959, originario di Ischia ma risiedente a Napoli, Andrej fa lo scrittore come mestiere solamente da otto anni, ma ha già saputo farsi notare agli occhi della critica grazie proprio al romanzo in questione. Un accenno alla trama de <<L’altra madre>>: Genny ha sedici anni e lavora in un bar di Napoli dalle parti di via Toledo. Gli piace giocare a pallone e fare il buffone sul motorino, che sa portare a regola d’arte, esibendosi in slalom pericolosi per le vie della città. Sua madre è malata: passa le ore a fare tarocchi e orli ai jeans e ogni tanto, quando non riesce a respirare, si attacca all’ossigeno tra una sigaretta e un’altra. Tania invece ha solamente quindici anni e la sua vita è destinata ad incontrarsi tragicamente con quella di Genny: sarà proprio quest’ultimo, convinto dal suo amico Salvatore, a strapparle la vita durante uno scippo improvvisato. Ma alle spalle di Tania c’è sua madre, Irene, una poliziotta che è pronta ad ogni costo a fare giustizia…

Ospite del nostro liceo nell’ambito <<Letture fuori programma>>, Andrej Longo ha incontrato gli studenti nel pomeriggio di lunedì aprendosi a domande e curiosità.

Si è ispirato a qualcuno che conosce per scrivere la storia di Genny?

L’intero romanzo è una storia di finzione, ma i personaggi sono verosimili. Il Genny che mi ha ispirato aveva ventitré anni, lavorava in  un negozio di lampadari e aveva un amico che apparteneva alla Camorra, a cui venne ucciso il padre. Al nostro “Genny” venne chiesto di partecipare alla vendetta: avrebbe dovuto solamente guidare il motorino per le strade di Napoli con la stessa maestria di cui è capace il Genny protagonista del romanzo. Il ragazzo fu affascinato dalla realtà delinquenziale e diventò uno dei boss più temibili di Napoli nel giro di cinque anni. Dopo otto omicidi venne condannato all’ergastolo.

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Qual era la sua idea iniziale? L’intero romanzo avrebbe dovuto focalizzarsi solo sulla storia di Genny: volevo scrivere di cosa accade nell’animo della persona che commette il delitto. Tanti libri sono stati scritti dal punto di vista delle vittime. Io volevo scrivere del <<carnefice>>.

Nel corso della stesura ha cambiato idea, però. Il titolo ci parla di un’altra “madre”. Hanno una certa rilevanza i personaggi femminili nel suo libro. Sia a Tania che a Genny manca la figura paterna. Chiedersi se togliere o aggiungere qualcosa nella vita di un personaggio possa influenzare le loro azioni e le loro scelte è una domanda da scrittori. Il mondo è stato sempre governato dagli uomini e questo a Napoli ha portato dei risultati poco incoraggianti. Spesso sono le donne a crescere da sole i figli.

Perché la scelta di una poliziotta come madre di Tania? Per due ragioni: innanzitutto il suo dramma personale la pone in conflitto con la giustizia. Rapire Genny non è giusto davanti alla legge, ma è giusto per lei. In secondo luogo, cercavo un personaggio che potesse aprire un’indagine sul caso della morte della ragazzina e che sapesse usare la fisicità: una poliziotta che imbavaglia e prende a schiaffi quello che per lei è stato un assassino è decisamente più credibile rispetto a una casalinga.

Chi è, dunque, per lei l’altra madre? Può essere sia la madre di Tania, Irene, o la madre di Genny. Non è specificato. E’ un titolo che lascia un dubbio, proprio come fanno i protagonisti attraverso le loro scelte. Ma anche Napoli può essere <<l’altra madre>>: noi diciamo che la nostra città è la “madre buona o cattiva”…

E come vede le periferie di Napoli oggi? Il romanzo è uno sguardo sul mondo delle periferie napoletane. Stiamo parlando di una città moderna e antica allo stesso tempo. Se dieci anni fa il centro non era fruibile ai turisti come oggi, ora invece Napoli è una città vivace. Ma non nelle periferie. Queste, paradossalmente, non sono migliorate, ma sono abbandonate ad un degrado peggiore di quello in cui versavano dieci anni fa. Lo Stato ha contribuito al rinnovo dei centri storici, ha moltiplicato le associazioni culturali, ma ha accantonato il problema delle periferie. Centinaia di persone vivono in un ambiente poco civile per colpa dell’indifferenza dello Stato. E quando questo non c’è non esistono più diritti né doveri e bisogna adeguarsi.

Lei usa una tecnica narrativa molto particolare: utilizza un impasto linguistico fatto di italiano e dialetto napoletano, non offre al lettore troppi dettagli o indicazioni e passare da una pagina all’altra sembra come muoversi all’interno di una cinepresa che sposta il punto di vista da un personaggio all’altro.

Realismo significa raccontare storie verosimili, ma non mi piace dare troppe spiegazioni o inutili indicazioni topografiche. A volte sono superflue: il lettore sa già certe cose. Inoltre volevo concentrarmi sull’aspetto psicologico dei protagonisti. Inizialmente avevo optato per una narrazione in prima persona, poi ho preferito la terza, ma ho deciso di sporcala un po’ utilizzando la lingua viva del dialetto e la narrazione al presente: così è coinvolgente. Il passato in fondo è passato.

In questo si è ispirato a qualche autore in particolare? Noi abbiamo visto certi agganci allo stile di Verga e Pasolini.

 Forse il nodo con Pasolini sta nella vitalità e genuinità dei suoi personaggi, ma i ragazzi delle sue borgate sono forse più crudeli, benché non abbiano una totale consapevolezza. Genny invece sa che partecipare a quello scippo è una cosa sbagliata e si fa il segno della croce; compie il delitto ma poi lo respinge disgustato: sarà proprio questo rifiuto a farlo maturare.

Il finale è un po’ amaro, non crede? Forse perché è un finale aperto e nebbioso. Richiama l’<<orizzonte>> descritto nella prima pagina, che simboleggia una speranza per Genny, un finale che è l’inizio di un’altra storia. Ma non potevo andare oltre quel limite. Il dolore di una madre che perde sua figlia non è raccontabile. E’ una sofferenza che rimane dentro per tutta la vita e che non avrebbe potuto risolversi in due settimane, nell’arco di tempo della narrazione. Non poteva accadere altro tra Genny e Irene. Sarebbe stato finto.

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Ma uno scrittore non si sente un po’ crudele ad uccidere un personaggio? Uno scrittore dovrebbe amare i suoi personaggi tutti alla stessa maniera senza giudicarli. Uccidendo Tania le ho dato paradossalmente più vita: Genny si porterà dentro il suo ricordo per sempre.

Andiamo sul personale. Da dove nasce la sua passione per la scrittura?

Quando ero adolescente ero timido. Non mi offrivo mai volontario alle interrogazioni, però scrivevo molto bene, e questo i professori me lo facevano notare. Ho sempre scritto per esprimermi: storie, diari, poesie. Quando mi viene chiesto perché scrivo rispondo: <<E tu perché leggi?>>. Poter vivere altre vite al di fuori di se stessi è un’emozione indescrivibile. E scrivere dà emozione, e io voglio vivere emozionandomi. L’essere umano è portato a ricordare solo le cose che lo hanno emozionato, belle o brutte che siano. Alcuni eventi sono inaspettati e possono farci soffrire, ma dal dolore si può ricominciare.

Che consiglio dà a chi sogna di diventare uno scrittore o una scrittrice? Non credere mai che la scrittura sia un mestiere, ma un esercizio della curiosità. Tutti possiamo esercitarci, ad esempio spegnendo i cellulari quando siamo a cena con un nostro amico e ascoltare con interesse cosa ha da dirci: dobbiamo rispettare chi ci apre l’anima. E poi bisogna essere curiosi di scoprire, vedere e vivere qualcosa in più. Uno scrittore è colui che si chiede cosa c’è dietro ad una collina che oscura l’orizzonte.

Alexandra Bastari (5ALi)

 

 

 

 

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I LETTORI “OSTINATI” DEL MEDI SUL PODIO DI XANADU PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

23 maggio 2018. Neppure il bollettino meteo che prevedeva un inarrestabile nubifragio sui colli bolognesi ha potuto fermare i prodi lettori della 2CSc e della 2ALi del nostro liceo, che, guidati e sostenuti dalle prof.sse Roberta Repaci e Cristina Fiorelli, hanno partecipato alla cerimonia conclusiva del progetto Xanadu 2017-2018 presso il Teatro Antoniano di Bologna.

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Un teatro gremito di ragazzi e di ragazze provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Sul palco ad accoglierli gli ideatori del progetto e tre degli autori più “gettonati” di questa edizione: lo scrittore inglese Kevin Brooks, la disegnatrice Francesca Zoni e il fumettista Sergio Rossi che hanno ripercorso la loro adolescenza, consigliando i libri, i film e le canzoni che hanno accompagnato primi amori e votacci.

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A decretare il vincitore, anche quest’anno, sono stati i ragazzi che assieme ai loro insegnanti hanno letto i romanzi e le graphic novels del progetto. Il primo posto è andato ancora una volta a K. Brooks, vero maestro nel tratteggiare le “dark feelings”, i sentimenti oscuri che abitano l’animo umano e che, secondo lo scrittore, sono i più intensi e i più affascinanti. Ecco la classifica degli altri titoli che, magari, potrete leggere durante le vacanze estive: al secondo posto “Carrie” di Stephen King, al terzo “Cercando l’onda” di Christopher Vick a pari merito con “Il richiamo della foresta” di Jack London; al quarto “The Outsiders” di Susan E.Hinton.

Quinto e sesto posto rispettivamente per “Una voce dal lago” di Jennifer Donnelly e le “Le otto montagne” di Paolo Cognetti a pari merito con “The Help” di Kathryn Stockett. A seguire, dal settimo al decimo posto: “Pomodori verdi e fritti” di Fannie Flag , “L’estate del coniglio nero” di Kevin Brooks, “Color fuoco” di Jenny Valentine, “Una ragazza senza ricordi” di Frances Hardinge.

Tutti gli studenti presenti in sala si sono poi misurati in un gioco che consisteva nell’indovinare i titoli dei libri dai quali era stata tratta una frase. Grazie alla prontezza delle risposte e alle superiori capacità mnemoniche, gli accaniti lettori della 2CSc e della 2ALi sono riusciti, nonostante l’ardua competizione, a indovinare il maggior numero di titoli e quindi ad arrivare sul podio per il secondo anno consecutivo. Il progetto è stato significativo per i ragazzi: infatti la lettura offre un punto di vista unico sul panorama della vita, ma per arrivare in cima al monte occorrono una guida a cui affidarsi e tanta passione.

Caterina Arduini e Lorenzo Sartini (2CSc)

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MEDAGLIA D’ARGENTO PER IL MEDI ALLE OLIMPIADI NAZIONALI DEL PATRIMONIO

Il Medi è sul podio ancora una volta. Quest’anno, l’occasione per portare a casa un sudatissimo secondo posto si è presentata alle Olimpiadi del Patrimonio, giunte alla loro tredicesima edizione. Le tre studentesse del team del nostro liceo, Alison Marzi (5BLi), Alexandra Bastari (4ALi) e Asia Ventura (4ALi), si sono misurate con un lungo lavoro iniziato a dicembre con le selezioni di istituto, proseguito a febbraio con quelle regionali e conclusosi nella mattinata di martedì 8 maggio con la finale nazionale svoltasi presso il Liceo Ennio Quirino Visconti di Roma.

Il progetto, supportato dall’Anisa (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte) promuove lo studio di tutte le discipline artistiche e la tutela del nostro patrimonio e vede una giuria composta dalle più illustri esperte d’arte, tra cui rappresentanti del MiBACT, della Galleria Borghese e dei Musei Vaticani.  Il percorso, intitolato ‘Assenti presenti’, non avrebbe conosciuto il suo successo senza però la guida dei docenti di storia dell’arte Patrizia Burattini e Marcello Mengucci e il prezioso aiuto tecnico di Mattia Russo (4BSA).
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L’obiettivo delle tre studentesse è stato quello di scoprire in che modo sia possibile stimolare la sensibilità alla legalità e dove si collocano le opere d’arte in relazione all’identità di un popolo. Per farlo, hanno raccolto interviste -tra cui al direttore della Galleria Nazionale delle Marche Peter Aufreiter e al Maggiore Carmelo Grasso Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico di Ancona- e viaggiato attraverso i luoghi simbolo dei tre più eclatanti furti avvenuti nelle Marche, nel Palazzo Ducale Urbino, il 6 febbraio del 1975: la Muta di Raffaello, la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca. Emblemi della nostra cultura fortunatamente recuperati l’anno successivo, ma che ci danno modo di tornare a riflettere sul significato della salvaguardia del nostro patrimonio artistico, che deve passare per tre fasi: conoscenza, esperienza e infine tutela.

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<<È solamente attraverso la conoscenza dell’arte che ci si abitua a collocarla al di fuori dei riduttivi confini dei libri scolastici, a darle un volto e un nome>> – spiega il nostro team di ragazze. Le tre vincitrici si dicono inoltre soddisfatte. <<Il nostro percorso ci ha permesso di affacciarci ancora di più sul mondo della tutela del nostro patrimonio, un mondo talmente vasto che non può essere sufficientemente approfondito nelle due ore settimanali curricolari >>.

A. Bastari, 4ALi

 

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TRA IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA… A SCUOLA DI ESORCISMO CON DON ADRIANO TORREGGIANI

Don Adriano Torreggiani, della Diocesi di Senigallia, venerdì 16 marzo è stato invitato dal docente di religione Emanuele Piazzai nel nostro liceo per una lezione tutt’altro che ordinaria, a cui hanno assistito le classi 2BLi e 2CLi.

esorcismo 2“Per parlare di un’esperienza così presente nelle nostre vite” ha esordito don Adriano, “ora come ora, non parlerò del mio vissuto, ma parlerò attraverso le scritture bibliche.” E’ la  Bibbia, infatti, che fotografa  il vissuto dell’uomo, che contiene le domande chiave dell’esistenza umana, il perché del dolore, del male e della sofferenza. Il sacerdote ha spiegato che l’uomo, anche dopo l’arrivo del Liberatore per eccellenza, non è mai stato  completamente liberato, perché Gesù, pur perdonando, non ha cambiato le regole del gioco. E’ quindi per questo motivo che il simbolo più celebre del Cristo è il crocifisso, cioè la rappresentazione dell’incontro del bene con il male.

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 Don Adriano ha continuato commentando una frase del Credo cattolico, in cui si legge “ Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili…”,  cercando di farci comprendere che molti degli ostacoli nella nostra vita, sono dovuti anche alla malizia dell’uomo. Parlando di creature invisibili si fa riferimento agli angeli, ad alcuni di loro, in particolare, che odiano la figura superiore di Dio, in quanto si sentono suoi schiavi e tentano in tutti i modi di farci seguire il loro esempio.

 

Il Diavolo, per definizione, è il divisore, colui che distrugge dove c’è comunione, al contrario  l’Angelo è l’annunciatore della volontà divina. Alcuni angeli, secondo il Concilio V del 1215, hanno peccato e  il male, che è più forte di qualsiasi forza umana, è invincibile dall’uomo e  solo Dio è in grado di combatterlo.

Adamo-ed-Eva1L’esempio classico è quello di Adamo ed Eva che, pur essendo liberi, sono stati sedotti da Satana. Paolo VI durante l’udienza generale del 1972, affermò: “Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.” Don Adriano riportando le parole di Paolo VI, ha spiegato che gli angeli sono diventati maligni per libera scelta e che a differenza dell’uomo, che è un essere razionale, sono intuitivi e impulsivi, e per questo motivo non vengono perdonati. San Giovanni Crisostomo,  arcivescovo e teologo bizantino, dichiarava che la dottrina cattolica doveva offrire speranza e fiducia e che sarebbe stato un errore smettere di lottare contro il male de parte degli uomini.

Ritornando ai giorni nostri, il sacerdote  ci ha riferito che in Italia ci sono più di 12.000 persone che, andando dai cartomanti, compiono azioni sataniche in quanto disobbediscono al primo comandamento che afferma che esiste un solo Dio. In Italia, inoltre, ci sono 807 sette sataniche e il satanismo si diffonde anche attraverso la musica, i canti, i libri e i fumetti, che ti possiedono anche contro la tua volontà.

Satana si manifesta, in base ai racconti di don Adriano, infierendo sulle cose e sulle persone, almeno in tre modi: con l’oppressione, che possiamo definire come una disperazione maligna; con la vessazione, che si manifesta con delle vere e proprie percosse e con la possessione diabolica, quando la persona non è più responsabile di sé stessa e  dimostra una forza fisica superiore al normale o riesce a parlare lingue antiche o sconosciute.

A questo proposito il sacerdote ci ha raccontato un esorcismo da lui compiuto su una donna posseduta che riusciva a prevedere eventi non accaduti. In alcuni casi la persona posseduta, è in grado di rivelare i tuoi peccati, dice Don  Adriano,  soltanto se non sono stati perdonati in precedenza. Ci sono più possibilità di aprire una porta al male: malefici, attività occulte, peccati compiuti ripetutamente. Il Diavolo è menzognero, si nasconde, e la Chiesa Cattolica usa l’esorcismo come mezzo per far venire a galla Satana e combatterlo. In tutto il mondo esiste un libro per praticare gli esorcismi, dove sono scritte le parole in grado di scacciare il male. In conclusione, don Adriano Torreggiani, ha affermato che ognuno di noi  è esorcista, poiché tramite la nostra volontà possiamo scacciare il male, in quanto nella vita ci troveremo sempre a scegliere tra la verità e la menzogna e non dobbiamo avere paura perché la tentazione non è mai più forte del nostro volere.

Vittoria Balducci 

(Classe 2C LI)

 

 

 

 

 

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GLI INSEGNAMENTI DI DANTE NEL NUOVO MILLENNIO. IL SAGGISTA FILIPPO LA PORTA SPIEGA IL SOMMO POETA AGLI STUDENTI DEL MEDI

Amato negli USA e apprezzato con una certa gelosia patriottica dagli italiani, Dante sembra non aver esaurito la sua mole di insegnamenti, ancora valida per le ultime generazioni. A dare voce ad una nuova interpretazione dell’autore fiorentino, il critico letterario Filippo La Porta in un incontro con docenti e studenti del nostro liceo nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio.

 

Collaboratore per importanti testate giornalistiche come Il Corriere della Sera e autore di libri come Roma è una bugia (2014) e Indaffarati (2016), il noto saggista romano torna in libreria con Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio, un viaggio tra le cantiche della Divina Commedia volto a dimostrarci che sì, il sommo Poeta ha ancora qualcosa da dirci. Quella di La Porta è sempre stata una vera e propria ossessione per il problema morale. Perché agire bene sembra essere, sin dai tempi più remoti, il vero interrogativo della specie umana. La morale, per Simone Weil – più volte citata nel nuovo libro di La Porta e considerata dall’autore una delle menti più straordinarie del ventesimo secolo- è un esercizio di attenzione, proprio come guardare bene le cose e ascoltarle lo era per San Bernardo, l’ultima guida di Dante nel suo viaggio ultraterreno (<<se tu li guardi bene e se li ascolti>>). Ogni studente potrà confessare che Dante è sempre apparso invece come un moralista intransigente, un bacchettone che si scontra con il carattere bonario di noi italiani, sempre pronti ad aggiustare le cose e a scendere diplomaticamente a compromessi. <<Eppure, Alighieri>> – dice La Porta – <<formula la morale in un modo non del tutto moralistico. Per Dante fare del bene vuol dire far esistere gli altri, guardarli, ascoltarli, capirli.>>

Tutte le pene descritte nell’Inferno e nel Purgatorio sono infatti il prezzo da pagare per aver scelto di vivere nell’irrealtà. Dall’ego rigonfio dei superbi, colpevoli di aver tolto realtà agli altri nella convinzione di poter ridurre il mondo ad un deserto autoreferenziale, all’illusione del possesso degli avari, dalla rabbia degli invidiosi, incapaci di cogliere della sventura in ogni esistenza, fino ai golosi e ai lussuriosi, nella loro concentrazione unilaterale in un’unica forma di piacere annebbiante.

 

Il rischio è però sempre quello di considerare la Divina Commedia un poema religioso, in cui la pena corrisponde ad una sanzione prescritta da Dio. <<In realtà>> -spiega il saggista- <<nulla in Dante implica la fede religiosa, che oggigiorno è tremante e sempre più un affare privato. La punizione dei peccatori nella Commedia è proprio quella di vivere dentro il peccato nella loro esistenza stessa.>> Sono passati più di sette secoli, ma Dante continua ad assomigliarci: quest’uomo moderno che nella sua ascesa verso il Paradiso incespica, scivola, sviene e dorme persino, al punto che recenti studi sembrano confermare la sua narcolessia. Non fu mai <<ascetico né spiritualista>>, ma istituì un profondo legame tra la beatitudine celeste e la felicità terrena, facendo diventare amore cosmico qualunque forma di passione, anche fisica (<<ardore virtuoso>>). E, soprattutto, dando realtà, ancora una volta, al rapporto tra l’uomo e Dio, quando, nell’ultimo canto del Paradiso, quella che Dante vede riflessa in uno dei volti dei tre cerchi della Trinità è un’effigie umana, a testimoniare l’esistenza di una parte celeste nell’uomo. <<Perché la Divina Commedia>> -spiega La Porta- << è un monumento all’uomo come essere divino in modo discontinuo, e un appello ad ogni lettore a trasformarsi, a transumanare e a ricongiungersi con il bene.>>

Alessandra Bastari (IV ALi)

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La NUOVA accoglienza al MEDI L’opera d’arte, non vederla, ma toccarla… al Museo Omero si può!

Il 28 settembre  le classi 1Csa e la 1Dsa si sono recate al Museo Statale Omero di Ancona per il progetto Accoglienza, che vuole favorire la conoscenza dei nuovi compagni per creare un clima di classe sereno. Siamo partiti insieme alle 8:05 in treno, esperienza questa per alcuni nuova, e siamo giunti sul posto accompagnati dalle prof.sse Donatella Discepoli, Clarissa Greganti e Paola Via.

Il museo si trova nel complesso dell’ex lazzaretto,  ancora oggi circondato da una cinta di mura che doveva proteggerlo da eventuali inondazioni, in quanto molto vicino al mare. L’entrata del museo si trova proprio nella piazza centrale. Abbiamo iniziato l’attività con un po’ di curiosità purché molti di noi non sapevano cosa stessero per sperimentare. Per motivi di organizzazione siamo entrati una classe alla volta.

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La nostra guida Emanuela ci ha spiegato l’origine del museo, nato nel 1992, ma diventato statale nel 1999. È  il primo museo d’ Europa pensato per non vedenti; infatti è stato fondato da due ciechi, marito e moglie, che hanno avuto questa idea perché durante i loro viaggi non potevano mai toccare le opere artistiche. Qui invece  le opere presenti si potevano toccare tutte!

Dopo aver visto diverse sculture, è iniziata la seconda fase della visita. Bendati, ci siamo disposti in fila indiana. Poi la guida ci ha condotti uno ad uno davanti a delle opere. L’attività consisteva nel toccare la statua con gli occhi bendati e cercare di capire cosa essa rappresentava. Subito dopo, ci hanno portato in un’altra stanza e, una volta tolte le bende, abbiamo disegnato ciò che pensavamo di aver toccato. Molti ci sono andati vicini mentre altri…

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Emanuela ci ha sorpreso quando ci ha detto che le opere erano autentiche e non riproduzioni.

Secondo me costruire un museo con opere che si possono toccare è stata una grande idea, perché la privazione temporanea della vista mette in gioco altri sensi e  attiva sensazioni nuove. Un’esperienza da provare!

Ma le novità per le classi prime non terminano qui! Venerdì 6 parte il progetto Scuolinsieme, spazio dedicato allo studio gestito dai ragazzi con la presenza di docenti tutor. Tutti i venerdì e martedì dalle 14 alle 15.30… Chi ancora non si è iscritto, cosa aspetta??

Radif Rafiqul (1C SA)

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OMNIA VINCIT MEDI. IL NOSTRO LICEO STRAVINCE ALLA FESTA FINALE DEL PROGETTO XANADU.

Lo scorso 24 maggio cinque classi del nostro liceo hanno partecipato alla festa finale del progetto Xanadu tenutasi all’interno del teatro Antoniano a Bologna. Alla festa erano presenti ragazzi provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Durante la mattinata i ragazzi si sono sfidati all’interno di un ring infuocato a colpi di frasi tratti dai libri presenti in gara. La competizione consisteva nel riconoscere nel minor tempo possibile a quale libro appartenesse la frase letta dagli organizzatori dell’evento. L’ospite d’onore designato per la festa era Kevin Brooks, scrittore inglese specializzato in romanzi per adolescenti, assente a causa di problemi di salute.

Xanadu5Erano presenti altri due personaggi illustri: lo scrittore (e pizzaiolo) Cristiano Cavina e il giovane fumettista Nicolò Pellizon. Entrambi gli ospiti hanno raccontato come è nata la loro passione rispettivamente per la scrittura e per il disegno attraverso libri, film, esperienze e canzoni che hanno segnato in modo particolare la loro vita.

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Poi però siamo entrati nel vivo della gara e il Medi non ha esitato a farsi riconoscere. Siamo stati i primi  e gli unici a riconoscere il maggior numero di libri. La classifica dei libri inseriti nel progetto vedeva al 9º posto “L’atomica” di Steve Sheikin, all’8º posto “La stella nel pugno” di Robert Sharenow, al 7º posto “La casa dei fantasmi” di John Boyne, al 6º posto il classico “Pet Sematary” di Stephen King, al 5º posto “3000 modi per dire ti amo” di Marie-Aude Murail, al 4º posto “Le rose di Shell” di Siobhan Dowd, al terzo posto a pari merito “Fuga dal campo 14” di Blaine Harden e”Naked” di Kevin Brooks, al 2º posto “L’uomo in fuga” di Stephen King, e al 1º posto “Bunker Diary” di Kevin Brooks. Questi libri raccontano storie molto diverse che parlano d’amore, di passione per lo sport, di guerra, di ribellione. La penna horror di Stephen King, come si può notare dalla classifica, è sempre molto apprezzata dagli adolescenti. Anche Kevin Brooks quest’anno è riuscito a riscuotere un grande successo fra gli adolescenti italiani. Il Medi è riuscito ad indovinare tre libri fra tutti quelli in gara, numero sufficiente per determinare la vittoria. Gli organizzatori dell’evento hanno deciso di consegnare come premio una targa e la copia unica in Italia del nuovo libro di Kevin Brooks “iBoy”.

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Lo scopo principale di questo progetto è quello di sensibilizzare i ragazzi alla lettura: “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una vita sola: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni” diceva Umberto Eco. Pennac sostiene che la lettura sia un antidoto alla solitudine metafisica dell’uomo. Il libro è quell’oggetto molto spesso accantonato sul comodino che riesce a colmare un vuoto e che sai che non ti abbandonerà mai. L’augurio è che tutti i ragazzi del liceo possano partecipare ad un progetto come questo per sperimentare la grande bellezza della lettura.

 

Camilla Manieri, 3BSc

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5+1 LETTURE DA OMBRELLONE PER UN’ESTATE ALL’INSEGNA DEL RELAX

DAL GIALLO ALL’HORROR FINO AI “FIORI DEL MALE” DI BAUDELAIRE: COME RINFRESCARE LA MENTE SOTTO IL SOLLEONE

La fine della scuola si sta avvicinando! La maggior parte degli studenti pensa già a come trascorrere la propria estate nel migliore dei modi: chi si immagina già sullo yatch di famiglia ancorato nello splendido mare delle Hawaii, chi invece aspetta con ansia una bella gita in montagna con gli amici e c’è anche chi, come la sottoscritta, ama passere i mesi estivi sotto l’ombrellone con un bel gelato e un libro tra le mani. Ecco qui, quindi, la top 5 di libri da leggere durante l’estate, tra un bagno al mare e una passeggiata sulla spiaggia. I libri della classifica appartengono tutti a generi diversi così da poter soddisfare il maggior numero di gusti possibile.

5- DIECI PICCOLI INDIANI –AGATHA CHRISTIE (Genere Giallo)

La giusta dose di loschi intrighi e misteri è esattamente quello che ci vuole per svegliare il cervello dello studente in completo relax sotto l’ombrellone. Con questo libro, la scrittrice Agatha Christie trasporta il lettore su un’isola deserta, isolata e un po’ inquietante, dove dovrà destreggiarsi tra assassini, vittime e indovinelli. La suspance creata dalla successione di colpi di scena cattura il lettore a tal punto che, senza nemmeno rendersene conto, divora il libro per scoprire se veramente, alla fine, dei “dieci poveri indiani nessuno ne restò”.

4- SHINING – STEPHEN KING (Genere Horror)

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D’estate è caldo, estremamente caldo, a volte è, addirittura, troppo caldo! Come fare per rinfrescarsi un po’? Tutti starete pensando che basta mangiarsi un gelato e fare un bagno nella fresca acqua del mare, ma se vi dicessi che anche leggere un libro ambientato nel gelido inverno del Colorado possa aiutare a rinfrescarsi? Eccoci arrivati alla categoria dell’horror e il libro che vi consiglio di leggere non si limiterà solo a  rinfrescarvi, ma vi farà gelare il sangue nelle vene! Shining è uno dei libri più conosciuti, anche grazie al film del grande Kubrick, del famoso scrittore Stephen King. La trama del libro è piuttosto semplice: la famiglia Torrence si trasferisce all’Overlook  Hotel nelle montagne del Colorado come guardiani dell’albergo durante il gelido inverno Americano.  Jack, Wendy e Danny però non si sarebbero mai aspettati che una volta rimasti isolati nell’hotel avrebbero dovuto fronteggiare un Male antichissimo e crudele destinato a portarli quasi alla pazzia. Un libro davvero consigliatissimo per chi si appresta per la prima volta a questo genere, sia per chi ne è già esperto e vuole ampliare i suoi orizzonti.

3- LO HOBBIT – J. R. R. TOLKIEN (Genere Fantasy)

In estate, si sa, la voglia di iniziare un libro, in questo caso una trilogia come quella del Signore degli Anelli, con più di mille pagine, è poca. Per questo motivo consiglio a tutti, appassionati del genere e non, di leggere il “prequel” della famosissima saga dello scrittore inglese: Lo Hobbit. Il libro tratta di un mezz’uomo, un esserino non più alto di un bambino di dieci anni, chiamato Bilbo, che parte per terre misteriose in compagnia di un gruppo di nani e uno stregone. In un libro che non supera le trecento pagine tutti gli elementi fantasy sono presenti più che in abbondanza: si passa da orchi e elfi, fino ad arrivare a draghi e goblin.  La scrittura non troppo articolata e scorrevole permette al lettore di aprire la porta sul mondo e sulla casa in cui vive il nostro protagonista, la quale “non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.”

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2-  L’ISOLA DEL TESORO – ROBERT LUIS STEVENSON (Genere Romanzo d’Avventura)

Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!” Vi siete mai chiesti perché, se qualcuno dice “pirata”, la prima immagine che ci balena in testa è quella di un uomo barbuto, possente, con un pappagallo sulla spalla e probabilmente una gamba di legno? Troverete la risposta in questo libro: è stato proprio Stevenson, con l’aiuto dei suoi familiari e amici, a far nascere nell’immaginario collettivo l’ideale di pirata occupato nella perpetua ricerca del tesoro. Chi, tra gli studenti in vacanza, ama catapultarsi in avventure in compagnia di un manipolo di temibili pirati e del famoso capitano Long John Silver, deve procurarsi questo libro e un paio di mappe: la ricerca del bottino inizia sin dalla prima pagina!

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1-CIME TEMPESTOSE – EMILY BRONTE (Genere Romanzo d’Amore)

Chi di noi non aspira ad un romantico amore estivo per concludere in bellezza le vacanze? Un modo alternativo, se si è sfortunati, per vivere un’intensa storia d’amore è quello di leggerla sulle pagine di un libro. il libro che vi consiglio è uno dei classici più famosi della storia: Cime Tempestose. Il tormentato amore tra Heatcliff e Catherine appassionerà gli animi di tutti gli studenti tanto coraggiosi da intraprendere una lettura a tratti profonda e drammatica come questa.  Tra le “cime tempestose” della brughiera inglese anche i nostri dubbi, sogni e aspirazioni, verranno stravolti e ridimensionati dal racconto di un amore talmente profondo da distruggere tutte le cose e le persone che cercano di interferire. “Di qualsiasi cosa siano fatte le anime la mia e la sua sono uguali”.

+1 – I FIORI DEL MALE – CHARLES BAUDELAIRE (Raccolta di Poesie)

Leggere una raccolta di poesie non è così semplice come può sembrare: a volte una poesia può insinuarsi sotto la pelle del lettore e rimanervi impressa cambiandone la fisionomia, poiché scava e scolpisce nell’interiorità dell’uomo, rendendolo più maturo riguardo a se stesso e a ciò che lo circonda. E così il poeta francese aiuta chi legge a risalire dalla profondità della depressione, “quando il cielo è basso e greve” , e ad avere un’”Elevazione”, a sospingersi “al di sopra degli stagni , al di sopra delle valli, delle montagne, delle nubi, dei mari, oltre il sole e l’etere, al di là dei confini  delle sfere stellate” alla ricerca della felicità. Anche se a volte possiamo sentirci soli, come l’”Albatro” sulla tolda della nave, oggetto di scherno e soprusi, la poesia e la letteratura in generale possono essere i “Fari” che ci guidano verso la nostra “pallida stella”, cioè la gioia di vivere una vita intensa.

Alessia Santinelli 3Bsc