Pubblicato in: Spettacoli

IL GABBIANO JOHNATAN LIVINGSTON: UN’IDEALE DI LIBERTA’

Nella giornata di martedì 22 maggio alcune classi del Liceo Scientifico Medi hanno assistito all’interno della rassegna Terremarine presso il Teatro La Fenice di Senigallia allo spettacolo teatrale realizzato dagli allievi del corso coordinato dal regista Mauro Pierfederici. Un gruppo di 28 ragazzi ha messo in scena il famoso romanzo dello scrittore americano Richard Bach, “Il gabbiano  Jonhatan Livingston”, un romanzo breve che narra la vita del gabbiano Jonhatan come “reietto” dello stormo, perché appassionato al volo visto come ricerca di una libertà interiore, superiore all’usuale strumentalizzazione di esso dai comuni gabbiani come mezzo per procacciarsi il nutrimento. Escluso ed esiliato dallo stormo “Buonappetito” per la sua spericolatezza e passione per l’atto di librarsi in aria, verrà cacciato dal consiglio degli Anziani e comincerà una vita da solitario, in cui continuerà ad allenarsi tra planate e picchiate.

20180522_093258.jpg

Successivamente conoscerà due gabbiani i quali, chiamati Sullivan e il più anziano Chiang, lo aiuteranno nella ricerca di una libertà e perfezione superiore, insegnandogli a volare istantaneamente con il pensiero. La ricerca dell’autoperfezionamento di Jonhatan è un percorso lungo e faticoso, perché per il raggiungimento dell’ideale di perfezione predicato dal maestro Chiang è necessaria la comprensione della bontà e dell’amore.

 

Raggiunto il suo obiettivo il gabbiano, finito in una dimensione superiore, tornerà nella dimensione terrena dove sarà risoluto nell’istruire i suoi ex compagni di stormo alla più alta e superiore  gioia di vivere e impartisce insegnamenti morali sul suo ideale di volo :

Il volo è l’espressione della libertà di ogni gabbiano, per aiutare ognuno di voi a diventare sempre migliore, per aspirare alla perfezione, che consiste nel comprendere il segreto dell’amore e della bontà

20180522_092723.jpg

Il suo miglior allievo sarà il giovane gabbiano Fletcher Lynd che seguiterà nell’insegnamento del volo ad altri membri dello stormo.

Un inno alla libertà rappresentato dai giovani attori del Liceo Enrico Medi, i quali, al termine di un corso di una sessione settimanale durato 8 mesi,   hanno rappresentato  questa novella tramite l’uso della tecnica del teatro di narrazione, in cui i personaggi narrano tramite la voce e la gestualità. Non poche le difficoltà incontrate sia per l’elevato  numero di allievi, sia per problemi organizzativi nel conciliare gli impegni di tutti, tant’è che alle prove non erano mai al completo.

 

Lo spettacolo ha riscosso un buon apprezzamento da parte del pubblico, nonostante qualche esitazione da parte dei ragazzi durante la messa in scena e qualche piccola incertezza. Gli attori hanno svolto un ottimo lavoro, considerando i tempi residui di  preparazione e le difficoltà gestionali già accennate.

Questo tipo di iniziative sono importanti all’interno della scuola perché permettono ai ragazzi di avvicinarsi al teatro e di conoscersi tra loro, oltre ad aumentare la propria autostima e la sicurezza in se stessi.

Grazie a chi si è cimentano perchè ha saputo regalarci forti emozioni!

(Chiara Bambini, 2C Li)

Annunci
Pubblicato in: Spettacoli

CAFFÈ BACH AL PERGOLESI DI JESI. UNA MISCELA UNICA E INEDITA DI OPERA LIRICA, CIRCO, MUSICA CLASSICA ALL’INSEGNA DELL’IRONIA

Una rappresentazione singolare con artisti che sono anche cantanti e musicisti e persino pattinatori, una fusione tra opera lirica, musica classica e circo. Questo, in estrema sintesi, è il Caffè Bach, una CircOpera da camera in un atto, scritta da Giacomo Costantini sulle musiche di Johann Sebastian Bach, rielaborate da F. Bettoli, S. Carloni e Andrea Cappelli.

 

Lo spettacolo, al quale hanno preso parte insegnanti, studenti e personale del nostro liceo, è andato in scena al Pergolesi di Jesi lo scorso 29 novembre nell’ambito dell’“Anteprima giovani”, una rassegna pomeridiana, riservata alle scuole. Nella nostra scuola è ormai una tradizione consolidata grazie all’iniziativa della prof.ssa Anna Annibali promotrice del progetto “Ragazzi all’opera”.

Bach5

Ma torniamo allo spettacolo, un lavoro collettivo con una molteplicità di protagonisti in tutti i ruoli e in tutti i livelli. Straordinario ammirare come il canto e il pattinaggio si possano unire, come se si trattasse di un connubio naturale.

Bach 7

Gli esercizi classici di giocoleria sono quelli più stupefacenti per difficoltà e per l’effetto che provocano sul pubblico. L’opera è semplice e comica, ma riflette molto della realtà sociale dell’epoca quando il caffè era una bevanda esotica e una donna che voleva berlo non era ben vista. Si raccontano storie semplici: la storia di un padre che rimprovera la figlia di essersi abbandonata al terribile vizio di bere caffè, dal quale dovrà disintossicarsi prima o poi se vorrà sposarsi. La fanciulla sembra obbidire all’ordine paterno, ma nel contratto di matrimonio pone la clausola che, dopo essersi sposata, potrà bere tutto il caffè che vuole. Caffè Bach nasce per confrontare la scrittura contemporanea con il modello bachiano e il linguaggio dell’opera con quello del circo contemporaneo.

Consulo Centurelli 3BLi

Pubblicato in: Spettacoli

IN SCENA ALLA FENICE I RAGAZZI DEL MEDI NEI PANNI DEI TOPASTRI DI S. BENNI

UNO SPETTACOLO ESILARANTE E IRRIVERENTE FRUTTO DEL LABORATORIO TEATRALE DELLA SCUOLA

Anche quest’anno, come da consuetudine, il ciclo di incontri previsti dal laboratorio teatrale del Liceo Medi si è conclusa con una rappresentazione al teatro “La Fenice” nell’ambito della rassegna Terre Marine.

Così il 23 maggio, alle 9 del mattino circa, davanti a un pubblico che contava circa 300 spettatori, 13 ragazzi provenienti da varie classi tra Liceo Linguistico, Liceo Scientifico e Scienze Applicate si sono esibiti, con la direzione del maestro Mauro Pierfederici, davanti a un pubblico formato per lo più da compagni e genitori. Il testo scelto per lo spettacolo di quest’anno è stato “Il sogno di noi Topastri”, un  atto unico ispirato a “La Topastra” dello scrittore S. Benni, un testo breve e molto semplice, nel quale attraverso le esperienze raccontate dei topi, si riflette su alcuni aspetti tipici della  società moderna, e su come l’uomo talvolta tenda a vedere ciò che è diverso da lui con una mentalità piena di pregiudizi.

Allo spettacolo sono seguite le presentazioni al pubblico degli attori, un breve e significativo discorso del Dirigente Scolastico e qualche bella foto di gruppo, che non può mai mancare! I ragazzi hanno interpretato al meglio il ruolo dei “topastri”, come ha dimostrato la reazione del pubblico che si è divertito e ha applaudito l’esilarante performance. Ma è giusto spendere anche qualche parola sul corso teatrale che i ragazzi hanno frequentato prima dello spettacolo del 23 maggio. Al ciclo di laboratori teatrali, iniziato il 13 novembre del 2016, hanno preso parte – è doveroso menzionarli tutti – Arpino Nicola (5BSA), Baldi Marta (4CLi), Manolache Andreea Diana (4CLi), Fornari Niccolò (3ASc), Giombi Lorenzo (3ASc), Pierpaoli Chiara (3ASc), Bastari Alexandra (3ALi), Longarini Arianna (3ALi), Verdini Caterina (3ALi), Centurelli Consuelo (2BLi), Pigini Claudia (1ASc), Argentati Eleonora (1BSc), Nwude Emmanuel Chuma (1BSc).

Durante questi mesi i ragazzi hanno avuto l’occasione di conoscersi, imparare a capirsi e di lavorare insieme. Il teatro ha offerto loro la possibilità di esprimersi e farsi accettare per quello che sono. I ragazzi sul palco hanno dimostrato di aver raggiunto un grado ottimale di intesa, dando prova  di saper sostenere perfettamente il meccanismo a orologio con cui le battute dovevano susseguirsi, che poco non è! La speranza è che, sull’onda lunga dell’entusiasmo suscitato dallo spettacolo dei magnifici e irriverenti “topastri” molti più studenti possano partecipare al laboratorio teatrale del nostro liceo.

Nwude Emmanuel Chuma (1BSc)

Pubblicato in: Spettacoli

AL MEDI VA IN SCENA “LA NOTTE DEGLI IMBROGLI” DE I PROMESSI SPOSI

I ragazzi della 2Csc nei panni dei personaggi del romanzo hanno dato vita a uno spettacolo divertente, imprevedibile e appassionante

 

“La noia di leggere Manzoni a quindici anni”, questo il titolo di un articolo pubblicato recentemente dal settimanale Pagina99, che accende nuovamente il dibattito sull’opportunità o meno di far leggere un classico come I promessi sposi agli studenti di oggi (http://www.pagina99.it/2017/05/18/basta-promessi-sposi-effetto-manzoni-lettura-obbligatoria-scuola-italiana-noia/). Ebbene, c’è chi con Manzoni non si è annoiato affatto, come i ragazzi della 2Cs del nostro liceo, che sabato 20 maggio in Aula Magna hanno messo in scena lo spettacolo ” ‘Sto matrimonio non s’ha da fa…”, una rivisitazione “esilarante” della famosa notte degli imbrogli dell’ottavo capitolo de I promessi sposi. All’inizio la trasposizione, realizzata grazie al contributo e alla regia della prof. ssa Paola Via, si è rivelata fedele al testo originale, a partire dal memorabile esordio “Carneade, chi era costui?”, fino al  fallimentare teatrino architettato da Tonio e Gervaso per i due promessi sposi e al buco nell’acqua dei bravi. Ma proprio quando gli spettatori erano ormai preparati all’addio più famoso della storia della letteratura, l’Addio ai monti di Lucia, la storia ricominciava, tornava nella sacrestia di Don Abbondio, tornava Carneade.

IMG-20170520-WA0004

Però qualcosa era cambiato, tutti lo avevano capito: c’era più semplicità nei movimenti, più tranquillità, felicità, quasi come se gli attori fossero stati a conoscenza di un finale diverso, quel finale che nel corso della seconda superiore ogni studente italiano ha sognato almeno una volta. All’entrata dei testimoni, Tonio e Gervaso, iniziavano battute su battute tra i due e il curato, era tutto diverso: Renzo e Lucia ci sono riusciti, si sono sposati, hanno pronunciato le note frasi “Salve signor Curato, io sono Renzo e lei è mia moglie Lucia” e viceversa. Gran finale, nessuno se lo aspettava ma tutti lo sognavano. Come si è riusciti a creare dal nulla un’emozione del genere?

IMG-20170520-WA0013

“Intanto è doveroso precisare che non ci sono attori professionisti!” – ci ha rivelato la prof. ssa Paola Via –  “e io non ho mai avuto esperienza di regia! Semplicemente ho proposto un’idea, questa idea mi ha restituito tanto entusiasmo e l’entusiasmo è stato contagioso. Quello è stata la molla. Per dire sì si parte! Loro ci hanno messo entusiasmo, io la mia passione! L’uno ha spinto l’altra. E per me è stato come realizzare un piccolo sogno che tenevo nel cassetto. Le prime prove hanno funzionato un po’ come un laboratorio sperimentale. Siamo partiti in un primo momento da un lavoro mnemonico sul testo; quello è stato il punto di partenza che è servito agli alunni per capire le azioni da mettere in scena. Poi le battute a memoria sono state abbandonate e abbiamo lasciato spazio all’improvvisazione”.

IMG-20170520-WA0017

Perché qui di improvvisazione si parla, quell’improvvisazione che ha permesso a ragazzi di 15,16 anni senza nessuna esperienza teatrale di colpire e far divertire una platea intera. Ma come si è arrivati a questo? Come è stata concepita l’idea? “Non è nata per caso. Il mio professore del liceo ha voluto rappresentare in modo molto semplice La notte degli imbrogli, episodio tratto dall’ottavo capitolo dei Promessi Sposi. E io riciclo idee. Se sono buone le idee vanno riciclate, migliorate e messe in circolo. E non è che le idee vengano a caso. Vengono perché devono venire. Quando entri in una classe e si crea una speciale alchimia lo capisci subito. E lì puoi proporre…lì hai terreno fertile. Non accade sempre. Ma quando accade non puoi non cogliere quell’occasione…E il teatro è un’occasione, una grande occasione! Sul palco si fa scuola più che tra i banchi! È terapeutico, fa bene agli alunni, ma soprattutto agli insegnanti.

Ti metti in gioco, ti metti a nudo, fai a botte con la timidezza, le paure, il giudizio degli altri…e impari. Sul teatro ci sono emozioni forti che escono da noi, e solo se le tiri fuori impari a conoscerle e a gestirle. E a farti conoscere. Perché sul palco non ci sei solo tu. C’è un gruppo classe e allora devi imparare ad ascoltare gli altri, a rispettare i tempi, a trovare una sintonia o per lo meno un compromesso. Gestisci il tuo conflitto. E quello degli altri. E risolvi i problemi! Non da solo, ma con gli altri! Questa è una grande competenza, che il teatro può attivare! Il risultato spero sia accettabile, ma per noi poco conta. Quel che è importante è COME ci siamo arrivati!”. Accettabile è dire poco: tutti, nessuno escluso, sa di aver passato un’ora particolare, diversa, che ha lasciato un messaggio importante “Gestisci il tuo conflitto, sfida te stesso e risolvi i problemi”, molto belle le parole della prof. ssa Via per spiegare cosa il teatro può fare per studenti e alunni.  William Shakespeare durante la stesura di Amleto disse: “Paradossalmente nella mia opera la quale rappresenta la vita in generale, la vita di tutti, l’unica cosa vera è il teatro”.

Un alunno che ha recepito il messaggio

 

Pubblicato in: Spettacoli

A CASA DEL CONTE DRACULA. GLI STUDENTI DEL MEDI ALLA PROVA CON UNO SPETTACOLO IN LINGUA INGLESE

“Un italiano e due Inglesi” sembra l’incipit di una barzelletta e invece è il cast della compagnia “The play group”, che mercoledì ha messo in scena al teatro La Fenice di Senigallia la commedia sulla storia del più famoso personaggio della Transilvania, il conte Dracula.

Platea

“Non capiremo nulla” era il timore di molti studenti alla vigilia dello spettacolo. Perciò ci siamo avviati a teatro con scarso entusiasmo e qualche perplessità.

Palco3

Nessuna introduzione, nessuna spiegazione, nessuna anticipazione sulla trama, poteva succedere di tutto! Invece gli attori sono riusciti a imbastire diverse scene e personaggi con forti caratterizzazioni oltre a “scoprire nuovi talenti” tra il pubblico, coinvolgendo nella recitazione tre ignare ragazze.

Palco2

.

Sarà stata la bravura degli attori, la loro capacità di catalizzare letteralmente la nostra attenzione… Fatto sta che la maggior parte di noi non solo ha compreso la trama, ma ha riso alle battute e si è immedesimata nella vicenda.

Palco

Alla fine dello spettacolo gli applausi, al contrario delle domande, non sono mancati e siamo stati concordi nel definire molto positiva l’esperienza.

Francesco Pongetti (2CSc)

 

 

Pubblicato in: Spettacoli

IL MEDI TRIONFA ALLA FASE REGIONALE DELLE OLIMPIADI DELLA DANZA 2017. LA SQUADRA DEL LICEO INCANTA GIUDICI E SPETTATORI E SI AGGIUDICA L’ACCESSO ALLE NAZIONALI

Ballare è quando sensazioni ed emozioni si liberano dal corpo attraverso i movimenti. Ballare è quando ti senti debole e potente allo stesso tempo. Ballare è quando ci si confronta con le proprie forze, con la tenacia, con la determinazione, con la costanza.

oLIMPIADI4

Se sabato 1 aprile, al Palazzetto dello Sport di Senigallia, avete assistito alla straordinaria performance del nostro liceo, sapete benissimo di cosa sto parlando. Se non c’eravate, questo articolo è per voi. La squadra, composta di 26 ragazzi e ragazze, ha partecipato alla fase regionale dell’undicesima edizione delle Olimpiadi della Danza, aggiudicandosi il primo posto.

oLIMPIADI6

Sulle note di una musica coinvolgente e trascinante, il gruppo del Medi ha “scatenato” tutta la sua energia in una sincronia perfetta, prevalendo sulle altre squadre (in tutto quattordici provenienti dalle scuole di tutta la regione) e sorprendendo e entusiasmando sia la giuria che il pubblico. La coreografa Giorgia D’Emidio, in sinergia con Loredana Paparelli, docente di scienze motorie, ha saputo come sempre, creare avvincenti sequenze e spettacolari contesti coreografici regalando agli spettatori, ma in primis ai componenti della squadra, una grande emozione.

Una vittoria importante, che garantisce l’accesso alla finale nazionale. Qui i 26 del Medi si misureranno con le formazioni delle scuole di tutta la penisola. Le Olimpiadi della Danza, un progetto nazionale a cui ha aderito il nostro liceo, hanno il grande merito di avvicinare i ragazzi a forme espressive, come la danza, offrendo loro l’opportunità di mettersi in gioco con se stessi e in relazione con gli altri, stimolando la crescita delle proprie capacità e del proprio carattere.

Ai nostri compagni auguriamo di poter ottenere un altro brillante risultato, ma soprattutto di continuare a ballare seguendo le emozioni e il fascino del ritmo della musica e della vita.

Francesca Sbaragli (3Ali)

Pubblicato in: Spettacoli

“GIOCARE” CON I CLASSICI A TEATRO. IL NOSTRO LICEO ACCOGLIE STEFANO ACCORSI E MARCO BALIANI PROTAGONISTI DELLA PIÈCE “GIOCANDO CON ORLANDO”

«Dobbiamo riuscire a capire quando si può ridere anche di cose serie. Il teatro è un gioco che risveglia in noi la parte ludica. E anche noi vogliamo giocare con i classici». Si chiama proprio Giocando con Orlando lo spettacolo che da anni porta in scena Stefano Accorsi e Marco Baliani nei teatri di tutta Italia. L’uno attore – che ha da poco stretto tra le mani il suo secondo Donatello-, l’altro drammaturgo e regista teatrale, impegnati a creare una comunione fra chi è in sala e chi sul palcoscenico.

 

La nostra città, molto attenta alla cultura, al teatro e alla formazione dei giovani, come ha affermato il dirigente scolastico, prof.  Daniele Sordoni, li ha accolti per due tappe al Teatro La Fenice (31 marzo e 1 aprile). Spettatori gli stessi studenti che sabato mattina si sono riuniti nell’Aula Magna del nostro liceo per un colloquio con i due attori.

«L’idea è stata quella di riprendere L’Orlando furioso di Ariosto e di ritoccarlo per renderlo più coinvolgente e adatto ad un pubblico che è diverso da quello di cinquecento anni fa» – ci ha detto  Accorsi. «Oggigiorno siamo abituati a ritmi diversi. Il teatro compete con il cinema, che è rapido e immediato. Ecco quindi che un classico deve essere reso più fruibile in base all’immaginario collettivo».

Semplice, a volte, comprendere la modernità dei grandi autori del passato. Lo stesso Ariosto, che ci è più vicino di quanto si possa immaginare, precursore di soap opera e serie televisive, intervallava le sue opere con riferimenti all’attualità del suo tempo. E questo è ciò a cui è da sempre deputato il teatro, uno «specchio della realtà». Più difficile, invece, è cogliere la forza delle descrizioni e delle avventure nel momento della lettura. Per Marco Baliani, non è mai cosa si legge, ma come lo si legge: «Nelle scuole servirebbero professori con una voce tanto espressiva da far capire quanta vita ci sia in ogni parola, in grado di far sentire quanto sia strepitoso ciò che sta avvenendo in un dato verso».

accorsi8

«Una tale forza comunicativa, però» – ha aggiunto Baliani- la possiede solo il teatro. «Sul palco si esagera. Chi recita -chi gioca– deve arrivare alle ultime file, trasmettendo con la voce, con il volto e con gesti ampli una pluralità di emozioni. In teatro chi piange deve farlo vedere con tutto il corpo, non basta una lacrima sulla guancia». Il cinema, invece, è verosimiglianza, perché lì – secondo Accorsi – « il corpo è un attrezzo che deve aiutare l’attore a sviluppare un’emozione che dovrà trasparire dal suo viso». Nel loro intervento, i due attori hanno anche ridimensionato l’eccessiva fiducia da sempre riposta nelle carriere d’artista, causa di aspettative troppo alte spesso amaramente disilluse. Anche il cinema e il teatro -ha sottolineato Baliani- vivono un momento di profonda crisi. «La corsa al dominio delle telecamere e dei palcoscenici è frenetica e forsennata. Ma, d’altro canto, chi sceglie il mestiere dell’attore non può risparmiarsi. La fatica è la gioia di fare teatro».

Alexandra Bastari 3ALi