Pubblicato in: Senza categoria

L’AMORE VERO è SOLO QUELLO EXTRACONIUGALE? LE STRAVAGANTI IDEE DI ANDREA CAPPELLANO

“L’amore è sempre extraconiugale”, così inizia il trattato “De Amore” di Andrea Cappellano. Egli fu cappellano di corte della contessa Maria di Champagne, durante la fioritura e il momento di massimo splendore della letteratura cortese nell’XI secolo. Cappellano sosteneva idee contrastanti, in parte derivate dalla sua esperienza e in parte dovute all’influenza della società francese. Immaginava l’amore come una virtù che potesse regalare bellezza anche all’uomo incolto e rozzo, che potesse donare nobiltà agli umili e umiltà anche ai più superbi; questo perché, a partire dall’XI secolo, inizia a prendere piede l’idea di una nobiltà non soltanto di sangue, ma anche d’animo. E’ questa percezione dell’amore che spinge Cappellano a scrivere il trattato “De Amore”, suddiviso in tre libri: la frase riportata all’inizio del testo, è stata estrapolata dal secondo libro, nel quale viene indicata una casistica delle situazioni possibili fra due amanti e il giusto comportamento da adottare in ciascuna di esse.

Andrea Cappellano, De Amore

Andrea Cappellano sostiene che l’amore sia un concupiscente e infinito desiderio di sguardi furtivi, una continua ricerca dell’altro e dei suoi abbracci teneri e passionali.

Se l’amore è tutto ciò, come può esserci amore tra due coniugi? Il vincolo del matrimonio nega qualsiasi possibilità di vivere un affetto sincero: una persona sposata vive nella continua certezza dei sentimenti dell’altro, senza la paura di un possibile rifiuto e con la consapevolezza che qualsiasi suo desiderio possa essere esaudito senza alcun problema. Non si tratta di amore, perciò, ma soltanto di una vita di coppia dettata dall’abitudine e dalla monotonia. La stessa interpretazione della gelosia rende il rapporto tra due amanti molto diverso da quello di due coniugi; i primi accettano la gelosia e la abbracciano, venerandola e nutrendola, ogni giorno, come se fosse loro amica. Nel matrimonio, soprattutto spirituale, la gelosia è considerata un male terribile da scacciare immediatamente, poiché ritenuto un sentimento non degno per una persona sicura del proprio rapporto e fedele al suo compagno. Mettendo in relazione l’amore coniugale con il rapporto tra padre e figlio si può affermare che non si tratta di una vera amicizia quella tra padre e figlio, ma soltanto di consaguineità. Allo stesso modo non è possibile parlare di amore tra due coniugi, ma soltanto di un profondo affetto. Cappellano nel suo terzo libro fu costretto ad abiurare e a ritirare molte delle argomentazioni che aveva utilizzato a sostegno della sua tesi, poiché considerate blasfeme e inadatte al suo abito clericale. Uno dei punti più importanti sul quale Cappellano fu costretto a ritrattare, fu quello dell’adulterio e del ruolo dell’amante in una relazione.

Ricollegandoci a giorni nostri, l’adulterio fu considerato come peccato punibile a livello giuridico fino agli anni 60’. L’amante, per tutta l’epoca medioevale e anche successivamente veniva arrestato e in alcuni casi condannato anche a morte. Ci sono testimonianze scritte, ma anche narrate in alcuni documentari e film, che ci mostrano l’adulterio come un peccato e come un atto logorante per la coppia che lo subisce. is (1)

Su questo tema, Cappellano presentò idee premonitrici di ciò che accade nella società odierna: moltissimi studiosi e sociologi raccontano come il rapporto extraconiugale sia spesso “utilizzato” per ravvivare il rapporto di coppia. Capita, a volte, che il rapporto con un’altra donna potrebbe rendere  l’uomo più attivo e premuroso nei confronti della propria compagna. Cappellano, per di più, era dell’idea che uomini di ceti sociali subalterni, non potessero impegnarsi nelle pratiche amorose poiché ostacolati dal loro lavoro nei campi. Per lo stesso principio non esistevano trattamenti riservati per le contadine da parte dei nobili, perché era convinto che l’amore dipendesse dalla gentilezza e dalla nobiltà d’animo, virtù riservate soltanto alla nobiltà e ai cavalieri. Per questo stesso motivo, la maggior parte dei matrimoni dell’epoca erano combinati tra nobili con lo scopo di mettere in comunione i propri beni e per promuovere la propria discendenza. Probabilmente, anche questo incideva sull’impossibilità di amare sinceramente nel rapporto coniugale. Oggi, al contrario, è possibile trovare un rapporto di coppia dove sia presente l’amore vero dal momento che siamo tutti più liberi di scegliere la persona con cui passare il nostro tempo.

Concludendo, il trattato di A. Cappellano racconta il vero significato dell’amore, descritto come un rapporto passionale e senza restrizioni, comandato dal desiderio e dalla gelosia, dettato da sentimenti nobili e sinceri che nessuna società riuscirà mai a soffocare.

Vittoria Balducci, 3C Li

 

Annunci
Pubblicato in: Senza categoria

JUVE ANCORA IN TESTA, IL NAPOLI E INTER STRAVINCONO

Undicesima giornata di campionato. Incredibile! Campionato riaperto con la sconfitta della Juve, il Napoli e tutte le altre accorciano le distanze…Beh, questo è ciò che si augurerebbero tutti i tifosi italiani che non tifano Juventus, invece la capolista ha vinto ancora e tutte le altre ad inseguire. La squadra torinese continua la sua striscia positiva imponendosi per 3 a 1 con un Cagliari coraggioso. Il match entra subito nel vivo dopo un minuto con il gol della Joya, Paulo Dybala. Il Cagliari però non demorde e la sua forza di volontà viene premiata con il gol di Joao Pedro al 36’. La gioia del gol dei sardi dura poco, due minuti dopo la Juve passa in vantaggio con un autogol di un difensore della squadra rossoblù. La squadra di Max Allegri controlla la partita per tutti i minuti restanti e Cuadrado chiude definitivamente i conti all’ 87’.

Juve_cagliari

Le inseguitrici, Inter e Napoli non sono da meno: il Napoli stradomina e vince 5 a 1  contro un Empoli nettamente inferiore, che si trova di fronte un Mertens superbo, autore di ben 3 reti. Nonostante Caputo avesse accorciato le distanze portando la squadra toscana sul 2 a 1, l’impresa non è stata possibile per una differenza tecnica e di gioco abissale presente anche in Inter-Genoa.

Juve_2

La formazione nerazzurra, come il Napoli, ne rifila ben 5 alla squadra ligure. Anche l’ altra sponda di Milano ride: il Milan riesce ad acciuffare la vittoria in casa dell’ Udinese al 97’ con  gol di Alessio Romagnoli che ha fatto esplodere di gioia tutti i tifosi. La Lazio stradomina e vince con la Spal per 4 a 1, con doppietta del solito Immobile, mentre la Roma si deve accontentare di un 1 a 1 a Firenze. Con lo stesso risultato della Lazio, il Toro spazza via la Sampdoria, con doppietta di un ritrovato Belotti. Seguono inoltre Bologna- Atalanta (1 a 2 ),Parma-Frosinone(0 a 0),Chievo-Sassuolo(0 a 2).

Alessandro Matera e Mattia Marcatili (3BSc)

Pubblicato in: Senza categoria

IL LATO UMANISTICO DELLA SCIENZA. LA LUNA DI GALILEO E DI ARIOSTO NELLA CONFERENZA DEL PROF. CORRADO BOLOGNA

Lo scorso 9 Novembre nell’Aula Magna del nostro liceo si è tenuto un incontro con Corrado Bologna, ordinario di Letterature romanze medioevali e moderne presso la Scuola Normale di Pisa. Il titolo del convegno era il seguente: “Ariosto, Galilei e “l’invenzione” della Luna”. Il professore ha aperto la lezione facendo vedere un quadro di Adam Elsheimer conosciuto con il titolo di “Fugue in Egypt” (1609). Fu la prima rappresentazione grafica della luna in un quadro.

 

La protagonista del quadro, cioè la luna, viene rappresentata riflessa nell’acqua. Nello stesso anno, coincidenza, Galileo venne a conoscenza che in Olanda era stata scoperta una lente che permetteva all’osservatore di avvicinare e allargare l’immagine di ciò che sembrava apparentemente lontano. In seguito a questa scoperta, lo scienziato progettò il cannocchiale e lo puntò verso il cielo. La prima grande scoperta fu la presenza di macchie e crateri sulla superficie lunare che la rendeva molto simile alla Terra. Era una prova che confermava la validità della teoria copernicana.

Secondo il professor Bologna Galilei è riuscito a vedere e a scoprire ciò che ha scoperto grazie ai suoi occhi che non sono gli occhi di un semplice scienziato, ma di uno scienziato-umanista. Bologna ha usato innanzitutto come termine di paragone Ariosto, che è stato per Galilei la chiave di lettura della volta celeste. Inoltre il professore ha argomentato la sua riflessione facendo riferimento a autori del calibro di Italo Calvino, Oscar Wilde e Luigi Pirandello. Dal poema ariostesco lo scienziato pisano capì che luna è il luogo dove si accumulano le angosce e dove si può persino ritrovare il senno, proprio come accade a Orlando.

Ariosto parla della luna come un luogo accessibile, ma non ha la certezza che lo si potrà raggiungere. Ariosto va oltre le nuvole e lo stesso fece Copernico, quando gettò l’amo ipotizzando che al centro dell’universo ci fosse non più la terra, ma il Sole. Galileo abboccò a quest’amo e riuscì a dimostrarlo, anche perché stimolato e affascinato dalle parole dello stesso Ariosto. Galileo però cerca di armonizzare la circolarità dell’universo mostrando, così, la parte più pragmatica del suo carattere. Ma non si limita a dare una semplice spiegazione razionale di questa grande e rivoluzionaria scoperta. Riesce a dimostrarlo grazie ai dettagli che coglie grazie ai suoi approfondimenti.

Per dirla con Wilde “la nebbia non è mai esistita finché l’arte non l’ha inventata”. Galileo quindi può essere considerato l’inventore della luna, ma non avrebbe mai potuto farlo senza l’aiuto della letteratura, perché “la letteratura è leggerezza contro il peso del vivere” (Italo Calvino). Insomma, la letteratura è un’arma potentissima fatta di tanti “caratteruzzi” che ci stimola verso nuove scoperte e che riesce ad alleggerire la pesantezza del vivere.

Camilla Manieri (4BSc)

Pubblicato in: Cultura, Senza categoria

OMNIA VINCIT MEDI. IL NOSTRO LICEO STRAVINCE ALLA FESTA FINALE DEL PROGETTO XANADU.

Lo scorso 24 maggio cinque classi del nostro liceo hanno partecipato alla festa finale del progetto Xanadu tenutasi all’interno del teatro Antoniano a Bologna. Alla festa erano presenti ragazzi provenienti dai licei e dagli istituti tecnici di tutta Italia. Durante la mattinata i ragazzi si sono sfidati all’interno di un ring infuocato a colpi di frasi tratti dai libri presenti in gara. La competizione consisteva nel riconoscere nel minor tempo possibile a quale libro appartenesse la frase letta dagli organizzatori dell’evento. L’ospite d’onore designato per la festa era Kevin Brooks, scrittore inglese specializzato in romanzi per adolescenti, assente a causa di problemi di salute.

Xanadu5Erano presenti altri due personaggi illustri: lo scrittore (e pizzaiolo) Cristiano Cavina e il giovane fumettista Nicolò Pellizon. Entrambi gli ospiti hanno raccontato come è nata la loro passione rispettivamente per la scrittura e per il disegno attraverso libri, film, esperienze e canzoni che hanno segnato in modo particolare la loro vita.

Xanadu3

Poi però siamo entrati nel vivo della gara e il Medi non ha esitato a farsi riconoscere. Siamo stati i primi  e gli unici a riconoscere il maggior numero di libri. La classifica dei libri inseriti nel progetto vedeva al 9º posto “L’atomica” di Steve Sheikin, all’8º posto “La stella nel pugno” di Robert Sharenow, al 7º posto “La casa dei fantasmi” di John Boyne, al 6º posto il classico “Pet Sematary” di Stephen King, al 5º posto “3000 modi per dire ti amo” di Marie-Aude Murail, al 4º posto “Le rose di Shell” di Siobhan Dowd, al terzo posto a pari merito “Fuga dal campo 14” di Blaine Harden e”Naked” di Kevin Brooks, al 2º posto “L’uomo in fuga” di Stephen King, e al 1º posto “Bunker Diary” di Kevin Brooks. Questi libri raccontano storie molto diverse che parlano d’amore, di passione per lo sport, di guerra, di ribellione. La penna horror di Stephen King, come si può notare dalla classifica, è sempre molto apprezzata dagli adolescenti. Anche Kevin Brooks quest’anno è riuscito a riscuotere un grande successo fra gli adolescenti italiani. Il Medi è riuscito ad indovinare tre libri fra tutti quelli in gara, numero sufficiente per determinare la vittoria. Gli organizzatori dell’evento hanno deciso di consegnare come premio una targa e la copia unica in Italia del nuovo libro di Kevin Brooks “iBoy”.

Xanadu2

 

Lo scopo principale di questo progetto è quello di sensibilizzare i ragazzi alla lettura: “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una vita sola: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni” diceva Umberto Eco. Pennac sostiene che la lettura sia un antidoto alla solitudine metafisica dell’uomo. Il libro è quell’oggetto molto spesso accantonato sul comodino che riesce a colmare un vuoto e che sai che non ti abbandonerà mai. L’augurio è che tutti i ragazzi del liceo possano partecipare ad un progetto come questo per sperimentare la grande bellezza della lettura.

 

Camilla Manieri, 3BSc

Pubblicato in: Scrittura creativa, Senza categoria

SCRITTURA CREATIVA TRA I BANCHI DEL MEDI: LA PAROLA ALL’OGGETTO MISTERIOSO

scrittura_creativa

Non so cosa sono, tu lo sai? Mi ricordo solo che, prima di essere stato rinchiuso qua dentro, in questo piccolo spazio buio, ristretto, triste, ero un castello, un castelluccio, non molto imponente né tanto stravagante, ma sì, ero un castello.Mi riaffiorano alla mente pochi tratti di questa mia ultima metamorfosi, perché sì, devi sapere che io riesco cambiare forma: ad esempio in passato, la prima volta che mi estrassero da quella scatoletta quelle soffici manine di burro, quando ancora ero giovane e non molto maneggiabile, ero una pietra, se mi si poteva definire tale. Difatti le pietre hanno una forma e…non ce l’hanno: a seconda di come si guardano,infatti, non si può stabilire che aspetto abbiano le pietre di preciso. Possono essere piatte e allungate, strette e pesanti, compatte e resistenti. Perciò a quei tempi mi ero detto “Devo essere senz’altro una pietra”…ma poi, crescendo, ho capito che le pietre non si trasformano, non cambiano nel tempo, restano sempre loro stesse ed inoltre sono dure, massicce, impenetrabili, mentre io, sia in giovane età che ancora oggi, sono molle come un budino ed elastico come un chewing gum. Per finire le pietre, solitamente, hanno un colorito grigiastro oppure marrone e ce ne sono anche di rossastre, invece io, prima che mi sommergesse la polvere, ero di un bel verde acceso, uno di quelli che se li guardi troppo a lungo ti viene quasi il mal di testa! ma a quel piccoletto di un cucciolo d’uomo (mi piace definire così un bambino) non importava, perché gli ero molto simpatico.

Ricordo perfettamente il primo giorno che mi ha visto, proprio lì, sul davanzale della finestra, ancora ben confezionato e sigillato all’interno di quella multicolore scatoletta di plastica (oggi piena di polvere con tutti i disegni e le scritte sbiadite): si fiondò di scatto, prendendo la rincorsa e con un saltello afferrò il contenitore, squarciò in due la carta plastificata attorno, sollevò il coperchio e mi strinse fra le dita, poi iniziò a tastarmi, a scompormi, a ricompormi, a “piattellarmi”, ad arrotolarmi, a dividermi per poi ricominciare tutto da capo! Ah, che confusione! Ma era una bella sensazione in fin dei conti: il calore di quelle manine svelte e veloci, quei ditini laboriosi che mi impastavano e quel sorrisetto furbo di uno che se ne intende parecchio in questo mestiere; tutto ciò mi teneva compagnia ogni mattina. Andando avanti, anno dopo anno, la mia amicizia col cucciolo d’uomo diventava sempre più forte ed affiatata. Finché un giorno, d’estate, il cucciolo d’uomo decise di modellarmi a mo’ di castello: sinceramente, non mi ricordo tutti i particolari nei dettagli, ma mi sembra che avessi avuto una forma un po’ strana, bizzarra, quasi buffa direi, tant’è che ricordo anche altri cuccioli d’uomo attorno a me che mi fissavano. In quel momento pensai che si trattasse di una festa, una di quelle divertenti ed esilaranti in cui ognuno dà sfogo alla propria allegria, anche sé, purtroppo, non fu così; difatti vidi alla mia destra il mio amichetto che piangeva: aveva completamente la faccia rossa e gli occhi lucidi.  Improvvisamente provai un senso di dispiacere nei suoi confronti: perché stava piangendo? Tutti gli altri cuccioli d’uomo ridevano e scherzavano tra loro! Feci in tempo a pensare a qualche motivazione per quel che era avvenuto che subito sentii due manine che mi distruggevano, comprimendomi dall’alto verso il basso, un gesto simile all’uccisione di una mosca. Dopodiché, distrutto e martoriato da tanta furia, arrivai, dopo qualche rampa di scale, in una minuscola stanzetta buia e piena di polvere, con tanti oggetti sovrapposti sparsi qua e là. Alla fine vidi il mio amico, col volto coperto di lacrime, che mi reggeva davanti a sé, immobile e con uno sguardo strano, mai visto prima, ma non sembrava molto felice, anzi tutt’altro. Tant’è che subito dopo, mi pare di ricordare di essere stato scaraventato a terra con tale violenza da farmi perdere i sensi per parecchio tempo.

scrittura_creativa4scrittura_creativa6

E così ora, paralizzato ed immobile, tutto solo, me ne sto qui, ormai da tanti anni a giudicare dall’elevata quantità di polvere, a torturarmi su quel terribile episodio, di cui ancora non sono capace di trovare una spiegazione plausibile, ma in fondo non me ne stupisco…come posso capire gli altri se non conosco nemmeno me stesso? Come sono fatto? Che forma ho “di preciso”? Sempre ammesso che ce l’abbia una forma! La cosa che mi rattrista più di tutte però è quella di non riuscire a provare emozioni, delle “vere” emozioni: a quanto pare, non so se te ne sei accorto, ma quando il mio e unico cucciolo d’uomo mi prendeva per la prima volta fra le sue manine di burro, quando mi impiastrava tutto con i suoi strani attrezzi da lavoro, quando mi faceva viaggiare da un continente all’altro della casa, io ero felice, “davvero” felice. Quando invece mi mostrava per la prima volta agli altri cuccioli d’uomo, i quali poi ridevano e ridevano di gusto (quasi con cattiveria ora che ci rifletto meglio), facendo piangere il mio amichetto, così che questi mi portava nel posto più remoto di tutta la casa, sbattendomi a terra, andandosene indifferentemente, io ero dannatamente triste. Però, per quanto nella mia vita abbia provato delle emozioni, non sarò mai in grado, a malincuore, di sperimentare quelle “vere”, perché questa categoria di emozioni appartiene agli individui che le sanno anche condividere, criticare, rinnegare, sopprimere e soprattutto manifestare, in modo che anche gli altri le possano vedere, sentire, provare, vivere. Ma in fondo cosa mi sarei mai potuto aspettare da me stesso? Sono un oggetto io, non un uomo! Per quanti tipi di oggetti si trovino in tutto il mondo (e per mondo intendo quella casa del mio cucciolo d’uomo nella quale ho vissuto durante l’intera vita) l’unica cosa che siamo, noi tutti, capaci di fare “veramente” è esistere. Coloro che ci spostano da una parte all’altra della stanza, che ci osservano, ci modellano e che purtroppo, il più delle volte, ci dimenticano, sono gli uomini, i veri “inventori” delle emozioni, quali felicità, gioia, allegria, ma anche rabbia, tristezza, solitudine. Ecco: forse, e dico forse perché questa è l’ipotesi di uno senza un cervello, letteralmente, l’uomo, nel corso della storia, sarà anche riuscito ad  inventare, a modificare e ad ampliare le emozioni, ma c’è un’altra peculiarità di queste strane e particolari “forme di vita” alla quale non ha prestato la giusta attenzione: saperle gestire, sempre e in qualsiasi circostanza. E questo ve lo posso assicurare…altrimenti come ci sarei finito quassù da solo?

Chiara Mancini (1CLi)

Pubblicato in: Senza categoria

LA PRIMA BALLERINA DI COLORE ALLA SCALA. “MI VENIVA SPESSO DETTO CHE NON ERO ADATTA PER QUEL RUOLO, INIZIAVO A CREDERCI ANCHE IO”

misty

Le dicevano che non sarebbe diventata nessuno, che non aveva i piedi adatti per salire sulle punte, che aveva un corpo troppo formoso e che non sarebbe mai potuta esistere una ballerina scura di pelle.

Misty Copeland è stata nominata prima ballerina dell’American Ballet Theater nel Giugno del 2015; data rivoluzionaria per il mondo della danza. E’ la prima etoile di colore a salire sul palcoscenico del prestigiosissimo ABT.

Dietro al suo smagliante sorriso, però, c’è un’infanzia difficile e ricca di sacrifici vissuta in California. Inizia a studiare danza a tredici anni, decisamente troppo tardi per intraprendere una carriera nel mondo del balletto. Fino a quell’età ha vissuto in diversi motel con la madre e i suoi cinque fratelli. Ha sempre sognato di studiare danza, fino a quando ha incontrato un’insegnante che ha creduto nel suo talento e, nonostante la disapprovazione della famiglia e le grandi difficoltà economiche, ha iniziato a danzare. Dopo già tre mesi ha indossato le punte e dopo tre anni sono iniziati ad arrivare i primi premi che le hanno permesso di finanziarsi gli studi. Era diventata talmente brava da attirare l’attenzione dell’American Ballet Theatre, il quale le ha fatto un contratto. Da lì la sua carriera ha iniziato a lievitare sempre più.

Per la ragazza, danzare è diventata una via di scampo dalla dura realtà: “Era qualcosa di cui avevo bisogno nella mia vita.- Dice Misty- Per me era come cibo, una via di fuga, mi serviva per sognare qualcosa di più di quello che avevo.”

misty2

Nel 2014 salì sul palcoscenico come prima ballerina di colore a vestire il tutù di Odette, cigno bianco protagonista de Il lago dei cigni. Successivamente debuttò al Teatro alla Scala in Romeo e Giulietta al fianco di Roberto Bolle.

La sua storia, nel frattempo, è diventata un libro autobiografico intitolato “Life in motion”, dove spiega i problemi legati alla condizione di essere afroamericana e nel quale dichiara che “il razzismo è una piaga che forse non verrà mai debellata”. Grazie al suo successo è entrata a far parte del mondo della televisione e del cinema. E’ finita, inoltre, sulla copertina del settimanale britannico “The Time” fra le 100 persone più influenti dell’anno.

A lei il merito di aver dato una speranza a tutti i ragazzi con le sue stesse difficoltà “Credo sia importante per i ragazzi che appartengono a una minoranza capire la mia storia. Capire che è possibile sognare. E che un obbiettivo diventa possibile e raggiungibile con il lavoro e il sacrificio”.

Valentina Giacomelli 3CSc

Pubblicato in: Senza categoria

IL SURRISCALDAMENTO DEL PIANETA TERRA A UN “PUNTO DI NON RITORNO”. GLI EFFETTI DI UN PROBLEMA GLOBALE NEL FILM-DOCUMENTARIO DI LEO DI CAPRIO

Stavolta non si tratta della solita questione politica o economica, ma di un fenomeno che giorno dopo giorno ci si sta rivoltando contro, e noi ne siamo gli artefici. Ci stiamo macchiando di una colpa di cui non vogliamo assumerci la responsabilità e come se non bastasse, fingiamo di non accorgerci delle conseguenze. Stiamo parlando del riscaldamento globale. Ne sentiamo parlare sempre ma sappiamo davvero di cosa si tratta? Per riscaldamento globale si intende il processo di aumento della temperatura media terrestre, sia dell’atmosfera che degli oceani, in corso ormai da troppo tempo. Questo innalzamento è dovuto per la maggior parte ad azioni umane, come per esempio l’eccessivo sfruttamento dei combustibili fossili. Il risultato è evidente: scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello dei mari, uragani, alluvioni, deterioramento del suolo, diminuzione delle zone coltivabili, riduzione della capacità delle foreste di assorbire l’anidride carbonica con conseguente aumento delle temperature. A pagare sono le popolazioni che meno hanno inciso con le emissioni di gas serra, costrette adesso a lasciare i loro territori e vedere le loro case distrutte a causa delle continue alluvioni.

di-caprio5

Numerosi sono stati i tentativi messi in atto per attenuare gli effetti di questo fenomeno irreversibile: tra questi la conferenza di Parigi del 2015, che ha fissato l’obiettivo di limitare l’incremento del riscaldamento globale a meno di due gradi fino al 2050. Un altro importante contributo è quello dell’attore Leonardo Di Caprio, Messaggero della Pace per conto dell’ONU, che attraverso il suo film documentario “Punto di non ritorno” si fa portavoce di una importante campagna per sensibilizzare la popolazione mondiale su questo fenomeno sempre più grave. Continuando di questo passo, tra poco tempo molte isole e aree costiere verranno sommerse dal mare, troppe specie animali si estingueranno e le meraviglie della barriera corallina resteranno solo un ricordo. Per evitare tutto ciò basterebbe la consapevolezza da parte di ogni nazione e ognuno di noi dovrebbe rendersi conto che cambiare è possibile, perché in questo modo non si può più andare avanti. Infatti, come cantava Bob Dylan “Quante volte un uomo può distogliere lo sguardo e fingere di non vedere?”.

Jasmine Shala Flores, Elena Sartini  3CSC

Pubblicato in: Senza categoria

LA LETTURA È UN’AVVENTURA. TRE LIBRI PER SODDISFARE L’ULISSE CHE È IN NOI

music_20160521_065338_001

Ognuno ha una sua sete d’avventura, siam però persi in un mare in cui tutto è a portata di mano e l’Ulisse che è in noi reclama sempre più un‘oasi di sconosciuto. Oggi sono qui per presentarvi tre libri che incarnano il volto dell’avventura.

L’anima dell’avventura: la sfida

“Un dollaro mille chilometri” di Dominique Lapierre. Dominique, studente francese a quattro mesi dalla maturità, decide di sfruttare una borsa di studio ,destinata agli scambi culturali, e con l’irrisoria cifra di 25 dollari in franchi di mettersi in viaggio per raggiungere e visitare l’America. Siamo nel 1949 e di sicuro ci vuole del fegato per cimentarsi in un‘impresa del genere, niente garanzie e nessun modo di contattare la famiglia, ma allora perchè si imbarca in un così folle viaggio? La risposta è semplice: Dominique vuol mettersi alla prova, scoprire i propri limiti e soprattutto vincere le proprie paure, sfidando un mondo a lui estraneo e nel quale non ha certezze. Attraverseremo con lui l’Atlantico in un viaggio che ci porterà attraverso Canada, Messico e Stati Uniti e nel quale vedremo Dominique improvvisarsi lavavetri, marinaio e giardiniere pur di proseguire nel cammino verso sempre nuove città.

É questo anche un racconto di grande solidarietà, infatti vedremo molte persone offrirgli riparo ed un piatto caldo in modo da supportarlo in questo lungo viaggio fatto di autostop, nuove amicizie e tante avversità. Una lettura leggera, che sorprende nella sua semplicità e limpidezza espositiva.

L’essenza dell’avventura: il viaggio

lettura2

“Biplano” di Richard Bach

Richard decide di vendere il suo fidato e veloce aereo Fairchild 24 per comprare uno dei pochi biplani ancora in grado di volare e gettarsi in avventura sorvolando con esso gli USA, ma considerare questo libro il resoconto di un viaggio a bordo di un vecchio biplano da una costa all’altra dell’america sarebbe estremamente limitativo, sarebbe come definire l’antenato di Richard, Johann Sebastian Bach, un semplice compositore. Entrambi scrivono per l’anima e seppur con mezzi diversi cercano di farci scoprire la bellezza del librarsi alti nel cielo sulle ali della fantasia e,  nel caso del nostro Richard, anche di un biplano. La meta da raggiungere diventa, quindi, un mero espediente per viaggiare nello spazio e nel tempo, nel tentativo di sfuggire alla frenesia del mondo moderno e rifugiarsi in una, ancora incontaminata, oasi di quiete, il tutto a bordo di un capriccioso aereo che ci regalerà non poche emozioni. Consiglio il libro a chiunque, non bisogna esser un aviatore per apprezzarlo, basta lasciarsi andare al tempo che lento si dilata tra le ali di carta di questo, a mio parere, piccolo capolavoro.

Il fine dell’avventura: la scoperta “Lo smemorato di Tapiola” di Arto Paasilinna

È possibile riscoprirsi ogni giorno? Certo, ed è ciò che accade, suo malgrado, a Taavetti Rytkonen protagonista sessantottenne, affetto da demenza senile, di questo libro. L’avventura inizia con l’incontro paradossale di Taavetti, fermo nel bel mezzo di una trafficata intento ad annodarsi la cravatta, con Seppo Sojonen, taxista dipendente stanco della solita routine. Insieme attraverseranno una Finlandia fatta di natura vergine e personaggi stravaganti e borderline. È questo un romanzo di fantasia ma le tematiche trattate con la mediazione di questi personaggi ai margini della società sono attuali e danno buoni spunti di riflessione in un libro che per il resto risulta estremamente leggero e scorrevole. Le vicende che si susseguiranno nel libro sono al limite dell’assurdo ma Arto ha l’incredibile capacità di rendere tangibili e reali scene altresì paradossali con uno stile di scrittura particolare se non forse unico. Non voglio scendere nei particolari perchè rischierei di rovinarmi le belle sorprese che questo libro vi riserva e consiglio questa lettura a tutti coloro abbiano voglia di rilassarsi e farsi quattro risate.

Tommaso Turchi, 3BSa