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UNA “FUORICLASSE” DELLE LINGUE NEL NOSTRO LICEO

ROBERTA MENCHETTI DELLA 5BLI SI AGGIUDICA IL PRIMO POSTO ALL’OTTAVA EDIZIONE DEL CAMPIONATO DELLE LINGUE DI URBINO

Ha quasi diciannove anni, ma è già un orgoglio per il nostro liceo e per tutta la città di Senigallia. Con il suo <<testo dalla potente vena narrativa […] segno d’una notevole sensibilità immaginifica>>, come lo ha giudicato la commissione d’esame, è riuscita ad aggiudicarsi il primo premio di lingua spagnola al Campionato Nazionale delle Lingue di Urbino, giunto alla sua ottava edizione.

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Un campionato che valorizza  l’importanza dello studio delle lingue straniere nella nostra società multietnica e promuove solamente le eccellenze degli istituti superiori. Ma Roberta Menchetti ha i piedi ben saldi a terra e sa bene che dietro ogni vittoria c’è una buona dose di fatica, di impegno e soprattutto tanta buona volontà. Ed è pronta a tornare in pista per altre sfide. L’abbiamo incontrata ed intervistata proprio tra i corridoi del nostro istituto.

Cosa significa per te studiare le lingue? Hai mai avuto ripensamenti nella scelta del tuo indirizzo di studi? Ero orientata a studiare lingue già dalla seconda media. Con il passare degli anni, sono ancora ferma sull’idea che studiare in questo liceo è stata la scelta più giusta. Mi ha infatti permesso di sviluppare il mio approccio verso ciò che ci circonda: inizialmente ero convinta che studiare le lingue straniere significasse conoscere diverse maniere di esprimere lo stesso concetto. In realtà, in questi cinque anni, ho capito che studiarle è essenziale per partecipare attivamente in questo mondo globalizzato in cui viviamo. Ci permettono di ampliare i nostri orizzonti, abbattere le barriere dei pregiudizi e di entrare in contatto con nuove culture e diversi stili di vita anche diametralmente opposti ai nostri. Ci consentono di costruire, tassello per tassello, ogni angolo del nostro mondo.

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Come ti sei preparata per la gara? 

Da dicembre a febbraio, la mia professoressa di spagnolo, Silvia Giuliani, mi ha consigliato di leggere libri fantasy, in quanto per la prova finale avrei dovuto comporre un testo di scrittura creativa. La mia classe, invece, quest’anno si è concentrata soprattutto su temi di attualità, in vista della seconda prova dell’esame di maturità.

Hai avuto esperienze di studio o semplicemente un intercambio culturale all’estero?  

Ho partecipato ad un ministage a Nizza e ad un intercambio con un istituto di Murcia organizzato dal nostro liceo l’anno scorso.

Ti è stato utile il soggiorno a Murcia?

Sì, mi ha aiutato molto. Non avendo mai preso parte ad esperienze del genere, ero abituata, come molti, a imparare la lingua dei libri di grammatica. Sentivo che mi mancava la parte della lingua viva, quella più vera. Inoltre, grazie allo scambio ho avuto la possibilità di vivere la routine tipica di una ragazza spagnola della mia età, imparando a conoscere la cultura e le abitudini del Paese.

 

Dopo questa vittoria, stai prendendo in considerazione l’idea di andare a studiare e/o vivere all’estero in futuro?

In realtà l’idea c’è da molto tempo, da molto prima della vittoria al Campionato Nazionale delle Lingue. Mi piacerebbe continuare con il percorso linguistico qui in Italia, specializzandomi in Interpretariato, approfondendo le lingue orientali come arabo e cinese. Poi, magari, avviare la mia carriera fuori dai confini.

Come hanno reagito i tuoi familiari, amici e docenti alla notizia della vittoria?

Nei giorni delle ultime selezioni non avevo Internet con me. Quando ho ricevuto la notizia di essere arrivata terza classificata alle semifinali (prova che consisteva in un test scritto al computer e un colloquio orale) ho informato i ragazzi che dividevano l’hotel con me e i loro commenti sono stati tutti molto incoraggianti. La professoressa Giuliani, che purtroppo non ha potuto accompagnarmi, era entusiasta e mi ha consigliato di rimanere concentrata e di dare il meglio di me, certa che con la mia umiltà sarei andata avanti sia lì che nella vita.  Quando la sera della finale ho inviato a tutti la foto del primo premio, sono stata sommersa di complimenti, docenti e dirigente compresi. Ma, soprattutto, il giorno dopo la mia classe ha festeggiato la vittoria assieme a me.

Alexandra Bastari (4ALi)

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INIZIARE DALLA SCUOLA PER CAPIRE LA POLITICA: L’INCONTRO CON L’ASSESSORA RAMAZZOTTI A CONCLUSIONE DEL PERCORSO “LEADERSHIP E BUON GOVERNO”

La verità è che di politica nel nostro Paese non si è mai capito un granché. Noi giovani, in particolare, facciamo fatica a stare al passo con il flusso continuo di notizie su quel che succede nei palazzi del potere, non ne capiamo le dinamiche e le conseguenze per il nostro futuro. In tutto questo il problema del rapporto tra gli studenti e la politica e degli strumenti che offre la scuola per analizzare e capire il presente non è –ahinoi- irrilevante.

Tuttavia affrontare questi temi, spesso spinosi, a scuola si può e si deve. E’ con questo spirito – tornare a parlare di politica con la P maiuscola tra i banchi – che è nato il progetto Leadership e buon governo che ha coinvolto le ragazze della 3ALi del nostro liceo sotto la supervisione della docente di lettere Cristina Esposto. L’idea di partenza è stata quella di agganciare la letteratura al presente, partire da Machiavelli e dal suo Principe per confrontarlo con il mondo reale, con i modelli di leader politici del nostro tempo, piccoli e grandi, globali e locali. Dai principi dell’Italia del ‘500 a Hilary Clinton, passando per la mitica Iron Lady, Margareth Thatcher, il percorso si è concluso con l’intervista all’assessora Ilaria Ramazzotti.

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Assessora alle politiche per lo sviluppo sostenibile, gestione dei rifiuti, nuove energie e frazioni del comune di Senigallia e insegnante di religione, la Ramazzotti, ha portato la sua voce in una classe di sole ragazze. D’obbligo, quindi, una riflessione sul posto occupato dalla donna nel mondo e nella politica –realtà nella quale raramente riveste ruoli di spicco (basti pensare alle poche sedie in rosa in Parlamento, solamente il 10 percento). Eppure, come dimenticare la celebre frase di Margaret Thatcher? If you want anything said, ask a man, if you want anything done, ask a woman, che in concreto si traduce in «sei vuoi chiacchiere, affidati ad un uomo, se vuoi risultati, affidati ad una donna».

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«Certo, perché le donne hanno affinato un’abilità in più nel corso dei secoli» ha affermato l’assessora. «La capacità di trovare una soluzione rapida senza sopraffare gli altri è una qualità tutta al femminile. Il problema è che a volte sono le donne stesse a non percepire il divario: anche loro votano gli uomini, perché presumono che siano più capaci. E’ una questione di mancanza di autoaffermazione».
Ad ostacolare ancora di più la continua lotta portata avanti da anni verso il raggiungimento della parità tra i sessi, è la legge delle quote rosa, con cui si è cercato di far raddoppiare le donne in politica e nelle aziende. «Costringere a votare le donne è un principio fondamentalmente sbagliato» – sostiene la Ramazzotti. «Si dovrebbe votare una persona in base alle sue proposte, non in base al suo genere, che a volte può essere considerato un motivo di separazione. Ecco perché le donne hanno sempre cercato di cambiare fisionomia, di sottomettere grazia e femminilità all’abilità del comando, tipica di un uomo».
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Tentare di imbrigliare il mistero della politica o conoscerne tutti i risvolti non è mai stato facile, ma si può partire cercando di definire chi è un leader politico. Il destino di una buona leadership, per Machiavelli, dipendeva dalla «verità effettuale», dalla duttilità e dall’astuzia con cui un capo di governo –un principe– reagisce agli inconvenienti. Anche la forza, la violenza e la disonestà, quando richieste, erano tollerate per il celebre scrittore fiorentino.

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«Un buon leader deve innanzitutto saper sognare e saper vedere prima di altri quello che è un bene per tutti, trovando il modo attraverso cui possa realizzarsi» – ha risposto l’assessora. «Avere un obiettivo e perseguirlo senza lasciarsi intralciare da opposizioni e contestazioni: è questo il compito di un buon politico». Nell’intervista si è anche discusso del risultato delle elezioni presidenziali americane dell’anno scorso, che hanno segnato la vittoria del repubblicano Donald Trump, che si è imposto all’attenzione per il tono apocalittico che ha accompagnato la sua campagna elettorale. «La scelta degli Stati Uniti ci ha confermato che spesso prevalgono gli aspetti concreti su quelli ideologici>> ha ammesso la Ramazzotti. »»Avere degli ideali, come li aveva e ha la Clinton, è fondamentale, ma poiché passano attraverso un sistema elettorale si deve fare in modo che diventino realtà materiale e percepibile». La ricerca della concretezza in un leader politico deve essere anche la “bussola” attraverso la quale, i cittadini aventi diritto al voto, scelgono da chi farsi rappresentare. «Nessun partito a volte rappresenterà tutti i vostri ideali di società, però è indispensabile capire quale percorso egli è in grado di fare e attuare in cui vi possiate riconoscere, anche in parte».

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E mentre tutto il mondo attende i risultati del duello presidenziale francese tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, e con essi il destino dell’intera Europa, e mentre i buoni politici si misurano nell’ardua sfida di «farsi amare dal popolo e non temere», noi giovani –ha continuato la Ramazzotti- dobbiamo prenderci cura di noi stessi e del nostro «senso di appartenenza» che, prima che al nostro Paese e alla nostra classe dirigente, si deve estendere alla nostra scuola e alla nostra città.

Alexandra Bastari (3ALi)