Pubblicato in: Scrittura creativa

L’ANGOLO DELLA POESIA…

La foschia copre le fronde
della mente, in queste fumose
giornate d’autunno, le rose
s’abbandonano, nella noia, moribonde.

L’orologio rimbomba, picchio solitario,
nel silenzio immenso d’un pensiero
perso alle soglie del cielo altero,
giudicato nella superbia, cinismo ordinario.

Odoroso è il muschio di brina terso:
ne contemplo l’irraggiungibile armonia
e nelle sue forme mi scopro perso.

Presto i colori svaniranno alla malinconia
annullati nell’infinita trama dell’universo:
nell’oceano d’indifferenza siamo gocce d’agonia.

Soli nell’immensa distesa dorata,
ineffabili figure di un sogno lontano
lasciate svanire tra le spighe di grano.
Vorticano i pensieri nell’aria consumata

in questa stanza di cieca illusione
avvinghiato tra le spire dell’incerto futuro
versi rivolgo al ciel ormai scuro
e nella notte m’abbandono alla finzione.

Ritorno al campo or di rosso inondato:
nei della terra, papaveri orgogliosi,
erti nascondono la chioma tua scarlatta.

La fantasia s’accosta al cuor addolorato:
lieve è la brezza e i grilli son festosi,
il pensier si perde in questa bolla astratta.

La pioggia scroscia, perpetua,
e nello spirito essa mi solleva
da ogni pensier che in me ardeva:
Il mio corpo è ora goccia fatua.

Tocco le nuvole, intravedo il sole
ma il ciel mi rinnega, macchina impietosa,
nell’arida terra di una realtà corrosa
da futili ricerche: specchi per allodole.

Opporsi al bramoso suolo è disperata
agonia, e mentre esso assorbendomi m’annulla
grido ultime parole al grigio incolore.

D’ogni voce l’anima dal vento è privata,
inconsapevole bimbo torno alla culla
e ignaro nel gregge abbandono il dolore.

Tommaso Turchi 5B SA

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Pubblicato in: Scrittura creativa

SI FOSSE ….

S’i’ fossi silenzio, urlerei al mondo,

s’i’ fossi rumor, lo zittirei,

s’i’ fossi fiore, ci crescerei,

s’i’ fossi erbaccia, rimarrei nel fondo.

S’i’ fossi musica, sarei allor giocondo,

che buone note allor porterei,

s’i’ fossi letto, sa che farei?

dormirei in un sonno profondo.

S’i’ fossi fango andrei dalla gente,

s’i’ fossi purezza, fuggirei da loro,

tranne da chi si comporta onestamente.

S’i’ fossi Eugenio, com’i’ sono e fui,

quello che feci rifarei similmente,

ma brutte esperienze lasserei altrui.

Eugenio Antonioni, 3C Li

Si fossi cibo, sfamerei il mondo

Si fossi acqua, lo disseterei

Si fossi vestiti, li donerei

Si fossi Dio, ci girerei in tondo.

Si fossi scuola, aiuterei il mondo

che tutti i poveri accoglierei

Si fossi libro, sa che farei?

Acculturerei nel profondo.

Si fossi morte, scapperei da loro

Si fossi vita, la darei

farei in modo che sia un tesoro.

Si fossi Euron, come sono e fui

fermerei i conflitti

e non mi porrei i problemi altrui.

Euron Saliu, 3C Li

Si fossi Paola, il telefono prenderei
Si fossi Spins, il rapporto metterei
Si fossi Bellucci, il mantra espellerei
Si fossi Stolfi, a scuola non verrei

Si fossi Maio, tre volte il video metterei
e un architetto sarei
Si fossi Brenda, pardon chiederei
e con sorpresa il tuo nome indovinerei

Si fossi Sordoni, dormire a Guadix vorrei
e se senza suonare entri, allora mi arrabbierei
e in presidenza mai starei.

Si io fossi Simone, come sono e fui
le cose non capirei, e per questo
a casa starei.

Simone Barzetti, 3C Li

Pubblicato in: Letteratura, Scrittura creativa

DONNA DEL PARADIS…IN DIALETTO SENIGALLIESE!!

Donna del Paradis

tu  fiol Gesù  Crist  beat

è  stat   catturat.

Corr  donna  guarda 

ch  la  gent  i mena;

me  sa ch  l’mazn

tant   gli  han menat

Com  po esse  ch  han

pres  mi fiol  ( Cristo),

ch  n’ha  fatt gnient ?

Madonna ,  l’han tradit,

Giuda  l’ha vendut;

per  trenta  denari,  c’ha

guadagnat   ‘na   mucchia

Aiuto,  Maddalena,  quanta

sufferenza,  me  l’han

portat   via  propri  com

me l’avevan  dett.

Corri, corri, perché

i   sputn,  el portan via,

e  l’stann  a purtà   da

Pilato.

Pilato, ne fa tormentà,

Perché  t  poss   fa

ved  che  n’ha  fatt

propri   gnient.

Crocifiggilo, crocifiggilo!

Perché  lu  dic  d’esse

 l’ re  perciò  va contra la

legg   d Roma.

Per  piacer,  statm a

sentì.  Pensati  al  dulor

d  na  madre,  magari

c’ arpensati!

Tiran fora  do  ladron,

acculmò  c’ha do

compagn,  fatt  una

curona  d  spini

vist  ch dic d’esse

l’re.

Fiol mia, fiol mia,

chi consolerà il mio

cuor  tormentat  da

tant  dulor ? Fiol  mia

perché  nun  me rispondi?

Perché  te  nascondi 

Dal  pett  n’do  t’ho

allattat.

Madonna ecco la croce

Che la gente l’porta

Ndo la vera luce

Deve esse levado.

O croce ma que fai?

E il fiolo mia me voi toglie?

E que glie rimproveri

S’in n’ha fatto nisciun torto.

Vene donna piena de dolore

Aiudace perché tu fiolo lo stanne a spoglià

Pare che la gente l’vole

Martirizzà.

Se te togli la veste

Lassatemelo vede

Come, con colpi violenti

L’hanne fatto sanguinà.

Donna glie se pia la mano

e lo stendene sulla croce

l’hanne bugato s’an chiodo

a tal punto che ce l’hanne conficcado dentro.

Se pia l’altra mano

E se stende sulla croce

S’accende n’dolore

Che è pure più forte.

Donna se piane i piedi

E venene inchiodati al legno

Aprendo ogni giuntura

E l’hanne slogato tutto.

E io incomincio a piagne

Fiolo, gioia mia

Fiolo,chi t’ha mazzato

Fiolo mia delicato.

Avrà fatto meglio

A strappamme l’core

Perché lu sta steso sulla croce

E è straziato.

Oh mamma ndo sei venuta?

Me fai sta malissimo

Me spegne il tuo pianto

Che vedo cosi angosciato.

Oh fiolo, perché c’ho n’motivo

Fiolo, padre e marido.

Fiolo, chi t’ ha ferido?

Oh fiolo, chi t’ha spogliato?

Sara Amagliani, Elisa Bertarelli, Denise Leporoni,     3Cli

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TRE ESERCIZI DI SCRITTURA CREATIVA. TRE MISTERI DA DECIFRARE…

 

Spremete le meningi e indovinate gli oggetti misteriosi mirabilmente evocati dai ragazzi di 1BLi in questi tre originali esercizi di scrittura creativa. Ecco il primo:

Un boato.

La luce squarcia il buio.

La quiete della notte si spezza e la pioggia cade.

Cade silenziosa, sola, unica, rinfrescante.

Mi bagna i capelli e le mie molteplici braccia.

Mi accarezza il corpo.

E, ad un tratto, scivola via, come un sasso nell’acqua.

Tutto nel silenzio più assoluto.

Nel silenzio spezzato ogni tanto da tuoni.

Il buio regna, come un re nel suo castello.

Come un imperatore sui suoi sudditi.

La pioggia non mi fa sentire solo.

Mi rende libero.

Mi lascia fuggire dal caldo estivo.

Tutto tace intorno a me.

Nessuno assiste a questo oscuro spettacolo.

A questo spettacolo che mi rende vivo, che mi fa sentire forte, potente.

Tengo i piedi piantati a terra mentre il vento mi scuote.

Mentre mi sibila dentro, come un serpente invaso dalla solitudine.

Mi scuote la chioma, come se lei potesse fuggire con lui.

Soffia nelle mie cavità lasciandomi vuoto.

La pioggia mi lava.

Il vento mi asciuga, porta via le mie imperfezioni, i miei spigoli, rendendomi migliore.

Il sibilo del vento, adesso, tace.

La pioggia smette di cadere.

Le ultime gocce mi bagnano il viso.

I tuoni smettono di risuonare, i lampi di illuminare.

E, all’orizzonte, fa capolino il sole.

Mi bacia con i suoi raggi dorati, mi illumina la corazza.

Poi mi sorride ed il mondo inizia a parlare.

Inizia a vivere.

(Matilde Sebastiani 1B Li)

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Il secondo:

 

“Calpestata, accarezzata, strappata, lanciata, presa e poi lasciata. Nasco con il timore di mostrare tutta la mia bellezza perchè poi verrà apprezzata da pochi. Osservo albe e tramonti stupefacenti immortalati da chi non sa godersi quel panorama.

Allegra come l’estate, triste come l’inverno. Piango insieme alla pioggia e sorrido con il sole.

Nessuno sa come mi sento, solo quei pochi poeti. Non viene mai insegnato a scuola che anch’io vivo e sono capace di provare sentimenti e dolori. Dolori come quelli di quando vengo schiacciata, da chiunque, adulti e bambini, fa male persino chi va in punta di piedi.

Vorrei rinascere vicino ad un fiume, lontano dal mondo e dalle persone, distante dalle sofferenze”.

(Milica Zvicer, 1B Li)

scrittura_creativa

Per finire, il terzo:

 

“Le nuvole piangono. Fa freddo qua fuori. E’ ora di dormire, inizio a chiudermi ripensando a questa monotona giornata.

All’alba mi apro, qualche insetto viene a farmi compagnia, i raggi solari continuano a riscaldarmi e il soffio del cielo mi fa ballare come una piccola trottola.

Ancora è presto, non si sente niente, solo le urla gioiose del fiume fortunato, lui è libero, può correre e scivolare fino ad arrivare al mare.

Io e i miei piccoli simili verdi non possiamo spostarci, qua siamo nati e qua moriremo. La mia morte sarà un momento gioioso per qualcuno, ma non per me. Verrò strappata da mia madre per poi essere regalata, forse di me ne faranno una corona, mi mangeranno oppure mi strapperanno i capelli per capire stupide situazioni sentimentali. Non dico di avere una vita dignitosa, perchè essere pestata non è bello, ma l’unica gioia (come dicono nel mondo lassù) è quella di portare felicità ai bambini, alle mamme e alle nonne”.

(Mariem Barnat 1B Li)

 

 

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SCRITTURA CREATIVA TRA I BANCHI DEL MEDI: LA PAROLA ALL’OGGETTO MISTERIOSO

scrittura_creativa

Non so cosa sono, tu lo sai? Mi ricordo solo che, prima di essere stato rinchiuso qua dentro, in questo piccolo spazio buio, ristretto, triste, ero un castello, un castelluccio, non molto imponente né tanto stravagante, ma sì, ero un castello.Mi riaffiorano alla mente pochi tratti di questa mia ultima metamorfosi, perché sì, devi sapere che io riesco cambiare forma: ad esempio in passato, la prima volta che mi estrassero da quella scatoletta quelle soffici manine di burro, quando ancora ero giovane e non molto maneggiabile, ero una pietra, se mi si poteva definire tale. Difatti le pietre hanno una forma e…non ce l’hanno: a seconda di come si guardano,infatti, non si può stabilire che aspetto abbiano le pietre di preciso. Possono essere piatte e allungate, strette e pesanti, compatte e resistenti. Perciò a quei tempi mi ero detto “Devo essere senz’altro una pietra”…ma poi, crescendo, ho capito che le pietre non si trasformano, non cambiano nel tempo, restano sempre loro stesse ed inoltre sono dure, massicce, impenetrabili, mentre io, sia in giovane età che ancora oggi, sono molle come un budino ed elastico come un chewing gum. Per finire le pietre, solitamente, hanno un colorito grigiastro oppure marrone e ce ne sono anche di rossastre, invece io, prima che mi sommergesse la polvere, ero di un bel verde acceso, uno di quelli che se li guardi troppo a lungo ti viene quasi il mal di testa! ma a quel piccoletto di un cucciolo d’uomo (mi piace definire così un bambino) non importava, perché gli ero molto simpatico.

Ricordo perfettamente il primo giorno che mi ha visto, proprio lì, sul davanzale della finestra, ancora ben confezionato e sigillato all’interno di quella multicolore scatoletta di plastica (oggi piena di polvere con tutti i disegni e le scritte sbiadite): si fiondò di scatto, prendendo la rincorsa e con un saltello afferrò il contenitore, squarciò in due la carta plastificata attorno, sollevò il coperchio e mi strinse fra le dita, poi iniziò a tastarmi, a scompormi, a ricompormi, a “piattellarmi”, ad arrotolarmi, a dividermi per poi ricominciare tutto da capo! Ah, che confusione! Ma era una bella sensazione in fin dei conti: il calore di quelle manine svelte e veloci, quei ditini laboriosi che mi impastavano e quel sorrisetto furbo di uno che se ne intende parecchio in questo mestiere; tutto ciò mi teneva compagnia ogni mattina. Andando avanti, anno dopo anno, la mia amicizia col cucciolo d’uomo diventava sempre più forte ed affiatata. Finché un giorno, d’estate, il cucciolo d’uomo decise di modellarmi a mo’ di castello: sinceramente, non mi ricordo tutti i particolari nei dettagli, ma mi sembra che avessi avuto una forma un po’ strana, bizzarra, quasi buffa direi, tant’è che ricordo anche altri cuccioli d’uomo attorno a me che mi fissavano. In quel momento pensai che si trattasse di una festa, una di quelle divertenti ed esilaranti in cui ognuno dà sfogo alla propria allegria, anche sé, purtroppo, non fu così; difatti vidi alla mia destra il mio amichetto che piangeva: aveva completamente la faccia rossa e gli occhi lucidi.  Improvvisamente provai un senso di dispiacere nei suoi confronti: perché stava piangendo? Tutti gli altri cuccioli d’uomo ridevano e scherzavano tra loro! Feci in tempo a pensare a qualche motivazione per quel che era avvenuto che subito sentii due manine che mi distruggevano, comprimendomi dall’alto verso il basso, un gesto simile all’uccisione di una mosca. Dopodiché, distrutto e martoriato da tanta furia, arrivai, dopo qualche rampa di scale, in una minuscola stanzetta buia e piena di polvere, con tanti oggetti sovrapposti sparsi qua e là. Alla fine vidi il mio amico, col volto coperto di lacrime, che mi reggeva davanti a sé, immobile e con uno sguardo strano, mai visto prima, ma non sembrava molto felice, anzi tutt’altro. Tant’è che subito dopo, mi pare di ricordare di essere stato scaraventato a terra con tale violenza da farmi perdere i sensi per parecchio tempo.

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E così ora, paralizzato ed immobile, tutto solo, me ne sto qui, ormai da tanti anni a giudicare dall’elevata quantità di polvere, a torturarmi su quel terribile episodio, di cui ancora non sono capace di trovare una spiegazione plausibile, ma in fondo non me ne stupisco…come posso capire gli altri se non conosco nemmeno me stesso? Come sono fatto? Che forma ho “di preciso”? Sempre ammesso che ce l’abbia una forma! La cosa che mi rattrista più di tutte però è quella di non riuscire a provare emozioni, delle “vere” emozioni: a quanto pare, non so se te ne sei accorto, ma quando il mio e unico cucciolo d’uomo mi prendeva per la prima volta fra le sue manine di burro, quando mi impiastrava tutto con i suoi strani attrezzi da lavoro, quando mi faceva viaggiare da un continente all’altro della casa, io ero felice, “davvero” felice. Quando invece mi mostrava per la prima volta agli altri cuccioli d’uomo, i quali poi ridevano e ridevano di gusto (quasi con cattiveria ora che ci rifletto meglio), facendo piangere il mio amichetto, così che questi mi portava nel posto più remoto di tutta la casa, sbattendomi a terra, andandosene indifferentemente, io ero dannatamente triste. Però, per quanto nella mia vita abbia provato delle emozioni, non sarò mai in grado, a malincuore, di sperimentare quelle “vere”, perché questa categoria di emozioni appartiene agli individui che le sanno anche condividere, criticare, rinnegare, sopprimere e soprattutto manifestare, in modo che anche gli altri le possano vedere, sentire, provare, vivere. Ma in fondo cosa mi sarei mai potuto aspettare da me stesso? Sono un oggetto io, non un uomo! Per quanti tipi di oggetti si trovino in tutto il mondo (e per mondo intendo quella casa del mio cucciolo d’uomo nella quale ho vissuto durante l’intera vita) l’unica cosa che siamo, noi tutti, capaci di fare “veramente” è esistere. Coloro che ci spostano da una parte all’altra della stanza, che ci osservano, ci modellano e che purtroppo, il più delle volte, ci dimenticano, sono gli uomini, i veri “inventori” delle emozioni, quali felicità, gioia, allegria, ma anche rabbia, tristezza, solitudine. Ecco: forse, e dico forse perché questa è l’ipotesi di uno senza un cervello, letteralmente, l’uomo, nel corso della storia, sarà anche riuscito ad  inventare, a modificare e ad ampliare le emozioni, ma c’è un’altra peculiarità di queste strane e particolari “forme di vita” alla quale non ha prestato la giusta attenzione: saperle gestire, sempre e in qualsiasi circostanza. E questo ve lo posso assicurare…altrimenti come ci sarei finito quassù da solo?

Chiara Mancini (1CLi)